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Blacksad: Under the skin, Recensione – La curiosità uccise il gatto, ma questo no


Gli appassionati di fumetto avranno probabilmente già sentito parlare di Blacksad, fortunata, soprattutto in terra francese, serie a fumetti di Juan Díaz CanalesJuanjo Guarnido di genere noir/hardboiled. L’America anni ’50, l’odore di fumo, il crimine, i detective privati: solo, con personaggi antropomorfi al posto di esseri umani. Non fatevi ingannare da questo, però: si tratta di storie mature, spesso crude, assolutamente realistiche. John Blacksad, il protagonista, è un cinico gatto nero che investiga, con sempre addosso il suo impermeabile, su crimini complessi e dolorosi. Come ha detto qualcuno, è la versione per adulti di Zootropolis.

Insomma, i presupposti per un gioco più che interessante c’erano tutti. E questa versione videoludica di Blacksad, personalmente, l’ho attesa con ansia sin dal suo annuncio da parte di Pendulo Studios. Quindi, entriamo nel vivo della recensione.

Gatta ci cova

Blacksad: Under The Skin ruota attorno all’indagine su un misterioso suicidio: John Blacksad viene contattato da una donna di nome Sonia Dunn, figlia di un uomo, il proprietario di un boxing club di New York, morto impiccato. Il gioco ce lo ricorda di continuo, dal momento che la schermata iniziale ha come sfondo proprio l’inquietante corpo appeso di Joe Dunn.

La trama è inedita rispetto ai fumetti (pur collocandosi idealmente tra due episodi della serie), e ha sei finali diversi, a seconda delle scelte fatte durante il gioco. Purtroppo, però, le scelte risultano a volte frettolose – il timer, mentre decidiamo, scorre in modo inclemente e spesso non ci dà davvero il tempo di riflettere sulle azioni.

Ad ogni modo, la modalità d’indagine risulta decisamente interessante. Non abbiamo un inventario, dunque avremo degli indizi accumulati nella mente del detective, da collegare (letteralmente) poi tra loro per arrivare a diverse deduzioni. Procedimento ludico, questo, che ho trovato inedito e intrigante.

Ancora più interessante il discorso “animale”. Il fatto che Blacksad sia un gatto non è affatto marginale, non si tratta solo di una scelta stilistica: potremo infatti utilizzare i suoi sensi più sviluppati – vista, udito e olfatto – per notare dettagli ulteriori, magari durante il dialogo con qualcuno, e questo procedimento potrà anche darci ulteriori risposte.

Le nostre selezioni influenzeranno anche il carattere stesso di Blacksad, romantico, loquace, pragmatico, ecc., visualizzabile nel menù in forma di statistiche (e in continuo aggiornamento).

Una gatta da pelare

La trama risulta ben scritta, viene davvero voglia di andare avanti nel caso e scoprire la verità, che andando avanti si fa più intricata. Si parla di razzismo, lotte mafiose, intrighi d’amore e ricatti sportivi. All’inizio ci sono alcuni cliché del genere noir, ma sono lì per ingannare: lo svolgimento di Blacksad è tutto tranne che scontato. E non è neppure breve, perché svelare il mistero richiede diverse ore di gioco.

Anche il doppiaggio inglese è ottimo, soprattutto per quanto riguarda il nostro protagonista. Buona la traduzione italiana, non ho mai notato errori nei sottotitoli. Incantevole colonna sonora, ricca di pezzi dal gusto jazz usati (quasi) sempre nel modo giusto.

Bei modelli per i characters e ambienti sempre molto dettagliati, peccato che a volte risultino troppo pesanti e diano lentezza al gioco, che in certi punti si fa macchinoso. Ammetto di aver sorriso quando ho notato che alcuni personaggi restavano fermi se io stavo ferma, e si muovevano seguendomi se io mi muovevo, probabilmente per il modo in cui sono stati programmati. Forse, in effetti, il problema maggiore sta in alcune animazioni legnose, che impediscono in parte di ammirare l’incredibile bellezza di ambienti e modelli. Bug che spero possano essere migliorati in versioni futuri, come il gioco merita.

Tra l’altro, quasi tutti i characters che incontreremo sono inediti – e quindi nota di merito per questo. Cinque, invece, sono personaggi ben noti del duo spagnolo: ad esempio Weekly, occasionale aiutante dell’investigatore, donnola ottimista e talvolta irritante che si occupa di cronaca per un giornale locale ed è sempre a caccia di nuovi scoop.

Non dire gatto…

Un altro fastidioso piccolo problema sta nell’impossibilità di correre, che si ricollega a ciò che scrivevo della lentezza: si è costretti a camminare pigramente in giro. Il che dà sicuramente un’atmosfera riflessiva e da noir, ma a un certo punto uno vorrebbe anche poter accelerare il ritmo delle azioni. Questo, unito ai caricamenti lunghi, a volte genera frustrazione nel giocatore.

Tuttavia, in conclusione, mi sento di premiare questo gioco. È un titolo originale, coraggioso, piacevole, spesso anche profondo, che farà felici i fan del fumetto e chi ancora non lo conosce. Combinando l’avventura grafica e l’azione, Blacksad è un prodotto videoludico retrò che ci trasporta totalmente nella parte marcia della Grande Mela.

Valutazione

Grafica 90%
Sonoro 80%
Gameplay 60%
Carisma 92%
Longevità 75%
Final Thoughts

Gran bel noir, dalla trama accattivante e originale, che presenta purtroppo diversi bug qua e là. Non è un titolo privo di difetti: è tuttavia da premiare per atmosfera, piacevolezza e meccaniche inedite. Soprattutto, è un adattamento incredibilmente riuscito del fumetto di partenza – e questa non era affatto un’operazione semplice. Canales e Guarnido possono stare tranquilli: in Blacksad: Under The Skin sopravvive intatta tutta la bellezza delle loro storie.

Overall Score 79%
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