Battleborn PC, PS4, Recensione, Xbox One

Battleborn – Recensione


Gearbox

Sviluppatore

2K

Publisher

FPS/MOBA

Genere

Che il primo decennio gli anni 2000 sia stato dominato dagli sparatutto è un dato sul quale non si può discutere. C’è stato un periodo in cui pareva che il 90 % dei videogiochi sul mercato fossero shooters. Poi, in questi anni 10 è venuto alla ribalta un altro genere: il MOBA. Basato sullo scontro fra due team di giocatori che utilizzano personaggi con svariate abilità, denominati Eroi, questo nuovo genere ha preso piede ovunque nel mondo, dando vita ad una community composta da semplici appassionati e da veri e propri professionisti che si sfidano a colpi di clic nelle più grandi competizioni di E-Sport internazionali. E’ forse tenendo in mente il successo di questi due generi che Gearbox ha pensato bene di lanciare sul mercato Battleborn, un titolo ad ambientazione sci-fi che si propone come ibrido fra FPS e MOBA, disponibile su PC, Xbox One e PS4 dal 3 maggio. Dopo averlo testato approfonditamente eccovi cosa ne pensiamo.

Un po’ di trama, ma giusto un po’ eh…

Battleborn

La trama della campagna di Battleborn ruota attorno ad una profezia che vuole che che un gruppo di Eroi salverà l’universo dalla totale oscurità.

Prima di lanciarci sull’analisi di quello che è il cuore del gameplay, ovvero il multiplayer, è opportuno parlare prima della campagna e della trama di Battleborn. La storia parte in maniera interessante: l’universo sta morendo, e non per via del Big Crunch (se non sapete cos’è Wikipediatelo, la cultura è importante!). Pianeti, stelle, qualsiasi forma di vita esistente, tutto insomma, sta venendo sistematicamente distrutto da una misteriosa e letale razza aliena: i Varelsi. Nessuno sa da dove siano arrivati, ne perché si siano impegnati in questa completa opera di distruzione, fatto sta che a causa loro, l’universo è quasi diventato un unico e totale nulla, fatto di fredda oscurità e silenzio. Solo una stella resiste alla loro avanzata: Solus. Attorno a questo ultimo baluardo di luce e calore tutte le razze senzienti sopravvissute all’avanzata dei Varelsi si sono riunite per cercare di sopravvivere. Nonostante la loro condizione comune di “profughi spaziali”  però, le varie specie non si sono alleate, ma bensì si sono date guerra per stabilire chi dovesse governare quell’ultimo sistema stellare. Da questo conflitto senza alcun vincitore sono emersi i Battleborn, un gruppo di individui con capacità speciali, forgiati dal fuoco di mille battaglie (cit.) che si sono resi conto di come l’unica speranza per fermare i Varelsi è combattere uniti accantonando ogni rivalità. A complicare le cose però capita il tradimento di Lothar Rendain, potente generale dell’Impero Jennerit che a sorpresa decide di allearsi con i Varelsi, sperando che questi si dimostrino in seguito magnanimi nei confronti dei suoi concittadini e li risparmino da una morte atroce. Riusciranno i Battleborn ad affrontare entrambi questi potenti nemici e a salvare l’ultima stella dell’universo? La risposta a questa domanda si trova alla fine di 8 missioni affrontabili sia in solitaria che in compagnia di altri giocatori. Chi ha giocato almeno ad un Borderlands noterà subito la somiglianza che intercorre fra Battleborn e i suoi illustri predecessori: vagonate di nemici da sterminare, dialoghi con battute taglienti e humor nero/demenziale e boss battle con strutture ad arena.

Battleborn Varelsi

I Varelsi e Lothar pronti a dare battaglia.

Se però i Borderlands riuscivano a mantenere viva l’azione e a sopperire alla ripetitività di tutto quel spara spara grazie al sistema di drop e ai vari intrecci fra i personaggi ( a volte stupidissimi, ma pur sempre intrecci sono), la campagna di Battleborn, nonostante le buonissime premesse, risulta poco interessante da giocare e a tratti addirittura noiosa. Le missioni scorrono senza nessun particolare colpo di scena o momento memorabile e  tutto ha come un’aria di già visto, forse appunto perché la somiglianza con Borderlands è persino troppa. E’ veramente un peccato perché alcune cose funzionano, come ad esempio le cutscenes, realizzate in vari modi tra cui filmati in stile graphic novel e veri e propri corti animati. La intro in particolare è un vero spettacolo e consigliamo a chiunque ami l’animazione di darle un’occhio; la trovate completa sul canale Youtube dei colleghi di Kotaku. La campagna di Battelborn insomma ha qualche cosa di buono, ma quel qualche cosa non riesce a compensarne i difetti; è come quei  film che nonostante abbiano delle belle scene al loro interno, nel complesso non si riesce a dire che siano belli, ma lasciano con un senso generale di insoddisfazione. La sensazione è che Gearbox si sia accontentata di fare il minimo necessario invece di spingere fino in fondo l’accelleratore. Che sia perché la campagna doveva fare semplicemente da riempitivo? Allora perché metterla? Perché farci delle cutscene così fighe? E’ una bella contraddizione è come avrete modo di leggere più avanti, non è l’unica presente in questo gioco.

