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Darksburg – Recensione: Il giorno della marmotta gotica


I videogame che appartengono al genere roguelike hanno insita nel loro DNA una ripetitività che fa parte integrale delle meccaniche di gioco. Attraverso la continua riproposizione dei medesimi livelli, la morte permanente del personaggio e una lenta curva di apprendimento, il giocatore riesce a migliorarsi e a raggiungere obiettivi che alle prime partite appaiono impossibili. Per rendere appagante l’esperienza per l’utente, vengono via via introdotte nuove abilità, eventi e nemici random e quanto altro necessario per scongiurare il rischio noia. Dosare con accortezza il già visto con costanti piccole novità è il segreto per la realizzazione del buon roguelike e la formula, ad oggi particolarmente consolidata, è ormai nota a tutti. Al contrario, senza seguire questa basilare regola, si rischia di incappare inevitabilmente nell’effetto da “giorno della marmotta” con il giocatore costretto ogni volta a ripetere livelli e situazioni sempre uguali a sé stesse. Affrontare i medesimi stage più è più volte senza veri cambiamenti rischia, inevitabilmente, di annoiare troppo presto l’utente, anche a fronte della quantità di ore solitamente elevata necessaria a terminare un gioco di questo tipo. Darksburg è un roguelike di genere action rpg sviluppato da Shiro Games, disponibile ora su STEAM e proposto a un prezzo budget . Riuscirà a elevarsi in un genere già molto inflazionato? O sarà soltanto un more of the same all’ennesima potenza?


Prendi la trama e mettila da parte


La formula di Darksburg è particolarmente semplice, si tratta, fondamentalmente, di un Action Rpg con visuale dall’alto nel quale si impersona uno dei cinque personaggi selezionabili e si affrontano orde di nemici (in questo caso i sempre verdi zombie, pur rivisti in chiave fantasy) nel tentativo di fuggire dalla città che dà il nome al gioco. La trama del gioco è fondamentalmente tutta qui e sin dalle prime battute traspare chiaramente l’impostazione votata esclusivamente all’azione, tralasciando ogni pretesa di narrazione. Nessun problema, visto che la natura arcade e la riproposizione costante dei vari stage male avrebbe potuto adattarsi a un gioco più story driven. Per farsi largo attraverso i vari stage, letteralmente inondati da non morti, il nostro eroe potrà essere coadiuvato da uno o più alleati, controllabili da altri giocatori online o lasciati nelle mani dell’intelligenza artificiale.


Darksburg

Inutile dire che, come quasi sempre accade, affrontare l’avventura in più persone rende l’esperienza molto più divertente e gratificante dell’esperienza in singolo. L’intelligenza artificiale dei nostri compagni di avventura è, comunque, sufficientemente buona e rende anche le partite in single player godibili. Gli eroi che possiamo impersonare risultano discretamente caratterizzati sia sotto il profilo grafico che dal punto di vista delle modalità di attacco, con personaggi più votati al corpo a corpo e altri ai colpi a distanza. Dopo poche partite sarà possibile già trovare il proprio alter ego preferito e concentrarsi così nella padronanza delle tecniche di attacco. Ognuno dei vari avatar ha, infatti, a disposizione una serie di abilità speciali (fondamentalmente offensive) che possono essere attivate con un tasto e utilizzate ogni qual volta la loro specifica barra verrà riempita (attendendo il tempo necessario). Dosando attacchi base e abilità speciali si potrà, così, avere la meglio anche di gruppi di nemici particolarmente nutriti; nel caso di partite in multigiocatore la coordinazione con i compagni rivestirà, poi, un ruolo fondamentale, consentendoci di concatenare attacchi devastanti. La componente Rpg si palesa, fondamentalmente, nella possibilità di salire di livello, accumulando esperienza e sterminando i nemici; in questo caso la scelta degli sviluppatori è quella di un’unica barra dei punti esperienza per tutto il team, soluzione tutto sommato intelligente e funzionale. Al raggiungimento di un nuovo livello di esperienza, potremo sbloccare una abilità aggiuntiva a scelta fra tre possibilità che ci vengono proposte di volta in volta in maniera assolutamente random.


