Halo: The Master Chief Collection Recensione, Xbox One

Halo: The Master Chief Collection – Recensione (Campagne)


343 Industries,
Saber Interactive,
Certain Affinity,
Ruffian Games,
Bungie

Sviluppatore

Microsoft Studios

Publisher

Sparatutto

Genere

Questa è la prima parte della Recensione della Halo: Master Chief Collection, ed è focalizzata sulle varie Campagne proposte. A causa del metodo scelto per la pubblicazione dei contenuti del gioco, non ci è stato possibile provare il comparto Multiplayer, pertanto ci riserviamo di parlarne in un’altro articolo dedicato esclusivamente ad esso. Detto questo, vi auguriamo una buona lettura.


 

Halo: The Master Chief Collection

Halo. Un brand che è diventato un’icona del mondo videoludico. Saga che vanta un record di vendite invidiabile (oltre 55 milioni di copie in tutto il mondo) e uno dei motivi per cui Xbox è riuscita a ricavarsi uno spazio nell’home enterteinment. Pubblicizzato all’epoca come uno dei motivi per acquistare un’Xbox, il primo Halo seppe distinguersi per una campagna longeva e l’introduzione di alcune meccaniche destinate a diventare punti cardine del gameplay di svariati altri giochi, una su tutte la possibilità di giocare l’intera campagna in cooperativa. Il suo seguito, Halo 2 cambiò per sempre il modo di giocare su console grazie ad un multiplayer ricco di modalità e con un gameplay unico, capace di mischiare frenesia e tattiche complesse; si sparava come pazzi, ma i giocatori venivano spinti a collaborare per portarsi a casa la vittoria. I due capitoli successivi non fecero altro che consolidare la posizione del marchio come il Re dell’Xbox Live, con milioni di partite ogni giorno e eventi competitivi ad esso dedicati in ogni parte del globo. Ora tutti i capitoli principali della saga, vengono riproposti nella loro interezza nella raccolta di cui parliamo in questo articolo la Halo: The Master Chief Collection. Grazie ad una copia digitale concessaci da Microsoft abbiamo potuto giocarlo e toccare con mano il lavoro fatto da 343 Industries, Bungie, Saber Interactive, Certain Affinity e Ruffian Games per riportare sui nostri schermi una delle saghe che  ha cambiato la storia del videogame.

 

Un monumento ai nostri peccati

Halo: The Master Chief Collection

L’evoluzione di Master Chief nel corso dei giochi della serie.

La frase che fa da titolo al paragrafo è quella che mi è passata per la testa mentre aspettavo che la schermata di gioco caricasse dopo aver premuto il tasto A sull’icona di Halo: The Master Chief Collection (d’ora in poi MMC, che sennò mi accusano di sfruttare il nome del gioco per riempire righe nella recensione). Un monumento ai nostri peccati è un mio  adattamento personale della frase rivolta da un personaggio chiave della serie al caro Chief, e che trovo quantomai azzeccata per descrivere questa collection. Sarebbe la frase che sceglierei se qualcuno chiedesse: “Puoi descrivere questo prodotto con una frase?”. Perchè dando per vera la convinzione di alcuni che essere un videogiocatore è un vizio capitale, allora la Halo:MMC è proprio una commemorazione del nostro esser dei “nati col pad in mano”. Avere accesso a tutte le campagne e a tutte le modalità online, vedere tutto lì di fronte ai propri occhi in un unico menú, ci mette di fronte alle nostre responsabilità nei confronti dei nostri occhi e delle nostre mani, parti del corpo spossate da centinaia di ore spese a giocare a questi giochi. La Halo: MCC è, in altre parole, un grande omaggio a noi, ai fan.  Questa collection nasce con la volontà di raccogliere tutti i titoli che raccontano l’epopea di Master Chief. Si tratta di un’occasione d’oro per chi non ha mai giocato ai primi capitoli (datati rispettivamente 2001 e 2004) e un’opportunità per noi “vecchi nostalgici” di rigiocare quelle missioni che ci gasarono come poche cose ci ebbero mai gasato prima, e mai ci gaseranno in futuro. Ad un occhio attento però non sfugiranno certi particolari, che fanno pensare “Questo gioco è per i fan. È un enorme grazie ai fan”. Basti pensare a come è stato gesito l’accesso alla gigantesca mole di contenuti presente in questa raccolta. Una volta nella schermata principale, sotto la sezione Campagne, è possibile selezionare qualunque missione di  Halo: Combat Evolved Anniversary, Halo 2 Anniversary, Halo 3 e Halo 4, e giocarla immediatamente.

