Shenmue Genere, PC, PS4, Recensione, Xbox One

Shenmue I & II – Recensione: Un’esperienza per chi ama i videogiochi


 

D3T

Sviluppatore

SEGA

Publisher

FREE

Genere

Shenmue.

Un nome in cui chiunque si possa definire un cultore del mondo dei videogiochi, prima o poi si è imbattuto. Qui difatti stiamo parlando non di un videogioco qualsiasi cari lettori e care lettrici. Stiamo parlando di una leggenda.

A introduzione di questa recensione non posso che scrivere un paragrafo cercando di spiegarvi cosa è stato Shenmue per questa industria e perché quando durante l’E3 del 2015 un uomo chiamato Yu Suzuki comparve ad annunciare il kickstarter di Shenmue III, molti impazzirono e la suddetta campagna kickstarter riuscì ad accumulare 2 milioni di dollari in meno di 8 ore.

C’era una volta il 1999…

Nato come gioco che avrebbe dovuto “vendere” il Dreamcast, Shenmue fu all’epoca della sua produzione il gioco più costoso di tutti i tempi: costò a SEGA una cifra pari a quasi 70 milioni di dollari. Cifre del genere non erano comuni all’epoca nel mondo dei videogiochi. Il suo costo esorbitante fu dovuto all’enorme lavoro che ci fu dietro alla sua produzione che tenne occupato un team di oltre 300 persone per 3 anni. A capo del progetto c’era Yu Suzuki, game designer alle dipendenze di SEGA, già ideatore fra gli altri di Virtua Racing e Virtua Fighter, che seppe intuire le potenzialità della computer grafica 3D, contribuendo con i suoi titoli a renderla terreno fertile per lo sviluppo di videogiochi.

Una maestosta Limited Edition giappoense del gioco originale, con tutti i suoi 4 CD.

Inizialmente Shenmue sarebbe dovuto essere un RPG ambientato nell’universo narrativo della serie Virtua Fighter con protagonista Akira Yui, dal titolo: Virtua Fighter RPG: Akira’s Story. Non a caso il protagonista di Shenume Ryo Hazuki, presenta una certa somiglianza con Akira. Poi però il progetto si trasformò in qualcosa di completamente diverso. Suzuki-sensei voleva creare un’esperienza di gioco nuova, qualcosa che potesse immergere il giocatore in un mondo realistico e pulsante di vita, mescolando elementi di vari generi videoludici diversi. Fu così che la sua visione di questo “genere ibrido” prese il nome di “FREE”, “Full Reactive Eyes Entertainment”, di cui Shenmue e il suo seguito del 2001, sarebbero stati i primi ed unici esponenti. Infatti, nonostante delle vendite più che buone, i titanici costi di produzione del primo capitolo non permisero a SEGA di rientrare con le spese, segnando la chiusura del franchise e, a detta di molti, anche la definitiva uscita dell’azienda giapponese dal mondo della produzione di console. Ironicamente, il gioco che avrebbe dovuto aiutare il Dreamcast a vendere, contribuì a segnarne la fine. Fu così che Suzuki si trovò impossibilitato a continuare la sua saga e dovette ripiegare su altri giochi. Ma i concetti che stavano dietro al suo “FREE”, non morirono con Shenmue. Senza saperlo, Suzuki aveva creato le basi che avrebbero dato vita alla struttura degli open world moderni.

