Who am I: The Tale of Dorothyy Genere, PC, Recensione

Who am I: The Tale of Dorothy – Recensione: una toccante storia di malattia mentale



Onaemo Studio/blockquote]

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Onaemo Studio

Sviluppatore

Visual Novel

Genere

ATTENZIONE: Who am I: The Tale of Dorothy è disponibile solo in lingua inglese

Le malattie mentali sono un tema ricorrente in  molte opere teatrali, cinematografiche, letterarie e fumettistiche. Basta pensare a tutti film e romanzi che hanno come protagonisti/antagonisti persone dalla personalità disturbata come serial killer e simili.
Naturalmente anche nelle mondo videoludico troviamo numerosi esempi di titoli che ne trattano: uno su tutti il recente Hellblade: Senua’s Sacrifice, che ha saputo calarci in maniera superba nei panni di una persona affetta da psicosi.
Chi decide di affrontare questi argomenti peró molte volte lo fa in maniera grossolana, basandosi su “falsi miti” e luoghi comuni : molte volte i sintomi delle malattie vengono eccessivamente enfatizzati o palesamente inventati solo per fare un po’ di spettacolo in piú.
Altre volte invece viene compiuto un lavoro di ricerca certosino e le malattie vengono rappresentate con realismo, senza dipingere le persone che ne sono affette come mostri, ma come esseri umani con problemi ed emozioni. È il caso del sopracitato Hellblade, e del gioco di cui tratta questa recensione: Who am I: The Tale of Dorothy, prodotto da Onaemo Studios, un piccolo team coreano.
Vediamo assieme di cosa si tratta.

Dorothy, Alice, Cindy e Gretel

Who am I: The Tale of Dorothy

Ogni alter di Dorothy ha un suo modo di esprimersi particolare che riflette le emozioni e gli aspetti della sua psiche che rappresenta.

Who am I: The Tale of Dorothy è visual novel nella quale dovremo fare da “consulenti” ad una ragazzina 14enne timida e impacciata di nome Dorothy.
Dorothy non è una ragazzina come le altre: la giovane è difatti affetta da DDI, disturbo dissociativo dell’identità, una patologia estremamente rara che fa si che una persona possegga quelle che si potrebbero definire delle “personalità multiple”. A volte queste personalità sono in grado di prendere pieno possesso del corpo della “personalità originale”, compiendo azioni anche complesse che poi il soggetto non ricorderà minimamente. Potete immaginare i problemi che possono nascere da episodi del genere. Nel caso di Dorothy le personalità che “vivono” al suo interno sono ben 3: Alice, Cindy e Gretel.
Ognuna di loro ha delle caratteristiche caratteriali molto marcate: Alice è una versione di Dorothy quando aveva 6 anni ed è fantasiosa e sempre pronta a giocare.
Cindy ha la stessa età della protagonista, ma è il suo esatto contrario: esuberante e sempre pronta a stare al centro dell’attenzione.
Gretel invece è una versione distorta di Dorothy che è sempre colma di rabbia e con una voglia recondita di fare del male al prossimo.
Tutte loro, non sono altro che una rappresentazione psicologica di emozioni e pensieri che Dorothy teme, rifiuta,o fatica a controllare, e che pertanto si manifestano sotto forma di “alters”, delle identità alternative. Lo scopo del giocatore è quello di aiutare Dorothy ad accettarle, in modo da “integrarle” in sé stessa, prima che una di esse possa prendere il controllo o che il conflitto interno che sta vivendo la porti al collasso. Ma come?
In un solo modo: parlando e ascoltando.

La cura della parola

Who am I: The Tale of Dorothy

Gestire in maniera adeguata lo stress di Dorothy non sarà sempre facile. A volte farle affrontare determinate verità sarà necessario, ma pericoloso.