Darksburg

In questo modo, ogni partita a Darksburg risulta leggermente differente dalla precedente, senza darci la possibilità di prevedere in quale modo il nostro personaggio finirà per potenziarsi. Sottolineo la parola “leggermente” perché i nuovi poteri, pur influendo sulle statistiche, hanno effetti immediati spesso impercettibili e nelle prime battute risultano tutto fuorché determinanti. Starà al giocatore, man mano che imparerà a conoscere le nuove abilità, scegliere con accortezza quali elementi potenziare e quali tralasciare. Come ogni buon roguelike che si rispetti, in Darksburg il game over significa perdere tutta l’esperienza, il denaro e le abilità acquisite fino a quel momento, costringendoci a ripartire da un personaggio base. Per concedere al giocatore, comunque, una possibilità di progressione, Darksburg ci consente di conservare in un apposito scrigno tutti i cristalli che porteremo con noi alla fine di ogni livello. Una volta messi al sicuro, questi rimarranno a nostra disposizione anche dopo il gameover e potranno essere utilizzati per sbloccare delle abilità che saranno selezionabili in modo permanente all’inizio di ogni partita. Il costo di queste abilità è tale da richiedere, comunque, di terminare più e più volte un singolo livello (o di esplorarlo veramente a fondo) prima di poter acquistare un nuovo potenziamento. Queste nuove abilità si distinguono in base al loro livello di rarità e possono essere equipaggiate occupando un apposito slot del nostro inventario, anche questo espandibile con i cristalli. Vista la struttura generale di gioco, vediamo come funziona Darksburg alla prova dei fatti.


Tunnel carpale da mouse


Per prima cosa, occorre specificare che Darksburg non supporta attualmente alcun tipo di pad, consentendoci quali unici strumenti di controllo il mouse o la tastiera, eventualmente anche in combinazione tra loro. Ho, francamente, trovato poco comprensibile questa scelta, vista anche la natura specificatamente action del prodotto, che ben avrebbe potuto trarre giovamento da controlli più “moderni”. Non fraintendetemi, ho passato anni e anni a utilizzare esclusivamente mouse e tastiera per giocare su PC, ma escludere completamente la possibilità di utilizzare un pad, in un gioco che presuppone buona velocità e riflessi, lo trovo un grosso difetto ed un limite poco sensato. Almeno i controlli sono completamente customizzabili, consentendoci di scegliere la configurazione migliore per le nostre esigenze e devo ammettere di aver passato molto tempo a provare varie combinazioni, prima di trovarne una che fosse il più possibile soddisfacente. Alla fine ho optato per un ibrido mouse-tastiera che, pur non perfetto, mi ha permesso di farmi strada discretamente nei vari stage. Ho affrontato il gioco principalmente con Abigail, una sorta di super suora armata di crocifisso gigante e specializzata negli attacchi corpo a corpo (nonché dotata di una speciale campana per attirare i nemici in una determinata zona, abilità più utile di quanto si possa pensare).


Darksburg

Per i miei compagni di squadra ho sempre utilizzato la scelta random, affrontando i livelli a volte in due, altre in quattro giocatori. Gli stage si presentano sempre nella medesima sequenza, ma sono caratterizzati da una generazione procedurale che li rende leggermente diversi da una partita all’altra. Potrà capitare di imbattersi a volte in mini boss, piuttosto che in fasi nelle quali occorre distruggere determinate strutture o liberarsi la strada resistendo a orde di attacchi nemici. Gli sviluppatori hanno cercato di rendere ogni partita diversa dalla precedente inserendo queste fasi random che però, alla resa dei conti, non variano sufficientemente l’esperienza. Dopo una ventina di volte che affronterete il livello iniziale del porto, avrete sostanzialmente visto tutto quello che lo stage potrà offrirvi in termini di gameplay e nemici e l’unico stimolo sarà quello della ricerca di potenziamenti e risorse. Sin dalle prime partite emerge quello che fondamentalmente è l’unico vero difetto del gioco: la monotonia dell’esperienza. Il gameplay, soprattutto per il giocatore singolo, è infatti troppo basilare, limitandosi ad un forsennato cliccare sui nemici, alternato dalla scelta delle abilità secondarie. L’esplorazione, che in teoria avrebbe dovuto rendere il tutto meno ripetitivo, in realtà risulta ben presto poco stimolante e la tentazione di correre verso la fine del livello senza perdersi nei suoi anfratti è sempre presente.


