Assassin's Creed: Origins Recensione

Assassin’s Creed: Origins – Recensione (60 ore dopo): Il primo vero open world Ubisoft


Ubisoft Montreal

Sviluppatore

Ubisoft

Publisher

Action-RPG

Genere

Assassin’s Creed: Origins arriva dopo una pausa e chi lavora lo sa: una pausa ogni tanto ci vuole. Anche solo 10 minuti di “stacco” sono utili a fuggire per un attimo dal tran tran dell’attività lavorativa così da rendersi conto di essere un essere umano pensante (e nel mio caso bisognoso di caffeina), e non solo un robot che deve compiere sempre le stesse azioni meccanicamente. Credo che questo sia vero pero ogni tipo di lavoro, anche quelli che richiedono uno sforzo creativo/intelletuale.  Ho accolto con favore quindi l’annuncio Ubisoft dell’anno scorso che diceva che non ci sarebbero stati titoli della serie AC in uscita nel 2016. Ricordo di aver sospirato e pensato: “Finalmente.”

Dopo Unity e Syndicate, e le loro le vendite al di sotto delle aspettative, Ubisoft aveva capito la lezione: sfornare un gioco all’anno non può far bene alla qualità del prodotto. Certo ci son voluti due giochi per capirlo, ma alla fine è successo. Meglio tardi che mai, si dice, no? Questa pausa ci ha portato Assassin’s Creed: Origins, un progetto sul quale, lo confesso, ero abbastanza scettico, ma che dopo aver giocato per l’ammontare di ore che trovate nel titolo della recensione, mi sento di lodare come il miglior Assassin’s Creed uscito finora.  Affermazione pesante, eh? Allora lasciate che vi spieghi perché la sto facendo.

La vendetta non ha preveggenza.

Assassin's Creed: Origins

Bayek, il nostro protagonista.

La storia di Assassin’s Creed: Origins, è una storia di vendetta e come tale comincia in maniera violenta: con un assassinio.  A compierlo è Bayek, il nostro alter-ego. Fin dal primo istante in cui posiamo gli occhi su di lui è chiaro che si tratti di un uomo “maledetto”, destinato ad un cammino doloroso. E’ insanguinato Bayek e sta affrontando con rabbia estrema un uomo che, sebben sia atterrato e ormai alla sua mercé, continua a minacciarlo con arroganza. Bayek non si fa intimorire lo finisce brutalmente, facendo intendere al giocatore che però quello è solo uno dei suoi obiettivi e che ci sono altri a cui deve dare la caccia. Non vi svelo il motivo che sta dietro alla sete sanguinaria di cui è preda il nostro protagonista; sappiate solo che è una motivazione che spingerebbe molti a imitarne le gesta. A seguirlo in questa crociata per la vendetta c’è Aya, sua moglie, metà egiziana, metà greca. Uno strano miscuglio dite? Beh, va tenuto conto che il gioco è ambientato in Egitto, nel 49 a.c., un periodo di grandi sconvolgimenti in cui gli interessi di Greci e Romani si trovarono a convergere tutti su quella terra ricca di risorse e dove la popolazione autoctona faticava ancora ad adattarsi a tutti i cambiamenti portati da Alessandro Magno secoli or sono.

Assassin's Creed: Origins

Un gioco ambientato nell’antico egitto e non ci mettiamo Cleopatra? Non sia mai!

Senza volerlo, la ricerca dei loro nemici porterà Bayek e Aya a rimanere invischiati nelle lotte di potere e negli intrighi orditi dalle grandi figure storiche di quell’epoca tra cui Tolomeo XIII, Cesare e Cleopatra, che a loro volta sembrano essere manovrati da un gruppo di uomini che agiscono nell’ombra e controllano gran parte del paese. Questi avvenimenti andranno a legarsi poi con ciò che già sappiamo della storia del mondo di Assassin’s Creed, e getteranno le basi per la nascita dei Cavalieri Templari e della Confraternita degli Assassini.  Come nella tradizione della saga quindi, troviamo una storia che presenta eventi, luoghi e personaggi reali che si mescolano ad altri totalmente fittizi. Il tutto funziona e lo fa molto bene: la trama è articolata al punto giusto e ha un cast di personaggi ottimo. Il vero motore di tutto l’apparato narrativo della produzione però sono indubbiamente Bayek e Aya. I due sono personaggi complessi con motivazioni e convinzioni non sempre in sintonia o addirittura opposte: a unirli però c’è l’amore e il desidero di vendetta che li spinge a vivere. Ad affascinare particolarmente è proprio questo loro rapporto segnato dalle contraddizioni: sono marito e moglie e per questo sono legati in maniera romantica, ma sono anche complici di veri e propri crimini e la loro vita viene alimentata dal desiderio di distruggere i loro nemici, cosa che, diciamocelo, non può essere certo alla base di un matrimonio sano!

