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La BRUTT TEN VIDEOGAME 2011


E un altro anno se ne va, fortunatamente lasciandoci a livello videoludico qualche buon, se non ottimo ricordo, ma forse questo lo scrissi già; il problema è che purtroppo alcuni prodotti non sono riusciti a raggiungere nemmeno la sufficienza, lasciandoci stupiti, sconcertati o semplicemente divertiti da cotanta bruttezza. E’ tempo dunque di classificare anche essi, in una corsa verso il peggior gioco, senza rancore nei confronti degli sviluppatori, ma spronandoli ad un futuro… diciamo migliore. Preparate dunque i catini per il rigetto, ed ecco che si parte con la decima posizione. Ah, e dimenticavo: buona diarrea a tutti.

10. Stronghold 3

Stronghold 3

Quando non viene svolto un accurato lavoro di beta testing su un gioco. Questo il principale problema del terzo capitolo di assedi medievali dei Firefly studios, che presenta meccaniche simpatiche ed idee buone, che però cozzano clamorosamente come l’ubriaco col platano contro una realizzazione tecnica davvero poco curata e ricca di bug, con la telecamera che vola e va, frame che frizzano randomicamente e parti di muri che scompaiono nel nulla; problema ancor più annoso quello dei salvataggi, che ogni tanto non vengono riconosciuti o impossibili da sovrascrivere. Speriamo che qualche patch un poco mirata possa risultare miracolosa e salvare le sorti di tale ludo d’altri tempi. Rimandato al prossimo semestre.

9. Sword of the Stars 2: Lords of Winter

Sword of the Stars II

Strategico gestionale ambientato nello spazio profondo, si rivela essere un gioco davvero affascinante, ma pesante come una peperonata col cioccolato: controlli ingestibili, crash repentini, difficoltà nel risolvere una partita in poco tempo ed un lentissimo aggiornamento dell’immagine, che ci lascerà in attesa pedante che qualcosa inizi a capitare sul nostro monitor. Brillante, ma lasciato a mezzo nel momento del lancio sul mercato. Misteri del videoludo.

8. Xotic

Ogni tanto assistiamo ad idee rivoluzionarie ed originali, in grado di regalare qualcosa di nuovo al panorama video ludico, spesso e volentieri troppo uguale a se stesso; purtroppo però non tutte le proverbiali ciambelle trovano un relativo buco, ed è il caso questo di Xotic. Correre, fare esplodere palle, uccidere il mostro di turno, ripetere, in una sorta di danza che pare un Painkiller sotto acido, ma acido forte. Colori esagerati, labirinti in cui perdersi, ma soprattutto scarsa capacità di capire quel che si stia facendo e perché lo si stia facendo. Incomprensibile.

7. Terraria

Quando esce un gioco fenomeno senza pari sulla Rete come Minecraft, subito partono copiatori più o meno esperti per vedere come si possa riciclare un concept potente e farci su grana; la scena indie, sono il primo ad ammetterlo, è ricca di piccole soddisfazioni e di idee innovative, ma spesso casca anche giù verso il fondo del baratro. Non ci si deve lasciare ingannare dunque dalla grafica retrò e pastellosa di Terraria, forse uno dei suoi pochi pregi, che ci porterà alla creazione di un castello senza un minimo aiuto riguardo ciò che possiamo/dovremmo fare. Nemici che appaiono uno sull’altro, impossibilità di usare il tasto pausa, una occasione davvero sprecata per un titolo che divide tra Odi et Amo.

6. The War of the Worlds

Malato di quella che potrei definire la “sindrome di Silver Surfer” (gioco del glorioso NES), per sottolineare come anche quella che era una buona idea, un platform a scorrimento ambientato nelle atmosfere del noto attacco alieno farlocco di Welles, possa essere rovinato da una curva di difficoltà che sale esageratamente verso l’alto. Al di sotto di un comparto grafico di ottima fattura si nasconde infatti la decisione, magari anche voluta, di mostrare la frustrazione degli umani ed il loro senso di impotenza contro una razza violenta e spietata giunta dallo spazio: obiettivo raggiunto, ma a danno di una giocabilità più alla portata di tutti; a non aiutare anche il fatto di inserire un checkpoint ogni 75 ettometri. Videogame sudapolpastrelli.

5. Bunch of Heroes

Uno degli aspetti più chiari del 2011 è stato quanto cavolo piaccia ad uno sviluppatore qualsiasi creare sparatutto in terza persona dall’alto: sono frenetici, sono caciaroni, e con poco lavoro sopra son facilmente vendibili; ci si dimentica però del quarto punto, ovverosia che spesso e volentieri sono brutti, brutti come la morte. Esempio mirabile quello di Bunch of Heroes, dove noi ed i nostri amici (che più non lo saranno dopo averli trascinati qui dentro) saremo costretti a combattere gruppi di alieni e zombi nazisti attraverso armi completamente inefficaci e lente da ricaricare: non si mira, danni a caso, compresi quelli nei nostri confronti, 3D isonometrico tipo quello di Jurassic Park per SNES. Un pastrocchio selvaggio.