Chi non gioca in compagnia…


Come anticipato sopra, la componente multiplayer è quella che sostanzialmente spicca in modo netto rispetto all’alternativa per giocatore singolo, confermandosi come la parte migliore del lotto. Affrontare i vari livelli coadiuvati da altri giocatori è sicuramente molto più divertente che affidarsi all’intelligenza artificiale dei compagni. Con un minimo di coordinazione è possibile, infatti, non solo concatenare gli attacchi, ma anche fornire il supporto agli eroi in difficoltà che possono essere soccorsi una volta esaurita la salute e resuscitati in punti specifici della mappa. L’esperienza è fortemente orientata alla cooperazione, con risorse e barra dell’esperienza rigorosamente in comune. Sarà assolutamente raro imbattersi in giocatori intenti a depredare i vari tesori a scapito degli altri e questo rende il gameplay sicuramente appagante. I singoli stage scorrono molto più velocemente se giocati assieme e la raccolta dei preziosi cristalli, sin troppo tediosa in single player, risulta più semplice e proficua. Non manca un sistema rapido di comunicazione con frasi preconfezionate, ridotto sostanzialmente all’osso, che fa tanto inizio anni duemila, ma svolge discretamente il suo lavoro.


Bello come un licantropo


Tecnicamente Darksburg offre un discreto colpo d’occhio; i personaggi sono sufficientemente dettagliati e gli ambienti piacevoli anche se non particolarmente ispirati o fantasiosi. Degni di menzione i protagonisti che sono sicuramente caratterizzati in modo interessante e propongono soluzioni diverse dagli stilemi classici (abbiamo un licantropo e un dottore della peste che spiccano sugli altri, oltre alla già citata suora da combattimento). I livelli sono generati in modo procedurale ma risultano discretamente collegati nelle loro parti, senza dare l’effetto da collage di compartimenti stagni, che spesso avviene in questo genere di giochi.


Darksburg

Purtroppo, nelle situazioni più affollate, mi è capitato spesso di assistere a evidenti rallentamenti che rovinano, inevitabilmente, l’effetto complessivo del prodotto. Si tratta di momenti nei quali troviamo su schermo decine di personaggi e, quindi, qualche inciampo tecnico può essere tutto sommato giustificabile. Bisogna, comunque, sottolineare come Darksburg ci metta costantemente di fronte a orde di nemici sempre più numerose e che, pertanto, incappare in questi rallentamenti sarà purtroppo frequente. Musiche ed effetti sonori sono tutto sommato nella media, senza particolari picchi né in positivo né in negativo mentre il parlato, in inglesem è ridotto a pochissime frasi. Il gioco, purtroppo, non è tradotto in italiano e, pur non presentando una vera e propria narrazione che leghi i livelli tra loro, si tratta di una pecca non trascurabile. La conoscenza della lingua inglese appare, infatti, fondamentale per poter comprendere gli effetti dei potenziamenti e delle varie abilità, numerose e diversificate tra loro. Un aggiornamento futuro in tal senso è quanto mai auspicabile.

Lato Tecnico 70%
Sonoro 70%
Giocabilità 70%
Carisma 75%
Longevità 70%
Final Thoughts

Darksburg è un buon Arpg, caratterizzato da una solida componente multigiocatore online e che piacerà sicuramente ai fan del genere. Si tratta, però, di un prodotto che, a fronte di una quantità notevole di possibilità di personalizzazione e di abilità sbloccabili, soffre di una evidente monotonia di fondo. La meccanica di gioco costringe ad affrontare più e più volte i medesimi stage nel tentativo di recuperare quanti più cristalli possibile e potenziare, così, il proprio personaggio per le partite successive. Partite che però, nuovamente, riproporranno i medesimi stage con le stesse situazioni di gioco di prima e qualche, piccolissima, variante dovuta alla natura procedurale dei livelli. Chi potrà contare sulla presenza di amici affronterà i vari stage sicuramente con più interesse e divertimento del giocatore singolo che, purtroppo, dopo una decina di partite inizierà a rimanere inevitabilmente privo di stimoli. La curva di progressione del personaggio, infatti, è eccessivamente lenta, richiedendo moltissimo tempo (o grandissima abilità) per arrivare a risultati soddisfacenti. In tutto questo, purtroppo, passano in secondo piano gli innegabili pregi di un prodotto che avrebbe meritato maggiore varietà per poter veramente emergere in un panorama già molto affollato. Così come è mi sento di consigliare Darksburg in single player solo ai giocatori più pazienti e agli amanti degli Arpg. Per gli altri il prodotto va considerato, soprattutto, per la sua componente multigiocatore, in grado di rendere i difetti visti sopra più lievi e tollerabili.

Overall Score 71%
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