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Revenant Saga – Recensione


Exe-Create

Sviluppatore

Kemco

Publisher

Gioco di ruolo

Genere

La Kemco torna a intrattenerci con un porting di gdr formato mobile, ma stavolta siamo nei patinati (più o meno) mondi PC e delle console Sony – è il turno di Revenant Saga, nuovo gioco di ruolo di stampo classico che cerca di…di essere un jrpg classico. Trailer:

Il fascino discreto della pandemia

In Revenant Saga vestiremo i panni di Albert, giovinotto rimasto orfano a causa di una fastidiosissima epidemia che sta decimando cose e persone (soprattuto persone, in verità). In cerca di una cura per i familiari dell’amica d’infanzia Anna, il nostro eroe accetterà l’offerta di un misterioso medico (il Dr. Moreau, come quello dell’Isola omonima) curante che fa i suoi esperimenti in un laboratorio altrettanto misterioso nascosto alla civiltà. Manco a dirsi, tutto andrà clamorosamente a schifio, lasciando il povero Albert in una condizione fisica quantomeno particolare, ma con qualche potere speciale in più. Dopo un timeskip di due anni, seguiremo le avventure del buon Albert ormai ramingo per il globo a cercare vendetta contro il finto revenant sagaguaritore di cui sopra – il tutto in un mondo costantemente minacciato dall’ascesa dei revenant (sì, quelli del titolo) sorta di ibrido demoni/nonmorti che vanno in giro a sfasciare la gente per sport. Le tematiche presentate sin dall’inizio ci fanno capire di essere davanti a un prodotto molto “tipico” per il genere ma, allo stesso tempo, bastano poche battute per vedere come ci si trovi davanti a una storia narrata attraverso personaggi e situazioni che riescono a rendersi sufficientemente interessanti e originali per tutto l’andazzo della trama.

Ruolando in media

Il gameplay di Revenant Saga è molto vicino a quello “medio” dei jrpg di stampo classico e/o prodotti sulla falsariga di quelli classici. Abbiamo un party che potrà contare fino a 4 membri e si affronteranno combattimenti a turni, con meccaniche di livellaggio piuttosto standard e una personalizzazione dell’equipaggiamento su 4 elementi – arma, armaturrevenant sagaa e due slot per varie ed eventuali. A pepare le lotte vi è la possibilità di trasformare i membri del party in personaggi più fighi, a mo’ di versione manesca di Yu-gi-Oh (di sicuro c’era una similitudine migliore, ma accontentatevi): il pompamento darà statistiche migliori ma impedirà il recupero di HP in qualsiasi modo – e in più, rimanere a lungo in versione transformed rischierà di rincoglionire il personaggio di turno, finendo per farlo agire in maniera casuale dopo tot turni. A condiere il tutto vi sono ovviamente le skill/incantesimi attivabili spendendo SP, per un effetto finale di combattimenti piacevoli senza eccessi di tatticismi.

L’azione si divide come da copione tra città “sicure” esplorabili per acquistare oggetti utili e per capire dove andare successivamente; città e dungeon sono collegati da una world map alquanto lineare, ci sono i tipici attacchi casuali – fortuntamente meno ossessivi rispetto ad altri titoli Kemco. L’interattività non è proprio al top, dandoci l’impressione che ci sia ancora un po’ meno da “toccare “rispetto ad altri titoli della stessa casa – buona invece la presenza di vari npc con cui dire cose più o meno a cacchio.

A conti fatti, giocare a Revenant Saga dà un piacevole sensazione di déjà vu, un che di ludicamente rassicurante che ci porta a vagare con meccaniche già note in un mondo abbastanza originale. Il gameplay si rivela piuttosto semplice, quasi un accompagnamento allo storia che si vuole raccontare: le origini “cellulari” sono forse più palesi che in altri titoli, ma il gioco rivela sorprendentemente piacevole proprio per la gestione della trama e delle interazioni tra i personaggi.

Solite note tecniche

Sotto il profilo tecnico, Revenant Saga fa un principale passo avanti rispetto a molti suoi colleghi, con l’aggiunta di combattimenti visualizzati in 3D – non proprio il miglior 3D sulla piazza, ma almeno si apprezza la buona volontà. In media, la revenant sagagrafica risulta in pari con gli standard RPG Maker, con qualche alto (i ritratti dei personaggi, molto ben fatti) e qualche basso. Salta all’occhio la generale tonalità pastellosa dei colori, specie nei fondali.

Buono il sonoro: molto rpg vintage, riesce a far breccia sia per musiche che per effetti. I vari motivi che accompagneranno la storia riescono a rivelarsi quasi sempre azzeccati, strappando quel tipico mezzo sorriso di quando ci si aspetta una certa cosa – del tipo “ah, ecco la musichetta da dungeon” eccetera eccetera.

Il sistema di controllo si rivela sufficientemente funzionale, complice il fatto che non è che ci sia tanto da sbagliare. Di contro, l’ibrido tastiera-mouse scelto per la versione PC si rivela un peletto pasticcione.

Valutazione

Grafica 63%
Sonoro 73%
Giocabilità 69%
Carisma 78%
Longevità 78%
Final Thoughts

Revenant Saga è un altro interessante titolo Kemco, che forse più di altri fa trapelare il lato meno bello delle sue origini mobile. Tecnologia a parte, il gioco offre comunque una discreta esperienza ruolistica "base", riuscendo a riprendersi grazie a un buon comparto storia/personaggi che spinge a continuare fino alle battute finali.

Overall Score 72%
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