Rising Storm 2: Vietnam PC, Recensione

Rising Storm 2: Vietnam – Recensione: Nella giungla è meglio correre?


Tripwire Interactive

Sviluppatore

Tripwire Interactive

Publisher

FPS

Genere

La guerra del Vietnam e tutto il suo orrore ci sono stati raccontati dalle opere di famosi registi come Kubrik, Stone, Coppola. Tutti i loro film sono riusciti a trasmettere il senso di claustrofobia che dava muoversi per le giungle del Vietnam o, peggio ancora, nei tunnel scavati dai Vietcong. Nel media videoludico ci sono ben pochi giochi che sono riusciti a restituire quelle sensazioni e il cosa voglia dire combattere in una zona di guerra dove individuare il nemico è la cosa più ardua dello scontro. Quello che più ci è riuscito è sicuramente Vietcong, realizzato da Pterodon e Illusion Softworks… fino ad oggi. Perchè signori, Rising Storm 2: Vietnam, di Tripwire Interactive, vi farà sentire tutta l’apprensione di trovarvi in un luogo dove dietro ogni albero o cespuglio può esserci un nemico pronto a farvi saltare le cervella.

Good Morning, Vietnam

Rising Storm 2: Vietnam

L’HUD di gioco è ridotto all’osso. Individuare i nemici non è per nulla semplice.

Le vostre prime partite saranno un inferno. Su questo non ci sono dubbi.  Il gioco vi rende chiaro fin da subito che dovete raggiungere e conquistare dei punti sulla mappa e che ci sarà qualcuno lì ad impedirvelo, ma non avete idea di come muovervi.  L’HUD è ridotto al minimo e a indicarvi la direzione c’è solo una sorta di bussola posta in alto sullo schermo. Inizialmente provate a buttarvi, a correre verso il punto, ma una raffica di mitra o un colpo preciso di fucile giunti da chissà dove, vi fanno finire con la faccia sul terreno a morire in una pozza del vostro stesso sangue.  Allora cominciate a capire. Siete fragili in questo gioco. Non siete un ultramarine pronto a massacrare orde di nemici con le sue pistole laser: siete un soldato come tanti altri che anche un sol proiettile può uccidere in un istante. Quindi dovete imparare a muovervi, a capire dove si trova il nemico e porca puttana dovete sparargli per primi. Così iniziate ad alternare scatti a corse da accucciato per schivare le pallottole nemiche, sfruttate i ripari e l’aiuto che possono darvi quando li usate come appoggio per la vostra arma. Non vi buttate più in faccia al nemico: cercate di aggirarlo, prenderlo di sorpresa, o pazientemente aspettate che sia lui a far fuoco per primo, tradendo così la sua posizione. Anche così però non è per niente facile. Il nemico è acquattato, o si sposta per cercare di prendervi in contropiede. Quando lo vedete e provate a sparargli il non avete alcun mirino ad aiutarvi. Dovete fare affidamento solo sugli organi di mira della vostra arma. Qualcuno apre il fuoco nella vostra direzione per impedirvi di muovervi: un effetto blur sfoca tutto lo schermo e sparare diventa impossibile.  Ma non potete stare fermi. Ormai il nemico vi ha visto ed è solo questione di tempo prima che una granata vi raggiunga o qualcuno vi arrivi a prendere alle spalle.  Dovete muovervi.

Rising Storm 2: Vietnam

Il gioco non ci risparmia i dettagli truculenti della guerra, senza mai scivolare nello splatter.

Ecco la granata. Sentite il suo sordo impatto col terreno. Aspettate l’esplosione, sperando di trovarvi abbastanza distanti da essa, perché nessun indicatore vi dirà dove è caduta.  L’esplosione però non arriva. E’ una granata fumogena, lanciata da un vostro compagno di squadra. Vedete il fumo alzarsi e decidete di scattare fuori dal vostro nascondiglio, ma è troppo presto! Il fumo non si è ancora alzato a dovere e il nemico ha ancora visuale su di voi. Le detonazioni degli spari squassano l’aria e voi cadete a terra morti. Ma la battaglia è appena cominciata. Sia il vostro team che quello avversario hanno ancora un sacco di ticket e quindi ancora una moltitudine di respawn che dovrete sfruttare per difendere/attaccare i punti sulla mappa.  Ecco dunque che tornate sul campo di battaglia determinati a restare vivi più a lungo questa volta e beccare qualche nemico, per riuscire a far avanzare la vostra squadra.

