Control PC, PS4, Recensione, Xbox One

Control – Recensione: Remedy reinventa il paranormale


Iniziando a scrivere la recensione di Control, una frase mi è risuonata nel cervello: “Il single player è morto.” Molte volte parlando fra amici e colleghi mi è capitato di sentire queste parole, soprattutto quando la conversazione verteva sul degrado (vero e presunto) di alcuni brand storici del passato. Che il single player sia davvero morto non è vero. Ci sono svariati capolavori recenti che ci contraddicono, ma la sensazione in noi “vecchietti” che nel mondo del gaming qualcosa sia cambiato resta immutata. Sarà il fatto che i giochi più giocati al giorno d’oggi sono dei multiplayer? Forse sì. Sarà un semplice bias da conflitto generazionale? Può essere. Anche perché a smentirmi questa volta salta fuori qualcuno che affonda le sue radici proprio nel passato, ma che è disposto ancora ad osare per tentare di raccontare una storia a chi orecchie e cuore per ascoltarla. Qualcuno tipo Sam Lake e i ragazzi di Remedy Entertainment.


Sami Järvi, conosciuto ai più come Sam Lake è uno che si immerge nei suoi giochi. Eccolo qui nell’Alan Wake Easter Egg di Quantum Break.

I succitati vecchietti si ricorderanno  di loro principalmente per quel capolavoro che fu Max Payne. Cosa non fu quel gioco. Uno dei miei più amati traumi infantili, senza dubbio. Poi venne Alan Wake con le sue atmosfere a metà fra Twin Peaks e Stephen King e la sua struttura a episodi stile serie tv. Infine nel 2016 ci proposero Quantum Break, dove una serie tv vera e propria faceva parte integrante del tessuto narrativo del gioco stesso. Cose da sviluppatori che osano.

Quest’anno Remedy è tornata con Control, titolo purtroppo passato abbastanza in sordina, ma che considero l’opera migliore di Remedy dai tempi del caro Payne. Cerco di spiegarvi perché nelle righe che seguono.


Cerca le risposte nella vecchia casa


Partiamo come sempre dalla storia. La protagonista di Control è Jesse Faden. È nei suoi panni che varchiamo per la prima volta le porte del palazzo della Old House, sede della Federal Bureau of Control, una sorta di FBI che ha un compito molto particolare: indagare e contenere i fenomeni paranormali che si verificano su suolo Americano. Perché Jesse si trova li? La risposta ci viene presto data: la ragazza è convinta che il Bureau abbia notizie di suo fratello, scomparso misteriosamente anni prima. La visita alla House però non va come previsto. Ben presto la ragazza scopre che l’edificio è sotto l’attacco di una non meglio identificata entità chiamata Hiss (sibilo in inglese), che sta seminando morte e distruzione nelle stanze e nei corridoi della House. A causa di ciò, Jesse si ritrova coinvolta suo malgrado in una lotta contro questo misterioso nemico, lotta resa ancora più complicata dalla natura della Old House e da ciò che essa contiene. Della trama non vi dico nulla di più perché si tratta del maggiore punto di forza dell’intera produzione.


Jesse Faden, la protagonista di Control è una donna senza risposte, ma la determinazione per trovarle non le manca.

Fin da subito, con pochi elementi e sfruttando tutta la forza del “ti mostro una cosa, ma non ti spiego cos’è” che riporta alla mente i bei tempi di Lost e Twin Peaks, Control ti irretisce e non ti lascia più andare. La sua trama fitta di mistero e situazioni “what a fuck!”, viene narrata con uno stile molto simile a quello del giallo: Jesse è il nostro narratore interno e il giocatore scopre tutto attraverso gli occhi della ragazza condividendo assieme a lei la curiosità, lo choc e la soddisfazione che accompagnano la lotta contro l’Hiss e i suoi misteri. È impossibile non ammirare il modo in cui ogni singolo elemento che compone la narrazione si incastri perfettamente per creare una storia fra le più interessanti degli ultimi anni. Le cutscene in-game, gli immancabili documenti sparsi qua e là, i dialoghi surreali e gli allucinanti filmati “in live action”: tutto si lega perfettamente rendendo ogni fase del gioco interessante e carica di un fascino inquietante che inizia ad ammaliarti dal primo minuto e non ti abbandona fino alla fine. Naturalmente ciò da per scontato che non passiate per le sue location rapidamente, ansiosi di “finire il gioco”, come si si trattasse di una gara. Ogni location di Control va esplorata, assaporata, vissuta, concedendo il tempo a linee di testo, nastri registrati e altri elementi di raccontare quello che hanno da aggiungere su una storia che viene narrata un po’ alla volta, dosando abilmente detto e non detto.


L’attacco dell’Hiss e le sue motivazioni sono al centro della trama di Control, ma tutto ciò che fa da cornice alla trama principale è altrettanto interessante.

