milanoir PC, Recensione

MilaNoir – Recensione, Nebbia violenta di sangue a Milano


Italo Games

Sviluppatore

Good Shepherd Entertainment

Publisher

Action

Genere

Sì, il titolo pare volutamente un film dei cosiddetti “poliziotteschi” che giravamo qua in Italia negli anni 70: tra le vie delle più note metropoli imperversava una caccia serrata alla criminalità, tra bande, sgherri, territori, mitragliate e rapine di viulenza, e dove quasi sempre la polizia o l’uomo comune, sopraffatti dalla burocrazia, decidevano per la giustizia fai da te, provocando massacri, mazzate ed automobili accartocciate. E baffi.
So che a molti di voi lettori queste possano sembrare più che altro delle “Tarantinate”, ma il buon Quentin si è ispirato proprio ad un sacco di queste nostre produzioni nostrane, da riscoprire cercando tra i titoli di film parole come “la polizia fa cose” oppure “nome di capoluogo di regione violenta o spara”. Quale dunque miglior teatro se non questo per un titolo alla GTA old school/Hotline Miami di casa nostra? Preparate il ferro, perchè scorrerà un sacco di sangue sull’asfalto milanese.

MILANPULP

Le introduzioni dei nuovi personaggi sono molto tarantiniane, questo sì.

Milanoir parte già da una scelta bella tosta: siamo nei panni di Piero Sacchi, tipico sgherro della malavita cinico, sadico e dall’omicidio facile, tanto da essere uno dei migliori in questa sua professione, diciamo.
Il boss fidato lo manderà a risolvere un contenzioso con qualcuno che vuole derubargli territorio, e… diciamo che la situazione sfocierà presto nella violenza più assoluta (e perfino inaspettata sotto certi versi). Il nostro viene incarcerato, ed una volta fuori partirà alla caccia dell’ “infamone” che lo ha denunciato. Sarà davvero inarrestabile nel suo percorso di vendetta e furia omicida?
Ammetto che è singolare e penso quasi unico questo maelstrom di violenza e scene forti o sopra le righe in un titolo tutto di casa nostra, dove i pixel si uniscono nel rappresentare morti violentissime, linguaggio grezzo e sbattuto in faccia, alcool, malavita, prostituzione e persino qualche triangolo di pelo, che dopo l'”e baffi” di cui sopra ci fa veramente immergere nei ’70s.
Però per noi che siamo sempre molto abituati a scenari gangster americani, è singolare vederli per una volta a casa nostra, in ambienti che rispecchiano con forza le nostre strade, auto, case, tutto quanto ci sia di italiano, o per essere precisi bauscia.
Milano è teatro preciso delle vicende, percorsa dai suoi vicoli più malfamati alle case popolari, dai Navigli a Parco Lambro, arrivando a piazze e vie, e persino con un escursione sul Pirellone: sfondi di casa nostra per una storia di casa nostra, che non si vergogna nel mostrare le violenze che imperversavano (perchè sono ingenuo ed uso il passato) nelle nostre strade una quarantina di anni fa. E questo anche in modo paritario: etnie e sesso dei nemici sono sia tra i cattivi che tra i buon… oddio diciamo i meno cattiv… sì insomma tra i protagonisti, senza dunque credo sfociare in qualsivoglia polemica.

Gameplay Calibro 9

I massacri sono all’ordine del giorno, soprattutto quando gli informatici degli uffici sono tutti pelati armati d’ascia.

Ma come direzionare i nostri colpi verso il mondo? I controlli sono piuttosto basici e rapidi, consistenti nel muoversi coi WASD direzionali, usando il mouse come mirino e per sparo | ricarico.
Con lo spazio + direzione potremo poi effettuare una giravolta, mossa praticamente obbligatoria per salvarsi la pelle dato che renderà meno probabile il venire colpiti in corso di movimento. Il mantenersi in copertura utilizzando qualsiasi anfratto dello scenario è la prassi, abbassando il “buon” Piero con spazio e basta: ma ogni tanto una simile copertura non sarà sufficiente e dovremo capirlo in fretta prima di venire martoriati. La vita è alla COD, o per intenderci avremo 3-4 gradi di danno successivo che all’ultimo ci ammazzeranno definitivamente, ma che riscenderanno nel tempo in cui non ne buscheremo ulteriori. Tutto questo menù ci porta quindi all’unica vera, profonda, solida, costante e baffuta skill necessaria per sopravvivere ai vari livelli: il TEMPISMO.

Ogni tanto un approccio stealth potrebbe essere utile per evitare eccessivi cariconi di nemici.

