Recensione

A Way Out – Recensione: un’esperienza da vivere in due


Hazelight Studios

Sviluppatore

EA

Publisher

Azione-Avventura

Genere

A Way Out è un progetto coraggioso. Annunciato all’E3 dell’anno scorso, il gioco si fece subito notare grazie al suo gameplay basato sulla cooperazione fra due giocatori. Capirete che in un mondo dove a dominare sono multiplayer competitivi, un gioco basato invece sul dover affrontare assieme una storia, e non semplicemente delle situazioni come possono essere una sparatoria o un combattimento di altra natura, ha stimolato il “gamer interiore” di molti. Forse soprattutto di noi nati negli anni 80′ – 90′, dove giocare assieme ai videogiochi significava tentare di superare dei livelli facendo una vita a testa, e non massacrarsi l’un l’altro (a parte quando si giocava a Tekken, lí non c’era pietà).

Vediamo dunque cosa ha da offrire questo titolo.

The Leo and Vincent Redemption

Leo e Vincent - A Way Out

Leo e Vincent. Due uomini. Due criminali. Due vite pronte a collidere l’una con l’altra.

La storia del gioco ruota tutta attorno a due personaggi: Leo e Vincent. I due si conoscono in galera e subito entrambi capiscono di avere qualcosa in comune: il desiderio di evadere per vendicarsi di qualcuno. Decidono quindi di collaborare per riuscire nel loro scopo. Le cose poi evolvono e i due si ritrovano ad essere amici e a trovarsi coinvolti l’uno nella vita dell’altro.  È una trama semplice quella di A way Out, raccontata già una moltitudine di volte, ma quello che la rende speciale è il modo in cui è raccontata. L’intera campagna va giocata obbligatoriamente con un altro giocatore e per proseguire nelle varie ambientazioni è necessario collaborare. Per gran parte del gioco l’azione consiste nell’affrontare enigmi ambientali e altre situazioni dove entrambi i giocatori hanno la possibilità di esplorare contemporaneamente, e più o meno liberamente, degli scenari. La soluzione solitamente è una, ma come affrontare il percorso per arrivarci, ad esempio decidendo chi dei due debba fare cosa, è una scelta che viene lasciata ai giocatori, così come gli viene lasciata la possibilità di decidere se andare “dritti al punto” cercando di completare gli obiettivi dello scenario o “perdere tempo” a interagire con i vari elementi interattivi presenti in esso.

Propendere per la seconda, sebbene a volte rischi di allungare il brodo e diluire anche troppo l’azione, regala qualche momento memorabile che lascia piacevolmente soddisfatti e con un sorriso divertito sulle labbra. Il motivo è che durante queste divagazioni i giocatori sono liberi di esprimere se stessi in maniere particolari; cominciando a suonare uno strumento ad esempio, e star li a vedere se il compagno si unisce per formare un band improvvisata. Non mancano anche momenti action, a base di inseguimenti in auto e sparatorie dal taglio estremamente cinematografico, con anche dei quick time event piazzati nei momenti clou.  Insomma l’offerta di A Way Out è varia, anche se abbastanza breve (6-7 ore circa), e in generale è stata messa buona cura in ogni aspetto del gioco, anche se un certa superficialità nel trattare alcune componenti del gameplay si nota. Cose che possono capitare quando si tenta di inserire elementi di generi diversi fra loro nello stesso gioco.

Come pane e burro

A Way Out

Cosa c’è di meglio che giocare ad un videogioco con un amico. Non pensate?

Leo e Vincent sono interscambiabili: entrambi possono compiere qualunque azione sia necessaria per proseguire, salvo in dei rari casi in cui bisogna scegliere con quale “stile” affrontare una situazione. In quei frangenti entrambi i giocatori dovranno decidere unanimamente quale piega far prendere agli eventi. Sono i momenti questi che limitano di piú la libertà di ognuno di “stare nel personaggio” e agire liberamente, ma sono anche fra quelli che ho preferito di piú. Il motivo? Il fatto che siano un ottimo modo per far interagire ancora di piú i due giocatori. Mi spiego. Ho giocato l’intera esperienza in split screen con la mia ragazza. Quando si è trattato di dover scegliere siam stati la a discutere: è meglio far cosí, no è meglio far colà, lascia andare avanti me, no vado avanti io, ecc.

Insomma la cosa sfociava in delle brevi ma intense discussioni sul come avremmo dovuto proseguire, dove venivano tiratr in ballo le nostre attitudini di gamer e altre cose del tipo… il nostro codice morale. Ovviamente i toni non erano per così dire, “seri”, ma anche sì!  Mi era capitato in altri giochi di vivere esperienze simili, ma nel contesto di A Way Out è stato diverso, speciale. Penso che la cosa dipenda dal fatto che in quel momento le nostre discussioni non facevano altro che aumentare la nostra immedesimazione nel personaggio. Era come se le nostre stesse conversazioni fossero parte integrante dei dialoghi di gioco. Senza volerlo era come stessimo “ruolando” una conversazione fra i due protagonisti: eravamo noi a discutere, ma allo stesso tempo erano Leo e Vincent. C’ero io, testa calda e dal grilletto facile, proprio come Vincent, e c’era lei, piú riflessiva e meno incline alla violenza, proprio come Leo. Ne sono nati dei bei momenti di confronto, er è stato interessante vedere in quali situazioni uno era disposto a “cedere” e adottare l’approccio dell’altro. Il mio consiglio è di giocare quindi con qualcuno che conoscete bene, in modo da potervi gustare a pieno questo aspetto di A Way Out. Con un estraneo penso non sia possibile vivere appieno l’esperienza che il gioco offre, anche se potrebbe comunque risultare interessante.

Il finale

Sarebbe da scrivere un articolo a parte sul finale di A Way Out e forse lo faró. Senza fare spoiler dico solo che si tratta di qualcosa che vi lascerà la col pad in mano a riflettere. Potente.

Chi troppo vuole…

A Way Out

Il gioco ha un taglio estremamente cinematografico.

Dal punto di vista tecnico il gioco si difende bene, senza però eccellere veramente in nulla, se non nella resa delle espressioni facciali di Leo e Vincent, veramente ottime e in grado di restituire perfettamente le emozioni dei due personaggi. Le ambientazioni sono pulite, ben dettagliate, e in alcuni casi anche ispirate. Mi riferisco in particolare ad un certo laghetto. Le animazioni dei personaggi sono precise, ma un pochettino legnose. Non si segnalano bug di sorta, anzi funziona tutto molto bene. Buona la performance di doppiaggio dei due attori che interpretano Leo e Vincent e buona anche la colonna sonora, soprattutto nel finale.

Valutazione

Grafica 80%
Sonoro 90%
Giocabilità 75%
Carisma 100%
Longevità 80%
Final Thoughts

L'esperimento A Way Out si può dire pienamente riuscito. Un titolo capace di dimostrare che giocare ai videogiochi può essere benissimo un'esperienza da vivere in compagnia di qualcuno e non solo un passatempo alienante come molti, purtroppo, ancora vorrebbero dipingerlo. Una trama semplice e lineare, ma avvincente e capace di far riflettere vi terrà incollati allo schermo per tutta la durata dell'avventura. Peccato per quelle incertezze di gameplay che se assenti lo avrebbero fatto divenire un capolavoro assoluto. Lo consiglio di sicuro a chi ha un amico, fidanzato, parente che non disdegnano il joystick. Sarà un'esperienza che non dimenticherete.

Overall Score 85%
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