A Plague Tale: Innocence PC, PS4, Recensione, Xbox One

A Plague Tale: Innocence – Recensione: Un adventure cupo e affascinante


Blue Manchu

Sviluppatore

Humble Bundle

Publisher

Sparatutto/Roguelike

Genere

Un medioevo esoterico fa da sfondo a un rapporto fraterno ostacolato dall’inquisizione e dalla peste. Il primo titolo autoriale di Asobo Studio si appresta a diventare un cult per gli estimatori degli adventure game.

UN’EPOCA OSCURA

A Plague Tale: Innocence

La Francia è devastata dalla piaga della peste. In un piccolo villaggio vivono Amicia e il suo fratellino Hugo, entrambi ben presto dovranno dire addio alla loro semplice quotidianità perché braccati dall’inquisizione. Dopo aver assistito invano alla morte dei loro genitori i due fratelli partiranno per un disperato viaggio verso la sopravvivenza.
Le varie emozioni del duo sono credibili e il loro rapporto è ben narrato in un susseguirsi di avvenimenti che metteranno al centro il piccolo Hugo per quello che concerne i suoi occulti poteri sopiti, mentre il coraggio e la volontà della protagonista Amicia farà ruotare tutti gli avvenimenti in ballo. Il titolo offre anche altri personaggi non-giocanti, tutti ben realizzati e provvisti con il giusto carisma per trasmettere empatia al giocatore.
Le vicende di A Plague Tale: Innocence si sviluppano su uno scenario medievale dai risvolti esoterici, quindi i puristi sono avvisati: nonostante nei primi atti del racconto si possa respirare una sensazione di estremo realismo, ben presto non mancheranno risvolti mistici e alchemici. Il tutto però dosato con generale sobrietà ed efficace per creare qualche colpo di scena inaspettato.
Per similitudini – e per ammissione degli stessi sviluppatori – il gioco è ispirato fortemente a Brothers: A Tale of Two Sons, mentre lo svolgimento dell’avventura ricorda da vicino il ben più celebre The Last of US di Naughty Dog.

IL BELLO DEL MEDIOEVO

La parte che salta subito all’occhio dell’opera di Asobo Studio sono sicuramente gli scenari: ben costruiti e ricchi di dettagli. E’ un piacere per gli occhi soffermarsi a guardare il panorama circostante, sembra di essere dentro un quadro capace di rappresentare al meglio un Medioevo fatiscente e inquietante, con quel tocco poetico dettato dalle flebili luci che attraversano praterie, fortini, foreste, borghi e chi più ne ha più ne metta. Infatti la varietà delle location di A Plague Tale: Innocence è impressionante e la sensazione di “già visto” non vi passerà mai tra i pensieri.
Ogni scenario è anche degnamente seguito da temi musicali medievali capaci di riportarci al V secolo senza mai però dimenticare il taglio cinematografico dell’opera.

Il viaggio che i due fratelli dovranno affrontare sarà da una parte drammatico e spaventoso, ma dall’altra ricco di piacevoli sensazioni e di puro godimento per via dell’ottima atmosfera ricreata.
Buoni anche i modelli 3D dei personaggi, ricchi di dettagli e dotati di animazioni convincenti, seppur non tra le migliori viste negli ultimi tempi. Ogni personaggio è doppiato da attori professionisti e il feeling è più che buono, tanto che le non riuscitissime animazioni facciali passano decisamente in secondo piano. I personaggi con il trascorrere del tempo saranno anche visibilmente cambiati nel volto e nei loro abbigliamenti, cosa che rende l’intera epopea estremamente dinamica e verosimile.
Quello svolto dal team francese sul comparto tecnico è davvero impressionante, soprattutto se pensiamo che il budget a disposizione era molto al di sotto di quelli milionari dei tripla A. A dirla tutta A Plague Tale: Innocence non sfigura affatto davanti alle produzioni più attuali; può essere così goduto anche da chi in un videogioco ricerca con priorità una grafica moderna e ben realizzata.