4. Jurassic Park – The Game

Oddio ecco lo sapevo, lo sapevo che non dovevo nominare quella serie, così ho evocato il quarto posto della nostra classifica, non un qualcosa di raccapricciante, ma di sicuro ciò che più mi ha deluso nel profondo dell’anima in quest’annata. Ora farò molte ripetizioni lessicali, ma JP il gioco è un gioco con un unico grosso problema: non è un gioco. Si tratta di un film in animazione stile Telltale, dritto come la rotaia di un treno, dove ogni tanto siamo chiamati a premere due pulsanti in croce per compiere una certa azione, ma davvero la sensazione di fastidio è tanta come se… come se … allora. Pensate di dovere preparare una torta, ma ammorbati da un amico che vi dice come compiere ogni singola azione, sostenendo che dovete “girare il braccio in maniera più sciolta ed antioraria”, costringendovi ad ogni errore a riprenderla da capo, ed avrete una idea del tipo di sensazione. A condimento una storia di un blando inenarrabile, che profuma di sequel anni Novanta come pochi. Da provare unicamente per farsi due risate sfottendo quegli imbecilli dei personaggi protagonisti, sempre che abbiate la pazienza e la forza di arrivare fino in fondo. Solo tristezza.

3. Pinballistik

PinballistikEccoci finalmente sul podio dello sterco, dove troviamo in terza posizione un gioco il cui peccato sta nell’offrire troppo poco per il suo prezzo: si tratta di Pinballistik, insieme di flipper da bar che appunto nient’altro ci dà che tre flipper da bar. Il trucco sta nella perfida mente degli sviluppatori, che pensano “facciamo pagare mano a mano le altre piste singolarmente, in modo da guadagnarci ancor di più, mhuahauhua”, piste che poi non comprerà dunque nessuno, probabilmente ovviando su quello di Winzoz o andando in una sala giochi vera a premere levette vere. Strategie di mercato da palmo in faccia.

2. Dead Horde

Io leggo questo titolo e subito mi viene da ridere. Dead Horde, secondo posto, è un fail, ma di quei fail così clamorosi da non lasciare scampo alla ridarola incontrollata. Ricordo con piacere (se di questo possiamo parlare) una sessione di gameplay con il collega podcastaro Giuliano Luongo, durante la quale incappammo nei difetti più grandi di questo, ancora una volta, sparatutto dall’alto. Nemici che corrono incontro come se indemoniati, armi che a volte colpiscono ed altre no, granate che fanno malissimo giustamente anche a te, ma la quantità di danno è casuale come tirare una moneta, e ugual discorso per gli attacchi dei nemici, i quali o ti tolgono un pelo di vita, o ti uccidono. Medipack solo ogni tanto, e utili quanto un mirino laser su un tegame, dato che ad ogni checkpoint questa viene ricaricata a pieno regime… e di più non mi dilungo, perché una recensione esiste già, basta premere il titolo qui sopra. Un videogame umoristico, ma per tutte le ragioni sbagliate.

1. Cardinal Quest

Signori e signore, ecco a voi il gioco peggiore del 2011, una ciofeca di proporzioni straordinarie, un capolavoro dell’orrido, un qualcosa che mi ha seriamente messo in imbarazzo mentre lo provavo, in breve: Cardinal Quest. Un omino da muovere lungo alcuni dungeon con parti collegate tra loro senza alcun senso logico, che attacca i nemici sbattendoci contro, raccogliendo pozioni per evocare magie che funzioneranno un po’ sì e un po’ no, a volte anche facendo partire quelle sbagliate; grafica mozzafiato, ma nel senso proprio del termine, dato che pare uscita da un gioco della Bibbia per il Nintendo, con i muri quadrati ed i personaggi quadrati, ma che nulla ha a che fare con Zelda, sarebbe come paragonare uno spumantino italiano ad un succo di pera di una sottomarca neozelandese. E poi qualcuno mi spiega che cosa si intenda con quel Cardinal nel titpolo? I punti cardinali ? Una figura religiosa che ci aiuterà dopo averne saggiato le non qualità ? Movimento, tecnica, attacchi, nemici e mana tutti completamente fallati, in una tempesta diarroica senza pari: il degno vincitore di questa lunga carrellata nelle bestialità video ludiche dell’anno che fu.

 


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