monster monpiece PC, PS Vita, Recensione

Monster Monpiece – Recensione


Compile Heart

Sviluppatore

Idea Factory

Publisher

Gioco di ruolo, Visual novel

Genere

Ah, il Giappone! Terra affascinante quanto misteriosa, capace di sorprenderti con la sua cultura millenaria, i luoghi pittoreschi e i controversi gusti sessuali dei suoi abitanti; Il gioco di oggi, dagli autori di Hyperdimension Neptunia (e per chi conoscesse questo gioco, la recensione può terminare qui), fa parte ovviamente della terza categoria .
Monster Monpiece, originariamente sviluppato per PS vita nel 2013, ha una doppia anima: gioco di ruolo strategico basato sulle carte per quanto riguarda il gameplay, classica visual novel giapponese per la progressione della storia. Analizziamole con ordine.

N-Notice me, Senpai!

monster monpieceCome anticipato, la storia procede attraverso le classiche schermate fisse del genere, in cui la protagonista Mya arranca nell’affermasi nell’accademia di Kunaguvu, nota per addestrare le sue studentesse nel diventare “Master” di particolari creature, le “Monster Girls”, un misto di ragazze procaci uniti ad esseri ferini/soprannaturali, arrivate sulla Terra anni orsono inizialmente per punire gli umani, ma adesso obbligate a servirli e a combattere tra di loro (Pokémon, anyone?). La svolta si ha quando Mya e le sue amiche, dopo una quantità spropositata di tempo passato a parlare dei loro dolci preferiti e altrettanto a discutere dei problemi di insicurezza di Mya, incontrano le loro prime Monster Girl: ed è subito cliché. La pavida protagonista viene assegnata a Fia, gatta umanoide molto estroversa ed energica che va ovviamente in disaccordo con la sua padrona. Riusciranno insieme a superare le difficoltà che si presenteranno sul loro cammino? Sapranno sconfiggere dei nemici fino ad allora completamente ignoti? Ma soprattutto, cadranno nella tentazione di azioni saffiche, che piacciono tanto a noi maschietti?
Senza mentire a noi stessi, la trama di Monster Monpiece non è altro che uno dei più lunghi e noiosi modi di fare fan service, con dialoghi incredibilmente banali e situazioni così poco originali da risultare estremamente divertenti per la loro prevedibilità. Di fatto, la trama in questo titolo non è altro che un riempitivo tra un livello ed un altro.

Dovresti strofinare più forte…

Il gioco migliora sensibilmente quando si guarda al gameplay: essenzialmente si tratta di un card game misto ad uno strategico, in cui ogni giocatore può posizionare i propri “mostri” in una delle tre file del campo cercando di far arrivare le proprie creature nella base dell’avversario per distruggerla e vincere così la partita. Il deck è formato da massimo 30 carte che possono essere di una delle quattro classi presenti: combattente ravvicinato, a distanza, healer e buffer. Saper scegliere il momento e la casella giusta dove posizionare la carta è assolutamente necessario per vincere. Aggiungendoci a questo la possibilità di potenziare le monster monpiececarte per ottenere dei miglioramenti delle statistiche o delle nuove abilità, rende Monster Monplace insospettabilmente profondo nelle meccaniche e con una curva di difficoltà molto comoda, cosa che rende le sfide sempre divertenti.
Ma parliamo meglio del sistema di potenziamento, croce e delizia di questo titolo che gli è costato aspre critiche in occidente:  il cosiddetto “Extreme rub system” non fa altro che mettere in pratica la regola non scritta dei manga ammiccanti giapponesi , ovvero: meno vestiti  = più potenza. Con una complessità pari (se non maggiore) a quella della fase di combattimento, avremo a disposizione una vasta gamma di “manovre” (pizzicotti, toccatine e strofinii vari) da utilizzare per sollecitare i “punti interessanti” della ragazza e “rilasciare i suoi veri poteri” (me ne rendo conto, sto utilizzando troppe virgolette) con conseguente diminuzione del vestiario e aumento esponenziale delle statistiche della carta. Ma attenzione, ogni tentativo di potenziamento costerà un certo numero di rub points, ottenuti dopo i combattimenti, che per le carte più rare diventeranno un vero e proprio investimento che potrebbe fallire se non siamo abbastanza abili con le nostre mani. Ci mancava solo l’ansia da prestazione.

Pay to rub

monster monpieceChi avesse giocato al gioco su PS Vita (dalla regia mi dico che potrebbero esistere davvero), noterà subito una grave mancanza di questa edizione Steam: il multiplayer. Non si sa per quale motivo, ma Monster Monpiece sarà godibile solo da soli (ormai qualunque cosa sembra un doppio senso). Rimasto intatto è però l’online shop, dove si possono pagare con soldi reali vari oggetti, pack di carte e ovviamente i famigerati  rub points per avere più chance con le nostre carte. Però vogliamo mettere il fatto che è arrivato non censurato? Su Steam? Il buon Gabe ha sempre meno freni.

Valutazione

Grafica 70%
Sonoro 75%
Giocabilità 85%
Carisma 48%
Longevità 70%
Final Thoughts

Cosa pensare di Monster Monpiece? Gioco singolare, capace di intrattenere con le sue meccaniche immediate ma potenzialmente profonde, ma che per una trama apprezzabile solo da otaku sfegatati, non può che ambire al posto di fan service game. Per quanto riguarda il lato tecnico, con musiche simpatiche (ma non eccezionali come millanta il tag di steam) e cercando di fare meno giri di parole possibili, Monster Monpiece non è altro che un porting (fatto in maniera decorosa) di un gioco PS Vita, con tutti i pregi e difetti che ciò comporta.

Overall Score 69%
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