PS Vita, PS4, Recensione

Ultra Despair Girls: Danganronpa Another Episode – Recensione – Aggiornata al 2017!


Spike Chunsoft

Sviluppatore

NIS America

Publisher

Sparatutto in terza persona, Visual novel

Genere

Max (2017): La mutazione è la chiave della nostra evoluzione. Credo di averla già usata questa frase in un’altra review, ma visto la tipologia di articolo direi che un’ulteriore ripetizione non cambierà molto. 

Questa difatti è una recensione, ma non una normale. È mutata per via di un nostro esperimento. Sapete, ogni tanto ci capita di essere in vena di fare gli scienziati pazzi e i risultati sono articoli come la nostra recensione a 4 mani di Resident Evil 7. E visto che internet è uno strumento che invita alla sperimentazione eccovi la prima “Recensione con Commento relativo alla Remaster” di Truegamers.it. Ok, dobbiamo lavorare sul titolo di questa tipologia di articoli, ma comunque anche così dovrebbe aiutarvi a farvi un’idea di cosa si tratta. 

In pratica il sottoscritto, che ha da poco finito la Remaster per PS4 di Ultra Despair Girls: Danganronpa Another Episode, andrà ad arricchire (si spera) con un il suo commento, una recensione della versione originale del gioco, scritta dal nostro stoico Ivan Barbieri. Perché questa cosa? Perché mi sono reso conto che tutto quello che c’era da dire sul gioco, a parte appunto alcune aggiunte personali, lo aveva già detto il caro Ivan in questa sua recensione.  Pertanto la scelta di semplicemente “aggiornare” la recensione. E’ qualcosa di strano ne siamo consapevoli. Una sorta di valorizzazione del necroposting potremmo chiamarla. Stiamo forse, pubblicando questa cosa, diventando gli inventori del Necroposting 2.0?

Chi lo sa.

Voi intanto dateci una letta e sentitevi liberi di dire la vostra su questa tipologia di articolo. Ma ora andiamo a incominciare…


Ivan (2015): Il brand di Danganronpa in Giappone è ormai diventato un fenomeno di tendenza: nel Paese del Sol Levante sono tutti pazzi per Monokuma e per lo stile cupo e cinico della saga creata da Spike Chunsoft, al punto che non sono stati creati solo anime e manga, ma anche gadget e linee di prodotti a tema Danganronpa, così come veri e propri spin-off legati al filone classico della serie creata esclusivamente per PS Vita. Questo è il caso di Ultra Despair Girls: Danganronpa Another Episode, in arrivo anche in Europa entro la prima settimana di settembre, ovviamente un anno dopo rispetto al Giappone. Cosa dire di questo titolo? Che è qualcosa di diverso rispetto a quanto siamo stati abituati a vedere da Spike Chunsoft; ma andiamo a scoprirlo.

Max (2017): Il successo della serie non si è ancora esaurito. Anzi. Nel frattempo sono state prodotte altre stagioni della serie tv e numerosi altri spin-off e sequel videoludici, l’ultimo dei quali, dal titolo Danganronpa V3: Killing Harmony,  è da poco uscito su Steam. Accolto molto bene da critica e pubblico è molto probabile che avrà anch’esso dei seguiti. Insomma, Danganronpa è ancora sulla cresta dell’onda ed è probabile che lo resti ancora per un bel po’.

STORIA

Uno dei classici momenti di parlato, tipici della serie.

Uno dei classici momenti di parlato, tipici della serie.

Ivan (2015): Ultra Despair Girls si colloca subito dopo gli eventi di Danganronpa: la protagonista è Komaru Naegi, sorella di Makoto, protagonista del primo episodio della serie. Komaru è una studentessa che per qualche oscuro motivo si trova rinchiusa da un anno e mezzo in un appartamento di Towa City, senza alcuna possibilità di uscire o comunicare con l’esterno, ricevendo da fuori solo il cibo per sopravvivere. Fino a che un bel giorno (guarda caso all’inizio del gioco) un gruppo di Monokuma (orsetti robotizzati dallo sguardo poco raccomandabile) non sfonda la porta per cercare di ucciderla. Da qui la ragazza scoprirà cosa è diventato quel mondo esterno in cui desiderava tornare: morte, sangue e distruzione. In realtà questo scenario è stato creato da un gruppo di bambini, i Warriors of Hope, che usano i Monokuma per massacrare qualsiasi adulto che trovano. Il loro scopo è creare un mondo solo per i bambini, e lo fanno mediante un gioco di caccia ai demoni, nel quali i demoni sono proprio gli adulti che devono essere massacrati. Komaru è una pedina del gioco, e il suo compito è sopravvivere ai ripetuti attacchi dei Monokuma con l’utilizzo di un’arma speciale donatale all’inizio dell’avventura da Byakuya Togami, la Megaphone Hacking Gun. Nelle fasi iniziali del gioco, dopo aver incontrato Byakuya Togami, Komaru farà la conoscenza di un altro personaggio caro ai fan della serie, Toko Fukawa.