Shenmue non sparì nemmeno dai cuori dei giocatori. Chi ebbe la fortuna di giocarlo nell’anno in cui uscì, in quell’ormai lontano 1999, non dimenticò l’impatto con questo gigante. Shenmue era qualcosa di mai visto. E non parlo solo della sua grafica, lodata all’epoca come una delle più realistiche mai viste, ma di tutto ciò che lo componeva. Il gameplay, la mappa, lo storytelling. In tutti questi campi Shenmue seppe introdurre delle innovazioni che aprirono gli occhi a molti sviluppatori e che finirono con l’influenzare profondamente il mondo dei videogiochi per sempre. Shenmue proponeva un “mondo aperto”, ovvero una mappa completamente (o quasi) esplorabile, fatta di location in cui il giocatore poteva muoversi liberamente o con vincoli minimi. L’ambientazione era Yokosuka, una piccola cittadina giapponese che venne ricostruita in maniera minuziosa e popolata da centinaia di NPC, tutti diversi per aspetto e con una propria routine giornaliera. Fu difatti introdotto un sistema giorno/notte, completo anche di condizioni climatiche (regolate da un algoritmo apposito che utilizzava i dati delle reali condizioni meteo di Yokosuka del 1986), che determinava cambiamenti in tempo reale sulle location e le attività degli NPC in base alle ore del giorno. Vedere personaggi  giocanti che vanno in giro, frequentano determinati locali, aprono e chiudono i negozi in cui lavorano, tornano a casa per godersi una notte di meritato riposo; questa è una cosa a cui oggi siamo “abituati”, ma che era ancora considerato “innovativo” fino al decennio scorso. Ricordo ancora le bocche aperte (compresa la mia) di fronte ai personaggi di TES IV: Oblivion che se ne andavano a zonzo per la città Imperiale… eppure gli abitanti di Yokosuka l’avevano già fatto prima di loro! Shenmue contribuì inoltre a diffondere i “QTE”, i “Quick Time Event”, e a dimostrare che l’unione di più generi, completamente diversi fra loro, era possibile. La varietà del gameplay fu infatti uno dei punti di forza di Shenmue, che contribui anche a donargli quell’aria di realismo che mai si era respirata in un videogioco.

Shenmue Yu Suzuki

Suzuki-sensei ci invita a prendere il mano il destino della serie Shenmue (E3 2015)

E poi nel 2015 Yu Suzuki compare di nuovo e ci dice che il destine di Shenmue è nelle nostre mani. Capite ora? Capite perché quella campagna kickstarter fece così tanti soldi in pochissimo tempo? E ora sappiamo anche quando arriverà questo terzo capitolo: il 29 Agosto 2019. Meno di un anno.

Bene. Direi che ora possiamo dire basta con la lezione di storia e andare ad analizzare Shenmue I & II per quello che è, e cioè una remaster di un gioco che ha fatto la storia, ma che ha la veneranda età di 18 anni. La domanda che mi sono posto giocandoci è stata: “Oltre al suo “valore storico”, Shenmue ha ancora qualcosa da offrire ai giocatori di oggi?” La risposta che mi sono dato è: inequivocabilmente, sì. Di seguito provo a spiegarvi perché.


On the road

Shenmue Ryo

Il protagonista assoluto della serie: il giovane Ryo Hazuki.

Shenmue propone una trama che più classica non si può: Ryo Hazuki, giovane ragazzo giapponese, deve vendicare la morte del proprio padre. Ryo l’ha visto morire proprio sotto i suoi occhi per mano di un misterioso uomo cinese di nome Lan Di. Ma perché Lan Di si è macchiato di questo omicidio? Il motivo sta nel rifiuto del padre di Ryo di consegnargli un misterioso ” specchio” custodito dalla famiglia Hazuki e di cui Ryo ignorava completamente l’esistenza. Sconvolto dalla morte del padre e ansioso di vendicarne la morte, il giovane inizia dunque ad investigare sperando di scoprire chi sia in realtà Lan Di e quali fossero i legami con suo padre. Ryo inizierà così un viaggio che lo porterà fino ad Hong Kong e a scoprire segreti legati al mondo delle arti marziali, alla criminalità organizzata cinese e a misteriosi antichi artefatti.

Shenmue

La mappa in cui Ryo si muove è popolata da numerosi NPC. Tutti hanno un proprio stile e personalità.

