achtung! chtullhu tactics PC, Recensione

Achtung! Cthulhu Tactics, Recensione – Marmellate nazi lovecraftiane


Auroch Digital

Sviluppatore

Ripstone Ltd.

Publisher

Strategia a turni

Genere

Esatto, minuscolo, che non voglio inserire troppo a sproposito il Master di Providance. Vero che le connessioni con la sua scrittura in questo Achtung! Cthulhu Tactics sono perlopiù causate dal fatto che trattasi di strategico a turni riproposizione di omonimo gioco di miniature; la realizzazione ci fa però supporre che sarebbe più divertente dedicarsi alla pittura delle suddette. O quantomeno giocarci davvero dal vivo!
Non voglio però fomentarvi troppo in negativo: il titolo non finisce nel nostro archivio delle ciofeche, perché le idee le ha, e pure solide, ma purtroppo manchevoli di alcune valide fondamenta.
La storia è quella della distopia nazista classica: i simpatici soldati del Reich si sono dati alla magia nera per migliorare il loro potere, ma purtroppo ciò ha portato all’evocarsi di creature provenienti da altre dimensioni… e qui scende in scena la parte lovecraftiana.
Noi andremo così a comandare le gesta di un pool di personaggi (stavo scrivendo di commandos, ma poi avrei dovuto specificare nuovamente che non si aveva a che vedere con l’omonima pietra miliare degli RTS, e difatti è di nuovo minuscolo), ognuno con propri poteri da raggiungere livellando, gestendo al meglio i turni a disposizione. Turni peraltro piuttosto variegati.

Onore, sudore e sfigore

Avremo una serie di metodi diversi di spesa dei nostri punti tempo, che comprende movimento, sparo, ricarica ed azioni speciali; affiancate a tutto ciò ci saranno però anche delle mosse più particolari (tipo mantenersi in guardia, colpire con l’arma secondaria, sfruttare i poteri sbloccati con l’albero skill), che si potranno utilizzare da un comune serbatoio di punti di IMPETO, rappresentati con le classiche mostrine militari, e che andrà a riempirsi ad ogni azione particolarmente ardita… o anche solo quando si riesce ad ammazzare qualcuno o qualcosa. Potremo inoltre a inizio missione accessoriare i nostri con armi varie ed oggettistica bonus, dai kit medici al cognachino per farsi coraggio: presto detto, per usare tutto ciò dovremo spendere giù di PA.
Diverse altre abilità verranno poi da noi acquisite tramite esperienza raccolta a fine missione, per personalizzare ancora di più lo stile di gioco di ogni pispolo.
E fino a qua direte voi: tutto molto bello ed interessante, e non sarò io a non darvi ragione (o a non darvi non torto, citando un vecchio Criticast), ma ecco che scattano i due problemi forse più importanti di tutto il macchinario: l’AI dei nemici e la casualità degli scontri.
Parliamo prima dei puzzoni nazi e non: essendo gestito il passaggio dei turni in modo consecutivo tra noi e loro, nel momento del proprio attaccare se saranno troppo vicini, si allontaneranno, spesso allungando solo lo scontro senza altre eccessive motivazioni; se invece saranno troppo lontani si riavvicineranno che se no col cavolo che possano riuscire a colpire uno dei nostri. Quindi sì, forse avete già capito: tutto diventerà un avanti e indietro nella speranza che gli eroi di turno, nel loro turno, si avvicinino il giusto per diventare bersagli, dando un po’ troppa ripetitività per quanto riguarda le tattiche da mettere in campo. Poi, ok che tale problema viene un poco contenuto dalla diversità di nemici, che comprende anche ibridi mostro soldato, però bisognerà avanzare di molto nel gioco per qualche divertimento in più. Piccola nota sui mostri lovecraftiani: capisco la difficoltà di creare modelli di orrori spaventosi da descrivere perdendo la propria sanità mentale, ma gli Shoggoth non me li sarei mai immaginati nella vita come degli ammassi informi di marmellata di frutti di bosco della Zuegg con i tentacoli.
Il secondo problema sono poi le eccessive casualità, che pare davvero di giocare con i dadi da 6 a Heroquest: vero che l’ispiratore è in effetti un set di miniature, ma si assiste di continuo a scene da ” e allora vabbè” del tipo ufficiali della Gestapo con la destrezza di Elena Fuente (cit.) che schivano due coltellate di fila che tiriamo loro alla distanza di 4 cm, e che invece vengono presi alla pupilla mentre corrono morendo sul colpo da un nostro collega appostato 50 metri avanti. Anche per le nostre tattiche tutto andrà spesso tra le mani della Dea Bendata: sì, ognuno ha sue statistiche che crescono nel corso delle missioni, però il vertice di tanti scontri si ha sul numero di MISSED! che si riuscirà a toccare.
Stranissime poi le volte in cui il gioco diventa Matrix, facendo comparire ai nemici delle statistiche strane e linguaggio di programmazione sul coppino, come se potessimo vedere una parte dell’AI che le muova. WEIRD.
Ultima nota sugli scontri: arrivano in faccia a sorpresa come una sberla di un amico brillo, che lascia tra il perplesso ed il donarne una seconda a lui. C’è la fog war classica da strategico, che anzi in modo più complesso resta oscurata se non abbiamo un personaggio direttamente lì con il suo campo visivo, ma mentre camminiamo… BAM SCONTRO. Come il notte/giorno di Castlevania 2 (sì Giuliano, l’ho detto).
Forse non c’era effettivamente altro modo, ma il sistema manda a quel paese lo stealth, togliendo una componente in più che avrebbe sicuramente arricchito il gameplay. Ha poco senso poi, e qui davvero la chiudo, una gestione calcolata dei punti a nostra disposizione quando tirando 2 colpi di arma principale, più costosa come azione, non creiamo danni, mentre a caso, completamente a caso, con l’attacco secondario di Impeto (o ImPeto, a questo punto), devastiamo le loro barre della vita a semplici pistolettate.

Pupazzi senza gloria

Sul lato grafico regna ahinoi la plasticosità, soffocando l’intelligente invece scelta di inserire musiche d’epoca come sottofondo: ok che tutto è tratto dalle miniature (ribadisco), ma le azioni di tutti sono come bigjimmate, gli effetti ambientali e le esplosioni quasi incollate sopra, alla bene e meglio.
Parlavo poi già sopra del design dei nemici non esagerato, e la loffiezza consimile si sparge su tutto, boss compresi (il boss finale per dire, una volta aver capito che fosse QUELLO, ha portato all’ennesimo “e vabbè, due sparate e andiamo tutti a casa”.
Il Tiger della Zuegg.

Valutazione

Grafica 63%
Sonoro 72%
Giocabilità 63%
Carisma 66%
Longevità 70%
Final Thoughts

Il triste nemico di Achtung Chtullhu Tactics non è il Grande Antico tentacolato ma la piattezza che devasta una base solida e pure accattivante: mi sembra di vedere qualcuno che cerca di muoversi in avanti con il bullo che lo tiene fermo premendogli una mano sulla fronte. Occasione persa, ma la sua modestia gli permette di restare quantomeno un passatempo senza troppo pensiero per gli amanti del genere. Così, tanto per.

Overall Score 66%
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