The Longest Five Minutes Genere, Nintendo Switch, Recensione

The Longest Five Minutes – Recensione: I ricordi di un genere in 16-bit


Nippon Ichi

Sviluppatore

Nis America

Publisher

Gioco di Ruolo

Genere

Gli RPG sono un tassello fondamentale nella storia dei videogame. Hanno dimostrato come questo media potesse essere utilizzato per narrare e hanno avvicinato molti al mondo del (final) fantasy.

Negli anni 80, quando comparvero capisaldi del genere come la serie Ultima e poi negli anni 90, grazie ai The Elder Scrools e a un sacco di produzioni jappe, questo genere conobbe un’immensa fortuna divenendo popolarissimo. Poi arrivarono gli anni 2000, gli FPS e il loro regno. Molti deposero spada, libro di incantesimi e scudo per imbracciare Ak-47 ed M4.

Dalla seconda metà di questi anni 10 però, pare che gli RPG siano intenzionati a tornare a farla da padrone e di conseguenza il mercato si sta rimpolpando grazie a varie produzioni, grandi e piccole.

Una di queste è uscita di recente ad opera della Nippon Ichi e il suo nome è The Longest Five Minutes, titolo con grafica 16-bit che parte da un’idea originale proponendosi al contempo come palese omaggio ai “bei rpg di una volta”.

In questo articolo gli daremo un’occhiata più approfondita per vedere se è tutto oro quel che 16-bitta.

La fine è l’inizio

The Longest Five Minutes

Il nostro protagonista Flash Back, nel momento in cui un tassello della sua memoria torna al suo posto.

“Eccoci qua. La strada è stata lunga, ma alla fine siamo giunti alla meta. Qui si decide tutto ragazzi: la nostra sorte, quella del regno e probabilmente del mondo intero. Se vinciamo, vivremo tutti, se perdiamo, il male regnerà incontrastato. Ma noi ce la faremo perché siamo amici, ci siamo allenati tanto, abbiamo affrontato pericoli e insidie, siamo stati forgiati da mille incontri faccia a faccia con la morte e ora siamo pronti alla prova finale.

Non indugiamo oltre dunque! Sguainiamo le nostre spade! Alziamo i nostri scudi! Sguinzagliamo i nostri poteri arcani e facciamo precipitare il Signore del Male dall’oscuro abisso dal quale proviene!

Anzi, un attimo! Fermi tutti! Ricordatemi una cosa: com’è che vi chiamate? Mi sembra di conoscervi di sfuggita eh, ma credo che non abbiam mai mangiato la zuppa insieme. E esattamente perché stiamo affrontando questo Signore del Male? Cosa ci ha fatto di preciso? No perché sembra piuttosto forte e non vorrei mai dovermi far mutilare per niente. E esattamente che cosa so fare con questa spada? Non ricordo manco se posso darle fuoco o renderla dura come il diamante con qualche abilità particolare. Ad essere sincero non ricordo più nulla. Quindi beh, immagino che siamo un po’ come dire… nello sterco.

A meno che…”

The Longest Five Minutes

Il Demon King, ovvero il cattivone del gioco, in tutto il suo malefico splendore.

Così inizia The Longest Five Minutes. O meglio, non proprio così. I toni sono un pelino più seri e in stile rpg, ma la sostanza è quella. Siamo un eroe e assieme al nostro party stiamo affrontando il nostro acerrimo nemico, ma all’improvviso non ricordiamo più nulla. I nostri compagni giustamente precipitano nel panico, ma mantengono abbastanza il sangue freddo da parlarci e stimolare quindi la nostra memoria. Grazie a loro iniziamo a ricordare gli eventi che ci hanno portato in quel luogo dove stiamo per affrontante il male supremo.  Ed è in questo che consiste il gioco: rivivere eventi del passato per scoprire assieme al protagonista come si è arrivati alla battaglia finale. Una premessa senza dubbio interessante e che trova realizzazione pratica in un gioco che si divide in due tronconi: il presente, simile ad una specie di visual novel a risposta multilpa e i continui flashback dove si svolge l’azione vera e propria: si esplora, si combattono mostri, si trovano item e si fa tutto quel che si fa in un rpg. O quasi.

