Catherine: Full Body Genere, PS4, Recensione

Catherine: Full Body – Recensione: Caos, Amore e Ordine


Invader Studios

Sviluppatore

Destructive Creations

Publisher

Survival Horror

Genere

Osare è nel DNA di Atlus. Fin dalla pubblicazione del primo Megami Tensei nel lontano 1987, la casa nipponica si è sempre distinta per l’aver affrontato nei suoi giochi temi maturi, che qualcuno non esiterebbe a definire addirittura scabrosi. Nel 2011 continuarono a tener fede al loro nome pubblicando Catherine. Il gioco fece molto parlare di se. Per molti divenne un piccolo cult e molti altri lo bollarono come una commercialata giapponese buona solo per irretire i maschi bavosi. Infondo stiamo parlando di un titolo dove si impersona un giovane uomo coinvolto in un triangolo amoroso, con cutscene in stile anime dai contenuti erotici softcore. Era qualcosa che faceva notizia in quegli anni. Oggi abbiamo i giochi pornografici su Steam.
I tempi cambiano.
Ciò che non cambia però è che Catherine era, ed è, molto di più di un semplice videogame con contenuti per adulti.

Catherine è un titolo capace di far riflettere su temi importanti e attuali coinvolgendo il giocatore con un gameplay atipico e una storia misteriosa e intrigante. In questo articolo parliamo della sua nuova edizione chiamata Catherine: Full Body, che permette di giocare l’intera esperienza su PS4 e PsVita, arrichita di contenuti inediti appositamente scritti per questa edizione. Avvicinatevi e non abbiate paura. Finché guardate e basta non vi capiterà nulla. Forse…



Un triangolo che diventa un quadrato


Katherine, Rin, Catherine
Le tre protagoniste femminili del gioco. Da sinistra: Katherine, Rin e Catherine.

Il protagonista di questa storia è un uomo di 32 anni di nome Vincent Brooks. Nella vita fa il programmatore per una piccola azienda, lavoro che svolge senza alcuna prospettiva di far carriera, ma va bene così. Per lui il lavoro non è niente di più che un mezzo per riuscire a mantenersi e non avere problemi. Il suo unico proposito nella vita infondo è quello di vivere in maniera spensierata, senza nessuna responsabilità. Passa le sue serate a bere allo Stray Sheep, un bar dove si incontra con gli amici, e non sembra essere intenzionato in alcun modo ad impegnarsi in nulla nella vita. Vincent peró ha una ragazza e questa ragazza si chiama Katherine. Razionale, volitiva e con la testa sulle spalle, Katherine è il ritratto dell’efficienza, sia nella vita che nel lavoro e mal vede il vivere svogliato di Vincent. Katherine vorrebbe che lui mettesse la testa a posto, rinunciasse al suo stile di vita da eterno ragazzo e si comportasse da adulto. Sposandola ad esempio. Pressato dalle richieste della ragazza Vincent è combattuto sul dare o no una svolta alla sua vita, fino a quando una sera allo Stray Sheep compare Catherine. Nome a parte, Catherine non potrebbe essere più diversa da Katherine. Lei è uno “spirito libero” con un modo di vedere la vita affine a quello di Vincent. Catherine vive seguendo il suo istinto, agendo impulsivamente, tanto che appena conosce Vincent non ci pensa due volte prima di cercare di sedurlo. Vincent rimane subito ammaliato dalla ragazza, che oltretutto è anche parecchio avvenente, e comincia così a mettere in discussione il suo rapporto con Katherine.

Catherine: Full Body
Durante i suoi Incubi Vincent visiterà delle ambientazioni surreali con forti richiami religiosi.

Contemporaneamente alla nascita di questo dilemma morale, sorge un altro problema a rendere la vita di Vincent poco tranquilla. Si tratta di un sogno ricorrente, o per meglio dire un incubo, in cui Vincent viene costretto da una non meglio identificata entità ad affrontare delle prove mortali. L’entità lo avvisa anche del fatto che semmai dovesse fallire in sogno la sua morte non sarebbe soltanto onirica, ma reale. E visto che in città ultimamente ci sono state varie morti misteriose le cui vittime erano sempre e solo uomini deceduti nel sonno, Vincent non se la sente proprio di prendere sottogamba l’incubo, per paura di non risvegliarsi più.
Compito del giocatore sarà quello di aiutare Vincent a scegliere fra le due K-Catherine e a svelare il mistero dietro ai suoi incubi… o almeno così era nella versione del 2011 nel gioco. Perché in questa nuova esperienza Full Body abbiamo una terza donna a complicare ancora di più la situazione sentimentale di Vincent: la giovane Rin.

