Colt Canyon Genere, Nintendo Switch, PC, PS4, Xbox One

Colt Canyon – Recensione: La dura legge del West e dei roguelike


Esiste un genere di videogioco che si sposa perfettamente con la natura portatile della Switch, caratterizzato da sessioni veloci e dalla possibilità di entrare subito nel vivo dell’azione, senza lasciare eccessivo spazio a narrazione e cinematiche assortite.
Si tratta dei cosiddetti roguelike, ovvero titoli nei quali non è possibile salvare i propri progressi in modo canonico e dove la morte del personaggio significa dover ricominciare da capo ogni singola volta, perdendo le abilità e i power up precedentemente ottenuti.
Il genere è attualmente particolarmente in voga e ha dato vita a giochi dall’altissimo tasso di sfida ma anche dalla notevole rigiocabilità.
Personalmente ho passato moltissime ore nei dungeon di Binding of Isaac o nelle profondità di Spelunky, fallendo l’obiettivo innumerevoli volte ma sempre con la voglia di iniziare una nuova partita perché “la prossima volta sarà diverso, stavolta ho capito”. E puntualmente fallendo di nuovo.
 
 
 
 
I titoli roguelike prevedono praticamente sempre una generazione procedurale dei livelli che rende ogni nuova sfida differente, cambiando i nemici, i potenziamenti e la mappa.
Si tratta, però, di titoli caratterizzati da un equilibrio molto sottile tra sfida e frustrazione, dove il giocatore deve avere sempre l’impressione di poter fare un passo in più rispetto alla volta precedente.
La cosiddetta “morte permanente” del personaggio diventa un vero e proprio strumento di gameplay che non esclude uno sviluppo del proprio avatar ma lo rende semplicemente diverso.
Capire come migliorare e come sbloccare nuove abilità è parte del divertimento e spesso titoli di questo genere ricorrono ai più svariati escamotage per far coesistere queste due anime: da una parte la sensazione di avere sempre un’unica ultima possibilità, dall’altra la certezza che una piccola parte di quanto raccolto precedentemente non andrà comunque persa.
Rompere questo delicato equilibrio significa realizzare un gioco eccessivamente punitivo, a forte rischio abbandono.
Colt Canyon appartiene, appunto, al genere dei roguelike consentendoci un’unica possibilità per arrivare alla fine del gioco, facendosi strada tra molti livelli pieni zeppi di nemici da eliminare a suon di proiettili (o pietre e lance se si preferiscono armi più primitive).
 

Subito nell’azione

 
Colt Canyon, sviluppato da Retrific, è disponibile oltre che sul Nintendo eshop Europeo e Americano (la versione Switch è quella da me testata) anche nello store Microsoft, su Steam e GOG.
 
Ho giocato principalmente in modalità portatile, particolarmente adatta a questo titolo in quanto una partita può durare tranquillamente anche solo pochi minuti, prima di trovarsi con la barra della salute azzerata e la schermata di game over a ricordarci quanto siamo negati.
Colt Canyon ci mette nei panni di un pistolero del lontano West, impegnato a farsi strada nei vari livelli per poter liberare il proprio partner e fare ritorno a casa.
La trama è sostanzialmente tutta qui, raccontata con poche righe di testo nel velocissimo tutorial che introduce le basi del gioco, lasciando immediatamente spazio all’azione.
In pratica il gioco è uno shooter dove l’obiettivo è arrivare alla fine del livello con sufficiente energia e munizioni per affrontare quello successivo.
L’intera avventura è affrontabile in solitaria o nella modalità a due giocatori in locale.
 
 
 
Le aree sono particolarmente vaste e si sviluppano sia in orizzontale che in verticale, conferendo una discreta libertà sul percorso da seguire e premiando il giocatore maggiormente dedito all’esplorazione e alla ricerca.
Il nostro eroe può portare con sé al massimo due armi, una di default disponibile sin dall’inizio (e che potremo scegliere tra più opzioni una volta sbloccate) e una da reperire in giro per i livelli.
La varietà è sicuramente buona, passando da pistole e fucili vari a lance, balestre e tomahawk, consentendoci in poco tempo di trovare la propria combinazione preferita.
Meglio il potente fucile con un solo colpo e la lenta ricarica o una silenziosa balestra?
In ogni momento sarà possibile scambiare l’arma in dotazione con una nuova ritenuta più adatta, dando vita a molteplici possibilità.
Fondamentale per la sopravvivenza è il reperire le munizioni in giro per l’ambientazione, rompendo casse e contenitori, trovando magari anche qualche candelotto di dinamite in grado di sistemare più nemici contemporaneamente.
Colt Canyon non costringe necessariamente allo scontro, consentendo un approccio più stealth qualora si decida di passare silenziosamente oltre i nemici o di eliminarli con un solo colpo letale, sopraggiungendo alle loro spalle.
Sparare, al contrario, allerterà cowboy e animali nelle vicinanze, così come rompere gli oggetti o lasciare le scie di sangue dai precedenti scontri.
Ho apprezzato particolarmente questa libertà di azione riesce che riesce a variare notevolmente le possibili strategie da adottare a seconda della situazione.
Qualunque sarà il vostro approccio alla partita sappiate, però, che pagherete ogni errore a caro prezzo.
 

