dead or school Nintendo Switch, PS4, Recensione

Dead or School – Recensione: Metro-tamarranza e mutanti


Dopo essere giunto agli onori delle cronache alla sua uscita giapponese, l’action “a tendenza metrovania” Dead or School giunge anche sui lidi occidentali. Come sarà andata a finire? Lo scopriremo in fase recensoria…e ovviamente dopo il video!

Affettamento e istruzione superiore

Dead or School ci scaraventa in un inquietante futuro, dove l’umanità, a seguito della sconfitta contro i “mutanti”, è costretta a vivere sottoterra, per la precisione nei tunnel e nelle stazioni della metro – tipo Hellgate London, ma senza i demoni e i templari. A vestire i panni (stracciabili) dell’eroina sarà la giovane Hisako, nipote della “capovillaggio” della fermata di Ikebukuro, nonché abilissima combattente nel corpo a corpo e mitraglie varie. Dopo il salvataggio di alcune “concittadine”, messo in atto ammazzando mostri A MANI NUDE, alla nostra protagonista viene concessa la libertà di cercare il famigerato accesso al “mondo di superficie”, dove si trovavano mitologiche strutture di “aggregazione e divertimento” chiamate SCUOLE. Sorvolando sul concetto di istruzione media-superiore nel contesto jappo anche in condizioni di massima distopia apocalittica, tiriamo il fiato e concentriamoci sul fulcro dell’azione di Dead or School: azione esplorativa squartando mostri. Di cui alcuni simili a ranocchie, perchésì.

dead or school

A scuola di squartamenti

Il gameplay di Dead or School è sostanzialmente quello di un action bidimensionale, con elementi esplorativi “avventurosi” – in altri termini, complice anche l’implementazione di funzioni di inventario e crescita del personaggio, un metrovania.
Guideremo la nostra eroina attraverso le varie macro aree, ognuna rappresentata da una diversa delle più note stazioni metro di Tokyo – tentando di raggiungere l’obiettivo seguente senza rimetterci la cotenna.
Avremo tre tipi di armi equipaggiabili – spade/mischia, mitra&affini, lanciagranate – potenziabili e modificabili grazie a vari drop ottenibili dagli schifezzoni che girano liberi e gioiosi per i tunnel della metro. In ogni area saranno presenti un tot di save point, unici punti in cui si potrà accedere alla schermata di modifica dell’equipaggiamento e di gestione degli skill points, da dividere lungo tre “alberi” – ciascuno legato a una delle tipologie di armi disponibili.

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Tra acrobazie varie in sezioni platform discutibili e fasi esplorative “leggere” ma piacevoli, sono le numerosissime fasi di lotta al mostrazzo a farla da padrona: la personalizzazione delle armi si piazza su quell’ottimo livello e metà tra immediatezza e buona numerosità di opzioni, lasciandoci liberi di cambiare assetto senza né scadere nella banalità, né nel delirio di equazioni differenziali per armarsi di cavatappi. L’azione scorre fluida, con un livello di sfida interessante (ci sono pure 3 diversi livelli di difficoltà), reso tale anche dall’assenza di veri e propri medikit sparsi in giro. Sulla falsariga di un cult dell’animazione giapponese a tema scolastico-nonmortesco (neologismo a caso), non mancheranno trashate di genere, featuring: mostri che assaltano in stile Lino Banfi, vestiti che si strappano e danno poteri aggiuntivi…alternati da battute dementi, dialoghi squinternati e follia varia che permea talmente tutto da rendere difficile il ridurre a un solo esempio le lodevoli fesserie che ci verranno tirate contro.

A conti fatti, più ci si gioca, più ci si rende conto che il fomento generato da Dead or School viene fuori proprio dal sapiente mix di elementi messi, più che da singole caratteristiche: tutta la pletora di cose a caso che attraverseremo in questa fatiscente Tokyo underground finisce per avere un foment factor talmente potente da far dimenticare qualche – ci si passi il tecnicismo – boiata cubica, soprattutto sotto il profilo tecnico.

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A scuola di comparto tecnico

Come i più attenti avranno notato dalla fine del paragrafo precedente, tecnicamente parlando Dead or School mostra qualche alopecia di incidenza più o meno rilevante. Partiamo dal comparto grafico: all’occhio, l’estetica risulta abbastanza accattivante, con artwork e design generale di buon livello che mischia con visuali “sfiziose” elementi 2D e 3D – molti pollici su, in particolare, alle scene di intermezzo e ai ritratti dei personaggi. Purtroppo però i fondali e gli ambienti tendono più o meno a somigliarsi, con eccessi di buio che servono più a creare confusione (specie nelle fasi platform, spesso ad alto livello di analità) che atmosfera propriamente detta. Anche i modelli dei mostri risultano un po’ grezzi, tradendo le origini “autogestite” del gioco.
Il comparto audio risulta molto cafone, con tuffi nel canonico TUNZ TUNZ da discoteca e tracce musicali che sembrano buttate un leggermente a caso. Più azzeccati, invece, sono gli effetti sonori e le voci dei personaggi.
Il sistema di controllo risulta invece molto efficace e reattivo, senza mai lasciare il giocatore nelle canoniche braghe di tela nei momenti più critici. La nostra esperienza sapidamente recensoria è stata anche esule da rallentamenti e ingrippi di genere, per la gioia del nostro fegato.

Grafica 70%
Sonoro 65%
Giocabilità 80%
Carisma 95%
Longevità 81%
Final Thoughts

Dead or School è uno di quei titoli che esulano da mere valutazioni numeriche affiabibili dai canoni umani: a una prima chiave di lettura diciamo - con piacere - che è un divertente action bidimensionale penalizzato da qualche scelta tecnico/estetica discutibile. Da fomentados trascendentali, aggiungiamo che è una chicca di classe per tutti gli amanti del manicomio a tinte jappe e dell'azione bordellante. Must have a mani basse. E anche alte.

Overall Score 78%
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