Insomma, la classica storia di avventura verrebbe da pensare, ed infatti è proprio questo che sono i due Shenmue è: un’avventura dal sapore on the road ambientata fra Cina e Giappone. Della saga di Shenmue però non contano tanto i fatti, anche se, attenzione, i colpi di scena non si sprecano (soprattutto in Shenmue II), ma molto più importante è il come questi fatti vengono raccontati  e di conseguenza vissuti da chi gioca. Dopo il filmato iniziale il gioco inizia e ci si ritrova a controllare Ryo con la possibilità di farlo muovere liberamente in svariate ambientazioni. E qui fin da subito si nota che c’è qualcosa di strano, che non si è di fronte ad un videogioco come gli altri. C’è difatti qualcosa che manca: uno scopo preciso. Nessuna frase che definisca un obiettivo chiaro tipo “APRI LA PORTA ED ESCI”, nessuna mappa mostri dove dove dirigersi, o indicatori su schermo che indichino una direzione. Anzi, l’HUD  è ridotto al minimo, essendo composto solo da qualche icona sparsa sul lato destro dello schermo. Il giocatore ha solo un taccuino dove Ryo annota quello che gli capita e un orologio a  sua disposizione. Quindi come capire cosa fare? Basta prestare attenzione al mondo di gioco e i personaggi in esso presenti: sono le interazioni con questi due elementi del gioco che fanno capire al giocatore come proseguire. Anche oggi, la sensazione che si prova immediatamente è quella di trovarsi immersi in un mondo vivo, sebben con tutti i limiti tecnici del 1999.

Shenmue

Il cast di personaggi di Shenmue è molto variegato. Fra questi figura anche questa misteriosa veggente che svolge un ruolo molto particolare all’interno del primo capitolo. Molto particolare.

Come detto sopra, i personaggi hanno una loro routine, compiono azioni come bere, mangiare, chiacchierare fra loro, giocare al biliardo, e Ryo può interagire con tutti loro, finendo coinvolto in situazioni che potrebbero aiutarlo a proseguire nella sua ricerca di Lan Di, oppure rivelarsi totalmente scollegate. Un esempio? Esplorando uno delle zone che compongono la mappa del primo gioco Ryo si può imbattere in una signora anziana: la vecchina chiede al giovane se per caso può aiutarla a trovare la casa della signora Yamamoto, che dovrebbe essere lì nel quartiere. A quel punto il giocatore può decidere se aiutare la vecchietta, cercando casa per casa quella che abbia fuori il nome Yamamoto, o usando un altro metodo che non vi rivelo, o ignorarla completamente. Aiutarla o meno causerà dei piccoli cambiamenti nel vostro peregrinare per la cittadina di Yokosuka, ma non pregiudicherà in nessun modo l’avanzare della storia che evolverà intorno alle vostre azioni. E per avanzare della storia intendo proprio, l’avanzare della storia e basta. Nessuno dei due giochi ha finali multipli, l’esito delle vostre azioni porterà sempre e solo ad un unico finale: sarà solo il come ad essere diverso. La bellezza di questo sistema che permette di avanzare solo tramite le interazioni con gli NPC, risiede nel tocco di realismo che questo dona alla storia. I dialoghi inoltre sono il perlopiù delle volte molto interessanti, sia perché svelano retroscena della vita dei personaggi, principali e non, sia perché contengono un sacco di riferimenti alla cultura e alla società del Giappone e della Cina della seconda metà degli anni ’80. La cura riservata all’aspetto narrativo unito a delle ambientazioni ricche di dettagli, che non sfigurano vicino a quelle di molte produzioni odierne, e ad il sistema giorno/notte che coinvolge l’intera ambientazione (con negozi che aprono e chiudono, lampioni e insegne che si accendono al calar della sera) donano a Shenmue un’atmosfera immersiva e “magica”, che cattura fin da subito e ancora oggi mantiene intatto tutto il suo fascino nonostante l’età del comparto tecnico.

Un gioco dalle tante facce

Shenmue fight

I combattimenti possono avvenire in QTE o possono essere affidati al sistema “picchiaduro” Free Battle in cui bisogna schivare, colpire e fare tutto quello che si deve fare generalmente in un gioco di lotta.