Ma come intendete farlo?

Questo è il mio fucile!

Rising Storm 2: Vietnam

A volte non c’è tempo per ricaricare. Estrarre la pistola al momento giusto potrebbe fare la differenza fra la vita e la morte.

In Rising Storm 2 sono presenti varie classi. Ci sono i classici soldati di fanteria che costituiscono la spina dorsale della squadra, armati con fucili d’assalto e granate e poi varie classi a slot chiuso “specializzate” in compiti particolari e quindi dotate di equipaggiamenti speciali che variano in base alla fazione scelta. Ecco ad esempio che il Cecchino americano utilizza un M14, mentre il Tiratore Scelto Vietnamita utilizza un Mosing Nagant. I Vietnamiti possono contare su un’unità dotata di RPG, mentre gli Americani di un Granatiere dotato di M79. Queste differenze non si limitano semplicemente alle dotazioni dei soldati, ma anche ad altri elementi di gameplay che si basano su strategie realmente utilizzate dai due schieramenti. Ad esempio gli Americani possono far affidamento su elicotteri (guidati dai giocatori) per trasportare le truppe in vari punti della mappa, mentre i capisquadra Vietnamiti possono “aprire” dei tunnel che fungono da punto di respawn per la squadra. L’approccio alla partita cambia dunque radicalmente in base al vostro schieramento ed equipaggiamento.

Difficilmente vi metterete a sparare contro i nemici che corrono allo scoperto in una risaia se in mano avete un fucile a pompa. Se volete essere efficienti con quel tipo di arma dovrete specializzarvi negli aggiramenti e nel sfruttare l’ambiente per tendere agguati ai nemici che si spostano. Uno scout ben posizionato può difatti massacrare facilmente un’intera squadra attaccandola di sorpresa. A differenza di tanti sparatutto dunque in Rising Storm 2 la differenza la fanno il conoscere le proprie armi, sapersi posizionare sulla mappa in maniera strategica e…

Il soldato Joker è promosso a caposquadra

Rising Storm 2: Vietnam

Un compagno di squadra ci fornisce del fuoco di copertura mentre bendiamo le nostre ferite. Bendarvi è l’unico modo di sopravvivere se subite una ferita non letale.

… cooperare. Non collaborare con i propri compagni significa quasi certamente la sconfitta. Sebbene le mappe siano molto grandi e lascino grande libertà di spostamento, favorendo così le azioni individuali, avrete pochissime chance di vittoria contro un team che fa del gioco di squadra. Questo è vero in tanti FPS, ma la natura estremamente realistica di questo gioco lo rende un elemento fondamentale di ogni partita. Fulcro di tutto è il Comandante: un giocatore che come voi si trova sul campo di battaglia, ma ha la possibilità di usare degli apparecchi radio sparsi sulla mappa e le radio trasportate dai giocatori di classe Radioman, per compiere azioni speciali come richiamare un fuoco di artiglieria su una determinata posizione o del fuoco antiaereo per abbattere i velivoli avversari. Il Comandante deve quindi cercare di coordinare le azioni di tutti gli altri giocatori, ordinandogli ad esempio di attaccare un punto piuttosto che un altro o segnalando la presenza di nemici in una zona. Sembra fantascienza vedere 31 giocatori che ne ascoltano uno solo eh? Ma vi assicuro che succede, proprio per la natura del gameplay.