Rin
Rin, non era presente nella versione del 2011 del gioco: è stata creata appositamente per Full Body.

Rin è stata creata ex-novo, inserendo nel gioco una corposa fetta di contenuti fatta di attività, linee di dialogo e filmati realizzati con il classico stile anime di Atlus. Inizialmente pensavo che la sua presenza avrebbe minato in maniera irreparabile il delicato equilibrio della trama originale basato sulla dicotomia fra le due comprimarie femminili, ma invece mi sono dovuto ricredere. Il suo personaggio è stato abilmente inserito all’interno della narrazione facendo sì che la sua presenza possa essere determinante nell’influenzare l’andamento della storia, oppure puramente marginale. Tutto dipende da come deciderete di crescere la vostra relazione con lei. In pratica potrete giocare “ignorandola” tranquillamente o coinvolgendola appieno nella vita di Vincent fino a raggiungere dei finali appositi con lei protagonista. A tal proposito sappiate che i finali ottenibili sono ben 13, ben 5 in più rispetto alla versione originale. Nonostante i cambiamenti la storia di Catherine rimane quel misto di thriller-psicologico e horror, avvolto da ironia ed erotismo, che tanti aveva ammaliato nel 2011.


La vita, i sogni, le persone


Con una trama del genere è facile aspettarsi un gameplay atipico e difatti Catherine è del tutto peculiare anche sotto questo aspetto. Il gioco si divide fondamentalmente in due tronconi: uno “social-simulativo” e l’altro 100% puzzle-platform.

Quello social si svolge durante il giorno e richiede di dover gestire le relazioni di Vincent con gli altri personaggi. Nella maggior parte dei casi l’ambientazione di questi momenti è lo Stray Sheep, il bar preferito di Vincent, dove il giocatore può incontrare svariate persone e intrattenere con loro conversazioni di varia natura incentrate su temi morali, vari aspetti della vita di tutti giorni o questioni anche di un certo peso filosofico. Questo a mio parere è il vero cuore pulsante di Catherine: la sua capacità di trattare temi di varia natura facendo affidamento su personaggi ben scritti. I temi principali della trama sono la fedeltà, l’impegno nelle relazioni e nella vita, il divenire adulti, ma chiacchierando allo Stray Sheep vi ritroverete a conversare di argomenti di ogni tipo.


Catherine: Full Body
Le chiaccherate allo Stray Sheep bar sono il vero “cuore” di questa produzione.

Metto dunque in guardia i giocatori amanti dell’azione: Catherine, cosí come gli altri più famosi titoli della Atlus, non è un gioco dal ritmo forsennato. È bensì pieno zeppo di dialoghi, momenti di riflessione e la maggior parte del tempo la si passa a leggere e a valutare cosa rispondere ai vari interlocutori di Vincent. Sotto questo aspetto Catherine è molto simile ad una graphic novel, ma risulta un po’ meno statico grazie a delle piccole aggiunte che rendono più varia e interessante questa parte social-sim. Ad esempio c’è la possibilità di gestire certi dialoghi attraverso l’uso del cellulare di Vincent, si può ubriacarsi, giocare a Rapunzel, un cabinato arcade presente all’interno dello Stray Sheep, o modificare la colonna sonora (sono presenti tutti i brani già presenti nella versione originale a cui sono stati aggiunti quelli di Persona 5!) scegliendo un’altra melodia dal jukebox del locale.


Catherine: Full Body
Se la vostra fame di puzzle è davvero insaziabile il gioco offre varie modalità in cui poter affrontare tante tipologie di sfide e addirittura altri giocatori in delle adrenaliniche scalate all’ultimo blocco.

