Caos a Deponia – Recensione


Daedalic Entertainment

Sviluppatore

Daedalic Entertainment

Publisher

Avventura Grafica

Genere

chaos on deponia final trailer engDeponia, un mondo marrone spazzatura, ricco di idee e di stravaganti personaggi, ambientazione di un gioco che ha sorpreso per la sua qualità ed umorismo, si trova ora al fatidico scoglio del sequel, continuazione della trama di quella già annunciata come una trilogia: esce Chaos on Deponia, l’avventura recente che più è riuscita ad impressionarmi in questo 2012, ma potrei anche spaziare di due o tre anni indietro. Io, avventuriero dal palato fine, alla continua ricerca di una qualità persasi nel passato mi sono trovato davanti ad un piatto gustoso quale Fuga da Deponia, dimostrandone da buon critico in ogni caso pregi e difetti; ma i Daedalic Entertainment non sono contenti, leggono tutte le recensioni scritte al proposito e cercano di correggere ogni singolo aspetto, ogni sfumatura di errore o imprecisione riscontrate dalla stampa di settore, e soprattutto da loro, da noi, i giocatori.
Ragazzi, ci sono riusciti, ed eccome.

Tre ragazze in una

chaos on deponiaAvevamo lasciato il buon Rufus, inventore da strapazzo dall’ego grande quanto una montagna di immondizia, salpare nel mare rugginoso verso il Floating Black Market, cittadina costiera spaccata in due tra i ricchi e snob della parte alta, e i pirati, attaccabrighe e delinquenti vari di quella bassa: ecco però un nuovo tentativo di fuga, questa volta per salvare la amata Goal, la ragazza che oltre a colpire l’occhio a girandola del protagonista con le sue curve è anche il personaggio chiave per la salvezza del pianeta dalla distruzione ad opera delle perfide mani dell’Organon, organizzazione militare pagata nientemeno che dall’Elyseum, il popolo che vive “nel cielo”, i sapienti, i candidi… ma pure quelli che scaricano la monnezza sul mondo di Rufus e soci.
deponia-2-screenshot_07I problemi come sempre non faranno che sommarsi, soprattutto quando Goal dopo una brutta caduta si ritroverà divisa in tre distinte personalità, quali la snob, la rabbiosa e la sedicenne scema; dalla nostra avremo un telecomando in grado di cambiarle come fossero canali tv, e chi non vorrebbe una cosa del genere da utilizzare anche con le proprie compagne? (Women boo time!) Il nostro primo compito sarà dunque riunire queste parti in una sola, nella maniera più antica del mondo: corteggiandole! Il destino del pianeta sta dunque nelle doti di piacioneria di un essere già straordinariamente piacione quale il protagonista… dovremmo essere dunque terrorizzati da tutto ciò, ma per fortuna ci penserà come sempre il suo (o forse nostro) ingegno per salvare la delicata situazione, evitando la distruzione ed il caos. Alcuni giocatori avevano poco apprezzato la personalità di Rufus, un po’ troppo sopra le righe o piena di sé… ecco, peccato per loro, perché in questo secondo capitolo non farà altro che confermare la propria natura genial-imbecille, facendomi passare da fargli il tifo ad apostrofarlo con un classico “Ma nooo! Ma sei un deficiente allora!” ovviamente seguito da una grassa risata.

Ben fatto, Rufus!

