Days Gone Genere, PS4, Recensione

Days Gone – Recensione: La vita di un biker dopo l’apocalisse


SIE Bend Studio

Sviluppatore

Sony

Publisher

Action-Survival

Genere

Days Gone. Ricetta principale: Infetti, apocalisse, open-world. Ne abbiamo giocati tanti in questi anni di giochi in cui c’erano questi tre ingredienti. Qualcuno potrebbe anche dire troppi, ma non io. Io ne rimango sempre affascinato, c’è poco da fare. Datemi un’arma, un’orda di zombie e sono un gamer felice. Essendo che di giochi simili però ne sono usciti tanti è inevitabile che ad un certo punto, dopo l’ennesima carneficina, subentri una certa “stanchezza”.

Massacrare orde di umanoidi sbavanti è divertente eh, l’ho appena detto, ma ad un certo punto esaurite tutte le declinazioni del “come massacrare uno zombie”, uno arriva a cercare qualcosa in più. Quell’ingrediente speciale. Quel qualcosa di più alto. Una motivazione. E per me, in un videogame quel qualcosa in più secondo è la trama. Il divertimento spensierato ci sta eh, e ci sono giochi che adoro alla follia proprio per il loro essere “divertimento puro”, ma quelli con una buona trama e dei buoni personaggi avranno sempre un posto speciale nel mio cuore. Sono quelli che sempre detto e che dirò per primi ogni volta che qualcuno mi chiederà: “Mi consigli un gioco da comprare?”



Nel caso degli action/survival-horror il primo che dico è The Last of Us. Poi a cascata: i Left 4 Dead, i Resident Evil, e il troppo poco osannato Dead Rising. Solo il primo eh. Per gli altri c’è il cestino della plastica.
Perché questa divagazione? Perché Days Gone è strano e devo dire che, anche mentre sto scrivendo questa recensione, non sono ancora riuscito a inquadrarlo bene. So che mi è piaciuto e che il voto che gli darò sarà sicuramente positivo, ma faccio comunque fatica a quantificare la sua “bontà”. Quanto mi è piaciuto? E soprattutto cosa? Oddio, lo so cosa. Ma quello che mi è piaciuto lo salva dall’oblio e basta o lo rende un gioco speciale e da provare ad ogni costo?
Mah. Non lo so ancora. Che dite? Vediamo se analizzandolo punto per punto arriviamo a qualcosa? Proviamoci, dai.

Lo Stato dei Castori dopo la fine del mondo

Deacon, il protagonista della storia, in sella alla sua fidata motocicletta.

La storia di Days Gone si svolge in Oregon. Il mondo è stato invaso dai Furiosi o Freakers, umani e animali contagiati da un virus altamente infettivo in grado di trasformare certe specie in degli esseri privi di intelletto, altamente aggressivi e apparentemente immuni al dolore. I sopravvissuti al contagio cercano di sopravvivere vivendo in piccole comunità situate lontano dalle città, in quanto avvicinarsi ai grossi centri abitati sarebbe troppo pericoloso. Questo perché, anche se nonostante il loro istinto omicida i Furiosi sono ancora “biologicamente vivi”, e pertanto ucciderli non richiede sforzi particolari, essi tendono a riunirsi in “orde”, ovvero gruppi di 500 o più individui. Quando lo fanno, tutto quello che si trova sulla loro strada è destinato a venire raso al suolo. In questo nuovo mondo si muove il nostro protagonista: Deacon St. John, detto Deek.

Il virus dei Furiosi ha causato alcune mutazioni incontrollabili su alcune specie animali. Alcuni lupi sono diventati talmente veloci da essere in grado di inseguire i veicoli.