Assassin's Creed: Origins

Il rapporto fra Bayek e Aya è il perno portante dell’intera storia.

Ma è per l’appunto la natura “malsana” del loro legame a rendere questi due personaggi e la loro relazione una delle storie d’amore più intigranti che io ricordi e, sicuramente, uno dei punti di sceneggiatura più alti raggiunti dalla saga di Assassin’s Creed. Va aggiunto inoltre che il contrasto fra sentimenti e valori è un tema ricorrente nel gioco: basti pensare a Bayek e a come le sue azioni di giustizia personale vadano in contrasto col suo ruolo di Medjay, ovvero quello di “tutore della legge”, che ha come scopo principale quello di proteggere la pace e il popolo. Tutto questo da spessore psicologico al personaggio e tra l’altro costituisce un richiamo alla mitologia della saga. Non è forse Bayek l’incarnazione perfetta del paradosso degli Assassini: “Gli Assassini vogliono e promuovono la pace, ma uccidono”?  A contribuire a rendere ancor più interessante Bayek c’è anche il rapporto con Khemu. Le apparizioni nel gioco di Khemu sono alquanti particolari, estremamente efficaci dal punto di vista narrativo e in qualche punto perfino commoventi. Cura è stata messa anche nel rendere accattivanti le parti ambientate nel presente che ritrovano nuova linfa grazie alle varie scoperte che faremo nelle sezioni all’interno dell’Animus. La nuova protagonista Layla Hassan, non fa rimpiangere il buon Desmond ed è ben caratterizzata, anche se per apprezzarla a pieno bisognerà spulciare il suo computer personale e leggere le varie email, audio e file generici che costituiscono il background del personaggio.

In principio vi era Nun…

Assassin's Creed: Origins

La Biblioteca di Alessandria, in tutto il suo splendore.

Uno degli aspetti più impressionanti di Origins è la sua mappa. Quando ho iniziato a giocarci non mi aspettavo nulla del genere. Non mi riferisco alle sue dimensioni, che sono comunque ragguardevoli, ma alla straordinaria varietà delle sue ambientazioni e alla loro bellezza.  Certo non sono cieco e ho notato anche io certe texture non proprio perfette e qualche ripetizione qua e la, ma siamo sinceri: di fronte alle architetture di Alessandria d’Egitto, di fronte ai templi di Menfi, di fronte alla maestosità della Piramide di Cheope, come si può non rimanere a bocca aperta? Già i vecchi capitoli ci avevano regalato scenari magnifici, ma tutti quanti impallidiscono di fronte all’Egitto di Origins. Ripeto, siamo ben lontani dalla perfezione, ma il lavoro nel suo complesso è pazzesco. Tutti i dettagli degli edifici come intarsi, mosaici, sculture, bassorilievi, sono magistrali. La varietà delle ambientazioni è stupefacente: porzioni di deserto, scogliere a picco sul mare, campi coltivati sulle rive del Nilo, villaggi nel bel mezzo di delle oasi, accampamenti militari, laghi dove navigano trireme e piccole imbarcazioni da pesca, ecc. ecc. Tutta la mappa inoltre brulica di vita: nelle città potete trovare npc intenti in varie attività come ballare, commerciare, coltivare, o addirittura mummificare i morti! Non parliamo poi di tutta la fauna presente. Passando vicino ad uno specchio d’acqua o addirittura attraversandolo con una barca o a nuoto è possibile ammirare stormi di uccelli che prendono il volo dando vita a degli scorci da far invidia ai dei documentari. Non a caso si può mettere il gioco in “Modalità Foto” per poter catturare e condividere ciò che abbiamo su schermo: vedrete che la voglia di farlo vi prenderà per forza di fronte a certi scenari. Ci sono poi un sacco di finezze, come ad esempio il fatto che viaggiando nel deserto per un tempo prolungato Bayek inizi ad avere delle allucinazioni, il fatto che le scie di sabbia che lasciate spostandovi seguano la direzione in cui soffia il vento… Sono tutti minuzie che dimostrano l’impegno maniacale profuso dagli sviluppatori per rendere la mappa di Assassin’s Creed un mondo vivo e reale. Questa estrema cura si riflette anche sul level design che giova di un maggior realismo senza far sì che utilizzare il free running perda nemmeno un briciolo della sua spettacolarità fatta di salti, corse su corde che manco i migliori equilibristi, e tutte quelle prodezze a cui gli Assassini ci hanno abituato negli anni.

