Ancestors: The Humankind Odyssey Genere, Recensione

Ancestors: The Humankind Odyssey – Recensione: Il cammino dell’uomo


Samurai Punk

Sviluppatore

Samurai Punk

Publisher

Casual

Genere

La mente dietro Ancestors: The Humankind Odyssey è Patrice Dèsilets. È un nome che forse molti di voi non conosceranno, ma sono più che sicuro che tutti abbiate sentito nominare almeno una volta la sua creazione più famosa: Assassin’s Creed. Non pago di aver creato una serie che ha influenzato il lavoro di una generazione di game designer e ha fatto appassionare milioni di giocatori, Patrice ha deciso di osare di nuovo e di avventurarsi per strade non battute da altri. Ancestors è un progetto che ha prodotto e realizzato con Panache Digital Games, studio da lui fondato, composto solamente da una trentina di persone. Il risultato dei loro sforzi è qualcosa che difficilmente è possibile inquadrare in un genere ben definito. Lo si potrebbe definire un esperimento, qualcosa di a suo modo innovativo, sicuramente fuori dagli schemi, e difficilmente paragonabile a niente altro nel panorama vidoeludico odierno. È stato molto difficile decidere il voto da dargli, ma cerchiamo di andare con ordine e partiamo con il definire in quale mondo virtuale Ancestors cerca di immergere il giocatore.



La culla della civiltà

Africa 10 milioni di anni fa. La Terra brulica di forme di vita di ogni tipo. I mammiferi, dopo la scomparsa dei Dinosauri sono divenuti i nuovi dominatori del pianeta. Fra questi ci sono degli ominidi, più precisamente dei Sahelanthropus Tchadensis: il nostro più antico antenato conosciuto dalla scienza. La loro è una vita dura, fatta di una lotta continua con l’ambiente circostante.

Ancestors: The Humankind Odyssey
Ogni volta che l’individuo che controllare sarà in territorio ostile la sua paura prenderà il sopravvento e si manifesterà su schermo con immagini di predatori pronti a ghermirvi.

Altre specie animali, vegetali velenosi, mancanza di una fonte sicura di cibo e acqua;sono tanti gli elementi che mettono a repentaglio la sopravvivenza di questi ominidi che dalla loro posseggono un’arma unica e preziosissima per difendersi dai pericoli della sopravvivenza. Quella’arma si chiama intelligenza. Il loro cervello funziona in maniera diversa da quello degli altri animali: è in grado di immagazzinare informazioni, di ricordarle, e anche di mettere in relazione eventi gli uni con gli altri. Di imparare, insomma. Questa loro caratteristica, assieme ad altri fattori fisici sarà ciò che gli permetterà di evolversi e divenire, con un processo lungo milioni di anni, la razza dominante sul pianeta: l’Homo Sapiens. Ancestors ci invita a rivivere quel processo, mettendoci nei panni dei membri di una comunità di Sahelantropus e cercando di farci rivivere nel modo più fedele (per quanto possibile), il percorso che ci ha portato da semplici primati a ciò che siamo oggi. Tale ambizioso obiettivo ha portato alla creazione di un gioco dalle meccaniche atipiche e purtroppo non ben equilibrate.

Il piacere della scoperta

Le prime ore di gioco sono le più strane ed interessanti che mi sia mai capitato di sperimentare.
Senza tanti preamboli ci si trova subito catapultati in game senza che il gioco spieghi cosa vuole da noi. Non si tratta però di una mancanza, ma di una precisa scelta autoriale. Ce lo comunica una scritta poco prima che il gioco inizi. Niente tutorial dei comandi, nulla che spieghi in cosa consista l’esperienza di gioco. L’intera analisi del gameplay di Ancestors: The Humankind Odyssey si potrebbe riassumere in una frase: il giocatore deve scoprire da solo cosa fare e come farlo.

Ancestors: The Humankind Odyssey
Ogni oggetto con cui si può interagire va analizzato per riuscire poi a svolgere azioni complesse come sfruttarlo in combinazione con altri.

Questa scelta punta ovviamente a far sentire il giocatore nella stessa condizione dei Sahelantropus: da soli di fronte ad un mondo da scoprire utilizzando le proprie capacità e i propri sensi. Il gioco consiste principalmente in questo: esplorare ed imparare. L’elemento fondante del sandbox, ovvero quello che richiede al giocatore di apprendere come i vari elementi del mondo rispondano alle sue manipolazioni, vengono spinti all’estremo. Non esiste nessuna tab degli oggetti costruibili, nessuna manipolazione che si possa compiere fin da subito. Tutto va imparato, persino cosa mangiare. Guidando il nostro Sahelantropus nella foresta che funge da ambientazione principale iniziamo dunque a scoprire piante, animali, oggetti e come possiamo interagire con loro. Ad ogni nuova conquista come ad esempio comprendere come manipolare gli oggetti attraverso i comandi di gioco, il giocatore viene ricompensato con nuove possibilità d’azione. Questo processo di apprendimento influenza anche il nostro alter-ego che diviene man mano più capace di affrontare le sfide della sopravvivenza quotidiana in maniera più efficace acquisendo nuovi strumenti sia materiali che intellettuali. Un menù dallo stampo ruolistico ci mostra in maniera palpabile i progressi compiuti dalla sua rete neurale nei campi della motricità, della comunicazione, della percezione e della memoria: giocando stiamo creando nuove connessioni fra i neuroni del suo cervello. Il gioco è quindi studiato perché giocatore e avatar apprendano contemporaneamente nuove conoscenze. Ciò crea una sensazione di progressione particolarmente appagante.