Ma quello è un pinguino?

Gli Eroi di Battleborn hanno tutti un design unico e particolare che li rende subito riconoscibili.

Gli Eroi di Battleborn hanno tutti un design unico e particolare che li rende subito riconoscibili.

Se la campagna offre un approccio “classico”, dove l’azione consiste nel procedere nei livelli massacrando tutto il massacrabile, il multiplayer di Battleborn è decisamente più particolare e rappresenta anche il piatto forte di ciò che il gioco ha da offrire. Partiamo da loro: gli Eroi. A disposizione del giocatore troviamo un roster di 25 personaggi, tutti molto diversi fra loro sia per abilità che per aspetto. Oltre a quelli che ci si aspetta di trovare normalmente in gioco dove si combatte, come Montana, un grosso soldato armato di una enorme mitragliatrice, o Rath, esperto spadaccino dotato di tre lame d’energia, ci sono anche personaggi che colpiscono per la loro originalità. Non si vedono tutti i giorni cose come Toby, un pinguino ingegnere supercoccoloso dotato di esoscheletro da battaglia o Miko, un’aliena ninja con poteri curativi dall’aspetto di un fungo antropomorfo. Tutti sono caratterizzati da animazioni accattivanti e da linee di dialogo uniche, molto spesso ironiche e folli. Ognuno è dotato di 2 abilità diverse, di una “Ultimate”, ovvero un colpo speciale che, a seconda del personaggio può infliggere gravi danni ai nemici oppure fornire un grosso supporto ai compagni di squadra, e di una perk passiva che fornisce dei bonus costanti al personaggio. Il consiglio sarebbe, come sempre nei casi in cui ci si trova di fronte a videogiochi con molteplici personaggi, di provarli tutti per capire quale meglio si adatta al proprio stile di gioco.

Battleborn

Ogni eroe ha uno stile di combattimento unico: c’è chi attacca in melee, chi a distanza, chi dal cielo!

Per farlo bisogna però prima impegnarsi a sbloccarli tutti, azione che si può portare a termine accumulando punti esperienza sul proprio profilo giocatore in maniera simile a come si fa con l’oro in Heroes of The Storm, o portando a termine determinati obiettivi come ad esempio uccidere 50 nemici, uccidere 800 mostri e così via. Si tratta di un espediente interessante per stimolare il giocatore a giocare di più. Come da tradizione nei MOBA i personaggi salgono di livello nel corso del match cosa che permette di personalizzarne le abilità tramite la scelta di talenti che vanno a modificare le capacità dell’eroe. In un match di Battleborn si può salire di livello 10 volte e ad ogni level up si può scegliere uno fra 2 talenti disponibili. Gli Eroi possono inoltre essere equipaggiati con del gear fino ad un massimo di  tre oggetti all’inizio di ogni match. Essi forniscono dei bonus ai personaggi, ma per poterne beneficiare bisogna prima attivarli usando le Schegge, uno speciale tipo di valuta in game che si può utilizzare sul campo di battaglia per ottenere dei vantaggi.

Com’era la ricetta?

Battleborn

Le Sentinelle, i due robot da proteggere in modalità Incursione non resteranno certo ferme a farsi distruggere: lotteranno strenuamente prima di cadere.

Eccoci giunti al piatto forte, il PvP. Al momento Battleborn offre tre tipi di Modalità di gioco. Una di queste è Cattura e delle 3 è quella meno originale e divertente. Si tratta in pratica della classica mode da sparatutto in cui bisogna catturare delle zone sulla mappa e mantenerle fino a che non si è raggiunto un certo tot di punti. Le altre due invece sono Incursione e Fusione e sono decisamente più MOBA. In Incursione ad entrambi i team vengono affidati due grossi robot: ogni squadra deve proteggere i propri mentre allo stesso tempo cerca di distruggere quelli degli avversari. Ad aiutare nel compito  ci sono ondate di creep che vengono generati automaticamente ogni qualche decina di secondi e che risultano utili quando si attaccano i robot perché li “tankano” permettendo agli eroi di attaccare tranquillamente. In Fusione invece i creep diventano il pilastro dell’azione in quanto necessari per il raggiungimento della vittoria. In questa modalità infatti bisogna scortare i creep fino ad una speciale fornace dove essi verranno “fusi”, facendo guadagnare punti alla squadra; raggiunto un certo numero di punti si vince. A rendere più vivace l’azione esiste anche la possibilità di acquisire degli aiuti sul campo e Battleborn ne offre di due tipi: le torrette e i mercenari. Le torrette sono situate in certi punti della mappa e possono essere acquistate e potenziate utilizzando le Schegge, i mercenari invece sono degli NPC neutrali che se attaccati e sconfitti si lanceranno in battaglia per aiutarvi. In totale si può giocare su 6 mappe, 2 per ogni modalità di gioco, che sebbene si distinguano per ambientazione, risultano un po’ troppo simili in quanto a struttura, un “difetto” che però considerato il genere MOBA da cui il gioco trae ispirazione risulta alquanto trascurabile. DotA 2 ha solo una mappa, ricordiamolo.