Assassin's Creed: Origins

A volte c’è bisogno di fermare il gioco e rifarsi gli occhi.

Naturalmente tutta questa mappa non poteva che essere riempita da una miriade di attività secondarie che, come gli svariati titoli dell’ormai non più giovane genere open world ci hanno insegnato, possono essere allo stesso tempo un punto di forza o un tallone d’Achille. Nel caso di Origins possiamo dire che ci troviamo di fronte ad un risultato buono, man non perfetto. Se da un lato ho notato un certo impegno nel cercare di scrivere roba meno banale (come ad esempio le quest relative a Khemu di cui parlavo sopra) e con un po’ più di anima, dall’altro troviamo comunque delle missioni che costringono il protagonista ad attività che non sono molto in linea con il suo carattere e che quindi risultano “forzate” e piazzate a mo di riempitivo. C’è poco da fare però, è un problema che salta fuori sempre negli open world e che è intrinseco nella loro struttura non-lineare. Sono presenti anche quest giornaliere, settiamanali e anche una sorta di eventi dinamici come gli attacchi da parte di alcuni mercenari sulle tracce di Bayek o delle mini missioni “social”. Queste ultime, che ho ribattezzato “vendetta per gli umani”,  appaiono sulla mappa quando si finisce col transitare in un luogo in cui un altro giocatore connesso alla rete è stato ucciso dagli npc. Per portarla a termine basta eliminare i maledetti ammassi di poligoni, vendicando così il nostro fratello umano. Colgo anche l’occasione per dire che questo è l’unico aspetto che potremmo considerare “multiplayer” dell’intera produzione.

C’è dell’RPG nel mio Assassin’s Creed?

Assassin's Creed: Origins

La caccia è un’attività fondamentale all’interno del gioco in quanto permette di procurarsi risorse indispensabili per certi upgrade.

Occhio ora, perché qui iniziano le vere differenze con gli AC del passato. Tanti sono stati i cambiamenti effettuati al gameplay vero e proprio e che avvicinano questo capitolo della saga al genere RPG. Uno su tutti è la presenza dei livelli. Bayek acquisisce esperienza e sale di livello cosa che comporta un incremento dei suoi HP, dei suoi danni e l’acquisizione di un punto abilità. Questi punti possono essere spesi in tre alberi della abilità diversi: un ramo è dedicato alle armi a distanza, uno al combattimento in mischia e l’altro all’utilizzo di strumenti quali dardi soporiferi, bombe fumogene, ecc. e permette di imparare anche altre cosette particolari come domare animali feroci da usare in battaglia. L’implementazione di un sistema di crescita del personaggio, va a braccetto con altri cambiamenti quasi “obbligatori” che riguardano i nemici, l’equipaggiamento e le quest. Tutti questi elementi presentano anche essi una struttura a livelli: la mappa è suddivisa per zone con quest e nemici che potrete affrontare solo ad un certo livello e con l’equipaggiamento adatto, altrimenti vi aspetta una morte pietosamente rapida al minimo contatto ostile. Se da un lato questo meccanismo incoraggia a provare le quest secondarie e a svolgere attività che vadano oltre la trama principale, c’è da dire che questo doversi spostare a blocchi limita la libertà del giocatore che quindi non è mai veramente in grado di aggirarsi liberamente per la mappa ma è costretto invece a farmare exp per poter muoversi al sicuro in una determinata zona.