Il gioco è basato tutto sulla lettura di dialoghi. L’intera azione è incentrata sull’ascoltare Dorothy raccontare al giocatore cose che le sono capitate durante la giornata e sullo scegliere cosa dirle in merito. Queste sessioni di “consueling” come vengono chiamate anche all’interno del gioco, si svolgono in una specie di “mondo interiore” che si crea quando la ragazzina dorme e dove è possibile dialogare sia con lei che con le sue altre personalità. Solitamente le confidenze di Dorothy riguardano fatti di vita quotidiana come l’incontro con un coetaneo o un episodio di vita scolastica. Cose “banali” potremmo dire, ma che, come ben sappiamo, bastano e avanzano per mettere in ansia un adolescente. Altre volte invece volte si parla di argomentazioni molto più serie e critiche da gestire, legate al suo disturbo e alle sue possibili cause.
Naturalmente tutti i turbamenti di Dorothy si riflettono sulle sue alter, con le quali dovremo dialogare, cercando di capire quali sono le motivazioni che le spingono a manifestarsi.
In ogni sessione si ha un numero limitato di “interazioni” con le 4 ragazzine, rappresentate  da un contatore che si consuma ogni volta che si rivolge la parola ad una di loro: non si può dunque dialogare a piacimento con tutte, ma bisogna scegliere accuratamente con quali si ritiene più indicato spendere il proprio tempo in base alla situazione proposta. Alla fine di ogni consulenza viene presentata una schermata con l’esito delle vostre risposte, rappresentato da 4 barre. La prima indica il livello di stress di  Dorothy,  mentre le altre mostrano il livello di “integrazione” delle sue personalità.
Per ottenere il “finale buono” bisogna riuscire a far raggiungere il livello massimo di “integrazione” ad Alice, Cindy e Gretel, prima che lo stress di Dorothy raggiunga la soglia critica o una delle alter prenda il sopravvento. Fallire in questo intento porterà alla schermata di game over e ad uno dei finali “cattivi”.
Il tutto può accadere molto rapidamente: un playthrough completo può richiedere dai 15 minuti minuti fino ad un’ora circa. Tutto dipende da come si decide di porsi nei confronti di Dorothy e delle altre, anche se non sarà sempre facile capire come comportarsi: esistono ben 300 linee di dialogo fra le quali scegliere e modificare in modi diversi il proseguire della partita in maniere a volte imprevedibili. Ad esempio, con una risposta, si può impedire a Dorothy di compiere o meno determinate azioni, andando ad influenzare i suoi avvenimenti quotidiani e di conseguenza ciò di cui parlerà nella successiva sessione di “consueling”.
Ogni run può essere quindi molto diversa dalla precedente e svelare retroscena della storia di Dorothy che magari ci si era “persi” al primo giro.

Immagini mentali

Who am I: The Tale of Dorothy

Lo stile artistico del gioco è molto semplice, ma efficace.

Graficamente Who am I: The Tale of Dorothy è estremamente semplice. È composto da varie schermate che si alternano per far scorrere i dialoghi e dare una resa grafica delle conseguenze delle nostre risposte sulle protagoniste: le vedremo piangere, arrabbiarsi, sorridere sollevate, ecc. Il character desing e i fondali sono molto semplici, ma adatti a rendere quell’atmosfera fiabesco-onirica che avvolge l’intera produzione e che viene sottolineata anche dai i vari rimandi alla narrativa fantastica (Alice, Cind(rella)y, Gretel). Anche i dialoghi non sono per niente complessi, ma riescono, forse proprio in virtù della loro semplicità, a trattare argomenti”pesanti” con estrema delicatezza, senza risultare mai esagerati o poco credibili. Da elogiare inoltre il modo in cui è stato trattato il tema DDI: la patologia viene affrontata in maniera realistica (salvo forse scadere nello stereotipo in un certo finale), e mostra come gli sviluppatori si siano quantomeno informati in maniera approfondita su di essa, per non scadere nel solito pressapochismo. Sul canto audio purtroppo non mi sento di dare più della sufficienza: le musiche presenti sarebbero anche ben adatte al tipo di gioco, peccato che siano praticamente solo 2 che si ripetono in continuazione.

Grafica 80%
Sonoro 60%
Giocabilità 90%
Carisma 95%
Longevità 75%
Final Thoughts

Who am I: The Tale of Dorothy è un titolo che punta tutto sull'emotività e sulla capacità di coinvolgere il giocatore, immergendolo in prima persona nella mente di una giovane alle prese con i dubbi dell'adolescenza e il disagio della malattia mentale. Il modo in cui tratta il disturbo dissociativo dell'identità sarà forse semplicistico sotto alcuni aspetti, ma di sicuro offre un quadro molto diverso da quello tipico che ci viene mostrato quando si parla di questa patologia, insegnandoci come dietro ad una malattia mentale, ci sia pur sempre una persona con le sue ansie, le sue gioie e i suoi desideri. Al prezzo di un caffè con brioche, potrete sperimentare una visual novel diversa dal solito, e che, ne sono convinto, sarà in grado di smuovere qualcosa dentro di voi.

Overall Score 80%
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