PC, Recensione

Distrust – Recensione, Paranoie fredde come la sfiga


Cheerdealers

Sviluppatore

Alawar Premium

Publisher

Survival, Strategico

Genere

Cominciamo dai fondamentali: lo strillo di richiamo di questo titolo è stato “un gioco ispirato a La Cosa”, film passato con più noto remake Carpenteriano dove un manipolo di scienziati doveva sopravvivere nell’Antartide ad un perfido alieno che assume le sembianze umane per ammazzarli in voluttà.
E invece no, non è vero.
Però attenti, questa impervia scelta di marketing non rende Distrust un gioco da Brutt Ten, tutt’altro, seppur con un paio di riserve principalmente su un piano di bilanciamento… ma procediamo con ordine.

Il freddo nelle ossa

Gli elementi più vagamente somiglianti al suddetto film sono i macropunti “scienziati mandati ad indagare nell’Antartide” e “ci stanno alieni e freddo a farti il mazzo”, i quali però prendono altre direzioni.
Dopo un [Clichè 21 – Elicottero che cade], ci troveremo a controllare due membri di un team di supporto in mezzo alle nevi, mandati ad indagare una possibile presenza misteriosa nella base di cui sopra. Le fondamenta sono quindi assai più survival che horror, dove l’orrore è semplicemente quello della mente umana logorata da freddo, fame e stanchezza. Questi infatti i tre parametri da tenere sempre a portata d’occhio, e da calibrare evitando che i nostri eroi li portino allo zero, con conseguenze sia fisiche (debolezza, malattia in grado di diminuire mano a mano la vita, problemi nello spostarsi), sia psicologiche, sviluppando manie e fobie di ogni genere. E VERAMENTE di ogni genere, dal recitare ossessivamente Shakespeare a risate inquietanti nelle orecchie, ma pure ad altri effetti meno pittoreschi ma con conseguenze più serie sulle nostre azioni: se ci esce una rabbia da spaccare tutto, tenderemo a sfasciare con maggiore possibilità eventuali arnesi da usare in luoghi specifici.
Anzi, mentre ci sono vi spiego meglio il meccanismo: il controllo è in terza persona isometrica dall’alto, in un ibrido survival-strategico dove superare diverse macroaree trovando di volta in volta il modo necessario di aprire la porta verso quello successivo, sino ad un sesto e finale. Per riuscire a sopravvivere dovremo quindi mandare i nostri eroi all’esplorazione e loot delle varie strutture presenti, che vanno da semplici capannoni ad infermerie ed aree ristorante, ad anche solo spazi domestici per scrivere e dormire. Si raccatta di tutto e si accumula, fortunatamente, in un inventario comune, in modo da far sì che tutti possano usare tutto su tutto quando vogliano. Con il progredire dei livelli i problemi da affrontare però saliranno, e si dovrà sempre decidere la scelta migliore di caso in caso.
Ogni struttura interna, ad esempio, presenta un generatore per la luce a benzina ed una caldaia/stufa: ovvio che quindi è necessaria miscela per l’una (qualsiasi azione a luce accesa sarà più rapida) e carbone o pezzi di legno per l’altra, in modo da tenere l’ambiente caldo. Nel giro di due livelli però si potranno trovare rotti da riparare, o magari con finestre da chiudere che fanno scappare tutto il tepore portandoci all’ipotermia e relative influenze o psicosi.
Insomma è un gioco di equilibrio: meglio aprire una porta provando 290 chiavi per un’ora sino a trovare quella giusta, oppure sfasciarla con il piede di porco (consumandolo a sua volta)? Scassinarla con grimaldelli, o essere talmente alla frutta da spararci dentro alla Hopkins FBI e entrarci cercando qualsiasi cosa ci curi o sfami?
Trovare il locale cucina per nutririsi decentemente, o mangiarsi la zuppa di verdure fredda dalla busta tipo Calippo Fizz per risparmiare tempo?
Si ha veramente l’impressione che ogni singola azione debba essere precisa e calcolata, il che porta a strategie continue, tanto più che ad ogni partita i livelli cambiano, sia come disposizione delle stamberghe che per metodi per uscirci, rendendo la sfida davvero di alto livello. Possiamo poi trovare diversi piccoli tocchi di classe, come l’esaminare una cassa e poi sfasciarla se muniti di accetta per ricavarne assi da bruciare nella stufa, od assemblare kit medici con i giusti “ingredienti” nascosti tra cassetti e comodini.