deponia-2-screenshot_06E’ straordinario l’impegno messo dai ragazzi di Amburgo per costruire una cittadina davvero grande e complessa, che fa impallidire la Kuvaq del precedente capitolo in quanto a locations e personaggi: ogni schermata, ogni singolo passo che compiamo ci porta in una diversa combinazione di oggetti e cose da fare, tra sottomarini mafiosi, bar mezzi al buio, pescatori, ristoranti di lusso, farmacie e complottisti. Ogni abitante ha una sua forte personalità, e in rarissimi casi si può parlare di personaggi di contorno: ogni dialogo, ogni battuta è fonte di indizi sul proseguire della trama, se non indispensabile per potere proseguire, rendendo i tanto temuti dialoghi delle avventure grafiche, spesso criticati per la loro lentezza od inutilità, essenziali ed aperti agli attacchi di demenza di Rufus, mai così in forma tra musichette improvvisate ed inutili spacconate a vuoto. thumbs_deponia-2-screenshot_08Tra i molti i mafiosi da un occhio solo, la venditrice di armi dal grilletto facile, il commesso robot del negozio di curiosità, il barista sputazzatore, il ristoratore cultista, il venditore di souvenir legati a quel che definirei l’animale simbolo del gioco, ovvero il platypus (qui noto come ornitorinco)… fino ad un gondoliere italiano a mio parere interpretato dallo stesso creatore della saga, Jan Müller Michaelis detto Poki, che ci parlerà in una sorta di grammelot paciugo di inglese ed effettivo italiano, con tanto di insulti nostrani! Ad una lunga ed intensa prima parte cittadina seguirà dunque una seconda sul mare tra più piccole locations, ma in grado ugualmente di tenere la nostra mente attiva, con un nuovo rompicapo od una risata, sino al confronto finale. Si sprecano poi le citazioni, messe per divertire e mai tanto per, tratte dal cinema (basti pensare al tema musicale quasi James Bondiano della “malavita disorganizzata”… eh, così si chiama), dal mondo videoludico (folle presa in giro dei picchiaduro compresa) o da altre avventure (l’accenno ad una Floatsam Island o ad un ornitorinco a tre teste dovrebbe ricordare qualcosa… così come due riferimenti agli animali simbolici, autocitazione della casa al loro recente Harvey’s New Eyes).

Percorrendo le vie sul mar

chaos on deponia mapLa struttura del gioco ha una solidità invidiabile, presentandoci enigmi da risolvere alla vecchia maniera, cercando soluzioni logiche o follemente divertenti: quel che però mi ha lasciato abbacinato è stata la ramificazione con i quali sono distribuiti nel corso del titolo. La prima parte di gioco, così grande e ricca di situazioni da portare a compimento, soddisfa lasciando che il percorso precedentemente organizzato dagli sviluppatori si intraveda appena, portandoci a correre da tutte le parti, completando piccole porzioni di gioco per volta, a nostra discrezione: quando poi tutti i fili saranno portati a termine, non solo ci sarà grande soddisfazione, ma pure la sensazione di avere passato del tempo di gioco bello corposo. Ad esempio, evitando spoiler troppo pesanti, per arrivare ad invitare a cena Goal dovremo innanzitutto trovare un ristorante decente, prenotare, dopodiché modificare il menù: per riuscirci ci dovremo improvvisare cacciatori di ornitorinchi, trovandone le uova e facendoli nascere nei loro habitat preferiti, cosa possibile solo essendo previamente iscritti al club degli appassionati del suddetto animale… più cercavo dal gioco, e più questo mi offriva. chaos on deponia farmacistaCome avventuriero vecchio stampo ho finalmente ritrovato dopo anni la sensazione di compiere mosse in grado di divertirmi ed appagarmi, facendomi riflettere su quelle che avrei dovuto compiere in futuro, e tutto ciò moltiplicatelo per ogni angolo, roba da sbavaggio insomma. Ma Chaos on Deponia offre anche di più: ritornano i momenti di stampo più in stile puzzle game, ma sono integrati e quasi tutti ottimamente comprensibili; rimane la possibilità di saltarli a piè pari premendo un tasto, scelta che continuo a non condividere, e che sostituirei con un sistema integrato di aiuti successivi per superare tali schermate. Anche le situazioni dove si tratta unicamente di scegliere la giusta opzione di dialogo non sono mai scontate, ma sempre con quel pizzico di ragionamento in più, in grado di farci scardinare il sistema e proseguire la storia. In un caso vi dico che arriviamo addirittura al primo caso nelle avventure di… oserei dire meta-enigma? Giuro che sto lottando con me stesso per non spoilerarvelo, ma vi assicuro che vi lascerà a bocca aperta tanto quanto ci è rimasto il sottoscritto. In pratica, in un punto dovete bussare ad una porta, solo che non ci riuscirete perché… ooh, va bene, non spoilero, ok! Mi sfogherò elogiando il tal pezzo quando scriverò il walkthrough!

