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Mass Effect Andromeda – Recensione


Bioware

Sviluppatore

Electronic Arts

Publisher

Gioco di ruolo

Genere

Mass Effect ha una grave colpa, e non mi riferisco al fatto di essere stato prodotto dalla EA (quella non glie la toglie nessuno), bensì quella di aver fatto divertire milioni di persone. Un crimine del genere non può passare inosservato, ma per fortuna c’è internet.
Non voglio unirmi alla polemica, e anzi, pacatamente invito chiunque abbia un’idea chiara di Mass Effect Andromeda (aka “È una merda” oppure “È un capolavoro”) ad intraprendere un interessante approfondimento linguistico. Espletati gli oneri del galateo posso finalmente dedicarmi all’analisi approfondita di questa patata bollente.
Cos’è stata la saga di Mass Effect fin qui? Una trilogia di giochi di ruolo in cui la componente narrativa ricalcava, in maniera egregia, un taglio cinematografico. Questo, abbinato ad una struttura di scelte e conseguenze ben congeniata, ha permesso al team Bioware di raccontare una trama epica e coinvolgente in un modo mai visto prima, nonché di donare la parvenza di una vita sentimentale a migliaia di giocatori troppo abituati all’uso del joystick.
Date queste premesse siete pronti per il viaggio: ibernatevi durante il trailer, perché al prossimo capoverso metterete piede su Andromeda.

Atterraggio brusco

Dopo il capitombolo con Dragon Age Inquisition, avevo molta paura ad iniziare Mass Effect Andromeda, eppure nei primi minuti di gioco sono rimasto estasiato. Ero pronto ad inneggiare il capolavoro sventolando la bandiera della Bioware e a intraprendere la crociata contro gli haters internettiani. Mi riferisco al fatto che i personaggi dialogavano di continuo parlando dell’ambiente e delle situazioni, e le scelte da compiere erano perfettamente integrate all’interno dell’azione. È bastato giungere alla fine della sequenza introduttiva per tornare invece ad un approccio più familiare, in cui i commenti dei compagni nelle varie missioni sono più saltuari e l’onere delle scelte ricade invece al freccione dei dialoghi dal significato inequivocabile.
A dire il vero l’entusiasmo è durato parecchio anche dopo questo brusco risveglio perché mi sono sentito finalmente a casa. Andromeda sin da subito mi è sembrato un Mass Effect e per giunta fresco di partenza, pronto per essere goduto per la prima volta e completamente nuovo. Richiede apertura mentale, chiaro, ma sono contrario alle storie inconclusive a cui ci stanno abituando le serie tv americane: un reiterarsi di personaggi e situazioni solo per allungare il brodo. Ogni storia ha un suo corso e una sua conclusione, quella del comandante Shepard l’ha avuto in modo inequivocabile. Tornare ancora una volta su quei passi, quello si, che sarebbe stato becero consumismo.
Ma ogni rosa ha le sue spine e MEA non è da meno. Mai come questa volta ho trovato utile attendere la valutazione solo al termine dei titoli di coda, dopo più di settanta ore di gioco, perché questo mi ha fatto notare e accettare che difetti ce ne sono, e anche poco tollerabili.

Ste facce il mio falegname con trenta mila lire le faceva meglio

Togliamoci subito il dente del problema principale, anche perché si presenta ben presto nel gioco. Queste benedette animazioni. Di parole se ne sono già spese tante, da ogni parte, e non essendoci alcun comunicato ufficiale Bioware sull’argomento non ho la minima intenzione di impelagarmi in inutili speculazioni.
C’è un problema, è evidente. Non è ammissibile che un gioco che punta così tanto alla caratterizzazione dei personaggi mi inciampi sulla “recitazione”. È ovvio che la quantità spropositata di dialoghi implica il lasciar gestire le animazioni facciali ad un algoritmo e non alla mano creativa degli animatori, ma lo stesso problema c’era nei capitoli precedenti. Nella prima trilogia le sequenze di movimenti predefiniti delle facce erano estremamente riconoscibili, anche nei diversi personaggi; eppure la puntualità e l’espressività di queste animazioni bastavano a mascherare questo problema.
Mi frega veramente poco di chi sia la colpa, sinceramente, piuttosto la cosa importante è: tutto questo può rovinare il divertimento? La risposta è nì, che potrebbe diventare un sì per i giocatori più snob e un no per chi è invece più tollerante. C’è da dire che regia, doppiaggio e scenografie sono ancora allo stato dell’arte, come in passato, quindi la mancanza di emozione di alcune facce non pregiudica l’impatto emotivo. È una nota stonata che torna ogni tanto in un grande concerto, non si verifica sempre, ma quando c’è balza all’orecchio. Negli ultimi comunicati la Bioware ha promesso che ci saranno miglioramenti.
Detto ciò credo che abbiate tutti gli elementi per farvi un parere vostro.
Aggiungo una postilla che si rifà alla valutazione della grafica. I paesaggi, i pianeti, il taglio cinematografico, sono tutti mozzafiato. Ogni popolazione ha la sua architettura, ogni pianeta la sua identità. Non c’è assolutamente nulla da imputare al design grafico, per cui sì, il motivo di quel 79 è tutto nelle animazioni.