Palle sfrangiapalle

Perdonate l’impasse linguistica, ma è tempo di parlare dei nemici del gioco, ovvero gli alieni, ovvero le palle.
Gli alieni sono delle sorta di strutture sferiche fluttuanti da forme e colori diversi, in grado di scassarci i maroni per analogia nei modi più vari. Alcune ci inseguiranno ed a pochi metri di distanza ci toglieranno vita, altri si limiteranno nel nutrirsi del caldo dentro le nostre case, consumandolo anzitempo… etc. etc. Un bel casino, ma fortunatamente documenti in giro ci diranno come affrontarle e cosa le scacci: possiamo anche se no spararci dentro, sempre che la nostra mira non faccia troppo schifo, ma per dire alcune vengono danneggiate dalla luce, e lì la nostra torcia ci potrà fare più comodo che un’arma. Parlando poi di alienoidi si deve tornare a parlare di parametri: infatti ciò che li scatena e li attira sono le maledette onde cerebrali che sviluppiamo durante il sonno. Capito? Più si dorme, più arriveranno i Supertele della morte, meno lo si fa e più scivoleremo nell’odio e nella pazzia.
Lungo poi il nostro percorso troveremo poi dei manufatti strani alieni, tra la costruzione e l’organico: a noi l’ampia scelta di evitarli o tentare di concorrere all’Ortolaniano “premio Prometheus” e toccarli, scatenando una reazione positiva o negativa. Insomma, possiamo passare dal farci passare improvvisamente la fame a venire intossicati vomitando il cappone di capodanno scorso.
Ora però mi sono reso conto di un errore: nel corso della rece ho scritto per due volte il termine “fortunatamente”, mentre invece il problema più grosso di Distrust… è proprio la sfiga.

Testa o croce

Siamo in un gioco di gestione, dove ogni mossa è vitale per andare avanti. Persino il ritrovare un nuovo sopravvissuto morente va in scelte tra l’etica e la praticità, un po’ alla This war of mine insomma: sparargli una adrenalina in petto alla Mia Wallace per aggiungerlo al party, guadagnando due braccia, ma pure uno stomaco da nutrire in più, oppure come suggerisce il gioco stesso aspettare un pochetto che il freddo lo uccida definitivamente e rubargli la roba?
Glom.
Purtroppo però, come più spesso mi capita di dire per i giochi da tavolo, tutto è rovinato da una terribile, imprevedibile casualità. Qualche evento a sorpresa da affrontare ci può pure stare, ed anzi rende più articolata la sfida, ma se un sacco di azioni sono letteralmente gestite (pure come grafica) da un testa o croce, sembra vanificarsi ogni nostro sforzo. In certi casi la scelta è nostra, e lì ok (es. c’è un oggetto nella stufa, vuoi rischiare di fonderti una mano e recuperarlo? Sì – No), ma in altri casi inficia, blocca, ci scassa le balle nelle nostre stesse scelte di gioco. Mettiamo che un poveraccio dei nostri stia morendo di fame, ecco che allora gli diamo quella zuppa tenuta da parte proprio per quel motivo e poi bon. Compare su un “ma pare avere una pellicolina strana… la mangi uguale?” rischiando nel peggio di ammalarci e non farci

… e su tale immagine si incrina spesso il rapporto con l’Altissimo.

più mangiare nulla fino a che non troveremo pillole in giro, portandoci ad una morte da fessi.
Lo stesso generare livelli in casualità porta a momenti di follia e fobia da parte del giocatore stesso, come il dover passare 3 porte sprangate per chiudere una finestra aperta che fa scappare il caldo, per poi scoprire che è proprio rotta, e quindi unicamente riparabile con i ferri (rarissimi) o da inchiodare con travi di legno, le stesse che magari abbiamo sprecato poco prima dentro la stufa.
Ripeto, capisco la sorpresa dell’evento da affrontare sconosciuto, così come i programmatori (che stanno mi pare in zona baltica) hanno ben strutturato un sistema realistico di freddo ed ipotermia galoppante, ma il troppo stroppia con una certa facilità.

Valutazione

Grafica 80%
Sonoro 79%
Giocabilità 79%
Carisma 80%
Longevità 80%
Final Thoughts

Distrust è un gioco per gli amanti della strategia al millimetro: la sua natura non ammette errori, e pure quando sarete attenti a non farne, vi punirà ugualmente con pallieni dietro la porta, generatori scassati e avvelenamenti surprise. Per padroneggiarlo vi servirà un sacco di allenamento, e non ho voluto parlare della modalità Difficile, che già così il sudore e le volgarità scorreranno a fiumi lungo le vostre fronti , congelandosi e lasciandovi dire: "...e così sono morti tutti di nuovo. Sic."

Overall Score 79%
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