Call of Duty: Black Ops Cold War, PS5, Recensione, Xbox One

Call of Duty: Black Ops Cold War – Recensione: CoD non cambia mai


Altro anno, altro CoD. O meglio, altri due CoD. Se teniamo conto di Warzone difatti questa è la seconda installazione della celebre saga a vedere luce nel 2020. Se da un lato peró Warzone era un successo già scontato, i dubbi su questo Call of Duty: Black Ops: Cold War c’erano. I motivi erano le non proprio belle impressioni che i giocatori avevano avuto durante l’alpha e la beta e cioè quelli di trovarsi di fronte ad un gioco con mappe anonime e dal design semplice, armi poco bilanciate e un TTK più elevato rispetto alla tradizione della serie.  




Nei mesi scorsi la speranza era che tutti questi problemi venissero in parte, se non del tutto, risolti nella release finale. Personalmente ero anche molto curioso della campagna. La guerra fredda è raramente trattata nei videogiochi e vedere come CoD avrebbe affrontato questa fase della storia del mondo mi incuriosiva non poco. Aggiungiamoci poi il fatto che si parlava di un seguito diretto del primo Black Ops e via, una buona dose di hype mi si era creata dentro, lo confesso. Black Ops lo considero uno dei piú riusciti capitoli della serie. A livello di trama almeno. All’epoca l’avevo particolarmente apprezzato per il suo tentare di aggiungere un po’ di elementi narrativi legati al mondo dello spionaggio in una serie che fino ad allora era stata solo pura “guerra”. Ahimè, la cosa si era un poi un po’ persa nei due capitoli successivi della serie, ma i trailer di Cold War mi avevano fatto ben sperare che avrei rivisto qualche momento alla mission impossibile e possibilmente qualche mindfuck. Ebbene dopo aver terminato la campagna e aver passato una ventina di ore a spararmi con altra gente online eccomi qui a dover dare un verdetto e purtroppo non è lusinghiero come vorrei.


In campana, soldato


La storia di Cold War è ambientata negli anni ’80, gli anni della guerra fredda appunto. Il mondo è diviso in due: una parte sotto l’influenza sovietica e l’altra sotto quella americana. È una spaccatura che influenza la vita di tutti e che ha persino una rappresentazione materiale sotto forma di un certo Muro, in una certa Berlino. Le due superpotenze si osservano e cercano di estendere la loro influenza in varie aree del mondo combattendo guerre che di freddo hanno ben poco, se non si contano i corpi dei morti a terra. Ma fra loro non si attaccano, non direttamente. Una guerra totale significherebbe l’uso di armi atomiche e di conseguenza la fine del mondo. Ma quella vera eh, mica quella che aspettavamo nel 2012 a base di inversione dei poli magnetici, invasioni aliene e menate varie. Non potendosi scontrare apertamente dunque Russia e America ricorsero a spie, che per gli Yankee era anche l’unico modo di gettare uno sguardo oltre la Cortina di Ferro dell’isolazionismo russo. E proprio di spie americane e russe qui si parla. 


Gli eroi della storia. Quello al centro tra Woods e Mason è Adler che rivestirà un ruolo centrale nella trama. Scontato, ma centrale.


Il giocatore è un nuovo arruolato in una task force americana autorizzata ad agire in qualunque modo possibile per “salvaguardare la pace del mondo” e preservare “lo stile di vita americano”. Di questo agente, nome in codice, “Bell”, ci verrà data la possibilità di scegliere il colore della pelle, background militare e profilo psicologico. Questa procedura, oltre ad essere legata alla trama in una maniera piuttosto interessante, permette anche di selezionare alcuni perk che saranno attivi durante tutto il corso della partita e che non potranno essere in alcun modo cambiati una volta scelti. 
Terminato con la personalizzazione si viene subito lanciati in azione. Obiettivo principale: dare la caccia ad una spia sovietica particolarmente pericolosa chiamata Perseus, che sta ordendo un piano in grado di sconvolgere per sempre il delicato equilibrio mondiale e di far precitare il mondo nel caos. Il fulcro della trama è quindi quello della piú classica delle classiche storie di spionaggio, con un forte accento sull’azione. I vari eventi si snodano attraverso un susseguirsi di inseguimenti e sparatorie in pieno stile CoD, intervallate da qualche momento stealth e da alcune attività secondarie che tentano di offrire un po’ più di varietà, a tratti riuscendoci pure, ma senza riuscire a proporre davvero qualcosa di veramente diverso dal solito tran tran fatto di tamarrate ed esplosioni.