Huzzah, la musica è ok!

pokiLa colonna sonora non è altro che la rappresentazione musicale delle ambientazioni del gioco, tornando per gli ambienti più rottamici al funky metallico del primo capitolo, ma stavolta arrivando anche a temi dal romantico all’azione; in più sarà una goccia nel mare, ma era da parecchio che non trovavo un tema musicale di introduzione al gioco che riprendesse quello precedente. Per intenderci, ora posso fischiettare liberamente tale motivetto, rispondendo con un “è il tema di Deponia”, che con i suoi fiati ed i suoi archi è pure, qui lo penso e qui lo dico, epico. Buona anche la performance cantante di Poki, che dà il via ai vari capitoli dell’avventura con motivetti folk accompagnato da un coro sempre pronto a riprendere la sua ultima frase, ovviamente la più stupida; da ricordare anche quella nei panni del gondoliere veneziano, compreso il tema del bar, dove sinceramente ho lottato per capire le parole, ma senza successo (tutto ciò che ho capito sono stati nomi italiani, frasi a caso ed un O sooole miiio finale tanto per amalgamare).

Valutazione

Grafica 92%
Sonoro 94%
Giocabilità 95%
Carisma 100%
Longevità 94%
Final Thoughts

Cerco di creare un finale in crescendo fomentante. Chaos on Deponia è un gioco che ha. Ha carattere ma pure umorismo, ha logica ed anche follia, ha rumori molesti e straordinarie musiche. Ogni schermata, ogni luogo, ogni personaggio non serve per la storia, è la storia: come insegnava il miglior Ron Gilbert un adventure game per essere divertente e con un certo ritmo dovrebbe evitare di inserire eventi a caso in un contesto, ma far sì che gli eventi stessi siano il contesto, ed è proprio quel che accade qua. Anzi, ora il primo Deponia lo vedo come un ottimo trampolino di lancio per questo secondo capitolo, uno dei rari casi di sequel migliore della base; ci penso e mi viene da ridere, da raccontare agli amici e soprattutto da consigliare a cuore aperto. E poi ci sono gli ornitorinchi. E delfini coi lanciamissili. Credo che bastino unicamente questi due elementi per giustificare il votone, se però non vi va bene, rileggetevi la recensione e soprattutto giocatelo, giocatelo e stragiocatelo. La maggior parte dei difetti sono piccoli, legati ai puzzle e credo ereditati dal capitolo precedente, ma concentrarsi solo su di essi sarebbe come schifare l’Arena di Verona perché non è grande quanto il Colosseo; i ritmi, le sfide e le idee, queste tanto vituperate cose che escono dalla testa sono i veri pilastri di questo caos, e me ne vogliano a male gli sparatori in prima persona, gli spacca tutto dell’action, gli amici uligani da stadio o i livellatori da RPG: questo è il gioco, questo è il voto, ed il sapere di un terzo episodio mi rende ancor più fomentato. Non posso dunque che finire così: (banjo) Tornare a Deponia, sul mare ramato, ha reso anche me un folle esaltato; la storia diverte, e Rufus è scemo, ma il gioco non stanca ed è pure longevo. Le cose da fare, gli oggetti da unire, un mondo di genti e di righe da dire, la voglia di andare a buttarsi in una discarica che neanche a mangiarsi un panino col tetano Huzzah, il panino col tetano!

Overall Score 95%
Readers Rating
1 votes
98