trama, personaggi e cordialità

C’è chi ha criticato Mass Effect Andromeda dicendo che manca la solennità e l’epica che hanno caratterizzato la prima trilogia. Falso. L’iniziativa Andromeda, che ricalca il sogno del nuovo mondo del 1500, ha già di per sé tutti i connotati per essere epica e indimenticabile, sia che vogliate buttarla sull’amore per l’avventura, sia che vogliate buttarla sull’amore per la scienza. Capisco però che molti non siano sicuri della propria virilità e senza un cattivo da odiare e uccidere non si sentano abbastanza maschi, ebbene, c’è anche quello: molto in alto nella scala di odiosità e altrettanto fornito di un esercito sacrificabile come fu il buon vecchio Saren.
Tornando al paragone con Dragon Age Inquisition, il crimine più grosso di quel gioco fu dividere l’immenso lavoro di penna degli autori dalle sessioni di gioco. In Mass Effect Andromeda questo non avviene. Gran parte delle quest sono relative alla trama, anche quelle che sono palesi specchietti per le allodole volte a farvi andare a zonzo per la mappa. Perfino le missioni di fedeltà dei compagni il più delle volte vanno ad intersecarsi con gli avvenimenti della trama principale.
Andromeda è ricchissima di situazioni e informazioni, molte delle quali facoltative, che si possono ottenere dialogando con i vari personaggi o svolgendo missioni. Accadrà molto raramente che assecondare la propria curiosità non venga ripagato.
La storia in sé è meno conclusiva di quanto fu il primo Mass Effect (che già di per sé era ben lungi dall’essere conclusivo), ma ciò non significa che terminarlo lascerà con l’amaro in bocca. L’arrivo burrascoso su Andromeda, il problematico primo contatto con due specie aliene molto differenti e il cattivo di turno con manie di grandezza, sono tutti aspetti che avranno un loro corso e assumeranno un senso al termine del gioco.
I compagni si può dire che siano ancora freschi di stampa e, per quanto oguno abbia una sua spiccata personalità, sono ancora distanti dal diventare indimenticabili. Molte sfumature sono regalate dai viaggi con il Mako, perché mentre noi saremo impegnati a guidare nel modo più indecente consentitoci dalle leggi della fisica, loro passeranno il tempo a discutere dei cazzi loro e molto spesso assisteremo a dialoghi veramente interessanti o divertenti. L’approccio romantico è come sempre molto ampio con ben pochi tabù e se consideriamo che le scene di sesso stanno diventando sempre più esplicite ad ogni capitolo… I’ve seen enough hentai to know what will happen with the Hanars.
Per quanto riguarda i dialoghi si è scelto di riadottare l’approccio Dragon Age, ossia invece del binomio paladino/pezzo di merda, una quadrilogia di atteggiamenti possibili tra cui: emotivo, logico, professionale, informale. Di scelte da compiere ce ne saranno veramente tante, ma solo alcune di queste avranno un impatto nella nostra sessione di gioco, mentre invece le altre è chiaro che sono pensate per conseguenze a lungo termine, probabilmente con… la butto lì: Mass Effect Andromeda: Invasion. Se c’ho azzeccato esigo di prendere il posto, ma soprattutto lo stipendio di Paolo Fox.