Mille modi per morire.

 
Descrivere le meccaniche di gioco di Colt Canyon è discretamente semplice, così come prendere la mano con i comandi (che sono completamente customizzabili, adattandosi perfettamente alle preferenze del giocatore). Morire è ancora più facile. Inizio la mia ennesima partita forte di decine di morti precedenti, ho già sbloccato qualche personaggio aggiuntivo e decido di partire con un pistolero più forte e più lento del normale. Mi sbarazzo facilmente di qualche nemico isolato avvicinandomi con circospezione e freddandolo con una rapida capriola e un affondo ben assestato. In questo modo non consumo preziosi proiettili (sempre troppo pochi in giro) e evito che altri nemici si accorgano della mia presenza.
Tutto sembra andare bene ma i cadaveri dei miei nemici allertano un cane che mi attacca; sono costretto a ricorrere al mio fucile e i colpi sparati fanno sì che il mio personaggio sia presto circondato da avversari. La mia arma è troppo lenta a caricarsi ed è subito gameover. Poco male, si cambia strategia.
 
 
Colt Canyon
 
 
Stavolta ricorro al personaggio base, quello più equilibrato, ed evito scontri inutili. Nascondersi nell’erba alta mi permette di passare inosservato ai nemici e di progredire velocemente verso la fine del livello.
Lì mi attende un nemico armato di lazo che non riesco ad evitare e che imbriglia i miei movimenti impedendomi di fuggire e ricaricare l’arma. Sono di nuovo circondato da nemici ma la fine del livello è vicinissima e la passo. Inizio il livello successivo con i nemici di prima che mi inseguono anche nella nuova ambientazione, sono senza proiettili e circondato. Ok si ricomincia. La volta successiva, nel tentativo di cambiare le mie sorti, mi lancio in un massacro indiscriminato sparando a ogni cosa si muova. 2 minuti dopo è ancora gameover.
Pensare di tirare dritto lungo i livelli senza raccogliere nulla è purtroppo impossibile, i potenziamenti disponibili possono essere ottenuti principalmente liberando degli ostaggi e questo presuppone esplorazione e diversi scontri a fuoco.
Arrivare ad affrontare un boss nelle condizioni di partenza significa morte certa. La struttura procedurale dei livelli comporta che in alcune partite ci si trovi costretti a passare in zone presidiate da più nemici mentre in altre il percorso sia più abbordabile.
In ogni caso, procedere con fretta è il più grande errore che si possa fare. Esistono casse da aprire con chiavi, armi da recuperare e potenziamenti che costringono il giocatore a scegliere con attenzione la strada migliore.
Spesso eliminare un nemico significa allertarne altri e quando si è circondati cosa si fa? Ci si allontana velocemente, giusto? Sbagliato.
Darsi alla fuga significa essere inseguiti dai nemici per tutto il livello e oltre, aggiungendone altri nel percorso e rendendo di fatto impossibile la sopravvivenza.
 
Stavolta gioco la partita perfetta, arrivo al termine del livello con energia e munizioni al massimo, dopo aver liberato un ostaggio ed aver potenziato il mio personaggio.
Nulla può fermarmi, l’esperienza maturata prima mi ha dato una nuova, pericolosissima, convinzione nei miei mezzi.
L’inizio del livello successivo mi regala, però, una terribile sorpresa: un’imboscata improvvisa con un attacco di lupi. L’esito è scontato.
Un breve cenno merita il sistema di potenziamento del personaggio che consente di scegliere quale parametro migliorare una volta liberato un ostaggio nascosto in ogni sotto livello: si va dal tempo di ricarica all’energia, piuttosto che all’invulnerabilità agli esplosivi.
Si può anche ingaggiare l’ostaggio appena liberato che combatterà al nostro fianco sino alla sua dipartita. Questa ulteriore meccanica di gioco aggiunge un pizzico di varietà e possibilità nuove di
personalizzazione dell’esperienza.
 

Atari 2600, sei tu?

 
La grafica di Colt Canyon è sicuramente piacevole pur nel suo stile minimalista e ricorda titoli di qualche decennio prima, pur con le dovute accortezze del caso per soddisfare anche i palati moderni.
Le animazioni, in particolare, sono sicuramente curate, così come alcuni discreti effetti nelle esplosioni e preziosismi quali le scie di sangue che il nostro eroe lascia per strada quando ferito.
Uno stile così semplice ha però l’enorme pregio di rendere l’azione sempre leggibilissima e i nemici visibili in ogni situazione.
 
 
Colt Canyon
 
 
Si muore spesso quindi, ma non è mai colpa della grafica o di qualche incertezza nel motore di gioco che, al contrario, è solido e stabile anche con diversi nemici sullo schermo.
Fondamentale anche la velocità dei caricamenti che ci lanciano nell’azione in pochissimo tempo; in un titolo dove si muore in continuazione mi sento di sottolineare la cosa come un notevole pregio.
Le musiche sono piuttosto semplici ma gradevoli e accompagnano bene l’azione, soprattutto nei momenti di maggiore concitazione, dove un particolare motivetto ci farà capire che è il momento di mettere mani alla pistola.
 

