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Plok – Basta la parola


Traumatologicamente parlando, quando il protagonista di un videogame ha una faccia di “quella” forma e si chiama Plok, tutto dovrebbe far presumere una esperienza raccapricciante e snervante in arrivo… beh, in effetti ci siamo molto vicini.
E’ bastato il recente Neverdead per arrivare a ripensare a questa passata gloria del Super Nintendo, che all’epoca si fregiava di avere inventato il metodo del “lancio degli arti” per sconfiggere i vari nemici; ma questa è solo la punta dell’iceberg, perciò respiriamo profondamente e torniamo tra le mefistofeliche atmosfere plasticose di questo giochillo!

Mondo di pongo

La cover art sulla confezione fece sbrilluccicare gli occhi del me bambino, illudendomi di avere a che fare con un gioco interamente fatto di plastilina: in realtà l’idea è quella, ma il tutto viene realizzato con le classiche palette “coloriamo le cose in modo che paiano morbide” che si potevano trovare in alcuni titoli del tempo (fortunatamente il fanciullo interiore si potè sfogare nelle sue frustrazioni pongose dieci anni più tardi grazie al tal Skullmonkeys per PSX, ma questa è altra storia, altro trauma).

Plok

Ci hanno rubato la bandiera. Ma scommetto che la Xbox e il lettore Blu Ray non li hanno nemmeno toccati.

La storia narrataci è quella di sto piripicchio antropomorfo giallo e rosso, che un giorno si trova derubato della bandiera issata sulla sua casupola. Chi se ne frega, te ne ricompri un altra. E invece no, lui parte in barca alla volta di Cotton Island, sconfigge i cattivi, si ripiglia la bandiera e bon, tutto concluso.
Palle!
Con un mirabolante colpo di scena degno del miglior trollaggio videoludico, al ritorno scopre che TUTTE le bandiere della sua isola (dal fantastico nome di Akrillic) sono state rubate, e perdipiù ogni terra è stata invasa dalle cavallette, robe che nemmeno il buon Mosè.
E così il gioco parte, ed al momento dello start lo schermo si riempie di una animazione semplicissima per il menù… “ma ragazzi, che musica! Che armonica! Questo non può che essere un gioco strepitoso!” così veniva da dire, colpiti dalla pregevolezza del motivetto, che veniva scolpito nel vostro inconscio tra le numerose musichette indimenticabili… sentite anche voi: chiunque rimarrebbe fregato allo stesso modo!

Così partiva il viaggio, e via di gameplay!

Conche, conchiglie e contorti controlli

Platform, puro e semplice: saltare (con opzione di jump e long jump, quest’ultimo rotolando su noi stessi manco fossimo un porcospino blu di un’altra consolle), sparare ai nemici, evitarne alcuni intoccabili, eliminare boss, raccogliere bonus… ci siamo capiti.

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"Ti piglio a bracciate, anzi a gambate!"

Nello specifico dovremo dare la caccia a delle gialle conchiglie, che mano a mano riempiranno un contatore a somiglianza del nostro faccione caccoso che mano a mano si riempirà sino a regalarci la classica vita in più. Come anticipato il nostro unico mezzo per difenderci sarà quello di tirare verso i cattivi le nostre braccia e gambe, che prontamente rivoleranno verso di noi manco fossero calamitate. I problemi seri cominciano ad arrivare con la presenza di bersagli rossi, i quali funzionano come dei pulsanti: lanciandoci le nostre appendici, esse attiveranno porte o piattaforme, ma privandoci del nostro pezzo mancante sino a che non riusciremo a ritrovarlo appeso ad una gruccia. Esatto, spesso e volentieri ci troveremo a cercare di compiere acrobazie tra una piattaforma e l’altra guidando non un agile e baffuto idraulico, bensì una fottuta caciotta, alla caccia disperata del primo portamantello disponibile… l’incubo di un lavandaio dopo essersi fumato la polvere ammorbidente.
CO_squire_plok_01-03-93Il nostro amico colorato poteva poi trovare alcuni bonus che ne cambiavano completamente la foggia per un po’, trasformandolo in pugile, omino con lanciafiamme e tuta ignifuga, cacciatore inglese con fucile a pallettoni e altre amenità.
Giusto poi per aumentare la lunghezza della cosa, tra un viaggio e l’altro il protagonista si ricorderà delle prodezze del nonno, facendo partire una serie di livelli in bianco e nero con protagonista un baffuto essere plokkoso, immerso tra tronchi di legno e lame di motosega. Oh già, a proposito, i cattivi!

