PC, Recensione

Alone in the Dark Illumination – Recensione


Atari

Sviluppatore

Atari

Publisher

Survival horror, Multiplayer Online

Genere

Ci sono i classici momenti di vita redazionale in cui la tua mente per aiutarti ti fa dimenticare che qualcosa di brutto è uscito già da tempo dalla beta, aggiornandosi in maniera definitiva in quel di agosto e diventando stabile ed intero su Steam.
Così pensi: “toh, chissà se avranno messo a posto Alone in the dark Illumination o se Atari dovrà di nuovo fare l’Aiazzone di turno con super svendite e millantate chiusure”.
Poi lo provi e pensi: “ma perchè penso sempre in positivo? Perchè sono un idiota”

Dal cappotto al cappottare

Dovevo leggere nel modo corretto il titolo, che si riferisce ad un particolare alone che circonda tutto nel gioco, ed è un alone di sbagliato. Ci si chiede perchè tirare fuori un prodotto simile fuori moda, fuori tempo massimo, con una struttura errata e che va contro qualsiasi tipo di ragionamento anche fatto solo per monetizzare. Uno può pensare “La gente vuole giochi horror dove sei in atmosfere chiuse isolato dal mondo ed in preda alla morte”, dunque arriva Atari e fa “Oh ma facciamoci un bel giuoco arcade improntato sul multiplayer”. Ed aggiungo io, senza cambiare la difficoltà se giocato in 2, 3 o da soli: buono perchè così siamo maggiormente minacciati in single player? No, perchè la difficoltà è dovuta ad idee della stessa risma del “mettiamo i QTE con una crepa che ti risucchia che così la gente si diverte”
Ma partiamo dalla sorta di trama, che ammetto sulla carta non è affatto malvagia: il nostro Edoardo preferito viene mandato ad indagare su presunti mostri comparsi in uno stabilimento minerario, cercando di capire da dove arrivino e sconfiggendo una entità superiore malvagia questa volta persin ispirata dai meglio romanzi Lovecraftiani ed orride tentacolosità ad accompagnare.
Ma poi.

Alone di caffè sulla camicia nuova

La struttura ad episodi, seppur si debbano sbloccare senza salti temporali giocando, rende il tutto assai consimile a titoli di fine anni 90, ma senza far uscire nostalgie particolari, soprattutto perchè poi appare il cosiddetto gameplay.
Dunque.
Di base si ha … perlappunto un qualcosa di base base: si raccoglie l’oggetto A per il posto B, si attiva l’interruttore giusto, si apre la porta giusta, e fin qui non ne fa un capolavoro ma un qualcosa di decente. Fa a questo punto ridere nervosamente vedere come tale gioco fosse stato annunciato come “TROVERETE LIVELLI SEMPRE DIVERSI GENERATI CASUALMENTE”, e che poi si mostra come “CI SONO POSTI MEDIO GRANDI ALLA CRYSIS 2 MA OGNI VOLTA TENIAMO APERTE O CHIUSE PORTE DIVERSE PER FARTI FARE IL GIRO DAL VIALETTO PIUTTOSTO CHE DAL PARCHEGGIO”. Esatto, tutto il random sta in percorsi lievemente differenti da partita a partita, che non aggiunge proprio nulla alla loffiezza generale. Poi si passa alla tecnica più usata di tutto il gioco, ovvero il trotterellare.
Mi spiego meglio: Carnby o uno degli altri personaggi a scelta semprecheimportinoaqualcuno, può uccidere i nemici solo se sotto la luce; in caso contrario li stordirà per un petosecondo, tornando a farsi smascellare poco dopo. Luci che vanno accese nei momenti giusti premendo interruttori a giro, cercando piccoli lampioni o dando fuoco a bidoni pieni di legname. Si tratta dunque di conservare i colpi migliori per il momento giusto, correndo per evitare i nemici ma, come si evinceva già in sede di anteprima, tale corsa è gestita da una barra che rapidamente va a scaricarsi in percentuale: dunque se in pericolo cosa si fa? D’istinto si corre via, o ci si allontana per sparare un poco di più. Si svuota così la barra, che si riempirà nuovamente solo dopo un po’ di tempo. Così si crea una sorta di trotterello con il nostro amico cappottato che corre per un metro, poi si sfianca, poi ricorre per una 30ina di cm, poi si ristanca, poi ricorre mentre già gli grattano il sedere i mostri, poi si riblocca. Così fino a che non si raggiunge una sacra luce. Insomma: più che una sfida manca proprio il divertimento nello zompettare a destra e a manca in ogni dove.
Parliamo poi di gameplay coerente: tutte le luci rendono vulnerabili gli zozzoni, tranne quella della propria torcia elettrica, se no il gioco era troppo facile, eh? Eh eh eh… sic.
Creature molto simili ai mostri di pesto di Final Exam e che ciliegina finale arrivano casualmente anche in posti già visitati, in numero casuale. Ah, e ci si difende con armi molto survivor come una collezione di fucili mitragliatori, indispensabili per ogni investigatore che si rispetti.

Garzanti in the dark

Ovvero quando hai un vocabolario italiano da consultare ma sei al buio, allora tiri le cose per come ti vengono. La versione italiana è talmente buttata lì che paradossalmente diventa uno dei pochi motivi per proseguire la partita: leggere perle come gli “esplosivi vegetali”, momenti tracchiosi tipo “pelle del mostro è come metallo mentre avvolta nel buio” che nemmeno madame Mami di Via col Vento, o persino spazio agli appalti all’italiana con “Trova 3 commissioni più esplosive” per intendere il semplice infilare dei candelotti su di un muro, maledetta burocrazia.
La grafica è mediamente lenta nei caricamenti anche con PC performanti, ma comunque meno peggio dell’AITD cappottoso, però tutto è come un po’ gettato là per far veloce, ridimostrazione della scarsità di fondi che gira per Atari. Nome che comunque fa fare il giro al discorso cancellando qualsiasi tipo di pietas del tipo “poveri però sono sviluppatori indipendenti e per fare una cosa simile hanno comunque realizzato un lavoro carino”.
Esempio in positivo gli ambienti, che aggiustati dal buio tirano fuori anche qualche scorcio carino, mentre per il negativo i mostri chtullhoidi, difficili da capire come forma e sostanza con i continuni sbrillucchiamenti fluorescenti e i getti di pastone verde che pare ci gettino addosso la tempera della prima elementare.
Musiche… buone, ma mi è parso di sentire un loop di tipo 2 minuti, spero di no. Spero in un bug. Spero.

Valutazione

Grafica 60%
Sonoro 63%
Giocabilità 40%
Carisma 27%
Longevità 49%
Final Thoughts

Alone in the Dark Illumination pare la risposta di Atari ad Alan Wake ma arrivata ora, si spera non avendo avuto tutto questo tempo come sviluppo. Giocandoci si hanno impressioni simili a quelle del ritorno del Duca: c'è qualcosina nell'aria, ma è tutto approssimativo e tirato via, che pare veramente finito alla veloce per buttarlo in commercio e togliersi il pensiero. Ancora una volta vince il buio per il nostro amico col cappotto tattico.

Overall Score 47%
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