Anteprime, PC

Thimbleweed Park – Anteprima


Thimbleweed Park: un piccolo paesino nella campagna americana, diventato noto grazie alla fabbrica di cuscini locale, figlia delle più alte tecnologie robotiche anni 80 ad opera del suo boss Chuck. Improvvisamente però la sfiga pare cadere a piombo: prima una guardia di sicurezza brucia la fabbrica, portando il paese alla depressione economica, poi viene ritrovato un cadavere vicino al fiume: due agenti federali vengono mandati ad indagare, ma è chiaro che molte cose non quadrano…
Così parte la nuova avventura del duo Gilbert-Winnick, che ho testè provato in anteprima nelle sue due orette iniziali: ma stavolta niente domande attira lettura, il risultato è davvero buono.

Scatole cinesi nella bassa americana

Voglio essere molto economo di parole in questa preview, perchè mi sa che come recensione avrò tanto da scrivere, ma anche per lasciarvi ancora con la dovuta curiosità quando lo proverete al lancio. Mi limito quindi a dire che ci si trova nuovamente di fronte ad una avventura vecchio stampo ricca di esplorazione e personaggi, dove le due cose necessarie sono sostanzialmente il mouse ed i nostri neuroni. Si raccoglie roba, si usa e si cerca la combinazione migliore di oggetti per proseguire, il tutto misto ad una sorta di sistema investigativo a la CSI con raccolta di prove da far analizzare ad un mega computer, o forse 3. La vera innovazione sistematica è proprio però il come sia raccontata la storia: ci capiterà infatti spesso di parlare con qualcuno che butterà il dialogo sulla storia passata di altri personaggi, che inizieremo a giocare, rivivendo le proprie esperienze. Un punta e clicca fatto così di altri mini punta e clicca, arricchendo ancora di più i luoghi da vedere, e che magari ri esploreremo in futuro con qualche altro protagonista. Come si faceva BENE una volta, e forse solo i Daedalic ed i prodotti nostrani hanno capito, i personaggi sono molto bene caratterizzati: il sistema alla “buddy movie” è particolare ma funzionale, con l’agente uomo aperto ma molto ligio a dovere e autorità, e l’agente donna sempre seria e distaccata, ma ormai abituata alla routine e che dunque riesce a prendere le cose con maggiore flemma. Ma vogliamo poi parlare della giovane programmatrice amante di videogames, dei fratelli idraulici, che però sono sorelle, e che vanno in giro a “cercare i segni” vestite da piccioni? O del clown più rozzo e iroso della storia del circo, noto per insultare tutti nei suoi spettacoli?

Alla portata di neofiti e hardcore cliccatori

Interessanti poi una serie di migliorie per velocizzare diverse operazioni: ogni protagonista avrà infatti sempre nell’inventario una lista dei macro obiettivi da realizzare, spuntata di volta in volta che si porteranno a compimento.
Altra piccola, ma grande cosa la corsa: premendo due volte col mouse o tenendo il tasto cliccato, il personaggio di turno correrà assai più velocemente verso il punto voluto, facendoci girare di qui e di là con facilità. Ma se proprio siete agli inizi, allora il gioco si potrà già selezionare in modalità semplificata, con diversi enigmi più tagliati o in ogni caso più rapidi da risolvere (es. no, non ve lo faccio se no vi spoilero). Stesse situazioni, al di là di questa scelta, sembrano variare di un pochetto a seconda di quando o con chi si vada ad operare una certa azione in un certo momento. Sappiate in ogni caso che il grado di sfida pare bene dosato, e attendo come possano essere le parti finali dello giuoco!

Musiche, grafica e boiate dappertutto

thimbleweed parkLe musiche sono tante e bene inserite non solo negli ambienti, ma nelle atmosfere degli ambienti, sottolineando i posti più misteriosi, così come i momenti più strambi. Ed al proposito, la pixel art è veramente art, regalandoci degli ambienti fumettosi, corposi se può voler dire qualche cosa tale parola, con effetti paralattici che ai tempi della defunta casa dell’omino giallo sbracciante si sarebbero sognati. E forse anche per questo ne fanno uso tutte le volte che possono: è nostalgicamente da sorriso il vedere come i due baldi uomini dietro a questo gioco, nel 2017, facciano ancora gli sboroni con lo scroll.
E non è tutto, poichè non avete idea della quantità di citazionismi, stramberie e riferimenti che sono nascosti per tutto il titolo: si va da Monkey 1 a Maniac Mansion (soprattutto in un particolare luogo, dove chi ha occhio capirà molte cose), da Zak ai sempreverdi insulti verso la Sierra; forse evitabili? Forse eccessivamente strizzatone d’occhio alla JJ Abrahams per gli appassionati? Probabilmente in certi casi sì, ma in altri si vede invece come si voglia omaggiare la loro storia personale, come con i riferimenti ai passati linguaggi di programmazione, alle scelte che sono state radici per tutte le moderne avventure grafiche. Non provate poi a dare occhio ai libri od all’elenco telefonico: potrebbe essere una droga dalla quale non uscire più, ma se ne riparla in recensione. Mi sa tanto che si tornerà alle liste degli easter egg come si faceva per i vecchi Monkey Island.

IMPRESSIONI FINALI

Thimbleweed Park sino a quanto provato è esattamente ciò che è stato promesso: una avventura vecchio stile, senza mai un tempo morto, dove la storia è dettata al 90% da quello che decidiamo di fare, dove si pensa ma soprattutto dove non ci si smarona a tutti i costi per portare un messaggio.
Inquietante ma anche divertente, surreale e misteriosa, non frustrante ma al contempo non drammaticamente semplice avrà parecchie cartucce per diventare il vero gioco Lucasarts mai uscito.
E se volete in allegato, il link all’intervista di qualche anno fa con i due sviluppatori del gioco, parole ora pienamente confermate dal risultato:
http://www.truegamers.it/intervista-ron-gilbert-e-gary-winnick-sul-progetto-thimbleweed-park/


Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.