Max (2017): Devo dire che la trama mi ha colpito. Come i suoi predecessori ti sbatte in delle situazioni assurde e paradossali (com’è tipico di tanti prodotti di stampo giapponese), ma che nonostante tutto riescon a farti riflettere. Cosa richiede creare un mondo migliore? Quali sacrifici vanno compiuti? Ci può essere giustizia nel massacro indiscriminato di esseri umani? Domande non certo di poco conto. Certo, per riuscire a “vedere” la vera essenza di Danganronpa bisogna essere in grado di digerire tutta la stravaganza nipponica, fatta anche di siparietti comici demenziali nel bel mezzo di stragi e genocidi. Non mancano difatti le scene “forti”: gente massacrata da robot orsi dotati di artigli affilati, bambini che giocano con dei cadaveri e altre cose di questo tipo. Molto buona come sempre la caratterizzazione dei personaggi, che si rivela essere il punto forte della produzione. Le due protagoniste dialogano fra loro, cercando di dare un senso a quello che sta accadendo e allo stesso tempo affrontare problematiche legate al loro passato e alla loro personalità. Ho molto apprezzato il ritorno di Toko: uno dei personaggi più interessanti della serie a mio modesto parere. Sarà che c’ho na passione per la psicopatia  (e le psicopatiche).

UN DANGANRONPA A TUTTI GLI EFFETTI, MA…

Ivan (2015): Ultra Despair Girls resta fedele alla saga principale per quanto riguarda ambientazioni e il sistema di gioco, con la differenza che aggiunge più azione, rendendolo più simile a uno sparatutto in terza persona. Komaru infatti dovrà farsi strada avvalendosi dell’aiuto del suo megafono per sconfiggere i nemici. Quest’arma è in grado di sparare diversi tipi di proiettili a seconda della situazione, tutti aggiornabili e potenziabili come anche l’arma stessa. Il secondo aiuto di cui dispone Komaru è Toko: chi conosce questa ragazza, sa che ha una doppia personalità. Ebbene, quando le cose si mettono male è possibile richiamare la seconda personalità di Toko, ovvero il serial killer Genocide Jack che, armata delle sue forbici, combatte con uno stile tipico da action RPG, sfoltendo non di poco le numerose folle di nemici che ci toccherà affrontare. Facile? Invece no, perché Genocide Jack dispone di una batteria che, una volta esaurita (e si scarica anche in fretta), torna a essere Toko, rendendola non utilizzabile per il combattimento. Ma niente paura, una volta uccisi alcuni nemici rilasciano degli oggetti che ci danno soldi, energia vitale, oppure energia per ricaricare la batteria di Genocide Jack. Questi oggetti possono essere trovati anche presso alcuni distributori automatici in giro per i livelli che possono essere colpiti con un proiettile speciale.

Una sequenza di gioco attivo.

Una sequenza di gioco attivo.

Sono presenti anche diversi enigmi, come delle stanze speciali che potranno essere superate solo soddisfacendo determinate condizioni.
Rispetto al filone principale della serie, torna il sistema degli AP, che fungono da contenitore per equipaggiare Komaru con abilità e potenziamenti, fino a esaurimento punti. Le skill sono molte e si trovano in giro per il mondo.
Infine sono presenti parecchie sequenze dialogiche, tipiche della saga principale, in cui viene data molta rilevanza alla narrazione, che si sviluppa attraverso una trama molto elaborata; ricordiamoci che è pur sempre uno spin-off di Danganronpa

