Il Produttore di Resident Evil : “la serie ha bisogno di più azione”



[Attenzione, il testo della presente news potrebbe essere condizionato dal livore fanboystico]

Maledizione, non ci siamo.

I vecchi RE: la gestione delle proprie risorse belliche e degli oggetti per sbloccare nuove aree era tutto quel che serviva.

I canoni del survival horror: posti opprimenti, mostri feroci, poche munizioni ed un po’ di materia grigia per risolvere degli enigmi propostici. Queste la ricetta di molti giochi di successo del genere, dove anche il piccolo rompicapo, benchè ridotto all’usare oggetti o chiavi al posto giusto è necessario a creare un momento fondamentale nel trascorso ludico: il calo di ritmo, per lasciare un attimo il giocatore a riflettere, rinfrancandolo e facendogli ricaricare energie per il proseguire della avventura.
Perfetto, ora prendete tutte le mie parole e buttatele alle ortiche: è giunta comunicazione che messer Masachika Kawata, produttore della serie Resident Evil, ha affermato in una recente rivista di “quanto
la serie abbia bisogno di affrancarsi dalla sua natura di Survival Horror, propendendo per la sua, tutt’ora in corso, svolta action”.

In Resident Evil 5 si ha l'apice dell'azione nella serie. Divertente? Sì! Survival horror? Ma manco per il becco di un Hunter (che becco non ha).

Continua: “In special modo pensando al mercato nordamericano, credo che la serie debba seguire il percorso iniziato da RE 4 e confermato dal successo di RE 5, ed è questa una delle motivazioni fondamentali per la quale Revelations è costruito come è costruito”. Ma quali sono le motivazioni a supporto di tale incredibile ragionamento? “Guardando i dati di mercato, ci si accorge di come il mercato videoludico prenda solo una piccola parte dei survival horror, comparato alle cifre di Call of Duty o di altri prodotti action”; amici della serie, trattenete i livori e proseguiamo

Tutto solo action e multiplayer, nemici senza AI decente, mostri ogni tanto, zero storia, zero enigmi e zero personaggi carismatici: in un solo gioco hanno concentrato tutto quello che i fan NON desideravano.

“Un survival horror Resident Evil non avrebbe mai la possibilità di raggiungere tali numeri: io non posso dire molto su RE 6, ma non dovrebbe essere necessariamente tutto d’azione. Noi abbiamo la nostra serie numerata, ma questo non significa che alcuni capitoli siano più avventurosi come Revelations (che infatti non è numerato), mentre altri invece improntati più all’azione dinamica in terza persona, come il nostro recente Operation Raccoon City (che, guardiamo che caso, ha una media di voti spaventosamente bassa per un titolo della serie, tanto da parere un gioco alla “facciamo un Team Fortress 2 con i mostri, e qualcuno lo comprerà”). Quindi credo che il mercato dovrebbe essere seguito in questo modo: continuare con una serie numerata con le sue peculiari caratteristiche, spaziando poi con spin-off ed altri capitoli differenti”.
Che altro dire? A parte il giro di parole inverecondo sul mantenimento del sesto gioco nei canoni della serie, per quanto possibile, tutto il discorso si può riassumere brevemente con un: “RE, per come era, e per come i fan ci chiedono costantemente di tornare, vende troppo poco. Spiacenti.”

L'autore di siffatte parole: Masachika Kawata.

Si potrebbe stare ore ed ore a dibattere sul come vada rispettato un marchio, o su quanto sia inutile continuare a paragonarsi ai COD per legittimare una propria svolta d’azione: se voglio un gioco così, ne compro uno fatto così, ma se voglio mangiarmi un piatto di gnocchi al sugo, non puoi darmi un panino del fastfood dicendomi che “tanto vende di più”. Si tratta di gusti diversi che devono essere contemplati, altrimenti avremmo giochi tutti uguali – FPS, Sportivo o Action massacroso. Viene poi legittimo ripensare al discorso della Double Fine di Schafer, dove è proprio il gruppo dei sostenitori e degli appassionati delle vecchie avventure grafiche a farsi motore e finanziatore di un progetto vecchia scuola: chissà quanti sarebbero disposti a comprare in anticipo un Resident Evil con le chiavi, gli oggetti e gli enigmi ? Ne sarei curioso.

QUESTO E' RESIDENT EVIL ? No.

Il discorso potrebbe poi farsi molto più complesso sul discorso della paura indotta al giocatore: se mi armo di tutto punto e massacro qualsiasi cosa che mi venga incontro, riuscirò ancora a farmi terrorizzare dal prodotto ? O è meglio sparare all’impazzata e basta ? Pare che le componenti strategiche debbano scomparire da tutti i giochi di sparatorie, che debbano tutti diventare più “ignoranti”, ma per quei casi ho sempre un bel Painkiller, od un capitolo a caso di Serious Sam, che brutti non sono, ma che non classificherei come genere survival.
Se uccido il Nemesis sono appagato, se lo faccio in tre colpi, dopo diciotto cut-scenes e quindici quick time events, sinceramente, no.

Shinji Mikami, salvaci tu. E se non sai come fare, chiedi allo zio Tim.


1 commento on Il Produttore di Resident Evil : “la serie ha bisogno di più azione”

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