PC, Recensione

West of Loathing – Recensione, Fate prest a far le quest nel West


Asymmetric Publications

Sviluppatore

Asymmetric Publications

Publisher

Rpg, Demenziale

Genere

Questa la storia di un eroe senza paura tra le valli ed i canyons polverosi del Far West.
Un uomo che sussurrava ai cavalli e frustava i serpenti coi serpenti (avvicinandosi all’aeroplano dentro all’aeroplano di Ninja Baseball Batman).
Lui era quella canaglia di Buck, Buck Ethofcrap, ed il gioco era West of Loathing, titolo che ci dimostra quanto è complesso il genere parodico nei videogiochi, ma che quando riesce fa davvero faville.

Le quest del West

Già accomunare una ambientazione western al genere degli RPG non è operazione così classica, forse riuscita giusto a qualche giapponico sviluppatore della prima ora, ma tanto non ce ne cala di molto: infatti questo titolo è una gigantesca presa di sedere a tutto il genere ed alla sua stessa ambientazione, riuscendo però proprio nel manternerla sempre come base sia sul piano narrativo che ludico, seppur con qualche ripetitività di troppo.
Ma procediamo per ordine: creiamo il nostro avatar tra 3 classi disponibili (tra cui spiccano il menavacche ed il frustaserpenti come il mio Buck), e siamo pronti a partire… da casa nostra. Salutiamo la famiglia e ci dirigiamo verso il West in cerca di fortuna.
Partiamo subito dall’aspetto grafico: ogni cosa pare volutamente disegnata di corsa con una biro, così come tutti i personaggi sono stickman classicissimi, giusto dotati di accessori come occhiali, maschere e cappelli per renderli diversi tra loro. Possiamo così muoverci tramite mouse o classico WASD cercando di esaminare tutto in cerca di quest da risolvere e punti Esperienza. Struttura da gioco di ruolo classico: si livella, si guadagnano punti da spendere su Attacchi fisici, Incantesimi (?) e bravura di tiro con la pistola. Ogni volta che entreremo in combattimento poi avremo a disposizione anche alcuni AP, punti speciali per abilità aggiuntive che potremo imparare nel corso del gioco leggendo libri e riviste sparsi in giro, e che vanno da cure rapide ad avvelenamento, a danni elementali come “fuoco” e “spavento”; se non bastevoli, ci saranno poi una stragigamiriade di oggetti e cibi da consumare per aumentare o meno i nostri parametri (sì, alcuni ce li abbasseranno. Perchè sì.), come prugne, marmellate, bibitoni, droche, ogni tipo di alcoolico possibile e via discorrendo. Questi parametri peraltro rimarranno modificati sino al prossimo giorno, ovvero sino a quando non torneremo al saloon a dormire. O quando sverremo a terra devastati dal livore. Già perchè uno dei parametri da tenere maggiormente sott’occhio è la RABBIA: ogni volta che perderemo un combattimento ci infurieremo di un livello, ed una volta arrivati a 4 sverremo a terra in preda ad incacchiuse convulsioni, venendo riportati di peso nel nostro letto.

Un’idea del casino che avrete nel vostro inventario.

Essendo un qualcosa di totalmente balordo si attende dunque facilmente una longevità da giochillo in flash, invece il giuoco è bello profondo, in grado di farci esplorare le lande desolate in tre colonne a disposizione in lungo ed in largo, con continuo comparire di nuovi posti dove andare a caccia di… qualsiasi cosa ci faccia guadagnare un bel po’ di dollari.
Ehm, in realtà no, di carne.
La carne è la moneta di scambio di tutto il gioco, portando ad inevitabili situazioni paradossali come le miniere dalle quali si estraggono pepite di carne da vene di carne nella roccia, e con ribollenti sorgenti di zuppa sotterranee.
Che altro debbo aggiungere. Forse giusto due o tre cosine per farvi capire con chi si ha a che fare.