Halo: The Master Chief Collection

Ogni missione è giocabile fin dal primo inserimento del gioco. Per ogni missione è possibile selezionare la difficoltà e attivare i Teschi che conferiscono bonus al punteggio e vantaggi/svantaggi.

Sì, esatto. Potete avviare il gioco e giocarvi Silent Cartographer o Delta Halo seduta stante,piangendo come vitelli  mentre massacrate Covenant come non ci fosse un domani pensando a quando percorrevate quelle mappe quando non avevate ancora un pelo sul viso, o ne avevate pochi e imbarazzanti. Dare la possibilità di rigiocare subito qualunque parte della campagna, partendo perfino dal checkpoint che preferite nel caso di Halo 3 e 4, è chiaramente un modo per poter dare ai fan la possibilità di rigiocare le parti delle varie campagne che più li hanno entusiasmati. Pensate persino esiste una sezione del menù chiamata Elenchi Partita dove si possono giocare delle Raccolte Missioni, pensate per i fan che raggruppano livelli dei vari giochi per affinità. Una di queste ad esempio è “Le Grandi Fughe” che comprende tutte le missioni di Halo: Combat Evolved in cui si scappa e cioè “La Pillar of Autumn” “Truth and Reconciliation” e “Fauci”. Che dire poi della possibilità di poter switchare alle versioni originali del gioco giocando a Halo e Halo 2? Premendo un tasto vedrete istantaneamente i giochi nel suo aspetto originale con la stessa grafica del 2001 e del 2004. Questa funzionalità che permette di compiere letteralmente un tuffo nel passato, permette di apprezzare al meglio il lavoro di restauro compiuto sui due titoli, di cui ora andiamo a parlare nel dettaglio.

Il primo

Halo: Anniversary

Un esempio del restyle grafico svolto in Anniversary.

Halo: Anniversary è il remake del 2011 del primo Halo datato Novembre 2001. Il gioco mantiene lo stesso identico gameplay e la stessa storia del titolo originale. Si tratta del primo gioco in assoluto in cui compare Master Chief, il supersoldato senza volto, destinato a diventare un eroe. Nel primo gioco non sapevamo quasi nulla di John; la saga era al suo inizio e tutto il ricco lore che sta dietro la serie era ancora al di là dal venire. Questa “mancanza” di informazioni forse fu uno delle cause del successo del gioco. Già dal primo livello si veniva buttati nel mezzo dell’azione, senza sapere nulla di quel che stava accadendo. La certezza era una sola: eravamo nei guai. I nostri nemici, questi Covenant, erano brutta gente e la loro superiorità in termini di tecnologia e numero di truppe era soverchiante. Questa sensazione di essere costantemente in svantaggio, spersi in un luogo remoto della galassia assieme ad un sacco di alieni incazzati era nuova in un mondo videoludico che ci aveva sempre abituati ad essere l’eroe capace di farsi largo fra orde di nemici senza batter ciglio. Certo, anche Master Chief era un supersoldato, ma nonostante la sua tuta, nonostante la sua superforza, nonostante la sua abilità con le armi, era, ed è anche oggi, più “umano” di molti altri protagonisti di videogiochi. Perchè, sopratutto in Halo: Combat Evolved, ogni impresa compiuta da Master Chief era disperata, ogni combattimento era una lotta per la sopravvivenza contro un nemico più potente e quando si arrivava a fine livello la sensazione di aver fatto “qualcosa di straordinario” era tangibile. Ci si sentiva dei sopravvissuti.

Rigiocare momenti come la presa della spiaggia in Silent Cartographer è commovente. Non ci sono altre parole per descrivere il momento.

Rigiocare momenti come la presa della spiaggia in Silent Cartographer è commovente. Non ci sono altre parole per descrivere il momento.