Le torrette vi daranno una mano a difendere delle zone della mappa, ma prima dovrete acquistarle usando le Schegge.

Le torrette vi daranno una mano a difendere delle zone della mappa, ma prima dovrete acquistarle usando le Schegge.

So già però cosa volete sapere voi fanatici delle lane, questo gioco è tattico? Ha la profondità di un MOBA? E la risposta è sni: né sì, ne no. Sebbene i personaggi avrebbero tutte le caratteristiche per poter essere usati per formare delle composition interessanti e giocare in maniera non dico “pro”, ma comunque oculata, e quindi tenendo conto delle loro capacità e di come queste possono essere sfruttate in combo rispetto con quelle dei compagni, molto spesso le partite finiscono col diventare un marasma colossale fatto di botte e push “sempre avanti” su una lane sola. In tutte le partite fatte mi è capitato solo poche volte di riuscire ad organizzarmi coi  coi compagni di squadra e di metter in pratica uno straccio di strategia di vittoria. La colpa di questo è da ricercarsi probabilmente proprio nella sua struttura da FPS. Avendo una visione limitata della mappa e vedendo di fronte a sé un sacco di bersagli da macellare, il giocatore pensa soltanto a lanciarsi e a sterminare, senza pensare di adottare tecniche di gioco più fini. Da questo cosa se ne può dedurre? Che il gioco potrebbe sì essere giocato come un MOBA, ma nella maggior parte dei match, si trasforma invece in uno sparatutto cacionaro dove la cosa importante è massacrare e basta. E non è purtroppo una questione legata al fatto che il gioco è uscito da poco: è proprio la sua struttura che permette di poter vincere anche giocando “a caso” o puntando sulle kill come in un classico sparatutto, complice anche un bilanciamento degli Eroi non proprio perfetto. La componente MOBA rimane di contorno, e aggiunge solo un po’ più di bersagli da massacrare su schermo e una durata delle partite più lunga. La cosa può forse andar bene agli appassionati degli spara-spara, che troveranno sicuramente qualcosa di nuovo da provare, non può certo accontentare i fan dell’altro genere d’ispirazione. Purtroppo il PvP non è esente anche da alcuni problemi tecnici relativi al matchmaking. Questo risulta al momento alquanto lento nel fare gli accopiamenti; l’attesa media è di 5 minuti per trovare una partita, ma ci sono capitati dei casi in cui abbiamo dovuto attenderne anche 10. Per un gioco incentrato sul PvP queste attese risultano alla lunga particolarmente snervanti.

Quanti bei colori

Battleborn Miko

Sul fatto che Battleborn sia piacevole da guardare non si discute.

Dal punto di vista visivo Gearbox ci dimostra ancora una volta il suo talento nel creare ambientazioni  e personaggi sfruttando uno stile grafico cartoonoso. Sia le mappe che si visitano durante la campagna che quelle multiplayer, offrono un panorama fatto di colori sgargianti e architetture interessanti realizzate con una certa cura per i dettagli. A volte però, soprattutto in presenza di grossi nemici o durante i match multiplayer capita di provare un certo senso di “soffocamento”, come se sullo schermo ci fossero troppe cose tutte insieme. In quei momenti inoltre capita di  assistere a qualche sporadico calo di framerate, anche se molto lievi e che quindi non vanno ad intaccare la giocabilità del titolo. Ispirato il design dei Varelsi e anche quello di tutti i personaggi in generale: gli eroi come abbiamo già detto due paragrafi fa, sono tutti molto ben curati e animati impeccabilmente. Buono il sonoro e il doppiaggio, sia quello italiano che inglese.

Grafica 85%
Sonoro 80%
Giocabilità 70%
Carisma 70%
Longevità 65%
Final Thoughts

Battleborn, nonostante i tanti contenuti, non convince pienamente. Il comparto PvE, composto da una campagna piuttosto scialba, non è abbastanza da tenere impegnati per più di qualche ora, mentre quello PvP non si spinge oltre dall'essere semplicemente uno sparatutto con contaminazioni da un altro genere, non offrendo minimamente la profondità tattica di un MOBA. Di sicuro potrà piacere agli amanti degli shooter che vogliono provare qualcosa di diverso, ma difficilmente accontenterà chi si aspettava qualcosa di innovativo. Chi desiderava un valido ibrido MOBA-FPS dovrà aspettare altre uscite.

Overall Score 74%
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