Lamplight city Mac, PC, Recensione

Lamplight City – Recensione: Investigazioni in salsa steampunk


Grundislav Games

Sviluppatore

Application Systems Heidelberg

Publisher

Avventura Grafica

Genere

 

Lamplight City arriva nell’incasinato panorama indie per PC con tutto lo charme d’annata delle avventure grafiche della LucasArts… ma non è tutto oro quello che luccica…

ELEMENTARE, WATSON

Lamplight CityLamplight City è ambientato in un’epoca vittoriana alternativa con forti tinte steampunk. New Bretagne è il luogo immaginario dove nelle vesti del detective Miles Fordham saremo letteralmente accompagnati dal costante chiacchiericcio dell’ex collega, Bill Leger, deceduto durante la prima indagine introduttiva del gioco, nonché prologo dell’intera storia che
si sviluppa attraverso il disagio dell’eroe e dei suoi sensi di colpa. Come banalmente capita in narrazioni del genere il focus della vendetta porterà Miles a cercare il “ladro di fiori”
(il presunto assassino del collega) privandosi della sua professione per inseguire una via indipendente come investigatore privato. Nonostante un plot non propriamente brillante e fantasioso,
le vicende hanno una narrativa fluida e i dialoghi (solo in inglese o in tedesco) sono scritti bene e straordinariamente ben recitate da doppiatori anglosassoni. Non mancano intrecci e colpi di scena, risultando un’opera sicuramente curata ma non capace di entrare in profondità, nonostante qualche riflessione riesca anche a suscitarla nelle circa dieci ore che
serviranno per terminarla.

LA CARA VECCHIA LUCASARTS

Lamplight CityLa veste grafica del lavoro di Lamplight City non nasconde la passione del suo designer Francisco Gonzalez per le classiche avventure “punta e clicca” della LucasArts. Come i lavori precedenti di Grundislav Games – tra i quali A Golden Wake e Ben Jordan: Paranormal Investigator – anche questo titolo sfrutta una tecnica bidimensionale attraverso sprites posti in
scenari 2D esplorabili da destra a sinistra (o viceversa) con divagazioni pseudo-isometriche. Il risultato è generalmente più che discreto, anche se qualche imprecisione nella pixel art
dei personaggi e gli sfondi troppo approssimativi, aggravati da un inspiegabile ed eccessiva sfocatura degli stessi, potranno far storcere il naso ai puristi.
Il sonoro invece si conferma di buona qualità, oltre al già accennato ottimo doppiaggio in inglese va fatta anche una menzione speciale per le musiche: perfettamente in linea con la narrazione e di un’atmosfera incisiva.

RIPOSO DELLE MENINGI

Lamplight CityFin qui, tra alti e bassi, Lamplight City sembra essere un acquisto sicuro per gli appassionati di avventure grafiche. In ogni caso è bene specificare che il tassello più debole dell’intera
produzione si può riscontrare nelle sue meccaniche di gioco. Se è vero che mostri sacri come Monkey Island avevano a volte enigmi forse fin troppo cervellotici, Grundislav Games, per
rimuovere i tempi morti dati dal girovagare sperduti tra uno stage all’altro per la risoluzione di puzzle, ha scelto la via più drastica ma anche la più discutibile. In Lamplight City non
ci sono in sostanza enigmi, così come manca un inventario: ogni nuovo oggetto e indizio viene registrato sul taccuino del protagonista e usato automaticamente quando sarà richiesto nella narrazione. Inutile dire che tutto questo si traduce in un cliccare passivamente su ogni cosa racimolando informazioni per sbloccare switch utili che permettano di proseguire l’avventura. Una scelta davvero infelice che uccide totalmente l’immersione dei casi, trasformandoci in spettatori passivi con la sola utilità di avere un dito indice per premere il tasto sinistro del mouse.
Le uniche scelte concrete lasciate al giocatore sono una serie di opzioni per completare i casi, a dire il vero abbastanza scontate, dove la sfida più grossa sarà fare la scelta errata (traducibile in quella più avventata). Nel caso succedesse basterà ricaricare la partita per riprovare… un po’ anacronistico e senza senso, ci aspettavamo sinceramente una soluzione di design meno grossolana, magari in grado di scuotere la linearità della storia principale.

Grafica 75%
Sonoro 85%
Giocabilità 45%
Carisma 60%
Longevità 75%
Final Thoughts

Lamplight City si presenta bene, con uno stile grafico che strizza l'occhio ai classici LucasArts e un doppiaggio di tutto rispetto per una produzione low-budget. Tuttavia non mancano sbavature, soprattutto riguardante le meccaniche di gioco: davvero troppo lineari e poco stimolanti per rendere il prodotto all'altezza delle sue ambizioni. In conclusione ci sentiamo di consigliare questa avventura grafica solo a chi non ama avere troppi grattacapi con gli enigmi e cerca un approccio più casual.

Overall Score 68%
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