apotheon Mac, PC, PS4, Recensione

Apotheon – Recensione


Alientrap

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Su Steam e PS4 è arrivato Apotheon, nuovo peplum di ambientazione greca antica dal tipico carattere iconoclasta delle produzioni di genere d’oltreoceano. Trailer, e poi ci fomentiamo. E sì, ci sono i pupi siciliani greci.

Grecia antica, grimdark edition

apotheonIn Apotheon vestiremo i panni del guerriero Nikandreos, in una Grecia antica ormai devastata causa abbandono delle divinità (che per qualche motivo a caso hanno deciso di fare il gesto dell’ombrello all’umanità, lasciando morire tutti facendo in pratica marcire il globo). Trovatosi nel pieno di un’invasione da parte di predatori a caso che sta sconvolegendo la sua città, il protagonista dovrà menarli tutti fino a giungere a un incontro con la dea Hera, la quale lo metterà al corrente dell’ideona del marito fedifrago Zeus di far finire a baldracche e burattini l’intero creato. Così il nostro eroe inizia la sua quest per malmenare il padre degli dei e tutti quelli che gli van dietro, in modo da salvare il mondo. In fine dei conti, abbiamo quindi una trama con similitudini col peggio dell’ultima stagione di Xena, God of War 2  e God of War 3 (e forse pure Titan Quest) più finale col botto ma talmente botto che solo uno spoiler sandropretesco potrebbe contenere. E il meglio adda venì.

Metrovaniomachìa

Premesso che la nostra recensione si basa principalmente sulla versione PC del gioco, andiamo un po’ a vedere come funziona questo Apotheon.

apotheonIl nostro Nikandreos affronterà la sua scalata fino alla cima dell’Olimpo in stile metrovania dueddì: azione, qualche piattaforma, elementi di gestione inventario e una spruzzata di crafting. I controlli mouse + tastiera ci permetteranno di mirare i colpi – sia ravvicinati che di armi da tiro/lancio – e gestire lo scudo per evitare di trovarci con gli zigomi scheggiati dagli attacchi nemici. Il puntatore del mouse ci servirà anche per fissare il lato in cui guarderemo, in modo da poterci fare arretrare per tattiche difensive o di evasione; in più la possibilità di effettuare un capriolone si aggiunge come ulteriore manovra difensiva.

Come nei canoni classici del genere, proseguiremo per i vari livelli menando gente e risolvendo quest necessarie a sbloccare altre aree per andare avanti: pollice su per il fatto che molte “missioni” possono essere gestite in ordine sparso, secondo le nostre preferenze e priorità del momento. E come nei canoni del genere, le scale sono un bel dolore anale. A differenze delle migliori (peggiori) memorie castlevaniane, dove erano una casino salire/scendere, qui saliremo di default qualsiasi scalinata che osi frapporsi tra i nostri piedi, imponendo poi discese più o meno rocambolesche: non si sa perché, ma la cosa pare ancora più fastidiosa di quanto accadeva nei titoli Konami.

C’è da dire che anche il combattimento – alla fin fine, elemento importanterrimo del gameplay – presenta alti e bassi. Sulle prime sembra molto interessante e piuttosto “tecnico”, complice la presenza di una barra della fatica che dovrebbe impedire il button mashing e imporre al contempo uno stile di lotta più “ragionato”: dopo un po’, purtroppo, si ha comunque l’impressione di un qualcosa comunque molto gestibile giocando alla pene di quadrupede, posta una buona scorta di inciuci curativi. Inoltre, alcune scene ridicole come l’incepparsi in testa al nostro avversario e un mix di salti rigido-acrobatici e voli per lo schermo post-colpo fanno alzare più di un sopracciglio dalla perplessità. A latere, il design dei livelli si rivela discreto, spingendo a sufficienza verso l’esplorazione di angoli più o meno reconditi e nascosti. Anche le sezioni più “atletiche” in tema di salti e affini non sono mai lesive e in genere sono discretamente gestite.

apotheonSenza addentrarci nelle beghe tecniche (oramai lo sapete, c’è quasi sempre un paragrafo dedicato), possiamo dire che alla fine della fiera Apotheon lascia un feeling abbastanza strano quando lo si gioca: se, da un lato, il gameplay in sé non è brutto e il design dei livelli è anche ben fatto, come detto (almeno in una visione d’insieme), il gioco trasmette una grossa sensazione a metà tra il “che BIIIP sto facendo” e “che BIIIP sto guardando”. Gore casuale, desperados ubriachi che appaiono ad minchiam, ninfe che muovono il culo randomicamente, eventi nonsense e fatalismo generico rendono il gioco quantomeno bizzarro ai limiti dell’imbarazzante. Il che, francamente, è un peccato: nonostante qualche bega, il gioco riesce comunque a presentare idee interessanti.

Di certo, l’essere completamente a secco di cultura classica aiuta nell’apprezzare il gioco, dove il tutto sembrerà un’ennesimo piglio iperbolicamente tetro su di un’ambientazione “esotica” e quindi originale a prescindere. Per chiunque sia non un estremista, ma un semplice “apprezzatore” del mondo ellenico, il modo in cui Apotheon cita e poi malmena ciò che cita equivarrà a costruire una metaforica “statua” della cultura antica giusto per ruttarle nel naso. Paradossalmente, anche peplum videoludici più deliranti – si pensi a Battle of Olympus, dove Orfeo prendeva le sanguisighe a bastonate in faccia – fluiscono in maniera più piacevole, dove il farlocchismo conscio aiuta a mandar giù la pillola dell’incredulità sospesa. In ogni caso, c’è poco da scherzare: i tempi in cui sull’Olimpo ci si calava quello che sembra talco ma non è per avere allegria sono ben lontani.

Tecnologia da vaso

Apotheon non brilla particolarmente nel comparto tecnico. Selling point del gioco è proprio lo stile grafico, versione vaso antico. Di per sé, senza falsi pudori, se lo prendiamo da “fermo” lo si può solo definire come FANTASTICO. Il problema è che giocare su apotheontali cromatismi alla lunga diventa alquanto stucchevole e assopente per la pupilla: in più, la monotonia dei cromatismi e delle fattezze di cose e persone non aiuta a tenere alta l’attenzione. Inoltre, parte più dolente, le animazioni dei personaggi ricordano un mix tra il modo in cui si muovono i pupi siciliani e gli arti degli omini di cartone con le giunture fatte con i fermacampioni, come si vedeva negli episodi vintage de L’Albero Azzurro.

Il sonoro è sobrio, con voci ed effetti di qualità altalenante e temi musicali abbastanza azzeccati (menzion d’onore per quello del menù principale). Nell’esperienza recensoria, purtroppo, abbiamo subito uno strano bug che ha reso momentaneamente muto il gioco.

Infine, in linea generale, Apotheon presenta una discreta stabilità, con sporadici crash all’avvio. Da segnalare qualche glitch fastidioso di “dissoluzione” nello scenario, con il pover Nikandreos “coibentato” nello scenario e incapace di uscirne dopo un combattimento particolarmente concitato. I controlli non sembrano reattivissimi, ma comunque non causano patemi particolarmente irritanti.

Valutazione

Grafica 60%
Sonoro 75%
Giocabilità 60%
Carisma 45%
Longevità 75%
Final Thoughts

Nonostante la presenza di buone idee di fondo, Apotheon è l'ennesimo polpettone filo-mitologico dai toni oscuri e decadenti corredato da un comparto tecnico con qualche buco. Interessante in primis per la scelta estetica di base, è consigliato a chi vuole provare un piglio leggermente diverso dello stile metrovania.

Overall Score 63%
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