LO STEALTH AI TEMPI DELLA PESTE

Negli ultimi anni è andata a consolidarsi l’idea che l’interattività in un videogioco dipenda da fattori macroeconomici del design, in realtà produzioni come A Plague Tale: Innocence ci ricordano che il fattore principale non è tanto l’ampiezza di una mappa o migliaia di feature inserite per far numero, ma la coerenza ludo-narrativa dell’insieme. Il titolo di Asobo Studio punta proprio sulla microeconomia del suo essere un adventure story-driven senza mai strafare o perdersi in inutili divagazioni. Il gioco si sviluppa sostanzialmente in fasi stealth, puzzle e action. Predominante è la componente cooperazione, la quale non sarà esclusivamente relegata alla salvaguardia della vita di Hugo, ma Amicia durante il suo viaggio incontrerà anche altri alleati con cui collaborare, il tutto risultando dinamico e credibile.
Le parti stealth pur non essendo particolarmente complesse sono coinvolgenti e dopo le prime ore di gioco lasciano anche un pizzico di varietà decisionale da parte del videogiocatore, merito dei vari power up sbloccabili per la nostra fionda. Infatti Amicia oltre che scappare e muoversi furtivamente, può anche attaccare gli inquisitori dalla lunga distanza, donando allo svolgimento del gioco una nota action gradevole e mai pacchiana, contestualizzata intrinsecamente con la narrativa del gioco. Oltre all’inquisizione dovremo anche fuggire a orde di topi assatanati pronti a mangiarci vivi. Quest’ultimi possono essere allontanati solo tramite la luce mediante focolai e qualche particolare sostanza alchemica. In particolar modo in queste fasi notturne è possibile percepire un senso di claustrofobia che ci porterà a drizzare le orecchie fino alla fine, rendendo ogni situazione coinvolgente e mai noiosa.

UN PIZZICO DI ESPLORAZIONE, UN PO’ DI SURVIVAL

Gli sviluppatori erano consapevoli dell’ottimo design delle mappe da loro create e per questo hanno cercato di far ruotare tutta la giocabilità attorno ad esse. Pur essendo lineare, il gioco offre piccole divagazioni che portano alla scoperta di sbloccabili archiviabili che aumentano le informazioni riguardo la lore del gioco. Ma non solo, esplorare a fondo le mappe e osservare ogni piccola nicchia ci premierà col raccogliere oggetti utili per il crafting. Il crafting sostanzialmente aumenterà le capacità di Amicia e della sua fionda, un tocco da survival che ricorda vagamente quello visto in The Last of US.


A Plague Tale: Innocence


Anche gli enigmi del gioco ruotano spesso e volentieri attorno all’ambiente, dalle più inflazionate leve da attivare, si passa a enigmi ambientali risolvibili analizzando lo scenario circostante. Questa caratteristica rende “vivi” i vari ambienti che compongono i 17 capitoli della storia.
Il ritmo di A Plague Tale: Innocence è incalzante: non soffre mai di tempi morti, raramente abbiamo visto un adventure game così solido, così ben amalgamato con le meccaniche di gioco e una narrazione elaborata. Risulta forse troppo facile, ma vi assicuriamo che lascia ad ogni sessione una sensazione di soddisfazione e la voglia di proseguire per vedere cosa succede. L’avventura dura in totale una decina di ore, un paio in più se si decide di scoprire ogni segreto; una durata decisamente non troppo elevata, ma la qualità generale del prodotto garantirà ai giocatori più meticolosi almeno un’altra run per cogliere sfumature sfuggite alla prima.

TEMPI BUI

Dopo aver speso elogi su elogi tocca anche evidenziare qualche magagna. Seppur non inficiano la qualità generale abbiamo riscontrato diversi problemi sui controlli, spesso imprecisi nelle situazioni più concitate e poco reattivi per quello che riguardano la mira del personaggio. Nulla di particolarmente drammatico, tuttavia una maggior cura avrebbe reso il tutto ancora più fluido e piacevole.
Anche la telecamera non sembra sempre ottimizzata al meglio, spesso quando avremo un nemico alle spalle potrà portarci a clamorose papere che nemmeno il Benny Hill Show ricorda.
Più gravi – ma anche più molto rari da trovare – sono decisamente i bug del gioco, che spesso si traducono in un alleato fuori portata per sbloccare lo switch successivo, cosa che ci costringerà a riavviare dall’ultimo checkpoint (quest’ultimi per fortuna sono molti e ravvicinati l’uno con l’altro).
A livello di ottimizzazione per PC invece si comporta egregiamente e la controparte console non è da meno, risultando un software leggero da gestire e senza intoppi di caricamenti eccessivi.
Il gioco è disponibile con sottotitoli in italiano e doppiaggio in inglese, francese e tedesco. Peccato per la mancanza di quello in italiano considerando che molti dialoghi sono in-game e chi non conosce una delle tre lingue citate potrebbe avere qualche difficoltà a leggere i sottotitoli durante le sessioni action.

Grafica 89%
Sonoro 95%
Giocabilità 87%
Carisma 95%
Longevità 84%
Final Thoughts

A Plague Tale: Innocence è una produzione appassionata, trasuda dedizione e amore. Pur non trovandoci di fronte a un titolo dal valore produttivo AAA, Asobo Studio è riuscito a stupirci e ammaliare in più frangenti. Si tratta senza ombra di dubbio di uno degli adventure più interessanti degli ultimi anni, capace di offrire un'atmosfera estremamente curata e suggestiva. Un must per chi ama i giochi in single player basati principalmente sul versante narrativo.

Overall Score 90%
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