Call of Duty  Cold War
In tutto il gioco c’è forse un solo luogo in grado di rimanere impresso nella memoria. Tutto il resto sa di già visto o addirittura lo è.

La trama non va dunque più in là della “solita americanata” e anzi sembra fare addirittura dei passi indietro rispetto a quei timidi (e a tratti controversi) tentativi di voler trattare temi un po’ più maturi che si erano visti in WWII e MW. Qua si torna alle spacconate, al “Largo! Siamo delle macchine da guerra che la Russia la radiamo al suolo da soli”, impressione tra l’altro ben restituita dal livello di sfida molto, molto basso, anche alla difficoltà più alta, complice un’I.A. piuttosto ottusa. E per quanto tutta questa abbondanza di ‘Murica possa in qualche modo intrattenere con la sia ignoranza, non riesce comunque a compensare una mancanza di ispirazione per quanto riguarda scenari e missioni. I luoghi,  gli obiettivi e le situazioni in generale, non colpiscono (a parte forse una in 6 ore di gioco) e sanno tutte di già visto. Ma anche il fattore spettacolarità, da sempre punto di forza del brand, è qui decisamente sottotono, con nessun momento veramente incisivo, nemmeno quando l’azione è alle stelle. Non c’è nessun momento tipo l’atomica del MW originale, l’attacco a Washington di MW2 o il crollo della Torre Eifell su MW3. O la fuga dalla prigione per tirare in ballo proprio Black Ops. Tutto è purtroppo abbastanza piatto e dimenticabile, anche quando dovrebbe stupire. 


Preparazione e indagine



Se la trama risulta dimenticabile, si nota però dell’impegno per rinnovare un tantino il gameplay. Come accennato nel paragrafo precedente ci sono alcuni elementi che risultano una novità per il brand. La prima è la presenza di una base operativa dove i nostri agenti si ritrovano prima delle missioni per svolgere attività di briefing. In questo posto avvengono tutti i vari dialoghi scriptati utili ai fini della trama, ma ce ne sono anche vari altri completamente facoltativi che permettono di approfondire il background dei vari membri della squadra. Dato lo spessore della sceneggiatura si tratta purtroppo di dialoghi alquanto dimenticabili, ma rappresentano comunque un tentativo di caratterizzazione in piú che nei CoD raramente si è visto. Altra novità è il modo in cui vengono accettate le missioni e cioè tramite l’utilizzo di una lavagnona in stile poliziesco dove sono appesi vari documenti e oggetti che è possibile consultare per avere qualche dettaglio in più sugli obiettivi prima di entrare in azione. 


La lavagna attraverso cui si accettano le missioni del gioco, con tutti i documenti e gli oggetti su cui si possono leggere degli approfondimenti bene in vista.


Anche qui si tratta di elementi messi lì per arrichire un minimo la storia, senza una vera e propria valenza all’interno del gioco, anche se ci sono due casi in cui invece diventano di cruciale importanza. Sto parlando delle due missioni secondarie. Si tratta di due incarichi completamente facoltativi che se si voglion completare al 100% richiedono di completare dei piccoli enigmi che si sbloccano raccogliendo alcuni indizi durante le missioni principali e di svolgere una sorta di piccola investigazione. Uno degli enigmi in particolare richiede di far lavorare un pochino il cervello in una maniera che non mi aspettavo di dover fare giocando a CoD: e la cosa mi è piaciuta. La domanda è: perché non si è implementato questo usi degli indizi in maniera più articolata all’interno della storia invece di relegarlo ad attività secondaria? Sarebbe stato un ottimo modo di integrare veramente lo spionaggio nel gioco, andando a proporre qualcosa con più carattere di qualche semplice sessione stealth e basta. 


