The Lion's Song Genere, Nintendo Switch, PC, Recensione

The Lion’s Song – Recensione: Il profondo ma fragile legame fra tutto e tutti



Mi’pu’mi Games GmbH

Sviluppatore


Mi’pu’mi Games GmbH

Publisher

Avventura Grafica

Genere

Le avventure grafiche solitamente ci mettono nei panni di personaggi che vivono avventure o comunque situazioni singolari. Cose come affrontare pirati maledetti, salvare il mondo da dei tentacoli o affrontare un governo oligarchico che ti fa vivere nella spazzatura, soli per citarne alcune. The Lion’s Song, gioco prodotto dall’austriaca Mi’pu’mi Games GmbH, è diverso. Forse più simile ad una visual novel che è ad una avventura grafica, non propone situazioni straordinarie in senso stretto, ma ci invita a gettare uno sguardo sulla vita di persone che di ordinario hanno poco. Cosa passerà mai nella mente di una musicista quando deve comporre un’opera? Quali turbamenti vive un pittore quando deve dipingere un nuovo quadro? Come ragiona un brillante matematico alle prese con un problema irrisovibile? The Lion’s Song ci da la possibilità di dare in prima persona una risposta a questi quesiti facendoci vivere da vicino le storie di dei giovani talenti.

Iniziare col piede giusto

The Lion's Song

The Lion’s Song non ha un solo protagonista: si può forse dire che tutti i personaggi che vi compaiono siano a loro modo protagonisti.

L’ambientazione principale del gioco è Vienna agli inizi del ‘900. In quel periodo storico la capitale d’Austria fu una fiorente città d’arte dove intellettuali e artisti di ogni tipo convergevano per trovare menti a loro affini. Nei salotti della borghesia e nei caffè, uomini raffinati e dame riccamente vestite intrattenevano discussioni sulla politica e sulle scienze, ascoltando musica classica e mangiando sachertorte. Vienna era inoltre quello che oggi chiamiamo un melting pot: un punto di incontro fra persone di diversa cultura e diversa estrazione sociale che, attirata dalla sua nomea, giungevano in in città alla ricerca di fortuna o per cercare di coronare sogni altrimenti irrealizzabili in patria. Fu un posto straordinario, dove si ritrovarono a convivere inconsapevolmente uomini come Stalin e Hitler, e altri personaggi destinati a fare la storia (nel bene e nel male) d’Europa e del mondo. E proprio in questa città magica, piena di stimoli e di contraddizioni, si muovono i protagonisti di The Lion’s Song. Il gioco e suddiviso in 4 episodi e in ognuno di essi il protagonista cambia.  Nel primo seguiamo Wilma, una giovane musicista ricca di talento che si trova a dover comporre una melodia mentre è pressata da eventi di varia natura che rischiano di mettere in difficoltà il suo estro artistico.  Nel secondo episodio troviamo Franz, pittore che sta cercando di farsi un nome. Franz è specializzato in ritratti, grazie al fatto che fin da piccolo è sempre riuscito a percepire gli “strati” delle persone: gli basta uno sguardo per percepire aspetti della personalità di un individuo e coglierne i lati nascosti. Questa sua capacità però lo rende anche particolarmente sensibile e lo tormenta andando a creare un conflitto interiore che l’artista dovrà ruscire a risolvere per a raffinare la sua tecnica. Il terzo episodio è incentrato su Emma Recnizceck, una matematica. Emma è alle prese con un complicatissimo teorema che nessuno ha mai risolto.

The Lion's Song

Una scrivania può diventare il punto di accesso per altre realtà.

Arrrivata ad un punto morto nelle sue analisi Emma vorrebbe qualcuno con cui confrontarsi e tenta di rivolgersi ad un circolo di matematici per trovare consiglio, ma viene malamente respinta in quanto donna e quindi non in possesso di un cervello “adatto alle scienze”. Frustrata per l’accaduto Emma non si darà comunque per vinta e architetterà un modo per farsi accettare dal circolo. Lo stratagemma inoltre si rivelerà fondamentale per la risoluzione del teorema. Il quarto episodio è particolare e non vi dirò assolutamente nulla sulla sua trama. Vi dico solo che sono coinvolti 4 uomini seduti nel vagone di un treno a vapore. Tutto il resto è da vivere e scoprire: dire altro ne rovinerebbe la bellezza e non sarebbe carino da parte mia fare questo torto a chi leggera questa recensione. Dico solo che è un finale sorprendente e, a patto di non avere il cuore di pietra, in grado di emozionare e far riflettere. Come del resto fa l’intero il gioco: The Lion’s Song è una vera giostra di emozioni, dove vengono toccati i temi più disparati in modo semplice e immediato, ma mai banale.

Procedere senza timore

The Lion's Song

All’interno della narrazione compaiono anche personaggi celebri dei primi del ‘900.