E fin da quel primo capitolo Bungie ci dimostrò anche la sua capacità di creare dei mondi: quella primainstallazione Halo era un piacere da esplorare perchè non ne sapevamo nulla e scoprirne i segreti era uno dei motivi che ci spingeva a farci largo fra scariche di plasma e lame energetiche. E dopo averlo rigiocato per l’ennesima volta su Xbox One, c’è da dire che tutta la forza il fascino di questo gioco è ancora attuale, anche a 14 anni di distanza. Certo ora è più facile notare alcuni problemi, come la scarsa manovrabilità dei veicoli, abituati come siamo ora a pilotare mezzi di tutti i tipi con facilità estrema, ma di fronte al divertimento che il gioco ancora siamo sicuri che anche i più giovani sapranno soprassedere. Le uniche migliorie tecniche apportate all’ottimo remake dei 343 Industries, riguardano risoluzione, FPS e l’audio: ora il titolo è giocabile a 1080p e 60 FPS fissi e le tracce audio sono state rimasterizzate. Noterete che la differenza si vede e si sente. La fluidità di gioco è impressionante e grazie alla potenza dell’Xbox One non si sperimentano mai rallentamenti di che invece si erano visti su 360 e avevano fatto giustamente storcere il naso a molti. Sono presenti anche le aggiunte del remake come i terminali e i Teschi, che sono attivabili fin dall’inizio nel menù di selezione del livello.

Il secondo

Halo 2 Anniversary

Un confronto fra la versione classica e la nuova veste grafica.

Halo 2 Anniversary non è mai stato pubblicato prima ed è un’esclusiva di questa Collection, anche se non è da escludere che possa venire pubblicato standalone in futuro. Se il fascino di Halo fu frutto dell’alone di mistero che ruotava attorno a praticamente tutto, quello di Halo 2 stette nel darci la possibilità di vedere da vicino alcune sfaccettature della società Covenant. Riuscì insomma a dare uno spessore ancor più consistente al mondo di Halo, dimostrando l’abilità di Bungie nel plasmare mondi di fantasia. La trama ricca di colpi di scena e di momenti cinematografici è ancora una delle migliori mai scritte per uno sparatutto. Le sue aggiunte di gameplay poi, come il poter impugnare un’arma per mano,  e l’eliminazione della barra della vita in favore di un recupero a tempo, fecero scuola, divenendo presto comuni nel genere. Si tratta del “pezzo forte” dell’intera Collection, tanto da esser stato praticamente il fulco della campagna pubblicitaria del gioco. Anche qui ci troviamo di fronte ad una versione restaurata del titolo originale, con una nuova veste grafica giocabile a 60Fps in 1328×1080. Una risoluzione strana, eh? Indubbiamente, ma è stata utilizzata per poter permettere di poter effettuare lo switch fra i due motori grafici.Anche qui è difatti possibile switchare dalla grafica e audio remastered agli originali e facendolo ci si rende conto dell’opera certosina svolta da Saber Interactive e 343 Industries, nel ricostruire le stesse identiche ambientazioni, ma con texture dettagli e illuminazione moderni. Per avere un idea del lavoro svolto basta fare uno switch nella sequenze riguardanti le stazioni Atene e Malta, nel primo livello e vedrete navi spaziali dove prima c’era solo il vuoto, effetti di esplosioni migliorati e una Terra con delle texture ad alta risoluzione e dettagli stupendi. Quel mancano 1920 comunque, praticamente non si nota, l’upscaling è stato svolto perfettamente. Anche in questo caso trama e gameplay sono stati mantenuti inalterati, salvo per un’aggiunta molto gustosa e cioè i Terminali.

