daemon x machina Nintendo Switch, Recensione

Daemon X Machina – Recensione: Metallo trucido hardcore


Invader Studios

Sviluppatore

Destructive Creations

Publisher

Survival Horror

Genere

Nell’affollatissimo periodo di fine estate/inizio autunno, dopo la mega hit Astral Chain (un po’ di pazienza e recensiamo anche quella, fidatevi), finalmente siamo riusciti a mettere mano su Daemon X Machina, nuova IP in esclusiva su Nintendo Switch che – a sorpresa – ha sbancato in Giappone. Ordunque approfondiamo: prima un video, poi giù di botte metalliche:



…E LA LUNA SCHIANTÒ!


Daemon X Machina è da molti individuato come l’erede spirituale della leggendaria serie Armored Core, epopea mech targata From Software che fomentò i fan del genere (e non solo) iniziando la sua parabola sulla prima scatoletta grigia di casa Sony. Come nel suo noto erede, anche in Daemon X Machina saremo chiamati a pilotare un mech chiamato Arsenal – ma non allenato da Wenger – per le lande ormai desolate del pianeta Terra, parzialmente scatafasciato dalla misteriosa CADUTA DELLA FOTTUTA LUNA. Tale fastidioso evento, oltre ad aver rovinato una marea di sedute romantiche (e di potenziali trombate susseguenti), ha causato gli scompensi prevedibili sul pianeta, rendendo tutto una gigantesca pista per motociclisti maneschi a metà tra Ken il Guerriero e Borderlands; in più, una strana energia chiamata Femto ha iniziato a espandersi qui e là, facendo rimpiangere le care vecchie polveri sottili e scatenando IA armate volte all’ammazzamento di tutto. In questo immane casino, le comunità sopravvissute e le simil-megacorp che le gestiscono si affidano ai piloti di Arsenal – i “Reclaimer” – per difendersi e garantire un difficile quanto ambito ritorno alla normalità. Vestiremo proprio i panni di una nuova recluta che inizia la carriera di Reclaimer, chiamato a destreggiarsi tra svariate fazioni di colleghi poco affidabili, killer metallici di genere, e il mistero finale di cui sopra della luna più cadente che calante. Su queste basi si dipana una trama che, per quanto criptica e capace di tirarci in faccia una marea di personaggi (di cui alcuni molto fighi) che dicono cose apparentemente senza senso nel giro di poco tempo tipo Stein’s Gate, si rivela alla lunga interessante nella sua profonda giapponesità. Ci viene narrata attraverso – purtroppo poche – cutscene d’azione e molti dialoghi da hangar, incluse fasi “a vignetta” come i Fire Emblem portatili.


daemon x machina

IL DEMONE IN MACCHINA


Daemon X Machina offre esattamente quello che potrete immaginare (demoni automobilisti esclusi, forse): è uno sparatutto con i mech – mech che ci sono per davvero, non come un altro titolo insulso che non ci sprechiamo neanche a nominare. Ma torniamo a noi.

Prima di ogni missione avremo modo di elaborare il nostro Arsenal con i vari pezzi e armi a nostra disposizione; la componentistica potrà essere acquistata nello shop apposito (dove si potrà anche vendere il surplus di roba), oppure sviluppata a partire da componenti più scrause, o ancora – dulcis in fundo – fregata dagli Arsenal nemici abbattuti a suon di legnate. A prescindere da come ci procuriamo i pezzi (fregarli è comunque più soddisfacente a prescindere), la fase di montaggio si mette subito alla base del gameplay di Daemon X Machina: già dopo poche battute risulta chiaro che ogni appassionato di mech – e magari col pallino dei Gunpla – ne trarrà fomento da FAP a due mani. La varietà di componenti e la loro effettiva utilità sul campo, senza contare le svariate modifiche prettamente estetiche disponibili e sbloccabili, fanno decollare la longevità del gioco e la possibilità di scegliere diversi approcci alle missioni.