Ma investigare ed esplorare non sono le uniche cose che da fare. Suzuki-sensei voleva unire generi diversi in un unico gioco e pensò di farlo inserendo svariati momenti in cui il gameplay si distaccava dal suo nucleo “esplorativo-investigativo” per sconfinare in cose completamente diverse. Come sezioni picchiaduro ad esempio. E giustamente, essendo Ryo un esperto di arti marziali, Suzuki-sensei deve aver pensato che sarebbe stato un peccato non permettere ai giocatori di massacrare a colpi di cazzotti e calci i malintenzionati di turno. Ecco quindi che in determinate situazioni ci ritroviamo a dover combattere proprio come in un picchiaduro, facendo affidamento su un parco mosse consultabile nel menù di gioco e che è possibile espandere in vari modi. Perché non inserire anche le sezioni Quick Time Event, per cogliere il giocatore di sorpresa durante dei dialoghi? Perché non dar anche la possibilità di passare continuamente ad una visuale in prima persona “stile avventura grafica” che va utilizzata per comprare oggetti nei negozi o interagire con determinati elementi dell’ambientazione? E ti par giusto non metterci anche delle sessioni di guida in cui bisogna gareggiare utilizzando dei carrelli elevatori, facendo slalom tra i container del porto? Che dire poi della possibilità di poter giocare a svariati minigiochi totalmente opzionali come le freccette o di poter giocare a dei classici di SEGA presenti in formato completo all’interno di una sala giochi? Massì! Mettamoli! Che al giocatore deve sembrare di stare a vivere un’altra vita in un mondo vero! Mica dobbiamo fare soldi noi con questa roba! Dobbiamo far vivere al giocatore un’esperienza mai vista! Un qualcosa che dovrà esplorare a fondo con volontà e dedizione per poter vedere nel suo vero aspetto. Lo sviluppo di videogiochi di una volta ragazzi. Quando dare attività secondarie al giocatore era per farlo immergere ancora di più nel mondo di gioco e non per riempire mappe vuote e senz’anima. Quando ancora si sviluppava con passione, e non solo per soldi molto spesso oggi capita. Sigh…

Meglio un diamante con un difetto che un sasso perfetto.

Shenmue II

Il viaggio di Ryo lo porterà nei luoghi più disparati.

Ok, fino adesso l’ho solamente lodato, ma Shenmue non ha solo pregi. Ha anche un grosso difetto, legato ma alla sua struttura di gioco. O meglio, ha una cosa che molti, giocandolo hanno percepito come un “difetto”. La mia opinione è diversa, e ve la esprimo fra poco. Il difetto in questione è il fatto che l’azione sia legata soprattutto ai dialoghi e a certe attività da svolgere solo in determinate ore del giorno, causa la routine dei personaggi da rispettare, che fa sì che il ritmo della trama scorra in modo piuttosto lento. Il problema si nota soprattutto nel primo capitolo dove è impossibile far scorrere il tempo più velocemente, cosa che costringe ad attendere il giorno successivo nel caso non si sia riusciti a compiere un’azione entro una determinata ora. La cosa è invece possibile in Shenmue II, la cui trama comunque già di base è decisamente più avvincente di quella del suo predecessore. Shenmue 2 difatti propone tutti gli elementi visti sopra, ma con svariate aggiunte che mirano a rendere il giocatore più attivo nell’azione; i QTE sono molto più presenti, così come i combattimenti. A migliorare è tutto: la grandezza della mappa, la quantità di NPC su schermo, la grafica. Anche la trama, che prende toni decisamente più epici e offre un cast di personaggi maggiore e più interessante. Shenmue II si potrebbe prendere ad esempio come “il modo giusto di fare un sequel”, visto che è altro non è che il primo, migliorato sotto ogni suo aspetto, ma capace anche di osare con atmosfere e ambientazioni diverse che gli donano un fascino più “esotico”. Nonostante questo però anche Shenmue II ha un ritmo decisamente “atipico”, che forse potrebbe scoraggiare il giocatore meno volenteroso. L’unico consiglio che sento di darvi è di lasciarvi “catturare” da Shenmue. Non pensatelo come un gioco che va preso e finito in tutta furia per passare alla nuova uscita del momento. I Shenmue vanno, vissuti, assaporati, facendosi trascinare dal loro ritmo, e non cercando di forzarlo. So che sembra un’affermazione paradossale, visto che sono giochi che si basano sulla libertà di esplorare e interagire con il mondo di gioco, ma è così: Shenmue vi fa entrare in mondo con le sue regole e i suoi ritmi. O li accettate, o non riuscirete mai a vederne la vera bellezza. Provateci. Ad aiutarvi c’è anche una colonna sonora fra le più belle mai composte per un videogame. Il tema principale è semplicemente qualcosa di magnifico.