Il passato è già futuro

The Longest Five Minutes

Parole profetiche pronunciate da Yuzu, una delle principali comprimarie.

Una componente fondamentale di ogni RPG è la personalizzazione dei personaggi e tutto ciò che li riguarda. Quali oggetti equipaggiare, quali spell usare, che mebri del party portarci appresso, ecc.  In The Longest Five Minutes questa la personalizzazione è minima in quanto ad ogni flashback i protagonisti partiranno con equipaggiamenti e abilità diversi da quelli con cui li avevamo lasciati in precedenza: perché nel frattempo la storia sarà avanzata! Questo perché, data la struttura narrativa del gioco, ci viene data la possibilità di seguirne solo le gesta fondamentali: li vediamo quindi all’inizio del loro viaggio poi quando hanno affrontato un nemico particolarmente importante, poi quando hanno ottenuto una capacità particolare, e così via. Vedremo i nostri eroi al livello 6 e poi nel flashback successivo al 15: logico che stat ed equip saranno diversi, ma il giocatore non avrà avuto praticamente nessuna influenza su questi cambiamenti. È una cosa che ad un purista potrebbe irritare parecchio, ma è una scelta questa che ha anche i suoi vantaggi: permette di saltare a piè pari l’intera fase di grinding e di concentrarsi solo sulla storia, riducendo al minimo i combattimenti inutili.

D’altro canto c’è da dire che questo ha costretto gli sviluppatori a ridurre al minimo la difficoltà dei combattimenti (rigorosamente a turni) che difatti risultano di una semplicità disarmante. La motivazione appare chiara: come posso proporti dei combattimenti difficili se ti fornisco un assetti di abilità e equipaggiamenti sui quali il tuo controllo è pressoché nullo?

In breve l’unico vero stimolo a giocare The Longest Five Minutes viene dalla trama, che seppur semplice e infarcita dei più comuni topoi del genere, risulta piacevole e che nella sua durata di 11-12 ore circa presenta pure qualche guizzo che sinceramente non mi sarei aspettato. Buoni anche i dialoghi, sempre infarciti da una certa vena di umorismo, e i personaggi, che sebben molto stereotipati risultano scritti bene.

La vecchiaia avanza

The Longest Five Minutes

Più 16-bit di così si muore

Essendo un vero e proprio omaggio agli RPG d’epoca, dal punto di vista grafico ci troviamo di fronte ad una classicissima grafica 16-bit, che farà venire la nostalgia ai più vecchiotti come il sottoscritto: durante il gioco venivano pure a me i flashback, non solo al protagonista. Per i giovincelli è un’occasione per toccare con mano le cose con cui ci esaltavamo noi vecchiardi. Anche le musiche vi faranno fare un tuffo nel passato e, sebbene non siano da strapparsi i capelli, fanno il loro dovere nel trasmettere quell’atmosfera “avventurosa” che tanto ci ha fatto sognare.

Grafica 80%
Sonoro 80%
Giocabilità 60%
Carisma 75%
Longevità 80%
Final Thoughts

The Longest Five Minutes è un RPG leggero e scanzonato, capace di accalappiare i più "anzianotti" grazie al fattore nostalgia, ma che mi sento di consigliare a tutti coloro che sono alla ricerca di un gioco fantasy semplice e immediato. Prendetelo come un gioco da affrontare così, per svago, senza doversi impegnare troppo. Un passatempo semplice e piacevole, come la storia di un tempo andato che qualcuno potrebbe raccontarvi una sera d'estate in una locand... ehm, in un bar.

Overall Score 75%
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