Avanzare negli episodi è molto semplice e non richiede grandi sforzi: basta solo compiere delle semplici azioni e non ci sono dei veri e propri enigmi. La struttura del gioco è quindi molto lineare, ma ci sono vari fattori che riescono a renderla interessante. Una su tutte è la possibilità di poter scegliere approcci diversi per affrontare determinate situazioni. Si tratta molto spesso di azioni semplici, come rispondere al telefono o meno. Preferirne una piuttosto che un’altra non vi porterà mai a pentirvi della vostra azione perché non esiste la possibilità di fallire: in The Lion’s Song non esiste game over. Le scelte del giocatore vanno semplicemente a modificare parti del racconto, a influenzare determinati eventi e a creare o meno dei legami fra i protagonisti dei veri episodi.  Perché, proprio come nella Vienna reale molti grandi hanno incrociato più o meno inconsapevolmente sulla loro strada altri personaggi illustri, anche nella Vienna del gioco i suoi protagonisti tessono fra loro delle più o meno inconsapevoli connessioni/relazioni, che vengono anche rappresentante in una speciale galleria presente nel menù principale. Questo senso di collegamento che c’è fra le varie storie, ha un significato all’apparenza banale, ma che in verità si lega col finale della storia.

The Lion's Song

Cosa può “sentire” una persona, di fronte alle montagne?

Ci mostra come di fronte a determinati avvenimenti dovremmo ricordarci che noi esseri umani viviamo tutti nello stesso mondo e siamo tutti legati fra di noi da fili sottili che a volte ci sembrano quasi invisibili, ma che in verità sono sempre lì a unirci l’un l’altro: basterebbe solo aprire gli occhi un po’ di più per vederli chiaramente. Un’altro fattore che contribuisce a rendere piacevole da giocare The Lion’s Song è il modo in cui alcuni passaggi sono stati adattati per restituire la visione della realtà del protagonista. Ad esempio, seguendo la storia di Emma potremo vedere e interagire con diagonali e rette che compaiono sovrapponendosi all’ambientazione, o seguendo quella di Franz osservare manifestazioni delle personalità “nascoste” delle persone lo circondano. Tutte queste soluzioni servono a far calare chi gioca nella mente dei protagonisti, dandogli modo di poter osservare il mondo attraverso i loro occhi, oltre che dar vita a delle piacevoli scenette dal gusto onirico. Questa scelta di stile si collega anch’essa a quello che secondo me è il tema ultimo del gioco: il superamento di ogni barriera mentale e preconcetto nel porsi verso il mondo e verso se stessi. Tutti i protagonisti tramite il rapporto con qualcosa (che sia la natura o altri esseri umani) affrontano le loro crisi e imparano qualcosa di nuovo, vedendo e percependo legami fra fenomeni apparentemente scollegati fra loro.  Mio dio ma sto scrivendo una recensione o un saggio? Scusatemi se l’articolo vi sembra “pesantuccio”, ma sto gioco ha proprio stimolato il mio lato umanistico/filosofico… e il tutto tramite dialoghi mai pesanti e qualche clic. Pazzesco non trovate? Ah, i miracoli di una buona sceneggiatura!

Concludere con stile

The Lion's Song

Ogni parte del gioco è curatissima sotto il punto di vista visivo. Perfino la mini mappa che bisogna usare per spostarsi fra le varie location di Vienna.

The Lion’s Song propone una grafica in pixel art dal gusto retrò raffinata e caratterizzata da delle tinte color seppia che la rendono piacevole, ma anche stranamente malinconica. Sarà lo splendido chiaroscuro, che ricorda il cinema in bianco e nero, e i rimandi all’Art Noveau. Azzeccatissimo il character design, e degne di nota la resa dei volti: sebbene siano formati da pochi tratti riescono comunque a risultare incredibilmente espressivi in qualunque situazione. Le ambientazioni sono curate e ricche di particolari che dimostrano uno studio approfondito del periodo storico in cui è ambientata la produzione. Dal canto audio c’è da dire che più che gli effetti o le tracce della soundtrack in sé, è perfetto l’utilizzo che è stato fatto degli effetti sonori. Suono e silenzio si alternano per sottolineare momenti, dialoghi e avvenimenti, sottolineando anche in maniera uditiva i momenti di riflessione e quelli “d’azione”

Grafica 90%
Sonoro 85%
Giocabilità 90%
Carisma 100%
Longevità 90%
Final Thoughts

Ho dovuto prendermi qualche minuto per pensare una volta terminato The Lion's Song. Credo che non ci sia un suo solo aspetto che non meriti elogi: la direzione artistica strepitosa, la sceneggiatura in grado di rendere speciale anche il più secondario dei personaggi secondari, l'utilizzo impeccabile del suono. È un gioco speciale, semplice, ma allo stesso tempo complesso e che riesce a trattare temi molto delicati con semplicità ed efficacia. Inoltre tenta di trasmetterci un messaggio importante: nessuno di noi è veramente solo, tutti abbiamo un legame con qualcosa che può far uscire il meglio di noi. Basta saperlo vedere e non farsi accecare dalle risposte semplici o dalle nostre paure: bisogna cercare e magari anche soffrire nel farlo, ma mai rinunciare. Nemmeno quando l'ora è più buia. Capolavoro.

Overall Score 91%

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