Sul perché Shenmue abbia ancora qualcosa da offrire ai giocatori di oggi non ho altro da aggiungere. Ora però ho qualcosina da dire sul questa operazione di remaster.

Il lato brutto dello specchio

Shenmue Nozomi

Mi dispiace dolce Nozomi, niente model nuovo per te.

Questa remaster. Già, questa remaster… la si può chiamare una remaster? Non lo so. Ho qualche dubbio. Infondo tutto quello che è stato fatto è stato aumentare la risoluzione e praticamente niente altro. Nessun miglioramento grafico. Nessun svecchiamento del sistema di movimento, componente quest’ultima che sicuramente è quella invecchiata peggio di tutto il resto. Muovere Ryo in tutta la sua legnosità fa ripiombare decisamente negli anni ’90 eccome. Ma vabbé, forse si potrebbe obiettare che il sistema di movimento fa parte dell’esperienza originale e quindi che sia giusto averla lasciata “dura e cruda” com’era. Ma la grafica? Qualche miglioramento qua e là, ok, tipo l’indicatore dell’orologio. E poi?

Ci sono state altre remaster come quelle di Shadow of the Colossus e di Crash Bandicoot che ci hanno mostrato come si possa “svecchiare” dei titoli senza privarli della propria anima. Quindi perché con Shenmue non è stato fatto? Forse SEGA non se la sentiva di investire in un gioco vecchio di due decenni che già gli aveva causato problemi finanziari? Forse.

La domanda potrebbe avere molteplici risposte, ma la realtà è una. Abbiamo una remaster con i filmati in 4:3, invece che in 16:9, un doppiaggio tecnicamente “vecchio”, anche sotto il profilo della professionalità dei doppiaggio: per quello inglese SEGA ammise di aver reclutato praticamente qualunque persona anglofona che riuscirono a trovare sul suolo Giapponese, che fossero doppiattori o no. Realizzare un lavoro di restauro degno di nota per un titolo di tale caratura sarebbe stato quantomeno d’obbiligo, no? Quantomeno allora, non chiamiamola una riedizione, ma più che altro un porting, termine decisamente più adeguato.

Grafica 65%
Sonoro 80%
Giocabilità 70%
Carisma 100%
Longevità 100%
Final Thoughts

Shenmue I & II è un'occasione per giocare una saga che ha cambiato per sempre il mondo dei videogiochi. L'esperienza offerta è quella originale, intatta e inalterata che i giocatori del 1999 e del 2001 poterono provare con mano, rimanendo folgorati da ciò che si mostrava ai loro occhi: il futuro del gaming. I due giochi, nonostante i loro limiti tecnici, che in questa "remaster" non si è tentato minimamente di "restaurare", mantengono intatto il loro fascino, grazie all'atmosfera unica che possiedono e al loro gameplay che rimane ancora oggi un'esperienza particolare. Giocare a Shenmue vi farà provare la strana sensazione di essere di fronte a qualcosa di vecchio, ma che possiede ancora un'aura di unicità capace di renderlo, agli occhi di chi lo gioca per la prima volta, qualcosa di nuovo. Sebbene l'amaro in bocca rimanga, vista l'occasione sprecata di omaggiare Shenmue con una vera remaster, non posso comunque far altro che consigliare l'acquisto a tutti coloro che ritengono i videogiochi una passione e non solo un semplice passatempo. Se è un viaggio che non avete ancora intrapreso, allora dovete fare le valigie e partire. VOI, siete obbligati. Gli altri dovranno guardare dentro di sé, e decidere se accettare la sfida: partire per posti dimenticati, ma che hanno ancora molto da raccontare. Ora comincia l'attesa per Shenmue III...

Overall Score 83%
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