Le selvagge colline dell’assurdità

Uncommentable. Questo gioco regalerà di sicuro parti per le puntate weird di Criticast.

Così come per i film, i videogiochi demenziali o la buttano di fuori completamente o rischiano di essere pieni di battutine idiote senza altro da offrire che non sia pena.
Qua invece siamo continuamente bombardati da idiozie magistrali, che ci spingono a proseguire il titolo facendoci sgranare gli occhi ad ogni nuovo luogo trovato per la curiosità di scoprire quale cagatona contenga i suoi mille misteri.
E di misteri ce ne sono parecchi: in questo West si parla di: voodoo, riti satanici, bambole possedute, non morti viventi, goblin cuochi e venditori di Divine Commedie, alieni, dimensioni parallele, ma soprattutto vacche. I dialoghi sono deliranti, così come le scelte in questi e tutte quelle di alcuni eventi chiave dove ci si avvicina alla struttura da libro game, essendo perlopiù tutte descritte per via narrativa. Insomma, si legge un sacco, si ride e si tirano scemate, che altro si vuole di più?
Ma non siete ancora attirati abbastanza, ed allora ecco che potrei parlarvi di uomini cactus, cascate di serpenti, gente che si azzuffa dormendo, pianisti che suonano stonati creando melodie al contrario o da testina del giradischi che scatta; punti esperienza che ci arrivano nei modi più belli e casuali che abbia mai visto negli ultimi anni, come scaricare i cessi, cercare roba nelle sputacchiere o arrivare a patti col CARISMAH con gli stessi nemici trovati per caso nei nostri viaggi dal posto A al posto Y.

Un paese morto. Nel senso che i palazzi stessi sono fantasmi. O.O

Le miniere con gli ascensori da albergo, le partite a poker dove si gioca solo scegliendo azioni diverse scritte… e perculate persino nelle OPZIONI DI GIOCO, dove sbloccare perk come la versione per i daltonici (il gioco è ovviamente tutto in bianco e nero), il tono seppia per i nostalgici, la camminata stupida che fa realmente camminare il personaggio in modi randomici continui dallo strisciare al fare il deficiente.
Unica pecca da questo lato… psicopatico, la necessità di una bella conoscenza della lingua inglese, dato che molte battute o situazioni deliranti si basano come detto su racconti e dialoghi, quindi fatevi un ripasso.
Veramente poi belle e di atmosfera le musiche che ci accompagneranno e che impareremo anche a riconoscere (Il Saloon, la mappa, gli scontri, le miniere abbandonate, i fortini…): qualcuno potrebbe dire che stonino nella psicosi generale, ed invece ci danno quel tono di fatto bene che rende il tutto davvero epico. Discorso invece a parte per la grafica, perchè ehm…
come posso valutare un qualcosa di volutamente fatto in questo modo da “disegno due robini sull’agenda mentre sto al telefono?” Vi dico io come: molto bene!
Nell’assurdità di un concetto simile riescono a infilarci dettagli senza senso ovunque, modellare 2000 oggetti diversi (persino le pistole che troveremo ad esempio sono sempre un po’ diverse tra di loro), e sistemare il tutto in una struttura che nel buio di un covo di banditi o di una miniera dà pure il suo meglio in quanto ad ombre dinamiche. Ombre di omini in stick ok, ma dinamiche!

Valutazione

Grafica 80%
Sonoro 88%
Giocabilità 79%
Carisma 98%
Longevità 89%
Final Thoughts

Avete presente quando non sapete se qualcuno sia un genio o un pazzo completo? Eccoci. E la cosa più bella di questo West of Loathing è proprio il suo prendersi dannatamente sul serio nel suo essere scemo e psicopatico: una certa ripetitività di fondo negli scontri potrebbe far storcere i nasi ai giocatori più duri e puri, ma se invece cercate qualcosa che avete perso dai bei tempi del tenente Drebin o dal pilota Topper Harley, la strada è indubbiamente quella.

Overall Score 86%
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