Assassin's Creed: Origins

Fra le attività secondarie ci sono anche alcuni combattimenti in delle arene. Uno dei meglio contestualizzati è quello in cui Bayek può partecipare ad una “lotta rituale” legata alle tradizioni religiose egizie.

Non è mai un vero problema a dire il vero, visto che non è necessario compiere un numero esagerato di missioni per poter “restare al passo” con il livello della zona richiesta dalla  quest principale, però pur sempre di un limite si tratta ed è un limite che spezza un po’ l’immersività di una mappa che punta tutto sul realismo. Parliamo ora del combattimento. La serie abbandona la pressione dei tasti con il giusto tempismo, e si lancia verso un sistema “hit-box” decisamente più action, fatto di parate, colpi pesanti, colpi leggeri e schivate. I nemici attaccano tutti insieme e voi li potete colpire anche tutti contemporaneamente, a patto di avere le armi giuste. Questo vi farà capire come l’inferiorità numerica ora diventa un problema critico e gli scontri sono quindi sì più aggressivi, ma anche più ragionati. Che soldati avete di fronte? Che armamentario hanno? Sono a cavallo? Sono in grado di chiamare rinforzi? Quanti ne potete eliminare senza che si accorgano di voi? Sono tutte domande che dovrete porvi prima di ingaggiare il nemico.  Grande importanza riveste anche il tipo di arma che deciderete di utilizzare: ce ne sono svariate e ognuna ha uno stile di attacco diverso. Preferite una lenta, ma letale mazza pesante o delle rapide doppie spade, ma dal danno contenuto?

 

 

Assassin's Creed: Origins

Senu è il vostro drone la vostra aquila personale. La potrete ammirare da vicino lasciando in “idle” Bayek per qualche istante: lei gli si appollaierà sul braccio per qualche tenera coccola rapace.

Fondamentale è anche l’utilizzo degli archi presenti in varie tipologie che li rendono più o meno adatti al vostro modo di combattere. Un arco da predatore vi permetterà di effettuare dei tiri di precisione per eliminare i vostri bersagli standovene al sicuro, mentre un arco da guerra vi permetterà di colpire bersagli multipli che si avvicinano per scotennarvi e vi regalerà attimi preziosi per attaccare o fuggire. E’ possibile menar colpi anche stando a cavallo per affrontare con maggior mobilità un gruppo di avversari o compiere degli attacchi improvvisi per poi allontanarsi in fretta. Non manca inoltre la possibilità di sfruttare certi elementi ambientali, come ad esempio il fuoco, per incendiare barche, vegetazione o addirittura i nemici stessi: basta”passare” una freccia nel fuoco una volta che la si è incoccata sull’arco per ottenere una freccia incendiaria! Ovviamente è ancora possibile agire utilizzando un approccio stealth, da vero assassino e fare affidamento sull’infiltrazione e l’utilizzo della lama celata (che va naturalmente upgradata anch’essa). Unica grossa novità qui è l’aquila Senu, con cui si può esplorare liberamente la mappa e marcare i nemici senza doversi avvicinare di persona. In pratica è un vero proprio drone che mi ha ricordato i bei tempi di Ghost Recon: Advanced Warfighter e il più recente Watch Dogs 2 (entrambe produzioni Ubisoft fra l’altro.) Per il resto lo stealth non è cambiato più di tanto e non ci sono cose da segnalare, se non il fatto che le coperture di Unity e Sindycate sono completamente sparite e sono tornati i cespugli. Putroppo è anche rimasto presente l’annoso problema dell’intelligenza artificiale tipico della serie. Se quando ingaggiati a viso aperto gli npc si comportano anche piuttosto discretamente, quando li si affronta in stealth ci si accorge di tutti i loro limiti, come ad esempio la loro quasi totale noncuranza dei rumori che vi permette di atterrare vicinissimi alle guardie senza farvi scoprire o di assassinargli vicino un compagno senza che si accorgano di nulla. Uno sforzo si poteva anche fare per rendere un po’ più furbe ste guardie no?