Distribuire abilità ed equipaggiamenti particolari ad un numero ristretto di giocatori costringe infatti l’intero team a collaborare per trarre il massimo vantaggio dalle azioni di ognuno.  Le azioni individuali possono dare sì, molte soddisfazioni, ma è cooperando che si apprezza veramente Rising Storm 2. Vedere che i propri compagni sfruttano il fuoco di copertura che gli fornite per avanzare, gratifica, anche se con quella raffica non uccidete nessuno.  Il vostro contributo alla partita potrebbe essere cruciale anche senza uccidere nemmeno un nemico.  Fondamentalmente il pregio maggiore del gioco è quello di farvi sentire parte di uno scontro che va al di là delle vostre singole capacità e dove siete solamente un semplice soldato che cerca di fare il suo sporco lavoro.

Una faccia da guerra

Rising Storm 2: Vietnam

Le esplosioni sono altamente spettacolari, ma senza risultare mai “cafone”. Il realismo non passa mai in secondo piano.

Tecnicamente il gioco è ben lontano da essere eccellente. I modelli dei personaggi ad esempio sono alquanto scarsi in quanto a poligoni e legnosi nei movimenti. Non parliamo del sistema di movimento in sé, che punta volutamente su movimenti impacciati per aumentare il realismo, ma proprio delle animazioni, che fan sembrare tutti i personaggi degli uomini dalle articolazioni a scatto. Una certa arretratezza del motore grafico si nota anche nell’eccessiva squadratura di alcuni edifici e nella qualità altalenante delle texture, ma nel complesso si può dire che la cura posta nel ricreare l’ambientazione del Vietnam sia la cosa migliore dell’intero bagaglio tecnico. Il fogliame è estremamente curato e ha abbastanza “consistenza” da far sì che a volte si sbuchi di fronte ad un nemico di cui assolutamente non ci si era avveduti o si spari per errore ad un compagno. I tantissimi elementi presenti su mappa, come alberi, rocce, cespugli, tronchi abbattuti contribuiscono a ricreare perfettamente il caos della giungla e, come effettivamente accadde durante la guerra, non è raro che questo causi incidenti di fuoco amico. Potrete riconoscere un giocatore inesperto dal fatto che ammazza un sacco di compagni: gli indicatori con i nomi dei giocatori sono visibili solo a cortissima distanza e quindi bisogna basarsi su cose come il colore dell’elmetto o dettagli dell’uniforme per distinguere gli amici dai nemici, cosa che un “niubbo” non è in grado di fare da subito.

Il level design è superbo e permette di attaccare/difendere svariate zone utilizzando tattiche diverse: il solo limite sono le capacità tattiche vostre e dei vostri compagni.

Esplosioni e fiammate sono accompagnate da effetti non stupefacenti, ma che le rendono comunque parecchio spettacolari, soprattutto per quanti riguarda il fuoco d’artiglieria. Impeccabile invece il reparto sonoro che contribuisce a rendere ancora più profonda l’immersività dell’azione: nei momenti di calma potrete sentire i suoni della foresta o dei colpi in lontananza e quando invece vi ritrovate nel vivo dell’azione siete aggrediti da una sinfonia di spari, urla, detonazioni impressionanti. Ottime le musiche, che si rifanno tutte al sound tipico del rock in voga negli anni ’60.

Mi riservo solo una critica per quanto riguarda i dialoghi botta e risposta dei soldati, tipici degli FPS; molto stereotipati e privi di personalità.

 

 

Grafica 80%
Sonoro 90%
Giocabilità 90%
Carisma 90%
Longevità 100%
Final Thoughts

Rising Storm 2: Vietnam fornisce un esempio perfetto di gioco dal gameplay asimmetrico perfettamente bilanciato. I tantissimi approcci utilizzabili nelle cattura dei punti strategici delle mappe fanno sì che ogni partita sia una storia a sé, dove voi potete dare il vostro contributo, ma consapevoli che per vincere dovrete collaborare con i compagni. Il suo realismo potrebbe scoraggiare i meno avvezzi agli FPS, ma per chi ama questo genere o per chi vuole provare un'esperienza completamente diversa dai soliti Battlefield e Call of Duty, questo gioco è una manna dal cielo. Era ora che uscisse un altro sparatutto degno di questo nome ambientato nel Vietnam. Ottimo lavoro, Tripwire!

Overall Score 90%
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