Halo 2 Brutes

In Halo 2 Bungie ci fece conoscere meglio i Coventant e introdusse la brutale razza dei Brute. Prenderli di nuovo a mazzate è un piacere

Questa feature è stata inserita anche qui, e la ricompensa che riceverete individuandoli in giro per i livelli saranno dei filmati che narrano dei retroscena della vita dell’Arbiter, Thel’ Vadamee e saranno collegati alla trama di Halo 5. [Spoiler] Uno di questi filmati parte appena si lancia la campagna, e in esso vediamo lo Spartan IV, Jameson Locke, interagire con l’Arbiter per apprendere informazioni su Master Chief, che risulta misteriosamente scomparso. Un altro è disponibile alla fine del gioco, ma di questo non vi diciamo proprio nulla. [Fine Spoiler] Tutti questi filmati sono stati realizzati dalla Blur Studio, casa di effetti speciali specializzati in animazione 3D che vanta una nomination ai Premi Oscar, che si è occupata anche di rifare da capo le cutscenes del gioco, con dei risultati a dir poco strabilianti. In particolare colpisce la loro interpretazione della Mente Suprema, che appare con un character design rinnovato che merita un commento solo:  splendidamente orripilante. Forse è un po’ forte come affermazione, ma io lo scrivo comunque: la sola presenza di questo titolo giustifica l’intero prezzo della Collection. Halo 2 è il titolo della saga più entusiasmante per trama, un vero capolavoro, e poterci rigiocare è un piacere immenso. Chi non lo ha mai provato, ama gli sparatutto e possiede una Xbox, dovrebbe acquistare la Collection solo per rimediare a questo crimine.

Il terzo e il quarto

Halo 3

Halo 3 fu il capitolo conclusivo della prima Trilogia. La fine della Guerra-Umani Covenant.

Halo 3 e Halo 4 sono molto più recenti dei loro predessori, ma sono stati inclusi perchè una Master Chief Collection non sarebbe completa senza di loro. Il terzo capitolo è stato quello conclusivo di quella che è oramai la prima Trilogia di Halo. Il finale di un qualcosa si sa, rischia sempre di essere o un grande evento o una tragedia. Halo 3, anno 2007, non deluse le aspettative, non del tutto almeno. La campagna fu buona, molto buona, e ci seppe intrattenere fino all’ultimo sparo, ma a molti, me compreso, lasciò un po’ l’amaro in bocca. Ci si aspettava qualcosa di più ecco. Io personalmente avrei voluto un’epica battaglia campale di quelle abnormi, con mezzi e soldati ovunque, e rimasi parzialmente soddisfatto nella missione “I Covenant”, ma solo parzialmente. Il multiplayer però era il migliore mai visto nella serie, con nuove modalità, equipaggiamenti personalizzabili, e un sistema con livelli e punti esperienza, ma di questo parleremo nella seconda parte della recensione. Comunque sia fu finendo quella campagna che salutammo (all’epoca credevamo per sempre) Master Chief, ma poi lui tornò. A riportarlo in vita non furono i suoi creatori originali, non fu quella Bungie che ce l’aveva fatto amare, ma la 343 Industries, studio nato nel momento in cui la Bungie si separò dalla Microsoft e in cui confluirono molti addetti ai lavori della saga, tra cui Frank O’Connor, il direttore esecutivo della serie. L’idea di un nuovo Halo, realizzato poi dopo questo non convinse molti e, di nuovo, non convinse nemmeno me. Ci si aspettava una ciofeca. Ma poi nel 2012 arrivò Halo 4 e fu una rivelazione. Una trama profonda unita al solidissimo gameplay della serie, seppe conquistare critica e pubblico. Non parliamo poi della grafica; 343 Industries che riuscì a spremere del tutto l’hardware della 360, producendo uno dei giochi più esteticamente appaganti della scorsa generazione. Per dare “un’occhiata” approfondita al gioco vi invitiamo a leggere la nostra recensione: Halo 4 – Recensione.

Anche storia e gameplay di questi due giochi sono rimasti inalterati. Gli unici cambiamenti si possono notare a livello grafico. Entrambi i titoli girano a 1080p a 60 Fps al secondo, e Halo 3 ha subito anche delle migliorie nel sistema d’illuminazione, cosa che si nota molto nelle cutscenes. Naturalmente, è possibile attivare i teschi dal menù di selezione missione.

