red haze PC, Recensione

Red Haze – Recensione


Yai Gameworks

Sviluppatore

Yai Gameworks

Publisher

Horror

Genere

Torniamo all’orrore in RPG Maker con Red Haze, nuova fatica di Yai Gameworks che ci porta nel mondo della droga e del precipizio psichiatrico. Video, e togliamoci il pensiero:

Fatti…non parole

Red Haze è il secondo titolo su steam della Yai Gameworks, “etichetta” usata per lo sviluppo giochi dal noto youtuber Aestethic Gamer (potete vedere i suoi gameplay sul tubo cliccando QUI).

red hazeRed Haze ci mette nei panni di Rockette, una fattona depressa (oggi niente giri di parole) la cui avventura inizia in un momento alquanto critico per tutti gli utilizzatori di stupefacenti: la mancanza di stupefacenti. Dalle tetre e degradate sale di un appartamentaccio di un quartieraccio, la protagonista inizierà la propria avventura mettendosi alla ricerca della mediamente misteriosa Auntie G, spacciatrice probabilmente stronza (anche oltre gli standard di questo poco stimato mestiere). Inutile a dirsi che questa passeggiata da uno slum all’altro si rivelerà tutt’altro che semplice, finendo per trasformarsi presto – e per “presto” intendiamo dopo aver esaminato il primo oggetto a 3cm dalla protagonista – in un trip non solo metaforicamente acido tra depressione, degrado, mostri e assassini di genere.

Drrrrroga e degrrrrrrrado

Sotto il profilo del gameplay, Red Haze offre un format consolidato per il genere horror realizzato in RPG Maker: si esplora, si cercano oggetti (chiavi e dintorni) e si cerca di procedere tra una porta chiusa e un enigma più o meno delirante. Come di consueto, anche in Red Haze dovremo affrontare fasi di dribbling del(i) killer di turno, cosa resa più mortifera della norma grazie all’implementred hazeazione di un limite a quanto potremo correre. A tal proposito, segnaliamo subito l’interessante gestione della “resistenza”: non avremo alcuna barra a vista che si svuota, ma dovremo regolarci in base al fiato asmatico della protagonista. Figo di default, molto meno bello se per un qualsiasi motivo siamo costretti a giocare senza audio (o se abbiamo le cuffie scragnate).

Come accade nel brevissimo Hello? Hell…o, anche in Red Haze avremo un cospicuo numero di finali, molti di essi sbloccabili solo dopo aver finito il gioco una o più volte – rullo di tamburi, gli endings disponibili saranno in tutto più di 20, identificati con le lettere dell’alfabeto come accadeva nei forbiciosi tempi di Clock Tower. Il cuore del gioco sta proprio nella rigiocabilità compulsiva, con ogni playthrough pronto a mostrarci nuovi dettagli e più o meno piccoli cambiamenti nell’esperienza di gioco. Come intuibile, questo sistema ha i suoi pregi e difetti: se da un lato sclerare sui più o meno piccoli dettagli che cambiano a seconda di quel che facciamo, oggettivamente il rifare sempre le stesse cose negli stessi ambienti può portare al brasamento dei cosiddetti in un tempo limitato.

A prescindere dall’uso di elementi più o meno consolidati del genere, le partite a Red Haze sono piacevolmenred hazete – se siete amanti dell’horror! – caratterizzate da una tensione continua e pensate, che scaturisce inizialmente da un cupo degrado urbano che continua in un crescendo di delirio, un delirio che oscilla tra il reale e il (potenzialmente?) sovrannaturale. Si rimane, potremmo dire, “piacevolmente confusi” da quello che accade in Red Haze, tanto dall’atmosfera quanto da una lunga serie di tocchi WTF di classe, siano essi sottoforma di messaggi criptici o di accadimenti che oltrepassano il filo della logica.

Alla fine della fiera, tra pregi e difetti, ci sentiamo di dire che Red Haze sia un prodotto molto interessante: la sua forza è nell’essere disturbante grazie e dialoghi e atmosfera generale, senza usare scherzetti trash da quattro soldi che caratterizzano molti prodotti-pattumiera dell’orrore contemporaneo. E’ un peccato che il gioco perda un po’ sotto il profilo tecnico ma, complice anche il prezzo più che invitante, è un acquisto consigliato per i fan del genere.

Fatti e strafatti

Graficamente parlando, il gioco setta nuovi standard di “brutto”. Pur apprezzando il fatto che il l’autore non abbia utilizzato red hazeassets riciclati, vediamo che il look di personaggi e ambienti oscilla tra la cupa tristezza e la tetra schifezza: ben consci del fatto che si voglia veicolare un senso di desolazione, tristezza etc. etc. le pupille sono oggettivamente offese da quanto ci viene mostrato. Sono invece migliori i disegni “full screen” legati ai finali o scene di dialogo peculiari. Altro pro “di fino” riguardo l’uso di ombre dinamiche rispetto a fonti di luce – una piccola implementazione che però colpisce visti i valori di produzione del gioco.

Giù il cappello invece per la gestione del comparto audio: già munire il gioco di doppiaggio per svariate sezioni è un notevole punto a favore, e in particolare la cura nella gestione degli effetti sonori è davvero notevole.

Il sistema di controllo non soddisfa al massimo: risulta chiaro dopo i primi passi che la protagonista si muove di “casella in casella”, con un’animazione lenta e ingessata a vedersi e giocarsi. Allo stesso modo, l’uso della funzione di sprint sembra un po’ incriccato.

Valutazione

Grafica 39%
Sonoro 82%
Giocabilità 67%
Carisma 85%
Longevità 78%
Final Thoughts

Red Haze è un horror clamorosamente brutto a vedersi che cerca non solo di spaventare, ma anche di far riflettere sulle condizioni di chi piomba nel tunnel della droga e del degrado sociale. Obiettivi più o meno lodevoli a parte, è un prodotto molto interessante che riesce a trasmettere bene sensazioni di ansia e timore senza ricorrere a jumpscare e "trucchetti" più o meno zuzzusi, posto che vi piaccia l'horror psicologico-delirante.

Overall Score 70%
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