MP5 batte M16, sempre


Lasciamoci ora alle spalle la campagna e concentriamoci sul vero fulcro di ogni CoD: il multiplayer. Eh niente. Purtroppo molte delle beghe che abbiamo nominato in apertura parlando dell’alpha e della beta sono ancora lì, belle presenti e mi riferisco in particolare al bilanciamento delle armi. Ma andiamo con ordine.
Il gunplay è sempre quello classico della serie che predilige velocità di esecuzione e rapidità negli spostamenti. Per quanto riguarda questi ultimi, in questo capitolo troviamo lo stesso sistema di movimento di MW, ma spogliato di ogni minima pretesa di realismo. Ci si muove rapidi, veloci come schegge, complice anche la scivolata che permette uscite repentine da dietro gli angoli che manco le manguste. Imparare a padroneggiarla è obbligatorio per riuscire a giocare contro gente con qualche ora sulle spalle, altrimenti il rischio è quello di venire massacrati senza appello. Se a questo uniamo il fatto che gli SMG risultano oltremodo efficaci per via di un rateo di fuoco elevato e di una precisione pari a quella degli AR, il risultato è che le partite sono praticamente una gara all’ultimo riflesso dove solitamente chi avvista l’avversario per primo ha la meglio.


Sostituite i fucili d’assalto a degli SMG e avrete una fedele scan dell’attuale multiplayer di Cold War.

Che è quello a cui CoD ci ha sempre abituato, è vero, ma la cosa qui è abbastanza esagerata; utilizzare un’altra arma che non sia l’MP5 equivale ad accettare di avere un handicap rispetto a chi lo usa. Tutto questo accade nonostante il TTK più alto e l’introduzione della barra della salute che non so in che modo dovrebbe risultare utile. Serve solo a svantaggiare un giocatore ferito che cerca riparo, visto che chi spara ora può rendersi conto dei danni fatti e caricare il nemico con la consapevolezza che solo sfiorandolo lo ucciderà. Ma comunque, visto  il sistema di movimento e lo stato attuale del bilanciamento delle armi capita molto raramente di sopravvivere alla prima smitragliata. In questi primi giorni di lancio quindi il gioco sembra più indirizzato a soddisfare i Coddari più accaniti, piuttosto che il giocatore casuale. La possibilità di divertirsi sperimentando vari tipi di armi c’è, ma viene limitata dalle volte che siete disposti a morire prima di rendervi conto che vi conviene stare fissi sugli SMG.


Ci spariamo al solito posto oggi?



Parlando delle mappe di Cold War l’unica cosa di cui ci si può lamentare è il fatto che siano solo 8 (10 se si contano quelle esclusive della modalità Bomba Sporca). Per il resto ci troviamo di fronte a delle mappe solide, anche con una buona verticalità. La cosa di cui ci si era lamentati di più (l’avevamo fatto anche noi) riguardo a quelle di MW è che permettessero un camping estremo. Treyarch qui ha risolto abbastanza la cosa, e, a parte forse in Miami, i camper qui hanno vita breve: giocando da cecchino dovrete spesso cambiare posizione. Complessivamente quindi, almeno per quanto riguarda la giocabilità, le mappe risultano migliori rispetto all’anno passato. È su tutto il resto che invece deludono abbastanza. Così come per gli scenari della campagna, anche le mappe multiplayer sono piuttosto anonime e prive di mordente. Gli elementi dello scenario molte volte sembrano messi lì a caso, senza uno scopo preciso se non quello di semplice riempitivo, quando invece dovrebbero donare personalità. Rispetto alla campagna inoltre si nota un downgrade grafico piuttosto evidente, quando invece MW ci aveva dimostrato che CoD può essere bello da giocare anche online.


Il movimento è tutto nel multiplayer di Cold War. Camperare se non impossibile è comunque molto difficile.

Purtroppo il fatto di avere solo 8 mappe disponibili non aiuta, visto che con una rotazione così limitata ci si inizia ad accorgere ben presto di eventuali beghe grafiche “camuffate”, per non parlare poi della ripetitività.
Ad alleviarla un po’ troviamo un buon numero di modalità: sono presenti sia i classiconi che delle novità. Sul lato classico abbiamo: Tutti contro tutti, Deathmatch a squadre, Dominio, Postazione, Uccisione confermata, Cerca e Distruggi e Controllo, l’apprezzata introduzione di Black Ops 4.
Sul fronte novità troviamo Scorta VIP, Armi Combinate e Bomba sporca.


Scorta VIP è una modalità tipica degli sparatutto tattici, in cui un team deve proteggere uno dei suoi membri e scortarlo in una zona di estrazione mentre l’altra squadra deve impedirglielo. Purtroppo c’è da dire è una modalità che si sposa ben poco con il ritmo frenetico del gioco e difatti le partite che mi è capitato di giocare sono sempre durate pochissimo dato che il VIP veniva sempre irrimediabilmente massacrato. Sulla linea delle modalità altamente cooperative funzionano decisamente meglio Cerca e Distruggi e Controllo.