Il menù neurale funge da punto in cui applicare i vari potenziamenti che si ottengono giocando.

Ogni scoperta compiuta con un singolo esemplare/individuo deve poi essere condivisa con il resto del clan. Sì, perché in Ancestors non ci si fa carico di un solo individuo, ma di una intera comunità e quindi bisogna curarsi di insegnare alla collettività le varie scoperte effettuate durante le nostre escursioni. Questo inizialmente va fatto mostrandogli direttamente come compiere determinate azioni, come ad esempio usare un bastone come leva per alzare una roccia. Loro impareranno e inizieranno a compierle a loro volta. Particolare importanza rivestono i piccoli del clan: portarseli appresso durante le spedizioni esplorative è un ottimo modo per far ottenere energia neurale extra per i potenziamenti. Questo perché simula il fatto che il piccolo, sottoposto a degli stimoli fin da piccolo, sarà già da adulto avrà già acquisito una certa esperienza solo osservando. I piccoli possono anche sviluppare delle mutazioni spontanee molto utili che potranno a loro volta trasmettere alla loro prole. Il gioco permette infatti di compiere dei salti temporali di generazione in generazione: gli adulti diventano anziani e i piccoli diventano adulti in grado di riprodursi e trasmettere i propri geni. Avere un certo numero di piccoli è uno degli step necessari a compiere i balzi evolutivi veri e propri, cosa che ci permetterà di evolverci in una nuova specie vera e propria e salire un gradino sulla scala che porta al genere homo.

La pratica rende perfetti?

Purtroppo il senso della scoperta e la voglia di sperimentare che permeano le prime “confusionarie” ma estremamente appaganti ore di Amcestors, vengono poi sostituite qualcos’altro di molto meno entusiasmante: la ripetitività.
Far avanzare certe connessioni neurali richiede di ripetere determinate azioni per svariate volte in un ordine preciso e attenzione: queste azioni possono anche concludersi con esito negativo e quindi si rischia di fare e rifare la stessa cosa molteplici volte senza raggiungere nessun risultato. Inoltre, ogni volta che si compie un balzo generazionale è possibile conservare alcune connessione neurali, ma non tutte. E questo cosa significa? Doverle ricostruire da capo un’altra volta! E via di nuovo a ripetere, ripetere, ripetere.

Arrivare a questa schermata significa che siete riusciti a evolvervi… e che dovrete svolgere da capo un sacco di cose.


Mi dispiace, ma sebbene sia chiaro che questo processo di ripetizione serva a ribadire il concetto chiave del gioco che ogni conquista evolutiva e culturale sia il frutto di duro lavoro, dal punto di vista ludico la cosa non funziona. Anzi, rischia di diventare frustrante piuttosto velocemente. Sarebbe bastato dare la possibilità di conservare i progressi di specie in specie e tutto sarebbe stato sicuramente più accettabile dal punto di vista ludico. Solo un piccolo compromesso che non avrebbe per nulla intaccato lo spirito dell’opera. Tristemente i problemi non finiscono qui. A rendere ancora più snervante la ripetitività del gioco ci sono anche dei comandi mappati piuttosto male: determinati input sono legati allo stesso tasto in maniera poco curata, rendendo molto facile commettere degli errori quando ci si sposta per la mappa o si manipolano degli oggetti.

L’alba della tecnica

Dal punto di vista tecnico le ambientazioni sono l’aspetto più curato della produzione.

Sotto il profilo tecnico Ancestors non punta a stupire: modelli poligonali di animali e ambientazioni sono molto semplici, ma funzionali al loro scopo. Estrema cura è stata posta nel cercare di riprodurre in maniera quanto più accurata possibile un ecosistema vecchio di 10 milioni di anni. Tutto è stato realizzato basandosi sulle più moderne scoperte scientifiche (come ci informa una schermata a inizio gioco) e potrete verificare l’esistenza di ogni singolo elemento preistorico presente nel gioco tramite il vostro motore di ricerca preferito. Molto buono l’audio, ricco di suoni ambientali che tra l’altro rivestono anche un ruolo importante nel gameplay visto che l’udito è uno dei sensi che si devono utilizzare per sondare l’ambiente.

Grafica 70%
Sonoro 80%
Giocabilità 40%
Carisma 80%
Coraggio 80%
Final Thoughts

Ancestors: Human Odissey è un atto di coraggio. Andare contro le tendenze di mercato cercando di perseguire una propria idea di videogioco è senz'altro da premiare, ma non è possibile chiudere gli occhi di fronte ai suoi problemi strutturali che ne intaccano in maniera marcata la giocabilità. Se solo l'ago delle sue componenti fosse stato leggermente più orientato al ludico e meno aall'educativo, sarebbe potuto essere un'esperienza indimenticabile. Così com'è, lo consiglio solo ai più perseveranti che vogliano toccare con mano un gioco diverso dal solito.

Overall Score 70%
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