Di notte si è catapultati negli incubi di Vincent, dove bisogna dare il meglio nella scalata delle grandi pareti che ne costituiscono i livelli. Queste pareti sono formate da blocchi o cubi, che Vincent può spostare in varie maniere in modo da crearsi un percorso che gli permetta di scalarle. All’inizio le pareti sono piuttosto semplici, ma man mano che si procede nella storia, queste diventano via via più complicate, con cubi di natura diversa capaci di avvantaggiare o mettere nei guai Vincent. Nonostante le premesse siano così semplici queste sezioni platform sanno essere estremamente divertenti da giocare. Superarle richiede buoni riflessi, ma anche una certa dose di pianificazione che le rendono ben più di un semplice “giochino”. Fra una scalata e l’altra è infatti possibile interagire con le Pecore, altri esseri intrappolati negli incubi che potranno anche aiutare od ostacolare Vincent. Alcune di loro vi metteranno a conoscenza di tecniche particolari di scalata, utili soprattutto nelle fasi più avanzate del gioco quando cominciano a fare la loro comparsa i Boss, delle creature enormi che tenteranno in tutti i modi di far cadere Vincent. Facendo comunque parte della trama, queste sessioni non sfuggono al proporre situazioni in cui la morale, sia di Vincent che del giocatore viene messe alla prova. Alla fine di ogni sessione di scalata infatti ci sono i Confessionali. Dentro al Confessionale, la misteriosa entità che controlla gli incubi, porrà delle domande a Vincent. Le risposte date influenzano l’andamento della storia portando il cammino di Vincent verso un finale piuttosto che un altro.

Ah, dimenticavo! Quei furbi di Atlus hanno anche ben pensato di inserire la possibilità di scegliere se giocare la versione Classica della scalata o quella Remix, con nuove combinazioni di cubi e ostacoli. Per cui, anche se siete dei veterani del primo gioco, in Full Body potrete trovare pane per i vostri denti.


Anime sexy sì, ma con stile


Non c’è molto da dire sul comparto tecnico se non che è ottimo come lo ricordavamo. Il gioco ora gira con il motore di Persona 5 che rende le animazioni un po’ più fluide, ma per il resto non ci sono grandi cambiamenti, solo giusto alcuni model diversi rispetto al passato. D’altronde c’era ben poco da andare a modificare: Catherine era già perfetto nel 2011 e così è rimasto. La grafica in cel shading ha difatti permesso al gioco di invecchiare egregiamente, mantenendo intatto tutto il suo fascino nipponico.

La solita cura di Atlus per il comparto artistico è subito ben visibile dal menù principale.

La direzione artistica è, come sempre quando si parla di titoli Atlus, stellare. Ogni minimo aspetto è curatissimo, a cominciare dai menù di gioco ispiratissimi fino ad arrivare al design di personaggi e ambientazioni che fanno continui rimandi alla religione, alla mitologia e alla psicologia. I Boss delle sezioni platform ad esempio, altro non sono che incarnazioni mostruose delle paure di Vincent. Tenete gli occhi aperti e vedrete che di rimandi simili ne troverete un sacco. Dal canto audio il doppiaggio è disponibile solo in inglese e giapponese, con sottotitoli in italiano. Entrambe le performance sono eccezionali, in particolare quelle di Troy Baker e Kōichi Yamadera, i doppiatori di Vincent. Le urla di stupore di Yamadera son impagabili.

Grafica 100%
Sonoro 90%
Giocabilità 90%
Carisma 100%
Appeal per i vecchi fan 90%
Final Thoughts

Catherine: Full Body ripropone lo stesso scoppiettante mix che lo ha reso un piccolo cult fra gli amanti degli anime e della narrazione di stampo nipponico. Questa riedizione permette a tutti coloro che se l'erano perso di apprezzarne la trama e il gameplay atipico, e a tutti gli quelli che l'avevano già provato di trovare novità corpose che decisamente valgono un nuovo giro di giostra. L'aggiunta di un nuovo personaggio regala nuove intriganti possibilità che vanno ad arricchire un intreccio che era già di per sé perfetto e le modalità extra del lato puzzle-platform vanno ad aggiungere ore e ore di sfide. Non preoccupatevi: non c'è nulla di sbagliato nel volerlo rendere parte della vostra collezione di videogames. Nessuno vi giudicherà. Forse...

Overall Score 94%
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