Questione di equilibrio

 
Si torna, quindi, a quanto scritto all’inizio della recensione: cosa rende un roguelike un titolo di successo? Nei migliori giochi del genere, pur non essendo possibile salvare i progressi per ripartire dall’ultimo punto raggiunto, esiste comunque un sistema di progressione che premia il giocatore e lo invoglia ricominciare più e più volte.
La morte del personaggio non porta alla frustrazione perché ogni volta si viene premiati da un nuovo potenziamento reperibile nella mappa o da qualche scorciatoia che consenta ai veterani di avvicinarsi sempre di più al finale.
In Binding of Isaac si è letteralmente travolti da nuovi poteri ed è possibile investire parte delle proprie risorse ampliando i negozi dei dungeon; in altri titoli è possibile utilizzare monete per costruire scorciatoie o comprare personaggi e potenziamenti che poi saranno disponibili nelle partite successive.
 
La varietà e l’aumento costante di possibili risorse (pur sempre ad apparizione casuale) spinge il giocatore a non mollare anche di fronte all’ennesimo gameover perché la partita successiva potrebbe regalare qualche sorpresa inaspettata.
Purtroppo devo constatare come il titolo di Retrific pecchi proprio per quanto concerne la varietà e la progressione.
Le armi sono sicuramente in buon numero ma non caratterizzate da differenze così marcate dal renderle sufficientemente varie o da dare l’impressione di poter capovolgere completamente l’esito di uno scontro. L’ambientazione sicuramente non ha aiutato gli sviluppatori non essendoci particolari licenze poetiche o strumenti stravaganti, tutto quello che troverete a vostra disposizione è pienamente calato nel contesto dell’iconografia western.
 
 
Colt Canyon
 
 
Nel progredire lungo l’avventura, sbloccando determinati achievement, si aggiungeranno personaggi nuovi e nuovi strumenti ma la sensazione generale è che manchi quella varietà e differenziazione in grado di rendere ogni nuova partita a Colt Canyon radicalmente diversa dalla precedente.
Il gioco è sicuramente divertente, risponde bene ai comandi e graficamente è caratterizzato da uno stile retro minimalista molto piacevole.
Nelle prime ore le costanti sconfitte vengono metabolizzate discretamente bene e la voglia di iniziare una nuova partita è sempre presente.
Col tempo però può insinuarsi una sensazione di sostanziale impotenza ed inferiorità rispetto alla sfida proposta che può rischiare di scoraggiare parte dei giocatori. Dispiace constatare come il principale difetto del prodotto sia sostanzialmente da ritrovarsi in questa ridotta possibilità per il giocatore di progredire nell’avventura, dovuta alla difficoltà del titolo e ai pochi potenziamenti disponibili, a fronte di nemici sempre numerosi ed agguerriti. Se da una parte ci troviamo davanti a un gioco privo di evidenti difetti, dall’altra è impossibile soprassedere su una struttura che può rischiare di demotivare i meno pazienti.
Mai come in questo caso future patch e aggiustamenti potrebbero cambiare radicalmente l’accessibilità del prodotto. Vi rimando alle pagine ufficiali di Retrific dove potrete trovare notizie sui futuri aggiornamenti di Colt Canyon che dovrebbero essere in dirittura di arrivo.
 
Lato Tecnico 75%
Sonoro 70%
Giocabilità 75%
Carisma 75%
Longevità 80%
Final Thoughts

Colt Canyon è un buon titolo, caratterizzato da un livello di difficoltà vecchia scuola che non perdona partite troppo rilassate. Arrivare al termine dell’avventura è una vera e propria impresa che non ha nulla da invidiare ai titoli più ostici dell’era 16 bit. Purtroppo però la frustrazione è sempre dietro l’angolo e dover ricominciare la partita per l’ennesima volta senza veri e propri miglioramenti al personaggio o alla sua dotazione è un limite che può tagliare le gambe al gioco. Ci sarà sicuramente una fetta di giocatori che lo amerà, affascinata da una progressione infinitesimale e da un tasso di sfida ragguardevole. Il rischio di abbandonare l’avventura dopo la centesima dipartita è però sempre presente e i meno pazienti potrebbero fermarsi troppo presto, scalfendo appena la superficie dell’esperienza. Sono previsti alcuni miglioramenti via patch in arrivo a breve e che dovrebbero aumentare le risorse a disposizione dei giocatori e rifinire meglio l’esperienza (oltre ad aggiungere la lingua italiana nei menu). Con qualche accorgimento in questo senso, pur senza rinunciare alla sua natura prettamente hardcore, Colt Canyon potrebbe ambire a platee più ampie e risultati migliori. Così resta un titolo consigliato principalmente solo ai pistoleri più abili del West.

Overall Score 75%
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