In un comparto narrativo già superlativo una degli aspetti più apprezzabili è sicuramente l’approccio al paranormale del tutto originale. Sam Lake ha preso i triti e ritriti oggetti posseduti, qui chiamati Oggetti Alterati, e li ha reinterpretati riversandoci dentro elementi di psicologia e misticismo fino a trasformarli in veri e propri simboli di varie paturnie che affliggono alcuni nella società moderna. In Control elettrodomestici, mobili o altre cose che tutti utilizziamo nella vita di tutti i giorni, diventano all’improvviso sinistre, preoccupanti, in grado di fare del male o di ossessionare con la loro presenza fino a condurre alla pazzia. Ecco ad esempio che un televisore acquista la capacità di alterare la realtà intorno a lui confondendo la prospettiva del giocatore. A dir poco simbolico del “potere” della tv, no? Questi oggetti, hanno una grande importanza nella storia di Jesse, e ogni volta che si entra in contatto con uno di loro bisogna prepararsi a vivere situazioni alquanto inusuali. Tipo trovare stanze stracolme di orologi fino al soffitto. Assurdo dite? Sicuramente sì, e forse quest’ultimo esempio me lo sono inventato. Chi può dirlo? Sicuramente non il pacchetto di fazzoletti che mi sta sussurrando nell’orecchio da quando ho iniziato a scrivere questa recensione. Chissà perché continua a dirmi di andare a prendere l’ascia in garage? Mah. Ci penserò dopo.

Comunque oltre alla funzione di motori della narrazione, questi oggetti sono importantissimi anche a fini di gameplay visto che sono essenziali per far acquisire nuove capacità e poteri a Jesse.


Colpire, difendere, controllare


Se avete già giocato a Quantum Break, noterete subito che fra Control e il suo “predecessore” diretto c’è una profonda somiglianza per quanto riguarda comandi e sistema di combattimento. Come Jack Joyce anche Jesse, è dotata di poteri che le permettono di compiere imprese sovrumane. Questi poteri vengono ottenuti tramite il contatto con degli speciali Oggetti Alterati, capaci di “infondere” delle capacità paranormali. Cose come volare, scagliare oggetti con la telecinesi o scattare a velocità incredibili.

Alcuni di essi li otterrete per necessità di trama, ma altri sono collegati a missioni secondarie, per cui se davvero volete vedere Jesse al pieno del suo potenziale dovrete cercare di prendervi il vostro tempo e occuparvi di qualche incarico secondario. Questi sono perlopiù molto interessanti in quanto offrono l’opportunità di esplorare nuove location della Old House e trovare nuovi documenti in grado di fornirvi ulteriori retroscena sugli eventi del gioco.


I poteri di Jesse rendono i combattimenti di Control altamente spettacolari.

Tutti i poteri di Jesse, possono essere potenziati sbloccando abilità ulteriori: perché imparare a volare per poi non imparare anche ad eseguire un’atterraggio devastante in grado di danneggiare pesantemente i nemici? Sarebbe un peccato perdere l’occasione di eseguire una mossa del genere che manco su Starkiller su il Potere della Forza. Lo strumento principale d’offesa di Jesse però è la sua Pistola, anch’essa un Oggetto Alterato in grado di cambiare “forma”. In pratica è possibile utilizzarla in varie configurazioni con diversi tipi di attacco: pistola semplice, mitragliatrice, fucile a pompa, lanciagranate, ecc. 
Vedetela come una sorta di Legislatore del Giudice Dreed in formato X-files.


Control
L’Arma di Servizio è l’unico strumento d’offesa “tradizionale” di Jesse, se si può chiamare tradizionale un’arma capace di sparare come un Uzi e anche lanciar granate.

Così come i poteri, anche la pistola può essere potenziata, andando a migliorare singolarmente le sue varie configurazioni. Ultimo elemento che riguarda il combattimento sono le “mod”, degli ulteriori modificatori che permettono di migliorare poteri, Pistola o i parametri di Jesse in vari modi, come aumentando il suo pool di salute ad esempio.
Come detto, questa commistione fra sparatutto e utilizzo dei poteri è molto simile a quanto già visto in Quantum Break, ma se lì il combattimento poteva risultare piuttosto macchinoso, qui troviamo dei controlli puliti e dei tempi di risposta ottimi che permettono di destreggiarsi agilmente fra l’utilizzo delle peculiari abilità di Jesse e il più basico sparare. Sebbene il livello di sfida non sia altissimo, i combattimenti risultano sempre interessanti grazie alla buona varietà di nemici.


Oltre il velo


Un altro aspetto in cui Control eccelle è indubbiamente il lato tecnico, anche se si notano alcune piccole contraddizioni. Ci sono alcune cose estremamente curate, al limite della perfezione, e altre che avrebbero avuto bisogno di una rifinitura in più. Partiamo con quelle che dan soddisfazione. Una delle cose più impressionanti è che la quasi totalità degli oggetti presenti nelle location del gioco può essere distrutta e possiede una propria fisica cosa che permette di sfruttarli come armi da lancio usando la telecinesi di Jesse. Era da anni e anni che non mi capitava di aggirarmi per la mappa a “testare” cosa si può e non si può distruggere solo per la gioia di vedere andare a pezzi le cose. Sapete di cosa parlo, no? Di quella infantile voglia di distruggere tanto per vedere da che parte voleranno i pezzi di ciò che si è mandato in frantumi. Bhé qui non ho potuto farne a meno e ho dato libero sfogo alla mia destrudo. Non vi dico la soddisfazione.