Carineria ed inquietudine

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Occhio ai cartelli: spesso nascondono lo sputazzoso spirito della terra Rockyfella!

Quello che colpiva di Plok era anche l’abisso nella classificazione dei nemici, che passavano da patate camminanti dal ciuffo blu a lische di pesce saltanti fuori dai ponti, da fiori lanciaproiettili sino a… lo spirito della terra che cercava di ucciderti. Wow. Quando la tua stessa isola assume forma umana dalle profondità del suolo per eliminarti vuol dire che sei davvero un rompiballe di quelli pesanti. Solitamente tale manifestazione era rappresentata da un faccione ed un pugno blu che per abbattere abbisognavano di parecchi colpi, sino allo scontro finale con questo ghiaioso boss. Oh mio dio i boss. Non tutti complessissimi, fortunatamente, si trattava di trovare la giusta strategia nello scontro, dopodichè era quasi fatta, ma…

prendiamo l’esempio del primo boss, i rubabandiera Bobbins Brothers. Dunque, l’aspetto di costoro era di grosse bocche senza naso od occhi dai denti aguzzi, che con l’agilità di ranocchie ci saltavano addosso sputandoci fette d’anguria predigerite. Se già non vi ha scioccato abbastanza la descrizione, ad aiutarvi ci pensava la musica: terrificante, porca miseria fino a prima era un gioco coccoloso, che senso ha sto momento di pressione???

In ogni caso, best concept ever.
Gli altri soggetti di odio erano però due, e per motivi diversissimi.
CO_plok_hates_fleas_27-05-91Primo, i tronchi. Tronchi del cavolo, spawnavano sempre dall’alto a vuoto e schivarli nel modo giusto era sempre un’azienda; potevi calcolarti tutti i salti che volevi, alcuni te li pigliavi sul grugno e basta!
Secondo, le cavallette. Nella seconda parte di gioco, non potremo levarci dalle balle un livello sino a che non avremo ucciso tutte le cavallette nascoste: tanto per rendere le cose più complicate, molte volte ne troveremo solo le uova, da spaccare per farle uscire, dopodichè sti insetti odiosi cominciavano a saltare di qua e di là, mentre noi le seguivamo in questa danza imbecille per dare loro i 3 colpi necessari ad eliminarle definitivamente. Sudando e pigiando talmente i tasti da far i calli alle impronte digitali.

IMPRESSIONE FINALE

Plok non è neppure troppo malvagio se lo vediamo per le sue meccaniche od idee, e tanto più per la strepitosa colonna sonora, ma ahimè si perde in tre sontuosi punti, che lo rendono una indimenticabile esperienza di dolore al piloro:

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Ecco tutte le incarnazioni del caccoso protagonista, personalmente andrei sempre di fucile da caccia e musichetta parapaponziponzi a seguire.

– Level design: alcuni livelli modellati con saliscendi idioti, o pareti dalle inclinazioni allucinanti, ritagliate come fette di formaggio, dove ovviamente è normale fare apparire nemici o i fottuti tronchi! Non è, ripeto, non è assolutamente divertente avere a che fare con nemici che sbucano a caso, perdipiù con boss a volte complicatissimi, altre semplici come sciogliere il ghiaccio al sole, tutti in ordine sparso;
– Ripetitività: ok che le azioni sono molte ed originali, ma si avrà dopo poco l’impressione di essere sempre negli stessi posti, a parte giusto le caverne e gli scontri con i boss finali;
– Il finale: come ogni gioco difficile che si rispetti, il finale è una PLOK. Il protagonista, dopo tutto quel PLOK di viaggio, in cerca di quelle PLOK di bandiere, e dopo averci anche ricordato la storia di PLOK del suo PLOK di progenitore, accoppato mostri giganteschi ed inquietanti tra i quali ragni giganti, gente senza faccia e il PLOKKOSO SPIRITO DELLA TERRA…
plok e

Si addormenta in poltrona. Sì. Si addormenta in poltrona.

Vi odio.

Sintomatologia

Visione di colori pongosi 82%
Musichette epiche 95%
Cascate di tronchi 18%
Bestemmiosità 89%
Voglia di tirare i propri arti agli altri 96%
Final Thoughts

Overall Score 76%
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