Deek è un biker, appartenente al Mongrels Motorcycle Club. E sebbene non bastino di certo poche righe per descrivere il modo di vivere di questa gente, diciamo che si tratta di uomini che hanno fatto della moto, della fratellanza e della libertà i cardini della loro vita, arrivando a volte ad avere comportamenti al limite della legalità, se non proprio criminali. I biker vivono secondo un loro codice d’onore, dove il rispetto e la solidarietà, soprattutto fra i membri del gruppo, sono alla base di ogni regola. Per questo non deve stupire il fatto che nei primi giorni dell’epidemia Deacon decida addirittura di abbandonare sua moglie, rinunciando ad un posto in elicottero con lei, per rimanere ad assistere suo “fratello” Boozer, un altro Mongrels. Un biker non abbandona mai un suo fratello. Da quel giorno Deacon non è più riuscito a rincontrare la moglie, e ora, dopo due anni dall’inizio dell’apocalisse, vive esattamente come prima: vagando per le strade con la sua moto. L’unica differenza è che ora si guadagna da vivere come “cacciatore di taglie”, occupandosi dello sterminio di Furiosi per conto di varie comunità, e aiutandole a fronteggiare minacce di ben più “umane”, ma non meno pericolose. Le strade infatti pullulano di banditi pronti a saccheggiare e a uccidere senza pietà. A complicare le cose ci sono anche i Ripugnanti o Rippers, un culto che crede che l’avvento dei Furiosi sia un evento sacro e che tutti dovrebbero lasciarsi infettare, processo che favoriscono mutilando se stessi, e tutti gli altri umani che riescono a incontrare. E i problemi non finiscono qui. Deek è costretto suo malgrado a dover intrattenere rapporti con svariati accampamenti e fazioni, tutte decise a sopravvivere a loro modo entrando anche in conflitto con le altre se necessario. Immischiarsi in questi giochi di potere è una cosa di cui il biker farebbe volentieri a meno, se non fosse che una di queste fazioni forse può aiutarlo a ritrovare sua moglie.

Il rapporto fra Deacon e Boozer è emblematico per quanto riguarda il modo di comportarsi fra membri di un club. Si vede che i ragazzi di SIE Bend Studio si sono documentati a fondo per creare questi due personaggi.

Questa è a grandi linee la trama di Days Gone, e devo dire che è sicuramente la cosa che ho apprezzato di più dell’intera produzione. Trovo difatti che, oltre ad avere qualche colpo di scena ben piazzato, la storia sia riuscita in pieno a rendere interessante il protagonista. Questo per come è riuscita a rendere perfettamente il conflitto che Deacon è costretto costantemente a vivere quando deve scendere a patti con le altre persone. Lui è un biker, un uomo libero, un uomo della strada, ma deve per forza venire a capo con l’ultima parvenza di società che esiste nel mondo dei Furiosi, se vuole sopravvivere. Società tra l’altro che cambia da avamposto ad avamposto, dove troviamo personaggi che parlano di sicurezza, ordine e controllo solo per mascherare la loro voglia di potere e brama di controllare il prossimo. Un tipo di personaggio che sarebbe bello incontrare solo nei videogiochi, ma che purtroppo, in questi nostri tempi è molto facile incontrare anche nel mondo reale. E Deacon non è tipo da farsi controllare. Lui è un uomo libero, non disposto a scendere a rinunciare a ciò che è in cambio di una vita più facile. Ed è questo il tema principale di Days Gone: la lotta che un uomo deve affrontare per rimanere se stesso, nonostante le pressioni che riceve da un mondo nel caos.

La storia d’amore fra Deacon e la sua “old lady” Sarah, ha un ruolo centrale nella trama del gioco e funge da motore della narrazione.