Armi Combinate propone scontri 12 vs 12 con tanto di veicoli e due sottomodalità: Armi Combinate: Assalto e Armi Combinate: Dominazione.In Assalto i due team devono attaccare lo stesso punto e conquistarlo: chi ci riesce può passare all’assalto del punto successivo, ma allo stesso tempo deve stare attento ai contrattacchi nemici. La partita finisce quando un team riesce a conquistare tutti i punti prima dello scadere del tempo, in caso contrario il match riparte con un solo punto da catturare: chi lo prende per primo vince.

In Dominazione invece ci sono varie zone catturabili fin da subito e che danno punti man mano che vengono mantenute. Vince chi riesce a mantenere le zone più a lungo e quindi ad accumulare più punti. Si tratta se vogliamo di una versione ridotta di Guerra Terrestre di MW, e che, forse in virtù proprio delle sue dimensioni più ridotte funziona un pelino meglio e riesce ad essere meno confusionaria. Si tratta forse della modalità che permette un approccio un po’ più “tranquillo” anche a chi non riesca a padroneggiare a pieno il sistema di movimento, visto che nelle due mappe disponibili (versioni modificate di mappe 6vs6) gli spazi sono decisamente più ampi che nelle mappe normali.


Bomba Sporca è una delle nuove modalità più divertenti dell’intero pacchetto.


Bomba Sporca è forse la modalità più folle di tutto il pacchetto e vede 10 team da 4 giocatori scontrarsi per far esplodere delle bombe dopo averle caricate di uranio. L’influenza di Warzone è palese: anche qui abbiamo veicoli sparsi per la mappa e anche qui ci sono degli equipaggiamenti che permettono di acquisire alcuni power up come Punti Armatura o la capacità di trasportare più uranio per volta. Sebbene questo ibrido fra Battle Royale e Team Objective risulti abbastanza divertente da giocare è molto difficile vincere senza avere un gruppo ben affiatato che collabori attivamente alla detonazione delle bombe. Giocata con un gruppo di amici risulta invece molto divertente.

Il piatto modalità è dunque abbastanza ricco, anche se, a parte Bomba Sporca, il resto è tutta quanta roba già vista in altri giochi. A quel punto sarebbe stato bene mantenere anche Infetto, visto come aveva funzionato bene in MW.


Non morti sempre in forma


Gli zombie si sa, ai gamer, e soprattutto ai giocatori di CoD piacciono, e visto che stiamo parlando proprio di non morti è giunto il momento di parlare della modalità Zombi.Non morti sempre in formaLa modalità Zombi di Cold War è forse la cosa meglio riuscita dell’intero gioco. Mi stupisco anch’io nel dirlo, ma è così. Ci sono dei cambiamenti piuttosto consistenti nel suo funzionamento e tutti azzeccati. Innanzitutto non si parte più con la Colt, o meglio, si può, ma solo se si vuole farlo volontariamente. Ora infatti è possibile personalizzare la propria classe di partenza, selezionando oltre che a varie abilità, anche l’equipaggiamento del proprio personaggio. Questa introduzione sembra essere stata pensata per permettere anche ai giocatori meno capaci di poter avere subito degli equipaggiamenti adatti ad affrontare le prime orde e dedicarsi al completamento degli obiettivi. L’esperienza di gioco risulta difatti più guidata rispetto al passato, con indicatori presenti su mappa che segnalano il prossimo compito da portare a termine.


Call of Duty  Cold War
Occhio: non ci sono solo semplici zombie che si aggirano nella mappa di Die Maschine.

La modalità Zombi assume quindi i connotati di una vera e propria campagna alternativa, dove, in base allo stile di gioco, il funzionamento a round può fare anche solo da contorno alle vicende narrate. In Die Maschine è possibile ritrovare tutte le varie stazioncine e casse tipiche della modalità, con anche qui, qualche novità e qualche gradito ritorno. La novità più grossa è rappresentata dai tavoli per il crafting dove è possibile ottenere gadget tattici o armi speciali da utilizzare contro le orde di non morti. Nei graditi ritorni troviamo invece il Juggernog e la Cola che uniti ai nuovi perk Elementali portano il numero di potenziamenti presenti ad un livello stratosferico. Non mancano naturalmente vari segreti ed easter-egg, alcuni che fanno chiaro riferimento alle saghe precedenti della modalità. Altro grosso cambiamento è la possibilità di estrarsi tramite un elicottero al termine di ogni 10 ondate di zombie, in modo da riuscire a portare a cosa una maggiore quantità di valuta in game utilizzabile per potenziare il proprio personaggio. Il maggior focus sugli obiettivi e la possibilità di personalizzazione rende quindi questa modalità più appetibile anche per chi è semplicemente interessato alla storia della modalità Zombi, senza doversi per forza dover diventare in grado di arrivare al millesimo round di ondate.


