the lost child Nintendo Switch, PS4, Recensione

The Lost Child – Recensione – Quando l’utilità è dubbia


Kadokawa Games

Sviluppatore

NIS

Publisher

Gioco di ruolo

Genere

Il discreto successo di Demon Gaze ha spinto Kadokawa Games a rincarare la dose di dungeon crawler con un nuovo esponente che vagamente ricorda il figlio scemo nato da un incesto tra Pokémon e Shin Megami Tensei.

COSA CI PRENDE, COSA SI FA

El Shaddai, detto anche El Shaarawy (ok, battuta scontatissima e tristissima), fu molto probabilmente una delle più grandi sole della scorsa generazione. Un action di fattura mediocre e abbastanza confusionario da finire nei cestoni dell’Unieuro del “tutto a 3 euro” dopo poche settimane. Tuttavia il director e designer Takeyasu Sawaki ci riprova con The Lost Child. Cambiando
completamente genere (ne riparliamo dopo) ci offre una storia totalmente inedita che vede solo piccoli riferimenti con il suo precedente lavoro.
the lost childLe vicende narrano di un giovane giornalista del paranormale di nome Hayato Ibuki, il quale durante una investigazione riguardo strani suicidi avvenuti a Tokyo incappa nella conoscenza di una stramba giovane ragazza che lo porterà a conoscere un mondo parallelo fatto di mostri e spiriti di ogni genere, pronti per essere catturati e usati a proprio piacimento dal protagonista. Ed è proprio qui, dopo una premessa davvero interessante, che il tutto va verso una narrativa da shonen di bassa lega. Con delle incredibili super cazzole ci ritroveremo ad acchiappare mostri con una pistola chiamata Gangour, una sorta molto più triste dell’aspiratore di Luigi; visto anche che viene presentata come una figata assurda (e forse lo è anche per chi ha meno di 12 anni). Inutile dire che questo apre ad un guazzabuglio di super baggianate a metà strada tra lo shintoismo e i deliri di Paolo Brosio, il tutto condito con prolissi dialoghi spacca-maroni. Per fortuna almeno il doppiaggio in giapponese è sempre simpatico, anche se non si capisce una mazza.

QUANDO SI MUORE DAVVERO

Come detto in precedenza The Lost Child si distacca da El Shaddai per proporre un dungeon crawler molto simile – per non dire riciclato – in quasi tutto quello visto in Demon Gaze.
Oltre ai classici labirinti esplorabili in prima persona e i combattimenti a turno, il gioco di Kodokawa Games offre un sistema di reclutamento mostri chiamati Astral che apre a scenari che ricordano cose già viste decenni fa nella saga di Pokèmon. Infatti gli the lost childAstral ottenuti in combattimento potranno essere usati in battaglia a piacimento (l’unico limite è dettato letteralmente da una batteria, ovviamente ricaricabile), con tanto di crescita e abilità proprie da sviluppare. Come al solito sul system design il gioco funziona, soprattutto per gli amanti dei giochi di ruolo che durano 100 ore e altre 50 di extra da spendere nei menù per collezionare e grindare ogni cosa. Su questo The Lost Child raggiunge e supera facilmente la sufficienza, proprio come Demon Gaze si attesta – almeno sul versante della giocabilità – un titolo curato e impegnativo.

Purtroppo la scarsa narrativa e un comparto tecnico non brillante (a parte qualche marginale scelta stilistica siamo quasi ad un downgrade di quello che era sul non già eccelso engine di Demon Gaze II), inficiano drasticamente l’intera esperienza del gioco. Demon Gaze aveva dei guizzi simpatici e una storia ben narrata capace di incuriosire il giocatore, The Lost Child è a tratti soporifero e a tratti fastidioso, soprattutto nelle inutili sessioni di “indagini” che chiamarle tali fa anche ridere, visto che si limitano a farci parlare inutilmente con ogni personaggio non-giocante, insomma, in salsa visual novel ma con poche tette spiattellate sullo schermo.

MISTERO

Takeyasu Sawaki è un character designer e questo si nota subito. Il suo stile è sempre intrigante e riesce con la sola grafica fissa a vendere molto bene i suoi concept, peccato che messi alla prova del nove si rivelano poco ispirati, pacchiani e fin troppo the lost childderivativi per convincere i giocatori più smaliziati (o semplicemente qualsiasi persona predisposta di un minimo di buon gusto).
El Shaddai era mediocre, questo The Lost Child non è da meno. Per i primi venti minuti si ha addirittura la sensazione che il gioco sia un qualcosa di elaborato, derivato dalla scuola di Shin Megami Tensei e le premesse per una narrativa perlomeno dignitosa non mancano; purtroppo il tutto viene gettano alle ortiche appena si entra nel vivo: non basta un look dei personaggi carino e una moltitudine di citazioni random a sfondo religioso per rendere un’opera interessante; The Lost Child non ha consistenza, gli manca una narrativa ben strutturata capace di dare quel valore in più a meccaniche di gioco che per quanto classiche e ben rodate non possono reggere da sole tutta la baracca.
Il vero mistero che sorge giocando a The Lost Child è perché giocarlo quando là fuori ci sono decine di RPG più interessanti di questo.

Valutazione

Grafica 64%
Sonoro 62%
Giocabilità 80%
Carisma 33%
Longevità 79%
Final Thoughts

The Lost Child è un passo indietro rispetto a Demon Gaze II, una nuova chance sprecata per Takeyasu Sawaki. Un gioco che eredita di buono solo l'engine da dungeon crawler di Kadokawa Games ma che però qui non trova una narrazione degna a sostenerlo. Un titolo superfluo che non lascia nulla se non la bulimia dettata dal voler collezionare ogni mostricciattolo presente come in qualsiasi tarocco dei Pokèmon degli store mobile... ma almeno quelli sono gratuiti.

Overall Score 63%
Readers Rating
0 votes
0

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.