Control
In Control quasi tutto può essere distrutto. Nel caso poi usiate delle esplosioni per farlo vi potrete godere detriti che volano accompagnati da effetti stupendi.

Smanie di distruzione a parte, l’alta distruttibilità ambientale rende ogni combattimento altamente spettacolare e dinamico, visto che muri e ripari vari non resteranno integri a lungo sotto i colpi dei nemici. Altro aspetto eccezionale è l’illuminazione. L’utilizzo che viene fatto del ray tracing in questo gioco lo rende, quantomeno su PC, qualcosa di impressionante. I giochi di luce uniti alle geometrie folli della Old House, lasciano letteralmente a bocca aperta, il tutto mentre altri effetti di luce generati da esplosioni e movimenti dei nemici riempiono lo schermo in un tripudio visivo che non mi capitava di sperimentare dai tempi del primo Crysis. Purtroppo però per gustarsi Control al suo massimo, è necessario possedere un PC pensato per il gaming con componenti di fascia alta. Senza una GPU in grado di processare a pieno il ray tracing, purtroppo gran parte del fasto visivo sparisce, anche se rimane ancora possibile apprezzare la genialità del level design e della direzione artistica che è riuscita a infondere un’aura affascinante, sinistra e surreale a quasi tutte le location della Old House. Impossibile dimenticare posti come la Cava e il Labirinto, con e il loro fascino onirico. Soprattutto quest’ultimo che è teatro di uno dei momenti più esaltanti dell’intero gioco e che , lo dico senza esagerare, mi è entrata nel cuore come una delle sezioni action più belle che abbia mai giocato in 20 anni di videogiocate. Memorabile davvero.


Control
Vedere l’architettura della Old House modificarsi in maniere imprevedibili è una delle cose migliori dell’intero gioco.

A fronte di cotanta beltà però, ciò che veramente non soddisfa sono le animazioni. E mi riferisco a tutte le animazioni, da quelle di movimento a quelle facciali. La sensazione, e lo noterete molto durante i combattimenti, è quasi quella che Jesse stia “slittando” sul terreno, e non abbia un vero e proprio peso. La nostra protagonista si arrampica, sale su muretti e cade da sporgenze senza che dia la sensazione di compiere alcuno sforzo o senza nemmeno un’animazione, tanto che a volte capita di scavalcare involontariamente un muretto al quale ci si era avvicinati solo per trovare riparo. Le animazioni facciali invece, risultano abbastanza “plastiche” e leggermente datate, il che è un peccato viste le ottime performance degli attori, tutti molto convincenti nelle loro parti.

Ottimo invece il comparto audio, che propone suoni di armi ed esplosioni convincenti e tutta una gamma di effetti in grado di restituire a pieno l’inquietante atmosfera che regna nella Old House. La colonna sonora è arricchita da alcune canzoni dei Poets of the Fall, gruppo con cui Sam Lake ha stretto un sodalizio artistico fin dai tempi di Max Payne 2 e che si confermano ancora capaci di creare brani di eccezionale impatto emotivo e in grado di integrarsi perfettamente con lo spirito della produzione. Il consiglio, una volta finito il gioco, è quello di andarvi a leggere i testi delle varie canzoni perché, così come accade in Max Payne, in essi è possibile trovare dei riferimenti alla trama piuttosto interessanti.


Esigenze di altre realtà


Se giocando a Control su PC vi potrete rifare gli occhi, su console purtroppo è tutt’altra storia. Per riuscire a mantenere un frame rate umano Remedy ha dovuto sacrificare parte della qualità grafica, impiegando anche qualche patch per sistemare il tiro, visto che al lancio il gioco soffriva di catastrofici cali di frame. Ora la situazione è diventata sopportabile, anche se comunque si continuano a notare “scatti” indesiderati, anche solo aprendo la mappa nel momento sbagliato.


Lato Tecnico 90%
Sonoro 90%
Giocabilità 95%
Carisma 100%
Longevità 90%
Final Thoughts

Control è un capolavoro. Purtroppo è passato inosservato in quest'anno pieno di grandi produzioni, ma, come ho affermato in introduzione, al netto di qualche bega che riguarda il lato tecnico, credo fermamente che sia uno dei migliori giochi usciti negli ultimi anni e sicuramente si tratta dell'opera più equilibrata e completa di Remedy. Dove Alan Wake e Quantum Break regalavano un'esperienza indimenticabile dal punto di vista narrattivo, ma peccavano per gameplay, Control riesce ad accompagnare ad una trama appassionante e piena di spunti interessanti, un gameplay divertente che rende ogni scontro un piacere. Il tutto è ovviamente filtrato attraverso la concezione di game design di Sam Lake, quindi il gioco abbonda di documenti da leggere e filmati live action da guardare, ma è proprio questo a determinarne il fascino: Control pretende che voi prendiate il controllo del vostro tempo e gli dedichiate quello che gli serve a raccontarvi la sua storia. Ci riuscirete?

Overall Score 93%

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.