Call of Duty  Cold War
Dead Ops Arcade è anche completo di cutscene in stile retrò decisamente gustose.

Da non sottovalutare anche Dead Ops Arcade, la modalità “cabinato zombie”, introdotta per la prima volta nella serie Black Ops. Con il nome di Dead Ops Arcade 3: Rise of the Mamaback questo terzo capitolo sarebbe facilmente vendibile separatamente dal resto. Si tratta di un vero e proprio gioco nel gioco: un twin stick shooter, giocabile tra l’altro in co-op a 4, in cui bisogna correre lungo schermate piene di non morti mentre si spara a più non posso. Il giochillo è veramente una piccola chicca piena di riferimenti a videogames d’epoca e capace di sorprendere grazie a cambi continui di gameplay. Si sta giocando ad uno shoot’em up e poi all’improvviso ti ritrovi all’interno di una sezione side-scrolling platform per poi ritrovarti catapultato nel classico CoD in prima persona. Un’esperienza interessante a dir poco. Triste che siano molto più esaltanti quelli che dovrebbero essere prodotti di contorno eh? Eppure, ahinoi, è così.


Il muro della next-gen


Anche parlando del lato tecnico è inevitabile fare il confronto con MW. Se il CoD dell’anno passato ci aveva mostrato un reparto tecnico in forma smagliante, qui la situazione è ben diversa. Se nelle cutscene il gioco appare decisamente valido, una volta in game possiamo notare una netta differenza. Il gioco non è brutto, per carità, ma nulla arriva al livello raggiunto da MW. E parliamo di tutto: animazioni, illuminazione, texture. Riguardo a quest’ultime non si può non segnalare una marcata lentezza nei caricamenti: non è raro entrare in una stanza e trovare oggetti o addirittura personaggi totalmente privi di texture. Nella versione PS4 si notano anche dei cali di frame, sia nella campagna che nel multiplayer, cali che per fortuna spariscono completamente nelle versioni next-gen. Il gioco testato su PS5 gira che è un piacere anche se non spariscono i vari problemi grafici. Dal canto audio troviamo degli effetti sonori di armi ed esplosioni convincenti, anche se, soprattutto nel multiplayer, si nota una certa “sporcizia” nell’audio con suoni che si sovrappongono e altri problemucci di questo genere. Buona la performance dei doppiatori, sia degli italiani che di quelli originali. La colonna sonora è composta da tracce rock e synth che omaggiano gli anni 80′ e che negli ultimi anni ormai abbiamo imparato a conoscere grazie al ritorno in auge offertogli da Stranger Things. Tutto orecchiabile, ma nulla di memorabile.

Lato Tecnico 80%
Sonoro 70%
Giocabilità 70%
Carisma 50%
Longevità 80%
Final Thoughts

Call of Duty: Black Ops Cold Wa manca l'occasione e ci regala una prestazione sottotono sotto quasi tutti i punti di vista. È ricco di contenuti, ma senza guizzi, è bello da vedere, ma senza personalità. Eppure le idee c'erano, sono là, ma è l'esecuzione generale a lasciare insoddisfatti. La campagna poteva essere un degno seguito di una delle più belle storyline mai offerte dal brand, ma invece si perde in spacconate fin troppo scontato e non sfrutta a pieno tutte le potenzialità che poteva offrire un'ambientazione del genere. Nemmeno le timide novità implementate non riescono a dargli carattere, quando se ben sfruttate avrebbero potuto invece renderlo rappresentare una ventata d'aria fresca. Il multiplayer è afflitto da problemi di bilanciamento e da un'offerta di mappe fin troppo limitata, la più piccola mai vista finora in un CoD. L'unica cosa che funziona veramente è la modalità Zombi che forse per alcuni potrebbe rappresentare da sola un valido motivo per l'acquisto. Cold War è in definitiva un titolo che potrà accontentare i fan più accaniti e chi cerca uno sparatutto senza troppe pretese, ma che purtroppo è ben lontano dai fasti a cui eravamo abituati. Vedremo se si saprà fare meglio la prossima volta.

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