Sono stati gli alieni…

Assassin's Creed: Origins

Nulla è più evocativo di una cavalcata nel deserto .

Scendendo sul tecnico possiamo dire di trovarci di fronte ad un titolo solido. Ho già tessuto le lodi delle ambientazioni e già sottolineato che, a parte qualche lievissima sbavatura, la mappa di Origins è fra le più belle che mi sia mai capitato di esplorare. Parlando delle animazioni bisogna dire che il lavoro svolto su Bayek è di prim’ordine: il nostro Medjay si arrampica con una naturalezza nei movimenti davvero impeccabile. Qualche rara incertezza la si nota solo nelle animazioni degli npc durante i combattimenti: a volte li si vede “cannare” alla grande e tirare colpi in maniera scomposta che manco dei contorsionisti. Capita raramente eh, però è capitato. In tutte le ore passate in Egitto non mi sono mai imbattuto in bug spaventosi che potessero compromettere il mio sano giocare, a parte una volta in cui ho dovuto ricaricare una missione perché una iena che dovevo uccidere si era inspiegabilmente fusa col terreno, divenendo inattaccabile. Il frame è ottimo; solo qualche calo  in determinate zone particolarmente affollate, ma nulla di più. Dal canto audio troviamo musiche che ben si adattano all’ambientazione egizia e anche una “sorpresa” che non mancherà di venir notata dai fan. Il doppiaggio inglese è di livello sopraffino, soprattutto la prestazione di  Abubakar Salim, il doppiatore di Bayek, convincente in ogni scena. Buono anche il doppiaggio italiano, solo che attenzione: per averlo nella nostra lingua natia dovrete scaricare un pack a inizio gioco. Vi verrà chiesto se volete farlo per cui non distraetevi quando navigate nei primi menù!

Sulla questione micro-transazioni

Sono là, ma se il gioco intendente giocarlo, vi basterà ignorarle. L’unica loro funzione è quella di permettere ai giocatori svogliati di procedere più facilmente nella trama, comprando punti abilità, valuta in game e altre cose, con il cash. A coloro che staranno pensando: “Eh magari uno non ha il tempo di giocare e allora comprare può aiutarlo a godersi il gioco “, ho solo questo da dire.

Mi spiace, non sono d’accordo con il comprare roba in game e mai lo sarò.

Giocare un gioco in questo modo sarebbe come andarsi a leggere il riassunto di un film e poi dire di averlo visto. Ognuno deve scendere a patti col tempo che ha e se veramente si ama svolgere una qualsivoglia attività, il tempo lo si trova. Magari anche sacrificando ore che si dovrebbe dedicare ad altre cose, ma lo si trova. I compromessi, soprattutto quando si parla di quelle che ormai sono vere e proprio esperienze interattive, non hanno senso. O ci si gode tutto nella sua interezza o ciccia; le scappatoie non vanno bene. Prima lo capite e prima le micro transazioni spariranno da questo mondo. Altro sull’argomento non sento di dover dire.

Grafica 90%
Sonoro 90%
Giocabilità 70%
Carisma 90%
Longevità 90%
Final Thoughts

Se vi siete letti tutta quanta la recensione allora avrete capito perché considero questo Assassin's Creed: Origins il migliore della saga. Per i pigri lo riassumo qui: buona trama, ottimi personaggi (soprattutto quelli principali), una mappa enorme e bellissima da guardare, missioni secondarie più interessanti (o almeno ci hanno provato) e tante novità a livello di gameplay (anche se non proprio tutte azzeccate), lo rendono decisamente l'Assassin's Creed con meno mancanze dell'intera saga. Dove ognuno dei suoi predecessori deficitava in qualcosa, Origins se la cava un po' in tutto e riesce anche ad eccellere sotto alcuni aspetti come nel restituire la sensazione di aggirarsi in un mondo vivo e pulsante. Come da titolo penso che si tratti del primo vero open world targato Ubisoft. Imperdibile per i fan della saga, da provare per chi si avvicina per la prima volta al mondo di Assassin's Creed, del quale questo capitolo rappresenta (probabilmente) un nuovo inizio. Ho usato un po' troppe parentesi in queste ultime righe vero? Immagino peserà nella Duat, ma pazienza.

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