Break the G̵amè̢̢͘ Break The Game Genere, Recensione

Break the G̵amè̢̢͘ – Recensione: NÒ̷̕N̸̕͏’GIOCAT͜E͘҉CI


Di opere videoludiche che tentano di rompere gli schemi sfondando (a volte letteralmente) la quarta parete ne abbiamo viste tante nel corso degli anni.
Uno dei più celebri e recenti esempi è sicuramente Undertale. In quel capolavoro i personaggi si rivolgono direttamente al giocatore in più di un’occasione, esprimendo anche dei giudizi morali sul suo comportamento. Come dimenticare poi The Stanley Parable e la sua delirante satira sulle più grandi beghe dell’industria videoludica. Simon Fredholm ha giocato a questi giochi e deve averli amati veramente molto visto che lo hanno ispirato a realizzare un gioco tutto suo: Break the G̵amè̢̢͘. Vediamo assieme in cosa consiste o e soprattutto se Simon è riuscito a proporre qualcosa di affine alle sue muse ispiratrici.


Delirio creativo

Break the G̵amè̢̢͘ è un platform dei più semplici, dove bisogna correre in giro, collezionare power up e sparare a cose di varie forme. Ci sono alcuni enigmi ambientali, delle sezioni arena e qualche arma piuttosto interessante, ma il vero motivo per giocare a questo gioco non è il suo gameplay, ma la sua storia. La trama di Break the G̵amè̢̢͘ si basa sul tanto amato e talvolta controverso tema della creazione di un’intelligenza artificiale. Il protagonista indiscusso dell’avventura è Kevin, un piccolo personaggio a forma di quadrato che vive all’interno di un videogioco in via di sviluppo. Kevin non è l’unico personaggio di questo gioco. Ci sono altri come lui che sono stati creati tutti dalla stessa mano e che presto saranno finalmente in grado di muoversi in un vero videogame.

Kevin ci avvisa che il gioco non sarà solamente una passeggiata fra ambienti cyber-onirici. In Break the G̵amè̢̢͘ si spara.


Solo che le cose, purtroppo, finiscono col non andare per il verso giusto. Il suo creatore è difatti impazzito nel momento in cui si è accorto che non avrebbe mai potuto raggiungere la perfezione nella creazione di un’I.A. e da quel momento si è votato anima e corpo a distruggere tutte le sue creazioni. Kevin e compagni però non ci stanno a sparire dall’esistenza in questo modo e decidono quindi di dar vita ad un rivoluzione. Kevin comincia così un viaggio all’interno dei file di gioco per trovare un modo di distruggere il proprio mondo dall’interno, con la speranza che, una volta “rotto il gioco”, ci sia una possibilità per tutte le I.A di fuggire e salvarsi dallo sterminio.
Ci troviamo di fronte ad un gioco dai toni cupi e drammatici quindi? Niente affatto. Break the G̵amè̢̢͘ è un gioco scanzonato, con una grafica colorata, ricco di humor e con battute che fanno riferimento al mondo della programmazione o dei videogames in generale. Non è assolutamente drammatico, anzi. Però qualcosa di più, oltre a scherzi e colori a, guardare bene, c’è.


Fattore umano

La libertà va conquistata.

Questo qualcosa si percepisce principalmente nei momenti, e sono parecchi, in cui Kevin rompe la quarta parete.
Kevin parla moltissimo con il giocatore commentando le azioni che gli vengono fatte compiere ed esprimendo i propri stati d’animo in merito agli avvenimenti della trama. Break the G̵amè̢̢͘ riesce quindi ad essere immersivo in maniera molto originale perché non punta a far identificare il giocatore con il protagonista: Break the G̵amè̢̢͘ vuole inserire il giocatore all’interno della storia trasformandolo in un vero e proprio co-protagonista che affianca Kevin nella sua impresa. E ci riesce appieno. Perché a parlare direttamente con te che sei lì davanti allo schermo non è solo Kevin, ma anche tutti i suoi compagni. Loro ti vedono, ti riconoscono e ti parlano, perché tu sei lì, assieme a loro e li stai aiutando.
Personalmente, mentre giocavo e scoprivo i retroscena della lotta di Kevin e compagni mi sono sentito quasi in dovere di aiutarli per riparare agli errori del loro “Creatore”, ovvero di un altro essere umano che li aveva messi in quella situazione. Incredibile vero? Mi sono sentito in dovere di fermare qualcuno che nemmeno esiste. E questo mio desiderio nasceva dal senso di ingiustizia che mi attanagliava lo stomaco ogni volta che ero testimone dei soprusi ai quali questi poveri ammassi di pixel venivano sottoposti. Come potevo girarmi dall’altra parte? Come potevo smettere di giocare! Le loro parole erano rivolte direttamente a me santiddio! Simon come hai potuto farmi affezionare così tanto a degli ammassi di file! Non guarderò più a nessun programma nella stessa maniera!


Programmazione corrotta

Aspettatevi di veder comparire qualsiasi cosa.

Tecnicamente ci troviamo di fronte ad una grafica minimal che fa dell’uso dei colori e di vari espedienti grafici inusuali il suo punto di forza. Essendo ambientato all’interno di un programma incompleto ci si imbatte di continuo in schermate con piattaforme incomplete, messaggi di errore che appaiono all’improvviso, o addirittura linee di testo digitate direttamente dal “Creatore” del gioco. Molte volte questi vengono sfruttati per creare delle piccole gag, ma principalmente il loro scopo è quello di creare un’atmosfera decadente, da mondo in rovina, e va detto che ci riescono benissimo. Naturalmente questi espedienti vengono anche utilizzati per rendere più interessante le sessioni platform, anche se non ci si trova mai di fronte a utilizzi veramente geniali. Nel complesso il level desing, è interessante, anche a fronte dell’interessante comparto artistico, ma nulla di incredibile. Se fosse stato al livello della storia, avremmo avuto per le mani un vero capolavoro. Buona la colonna sonora (molto varia per il tipo di gioco) e l’audio in generale.

Grafica 80%
Sonoro 80%
Carisma 85%
Giocabilità 75%
Rottura quarta parete 80%
Final Thoughts

Un'esperienza platform fuori dal normale. Se anche voi siete di quelli che almeno una volta nella vita si sono fatti degli scrupoli morali su come possa essere la vita di un personaggio di un videogame, beh, questo gioco vi darà ancora di più da riflettere. Lo farà in maniera scanzonata, ma lo farà. PRÒ̷̕ME͘҉SSO.

Overall Score 80%
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