Max (2017): … ed è quindi profondamente giapponese anche nello stile narrativo. Quasi l’intera totalità della narrazione infatti è affidata quasi a linee di dialogo, su linee di dialogo, su linee di dialogo. Se avete provato Persona 5, sapete di che parlo. Ci sono alcune sezioni di gioco che consistono in ore, letteralmente ore, di dialoghi, intervallate da qualche sezione “giocata”. Non è una cosa per tutti. Molti potrebbero sentire l’istinto di skippare i dialoghi, ma inevitabilmente questo non gli permetterebbe di cogliere la profondità della trama… e giocare Danganronpa in questo modo non ha senso. Per cui se è un action che cercate, lasciate perdere. Non fatevi ingannare dalle sparatorie: questo titolo è più che altro una visual novel con alcune sezioni shooter in terza persona che richiamano ai survival-horror. Che tra l’altro debbo dire ben realizzate, eh: quando si spara (anche si sta sparando con un megafono) la sensazione è quella di essere sotto attacco di un’orda di nemici pronti a farvi a pezzi e c’è anche una buona varietà di tipologie di questi esseri. Solo non aspettatevi di trovare un gioco dove si spara dall’inizio alla fine.

3D PER TUTTI

Le protagoniste, Komaru e Toko, in una sequenza video.

Le protagoniste, Komaru e Toko, in una sequenza video.

Ivan (2015): Uno degli elementi che salta più all’occhio è proprio il miglioramento grafico che Ultra Despair Girls porta rispetto alla serie principale, dalla quale eredita solo le sequenze narrative a immagine fissa. Il resto è un puro godimento per gli occhi: grafica 3D elaborata e generalmente fluida, e anche sequenze video cartonose nei punti cruciali della narrazione. In stile Danganronpa anche le musiche semplici ma di impatto, corredate di temi che richiamano le musiche originali della serie.
Solo discreta invece la giocabilità: è vero, giocare uno sparatutto su console è già di per sé piuttosto ostico, ma qui è obbligatorio mirare per colpire i nemici con l’arma di Komaru, e la levetta della PS Vita è molto imprecisa, portandoci facilmente alla morte e dunque al game over.

Max (2017): La versione di questo gioco da me testata è quella rimasterizzata per PS4 e devo dire che le migliorie tecniche si notano. Risoluzione 1080p, frame rate solidamente fermo a 60fps. Lo stile utilizzato è quello di un 3D che richiama lo stile anime e, come per molte produzioni simili, la maggior parte degli sforzi è stata risposta nella realizzazione dei personaggi, mentre altre cose come le ambientazioni e gli sfondi hanno un’aspetto molto più trascurato. In parte questo è dovuto anche al fatto che stiamo pur sempre parlando di un gioco originariamente concepito per PS Vita e l’aspetto tecnico ce lo fa capire perfettamente. Le ambientazioni hanno pochi dettagli e il gioco è praticamente “su binari”, con percorsi molto lineari e zero sviluppo in verticale. Non siamo di fronte ad un lavoro di fino come le remaster di Halo, con tutto ricostruito da zero, ma solo di fronte ad un semplice upgrade. Poco male vi dico: Danganronpa non va certo giocato per la grafica.

 

VOTO DI MAX (2017)

 

Il 78 dato dal buon Ivan qui sotto rispecchia a pieno anche il mio giudizio. Non ci troviamo di certo di fronte ad un capolavoro, ma nella sua stranezza, Ultra Despair Girls: Danganronpa Another Episode risulta comunque un titolo più che godibile e un’ottima aggiunta al franchise. È un bene che i possessori di una PS4 abbiano la possiblità di provare questo gioco e avvicinarsi ad uno stile molto diverso da quello occidentale. D’altronde stiamo vivendo in un periodo in cui anime e manga stanno conquistando una fetta di mercato sempre più ampia e sinceramente è un bene. Non lo dico perché sono un fanatico dei prodotti del Sol Levante, lo dico perché introdurre un po’ di varietà nel panorama dei prodotti occidentali servirà a farli crescere. “Nella diversità c’è bellezza e c’è forza” diceva una poetessa, e questa frase, alla fine, racchiude anche il messaggio ultimo di Danganronpa.

Valutazione

Grafica 90%
Sonoro 80%
Giocabilità 60%
Carisma 95%
Longevità 65%
Final Thoughts

Ivan (2015): Quando si parla di spin-off, spesso ci troviamo davanti a titoli mediocri creati giusto per intascare qualche soldo giocando sulla fedeltà degli utenti a una determinata serie. Per fortuna Ultra Despair Girls non rientra tra questi prodotti: è un gioco ben riuscito che, nonostante implementi un gameplay più votato all’azione, si posa sulle fondamenta e sulla filosofia della saga originale di Danganronpa, offrendo dunque quello stile narrativo cinico e angosciante che abbiamo conosciuto con questi titoli. Chi ama la serie targata Spike Chunsoft, non deve assolutamente lasciarsi sfuggire questo titolo.

Overall Score 78%
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