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LA MACCHINA DEL DEMONE


Ma appunto, le missioni. Lo story mode in singolo ci proporrà nuovi task in sequenza, con gli incarichi principali atti a far andare avanti la storia e quelli facoltativi (rigiocabili) utili principalmente a guadagnare qualche extra in cash e armi/componenti, nonché per fare casino. Gli obiettivi sono quelli che potrete facilmente immaginare: far saltare per aria X nemici, magari entro un tempo limite; difendere una struttura prima che vi cada sul cranio; scortare i pirla di  turno. A prescindere dall’aggiunta di alcune “variazioni sul tema” qui e là, l’azione di gioco riesce a mantenersi fresca grazie al ritmo delle missioni appena dopo l’early game: padroneggiare boost e fasi di volo sarà fondamentale per non farci impallinare come dei fessi, specie negli scontri con altri Arsenal. Momento clou dell’azione sono i vari combattimenti contro i Colossal Immortal, bestioni metallici che – come il nome fa arguire – sono dei robottoni grandi quanto un distretto industriale cinese e armati come una famiglia di redneck americani. Tali scontri portano al massimo l’epico feeling di tamarranza che già aleggia nelle missioni “normali”: la vera forza di Daemon X Machina, una volta padroneggiato, sta proprio qui – nell’essere capace di ricreare in pieno quanto ci sia di fomentoso nel guidare un mech armato volante per radere al suolo i malvaGGi o cose e persone in generale. Ci è sembrata azzeccata anche la durata delle singole missioni, in media brevi ma non troppo e più lunghe e impegnative – nel giusto – durante gli scontri con i Colossal.


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CORE ARMATO


Al single player mode in Daemon X si affianca una modalità multiplayer cooperativa (il PvP sarà implementato a breve), con sfide contro gruppi di Arsenal nemici oppure contro gli stronzi colossali di cui sopra in squadre da due a quattro membri. Tale modalità si è rivelata sorprendentemente funzionale e fluida – anche in portatile – con rarissimi ingrippi in fase di avvio, almeno nella nostra esperienza. Il multigiocatore riesce ad alzare ulteriormente l’asticella della gasazione grazie a scontri personalizzabili e scalabili sotto vari profili; si rivela inoltre particolarmente utile per il farming di compenenti extra di livello alto, quando riusciamo a unirci a squadre che hanno livellato come degli zozzoni.

Sotto il profilo tecnico, a tutto tondo il gioco offre alti e bassi. Iniziamo col notare che Daemon X Machina ci regale un ottimo comparto sonoro. Il doppiaggio si rivela buono con qualche picco di cafonaggine in alcuni personaggi sia in versione inglese che giapponese (dove il fomento trasuda come da copione), ma è la soundtrack a rubare la scena. Le sonorità metallare fanno egregiamente da sfondo all’immane casino di proiettili e schianti che caratterizza ogni missione; molto interessanti anche le tracce più sul techno-industriale, con tanto di cappello a quella dell’hangar che ci accompagnerà per le lunghe fasi di progettazione.

Sotto il profilo grafico, segnaliamo con piacere la bontà del design di mech e personaggi; abbiamo molto apprezzato anche lo stile visivo degli ambienti, a pochi colori e basato sui contrasti – nonostante un primo impatto che può lasciare perplessi, una volta fattoci l’occhio risulta molto piacevole e innovativo. Quello che piace meno, sia alle prime battute che alle 15esime, è il livello di dettaglio di ambienti e non solo, spesso bassino; di contro, i problemi di framerate si sono verificati solo in una missione, un po’ come una famosa area di Dark Souls. Segnaliamo inoltre poche piccole sclerate della telecamera durante qualche virata estrema in alcuni livelli.

Il sistema di controllo si è rivelato molto buono: reattivo come la situazione richiede, si offre come ben funzionale ed efficare una volta padroneggiato. Useremo ogni singolo tasto del pad (più i gyro controls, molto ben implementati), ma tutto funge come deve senza deliri di genere.

Valutazione

Grafica 78%
Sonoro 90%
Giocabilità 90%
Carisma 95%
Longevità 90%
Final Thoughts

Daemon X Machina segna il graditissimo ritorno dei giochi di mech personalizzabili. Nonostante un inizio un po' "diesel", grazie a numerosissime opzioni e combinazioni unite fasi d'azione casinistiche nel senso migliore del termine il gioco riesce a rimanere fresco lungo le svariate missioni da affrontare. Un must per tutti gli appassionati hardcore di mecha, e un valido acquisto per tutti gli altri.

Overall Score 88%
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