Novità di Andromediane…andromedesi… andr…. Novità

Ripercorrere la struttura di gioco di Mass Effect è un’impresa monumentale, quindi a chi approccia per la prima volta la saga direi che è un action-rpg i cui combattimenti sono simili a shooter in terza persona che utilizzano la meccanica della copertura. I poteri speciali a disposizione del personaggio, che in passato erano definiti da delle classi preimpostate, sono ora liberamente acquistabili tramite i punti abilità guadagnati ad ogni livello. Questo consente di creare qualsiasi tipo di ibrido abbiate in mente a cui poi verranno aggiunti ulteriori bonus chiamati profili, in pratica l’equivalente delle vecchie classi. I profili vengono sbloccati a seconda delle abilità che acquistate. Le abilità sono le stesse dei capitoli precedenti, con poche novità, ma la possibilità di scegliere senza più vincoli è una buona meccanica che aiuta a costruirsi un proprio stile di gioco, tanto più che se completerete il gioco nella sua totalità, un’impresa monumentale da quasi 90 ore di gioco, riuscirete a sbloccare intorno al 40% di TUTTE le abilità possibili.
Un’altra novità, o un piacevole ritorno, consiste nella meccanica dei drop a cui poi è stato abbinato il crafting. In parole povere avrete a disposizione un armamentario vastissimo, mai visto neppure nei sogni bagnati di Kim Jong-un. Le possibilità di personalizzazione di ogni singolo oggetto sono moltissime e utilizzando il giusto potenziamento potrete modificare radicalmente persino lo stile di fuoco dell’arma. Ogni oggetto può essere acquistato da rivenditori, trovato nei cadaveri dei mostri, costruito dalle materie prime che troverete con attività varie ed eventuali, oppure trovato nei bauli sparsi per tutti i mondi. Nota di colore: molto spesso i bauli saranno nascosti in luoghi difficilmente accessibili: vecchia meccanica tipica dei JRPG che premia l’esplorazione, più che mai gradita in un gioco il cui protagonista svolge il ruolo di Pioniere.
Ho affrontato il gioco in modalità difficile e il mio atteggiamento è cambiato radicalmente con l’avanzare dei livelli. All’inizio l’IA dei nemici era piacevolmente ostica, venivo spesso circondato e faticavo ad attirarli tutti verso una mia posizione di vantaggio. Ho persino dovuto fare i conti più volte con la schermata del game over. Con l’avanzare dei livelli invece, grazie ai potenziamenti e la personalizzazione dell’equipaggio, sono diventato il classico Dio in terra che si giostra nel fuoco nemico facendo il moonwalk da copertura a copertura.
I nemici sono comunque vari e questo implica tattiche diverse a seconda delle situazioni. Ricalcano molto la tipologia dei nemici di ME3: bruti, ranged, support, ecc…
Insomma, tutto una meraviglia se non fosse che i propri compagni, specialmente quelli melee (ossia da combattimento ravvicinato), si dimostrano INUTILI per gran parte del tempo.
Non conto nemmeno più le volte in cui ordinavo a qualcuno di posizionarsi da qualche parte e sentivo il suo “Affermativo” dall’altra parte della mappa. Spinto da curiosità sono spesso andato a controllare e il più delle volte li trovavo a litigare con muri o spigoli,  una scena degna dei peggiori robottini spazza-pavimenti in circolazione. Chiaramente il gioco li fa respawnare vicino al personaggio se si allontanano troppo, ma addio se il luogo del combattimento è comunque rinchiuso nel range tollerabile. Anche in fatto di danni ho notato un’abissale differenza tra quelli fatti dal personaggio e quelli dai compagni, difficile capire se si tratta della mia sopracitata divinità o del grado difficoltà utilizzato. Indagherò e aggiornerò questo dettaglio nella recensione.

Doppiaggio infinito

Ho sempre amato il doppiaggio inglese della saga, quindi per me non è stato un grande problema il fatto che non venisse tradotto in italiano, salvo per i sottotitoli. Capisco che per altri possa non essere così, ma credetemi se vi dico che una cosa del genere la trovo difficilmente realizzabile data l’assurda quantità di parlato. Più andavo avanti, più mi domandavo quanto possano aver speso per tutte quelle sessioni di registrazione. Ogni personaggio principale ha qualcosa da dire riguardo agli avvenimenti che lo coinvolgono anche indirettamente, e spesso si tratta di commenti che non si possono sentire se un’anima scrupolosa non decide di fare il giro della galassia ogni volta che succede qualcosa di nuovo. Molti npc, anche quelli negli angoli più remoti della mappa o quelli assolutamente inutili, hanno qualcosa da dire riguardo all’ambientazione o il proprio passato. È impensabile uno sforzo di quella portata per un mercato piccolo come quello italiano. Tra l’altro, essendo comunque localizzato per mezzo dei sottotitoli direi che no, per quanto capisca la frustrazione degli idealisti non la considero una colpa.
Ora però ditemi come far star zitto il computer nella testa del Pioniere, perché se mi dice ancora una volta che ho email da leggere anche se non è vero, giuro che stampo la Tempest in quel bel buco nero al centro della galassia! EDIT: L’hanno corretto con una patch. Grazie Bioware, hai evitato un eccidio.
Le musiche non sono altrettanto iconiche come quelle della prima trilogia, ma non si può certo dire che siano di scarsa fattura.

Valutazione

Grafica 79%
Sonoro 96%
Giocabilità 80%
Carisma 84%
Longevità 95%
Final Thoughts

Mass Effect Andromeda è un gran bel gioco che reitera tutti gli aspetti di successo della saga. Di difetti ce ne sono, alcuni dei quali abbastanza pesanti, e se da una parte non precludono il divertimento, certamente fanno venire delle pesanti incazzature in alcuni momenti. Si tratta quasi sempre di cose che possono essere corrette da future patch e se ciò non crea una scusante, può donare qualche speranza. È un nuovo inizio, quindi, come capitò per il primo, occorre vederlo nel contesto dei vari seguiti per poterlo innalzare ad un livello superiore. Per ora è un ottimo gdr, distante dall'essere un capolavoro, ma con solide basi per costruire un seguito entusiasmante.

Overall Score 86%
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