Deacon è un ottimo personaggio, perché è un personaggio umano, a tutto tondo, con i suoi lati positivi e negativi, e questo è vero anche per quasi tutti i protagonisti principali come ad esempio Sarah. La storia d’amore fra i due, non sarà la più memorabile a memoria d’uomo, ma è molto più convincente di tante altre che mi è capitato di incontrare in un videogame. Non si tratta di un elemento di trama inserito solo per sfruttare il fattore romance. I due hanno delle belle interazioni, vivaci e credibili, e la loro relazione “spinge” la trama, non facendole solo da contorno. Il motivo che mi fa promuovere la storia di Days Gone è quindi lo stesso che mi ha fatto amare The Last of Us: al centro della narrazione ci sono delle persone in tutta la loro imperfetta umanità. Quella di Days Gone non è una storia sull’apocalisse, ma su delle persone, sulle loro relazioni e su come queste si debbano evolvere dopo un grande cambiamento. E queste persone sbagliano, magari sono anche egoiste, ma è questo a renderle delle persone. Unico appunto che mi sento di fare è che forse, forse, Deacon risulta un tantinello troppo loquace. Ha delle linee di dialogo praticamente per ogni azione compie, cosa che dopo qualche ora inizia ad essere un tantinello fastidiosa, visto che tende a commentare sempre con le stesse frasi azioni già compiute decine di volte. Invece di aiutare a calarsi nel personaggio queste linee di dialogo finiscono col sembrare molto artificiose e spingono piuttosto a chiedersi perché Deacon senta il bisogno di sottolineare di continuo ciò che fa. A parte questo l’impianto narrativo di Days Gone funziona e riesce a raccontare una storia che vale la pena star a giocare per le sue 30/35 ore di durata.

Un uomo e la sua moto

Days Gone

Dopo questo paragrafone sulla trama, veniamo ora al gameplay: il motivo che mi impedisce di definire nella mia mente un voto da dare a questo gioco.
Se dal punto di vista della narrativo il gioco mi convince è difatti tutto il resto a non convincermi. Sì, abbiamo l’open world, abbiamo una mappa grossa da esplorare piena di attività da svolgere, ma tutto nel complesso risulta, ahimè, poco incisivo. La gestione dell’equipaggiamento, la raccolta di risorse, così come il combattimento: tutto del gameplay di questo gioco è buono, ma in sé, anonimo. A parte la moto. A chi, uomo o donna, non viene di esclamare “Figo!” all’idea andare in giro in moto investendo umani e infetti? Dover gestire, potenziare e personalizzarle la propria compagna di viaggio è un piacere che, fatalità, si intreccia a doppio filo con il background del protagonista principale. Sarà per questo che funziona?

Oltre agli infetti, ci sono svariati gruppi di altri sopravvissuti da affrontare. Soprattutto quando si tratta di liberare avamposti utili per il viaggio rapido. Il più grande nemico dell’uomo alla fine è sempre l’uomo. Purtroppo.

Per il resto trovo che il mondo aperto di Days Gone sia sì bello da vedere, grazie ad un comparto grafico di tutto rispetto, ma incapace di irretire il giocatore come si deve. La motivazione risiede forse nella ripetitività degli ambienti e delle attività secondarie. Ci sono ben poche location dotate di una vera personalità, così come sono poche le attività da svolgere veramente interessanti. Una di queste è l’affrontare le orde di Furiosi: lì sì il gioco imbastisce uno spettacolino non da poco, regalando momenti di pura adrenalina. Per il resto quasi tutto si esaurisce in un porta un oggetto da A a B, o recati lì e uccidi quei nemici. Manco la necessità di far su munizioni o risorse spinge ad esplorare: basta sapersi fermare ogni tanto nei luoghi più ricchi di edifici e l’inventario rimane sempre bello pieno. Ben presto, si perde la voglia di vagare solo per trovarsi di fronte a incarichi sempre uguali e si finisce col proseguire dritti con la trama, senza “perdere tempo”.

Days Gone

Sul fronte uccisioni, i modi per aver ragione degli avversari sono anche quelli decisamente “ordinari”. Si possono, piazzare trappole, craftarsi armi corpo a corpo ed esplosivi, usare armi di varie tipologie, ma si tratta di componenti di gameplay tutte prive di un guizzo di creatività che gli possa donare personalità. Ci sono le meccaniche stealth, ma anche quelle sono di quanto più classico si possa immaginare, con esecuzioni, nemici che si possono distrarre con l’utilizzo di pietre ed esche sonore apposite. Una I.A. piuttosto deficitaria oltretutto, rende i combattimenti fin troppo semplici anche alle difficoltà più alte: certe volte i nemici fanno proprio cilecca in maniere insensate, caricando Deacon a testa bassa per poi arrivargli davanti e non sparargli. Questa, che è praticamente una bega tecnica, non è nemmeno l’unica presente nel gioco.