Ci saranno una decina di tipologie di nemici e non di più, ma arriverete a conoscerne le mosse per anticiparle, ad aguzzare l’orecchio per capire quando stiano ricaricando e sfruttare quel miserevole secondo per spostarvi e sparare loro in viso da posizione migliore. Pause e movimenti devono poi diventare eccellenti come quelli di un fottuto ballerino per le boss fight, sorprendentemente profonde ed impegnative: sparare alla brutocane non vi porterà mai da nessuna parte, mentre si tratta di ragionare e trovare il metodo migliore per produrre danni a sti infamissimi, e questo partendo sin dal primo.
Vi lascio quindi immaginare l’incrinarsi dei rapporti con l’Altissimo per le sfide degli ultimi livelli, dure e senza sconti di pietà, che è poi frase che bene può adattarsi al resto del gioco: non si può mai salvare, si sbloccheranno i livelli una volta terminati e ci saranno dei checkpoint, ma ogni volta che si spegnerà il PC si dovrà ripartire dall’ultimo capitolo riprendendolo dall’inizio. Durissimo, specialmente quando certe aree una volta completate non vorrete vederle mai più (anche se dentro sapete che non è vero, dato che Milanoir si può rifinire anche in Difficile, che mi fa paura, ed Hardcore, che ad ora ignoro per non avere una crisi nervosa e trasformarmi in Tuxx, l’altra faccia della Torino Violenta nella vita vera).

Granate, whiskey, divieti di sosta e sei in pole position

Maledetti, Italo Games, maledetti ‘nfamoni.
Per colpa vostra non riuscirò mai più a vedere i cartelli stradali nello stesso modo.
Trovata geniale di educazione civica a suon di piombo: sparare a quelli di forma tonda farà rimbalzare il colpo uccidendo istantaneamente un vicino buzzurro; quelli triangolari di pericolo creeranno una doppietta in ugual modo; infine i magici STOP ottagonali, che ancora si vedono se non del tutto arrugginiti dal 1970 nelle nostre strade, porteranno a colpi su colpi volanti ovunque, vero paradiso degli amanti delle ccccccombo.
Scordavo poi nel capoverso precedente di parlarvi del tasto Q, utile per il lancio di granate e di bottiglie verdi vagamente somiglianti al J&B, nota marca di whisky basico che, per chi non lo sapesse, era il genio occulto dei nostri film di genere nei nostri anni di piombo cinematografici (se non ci credete o volete approfondire, fatevi un giro su questo link oppure guardatevi un poliziottesco e fate a gara a chi ne veda di più, assieme all’acqua Pejo ed al Fernet): genialità assurda quindi quella di richiamarne la presenza non solo piazzandoli negli scenari, ma trasformandone alcuni in vere e proprie bombe molotov, in grado di spazzare ondate di nemici.
Vi è una buona varietà di situazioni in ogni caso, comprendente anche qualche momento alla guida di auto, Vespa e persino Apecar! Più Italia di così… si muore. E infatti.
Ho cuccato in effetti due o tre svarioni, ma contati di numero e più che altro “gabole per evitare eccessive sparatorie”, sfruttate a dovere e non sempre funzionanti al 100%. Diciamo che ho provato a fare il furbo, ed ogni tanto il gioco se ne è accorto e me l’ha fatta pagare, che di secondo nome faccio La Pira Galeazzo.

La longevità non sta a guardare

Ad aumentare la nostra percorrenza nella Milano che odia non sarà solo però la difficoltà di alcuni punti, ma pure la simpatica modalità Arena: 5 spazi sbloccabili di volta in volta che ci metteranno contro a intere orde di nemici, da affrontare con armi prese da terra ed in un caso persino all’arma bianca. Più ne elimineremo, più secondi aggiungeremo alla nostra partita, ma fidatevi: prima di far scadere il tempo è facile che ci abbiano accoppato in qualche modo. Sono in ogni caso da studiare, da calcolare, e da affrontare volendo anche in collaborazione con un amico.
A fomentarvi nella sfida poi una classifica internazionale, dove poter scalare in punteggio le altre redazioni videolud… ehm TUTTI i giocatori. Comunque mi sono incaponito sull’area di San Vittore, va bene? Storie di mala e di coltello.

Vinile a 8 bit

Come poi concludere senza lasciare qualche parola sulle musiche, veramente veramente toste. Se in casi passati come Slaps and Beans l’onore stava nell’uso di molte delle tracce dei film dell’epoca, qua il discorso vale doppio, dato che si tratta di una colonna sonora completamente originale.
Si vede che il compositore Di Guida è stato ispirato dai maestri dei Settanta: funky duro e puro per sparatorie ed inseguimenti, ed un grande tema nel menù, abilmente ripreso con epicità per lo scontro finale all’ombra della Madunina: elettronica 8 bit e moog su vinile si incontrano, ed il mix è come whisky per le nostre orecchie (e meglio se servito da bottiglia verde).

Valutazione

Grafica 90%
Sonoro 99%
Giocabilità 84%
Carisma 91%
Longevità 85%
Final Thoughts

E' stato complesso il giudizio su questo titolo, ma vista la cura nel dettaglio, la varietà di situazioni, musiche da prendere il 127 e mettersi a sgommare lungo i navigli a tutto volume, il votone credo sia pienamente legittimo. Per la vendetta non basta sparare, bisogna essere rapidi, calcolare i tempi e pianificare le nostre mosse: la sfida è alta, e lo capirete dopo poco. Italianità che diventa meccanica... insomma, davanti a un gioco così il cappello vi dovete levare. Il cappello vi dovete levare!

Overall Score 89%
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