Problemi Vintage

Finora ho parlato sostanzialmente solo bene delle Campagne di questa Collection, ma quindi vi domanderete voi, non hanno difetti questi giuochi? Ebbene, sì, li hanno. Sempre se difetti li vogliamo chiamare. Perchè vedete manco Halo era perfetto. A volte capitavano cose così:

Halo Glitches

Questo non è mai capitato giocando alla Combat Evolved: Anniversary contenuta nella Collection, ma se fosse capitato sarebbe stato solo un granello di polvere sul piedistallo dell’eterna gloria su cui poggia. Non so che sto dicendo, ma spero si afferri il senso.

Alcuni, soprattutto giocando ai primi due capitoli, potranno notare alcuni problemi tecnici come compenetrazioni poligonali, fisica alquanto strana, animazioni un po’ legnose e un’IA che inizia a mostrare i segni dell’età (nonostante rimanga di gran lunga migliore di molti altri titoli attuali). Questo è perché il motore di base utilizzato per sviluppare i due giochi è comunque quello originale. La scelta è stata fatta per rimanere il più possibile fedeli a ciò che furono, lasciandone inalterati i pregi e i difetti. Per cui se vi pare che alcune cose risultino “vecchie” è perchè lo sono, ma non ci si può lamentare per questo. Sarebbe come lamentarsi che Half- Life ha una fisica scadente.

Due parole sull’audio e altre piccolezze tecniche

Tutti e 4 i giochi sono disponibili col doppiaggio originale in italiano. Le musiche e gli effetti sonori sono stati mantenuti identici, per fortuna. Perchè cambiare delle colonne sonore perfette? Cosa inserire al posto del mitico tema nel menù principale?  Niente, la colonna sonora di/degli Halo è perfetta così com’è. Peccato che un piccolo cambiamento sia stato fatto, e cioè in Halo 2 Blow Me Away dei Breaking Benjamin è stata sostituita da un’altra canzone, e per sentirla bisogna per forza switchare alla versione old-gen. Ma perchè! Che senso ha! E’ stato uno dei momenti più gasanti di tutto il gioco sparare ai Brute con quella canzone di sottofondo e me la levate? Ma a parte questa scelta discutibile tutto ok. Voglio aggiungere inoltre che i tempi di caricamento di tutti i giochi sono veramente celeri, persino più veloci di quelli delle versione originali e i promessi 60 Fps non calano mai; il frame rate è granitico a dir poco.

Tutto molto bello… ma manca qualcuno?

Se proprio volessimo trovare un difetto a questa Collection c’è la questione dei due grandi assenti. Halo:Reach e Halo: ODST. Tenendo fuori Halo: Wars, di genere totalmente diverso e ambientato durante un periodo precedente della Guerra Umani-Covenant, non c’era alcun motivo per non includere ODST e Reach. Non è che qui si voglia far gli ingordi, ma si tratta di due giochi ambientati comunque durante gli eventi della saga principale e collegati quindi alla storia del Chief. Soprattutto Halo:Reach [Spoiler] visto che nel finale andiamo a portare Cortana sulla Pillar of Autumn![Fine Spoiler] .

Senza contare che la storia della squadra Noble Six è una delle più belle e tragiche di tutta la saga, ed è veramente un peccato non sia stata inclusa. Ma infondo forse ci conviene accontentarci?

Grafica 95%
Sonoro 90%
Giocabilità 95%
Carisma 100%
Longevità 100%
Final Thoughts

Il comparto single player di Halo: The Master Chief Collection è qualcosa di grandioso. Se siete degli "Spartan d'annata" non potete lasciarvela sfuggire. Affrontare tutte le missioni più belle, rivedere tutti i punti salienti della saga, ma soprattutto, rigiocare ad Halo 2 in versione rimasterizzata potrebbe portarvi alle lacrime (peccato solo manchi Reach!). Se invece siete dei neofiti, ma amate gli sparatutto e non avete mai giocato un solo capitolo dell'epopea del Chief, chiedete umilmente perdono al Dio dei Videogiocatori e correte a rimediare. No perché, non so se capite bene, ma al prezzo di un solo gioco vi portate a casa in blocco la più bella serie sparatutto mai realizzata per Xbox. Ma ora basta, non so che altri dirvi per convincervi a correre dal vostro negozio di fiducia e lanciargli i soldi. L'acquisto è obbligatorio!

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