Bello, ma sgraziato

In termini di pura grafica, l’ho detto, Days Gone è bello da vedere. I modelli dei personaggi sono ben curati, così come quelli delle armi e dei veicoli. Il frame rate è abbastanza solido (grazie anche ad alcune patch correttive), e anche quando ci sono molti nemici su schermo tentenna raramente. Le animazioni sono tutte molto convincenti e gli effetti di illuminazione sono ottimi soprattutto se potete sfruttare l’HDR. C’è poi un sistema di cambiamento del clima dinamico, che ci permette di ammirare sole, neve e pioggia, alternarsi in maniera molto convincente e causando anche dei cambiamenti a livello di gameplay (con la pioggia lo stealth è più facile), . Questo ad un primo sguardo. Poi però ci si accorge di quanto in verità l’aspetto tecnico sia un po’ troppo zoppicante.

Days Gone


Dopo qualche combattimento ci si accorge che le animazioni a volte si buggano, sopratutto quando capita di cadere dalla moto e Deek esegue dei numeri da contorsionista provetto. Sempre durante gli incidenti è anche possibile ammirare alcuni deliri di fisica in cui la moto impenna per fare qualche altro metro in maniera totalmente irreale, oppure si pianta per terra come un sasso. In linea di massima è proprio meglio evitare le collisioni con gli oggetti, ma non perché siano pericoloso per il personaggio, ma per i bug che possono manifestarsi e distruggere la moto anche per un impatto minimo. Ci sono poi dei glitch in cui delle location non caricano correttamente e diventano completamente ingiocabili. In questo caso potete chiudere l’applicazione del gioco e ricaricare per non assistere a spettacoli terribili come edifici che diventano ammassi di poligoni intangibili e senza texture, e altre cose fantastiche. Del tipo che si può finire sotto la mappa. Cose del genere sono capitate un po’ troppo spesso e ad una produzione tripla A certe cose è difficile perdonarle se non si verificano solo sporadicamente. Da segnalare anche alcuni fastidiosi bug audio che causano il ripetersi di certe linee di dialogo all’infinito, spezzando brutalmente l’immersività. Quali siano le cause di queste imperfezioni, non è dato a noi saperlo, ma visti i vari rinvii di sicuro era lecito aspettarsi qualcosa di più rifinito.

Gradevolissima la colonna sonora, con musiche dove domina l’uso della chitarra, cosa che non fa mai male. Di prim’ordine anche il doppiaggio, sia italiano che inglese, con un Sam Witwer e un Francesco Rizzi entrambi perfetti nel ruolo di Deacon.

Grafica 70%
Giocabilità 70%
Sonoro 80%
Carisma 80%
Longevità 80%
Final Thoughts

Bene. Eccoci qui giunti alla fine di questa review. Uff. È stata dura eh. Davvero questo gioco mi ha messo in difficoltà. E niente. Ho deciso di promuoverlo con più della sufficienza, per via del suo carismatico protagonista e della sua buona trama, ma non posso chiudere gli occhi di fronte al resto. E mi dispiace. Perché da un lato l'ho apprezzato tantissimo, e penso che con qualche difettuccio di game desing in meno sarebbe stato un capolavoro. Bastava una levigata in più al gameplay e al lato tecnico per renderlo un gioco memorabile. Peccato. Comunque sia, se è soprattutto una buona storia quello che cercate in un gioco e siete disposti a soprassedere su un gameplay non proprio elettrizzante, allora potete tranquillamente trasformare il voto in un 80, perché sono sicuro che riuscirete ad andare oltre i suoi difetti e a godervi il viaggio in moto con Deek.

Overall Score 76%
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