Divinity: Dragon Commander PC, Recensione

Divinity: Dragon Commander – Recensione


Larian Studios

Sviluppatore

Larian Studios

Publisher

Strategico, Miscellanea

Genere

Mettiamo insieme uno strategico in tempo reale, un gioco da tavolo alla Risiko, un drago col jetpack e che otteniamo? Una puttanata colossale! E forse anche Divinity: Dragon Commander. Le due cose saranno sinonimi? Sinonime? Filmato va, che è meglio.

Le lunghe onde del delirio

Divinity Dragon Commander (3)Divinity: Dragon Commander è l’ultima e anticipatissima fatica dei Larian Studios, software house famosa per l’ottima serie ruolistica Divinity e per il generale bizzarro humor del quale sono permeati i suoi titoli. Questa volta, però, gli sviluppatori non hanno dato in pasto ai sempre voraci utenti un gioco di ruolo “puro”, ma un super ibrido tra strategia in tempo reale, strategia stile board game e un pizzico d’azione in terza persona. E il fottuto drago col jetpack del quale si è tanto parlato nelle settimane precedenti l’uscita.
Divinity: Dragon Commander ci fa subito capire, dopo pochissimi secondi dall’avvio della campagna in che trip delirante stiamo per immergerci. Con una musica da cabaret alcoolico franco-tedesco sovrapposta ad una sequela di immagini semi-statiche (o semi-dinamiche, boh) veniamo a sapere che l’impero magnum che controllava gran parte del mondo di Rivellon si è sfrantumato, e gli eredi del defunto sovrano si scannano reciprocamente per la supremazia con scarsa educazione e cortesia. L’ambientazione nella quale le belliche vicende del gioco avranno luogo è molto più “in là” del manicomio classico delle produzioni Larian Studios: pur essendo “geograficamente” la stessa, saremo in un mondo fantasy ancora multietnico (tra umani, nani, elfi, lucertoloni fighetti etc.) straripante di tecnologia bizzarra creata dagli Imp. Non aspettatevi dunque cariche di cavalieri in armatura pesante, ma piuttosto…ammassi di metallo multipodali che sparano raggi laser o cazzer. E dirigibili.
In mezzo a questo manicomio, ci troveremo a vestire gli scagliosi panni del figlio bastardo del re, un mezzosangue drago guidato dall’ex mago di corte Maxos per riunificare il regno, cappottare i fratelli fetenti e distruggere le macchine da guerra che hanno portato solo devastazione e inquinamento atmosferico.
Ordunque e adunque, come si potrà raggiungere questo scopo in termini di gioco? Ma mescolando tre tipi diversi di gameplay, ovviamente! E con un jetpack.

Il drago, il jetpack, l’armadio

Sì, un cazzo di jetpack. Ma andiamo per ordine.
Il gameplay di Divinity: Dragon Commander è sparso su di una marea di fasi. In quella organizzativo/diplomatica ci troveremo a bordo della nostra nave volante (velivolo indubbiamente fico, non c’è che dire) e avremo la possibilità di parlare con Maxos e i nostri vari generali e sottosposti. Essi, oltre a prenderci per il culo e a male parole per la grande maggioranza del gioco (prima parte soprattutto), ci saranno utili nel gestire le ricerche di nuove truppe, armamentari e potenziamenti per gli stessi. In questa sede dovremo anche gestire i rapporti diplomatici con gli emissari delle altre razze, onde evitare di complicare ulteriormente il nostro già non facile compito di unificazione globale.
Divinity Dragon Commander (1)Dal ponte della nave, potremo accedere alla “mappa del mondo”, ove si svolgerà la parte dell’azione in stile Risiko o giù di lì. Seguendo una dinamica a turni, decideremo le truppe da “costruire” e le costruzioni da edificare (una per regione) onde espandere il nostro dominio. L’atto di spostare truppe in regioni controllate dal nemico avvierà, a fine turno, una battaglia: essa potrà essere giocata di nostro pugno o simulata, inviando uno dei nostri baldi generali al comando – ovviamente ogni graduato avrà una certa influenza sulla battaglia, dando i canonici +X a un dato tipo di truppe o altri bonus incommensurabili.
Le battaglie che faremo “di persona” si svolgono con meccaniche rts non troppo aliene, escludendo qualche cacchiata qui e là (come, almeno nella nostra build, il fatto che durante le battaglie non si possa salvare). Avremo a disposizione sin da subito (e senza fase di schieramento) le truppe che in fase Risiko abbiamo scagliato nella regione nemica, più un tot di “spazi” edificabili ove costruire un dato tipo di struttura. Si noti che non tutti gli spazi possono ospitare tutte le strutture; in più la risorsa base per sviluppare nuovi truppini è composta dalle “reclute”, il cui totale è dato dalla presenze di edifici preposti al solo scopo di fare “numero”. Per inciso, anche le torrette difensive ciucciano reclute. Per ampliare la nostra armata dovremo dunque roteare per la mappa a cercare aree edificabili manco fossimo dei palazzinari anni ’60, conquistarle e costruire sperando di essere più veloci dell’avversario – il quale, perlopiù, cercherà di buttare in fronte tutto ciò che ha sin dai primi 6 secondi di battaglia (tattica peraltro spesso vincente).

E dunque, veniamo al botto. Dopo qualche minuto dall’inizio della battaglia (con tanto di timer a vista) e al costo di una ventina di reclute, potremo evocare il drago (cioè noi stessi) per scendere in campo berlusconianamente e sputare in testa a tutti, e non in senso metaforico. Il drago, con tanto di jetpack per accelerare stile After Burner, avrà a disposizione un tot di abilità per friggere i nemici, oltre al classico sputo infuocato che è molto meno efficace di quanto potrebbe sembrare.
In più, segnaliamo che le strutture costruite in fase Risiko ci daranno oro e “punti ricerca” per migliorare anche tecnicamente la nostra armata (si spera in futuro) imperiale, più delle “carte” da usare sempre in fase Risiko e/o prima di quella rts per avere bonus peculiari. Inoltre, non va dimenticato che potremo guidare di persona solo una battaglia per turno, con l’impegno su gli altri N fronti nelle sapienti manone dei nostri buzzurri generali.
Ciò detto bisognerebbe cercare di capire come quaglino tra loro tutte le varie “ramificazioni” di questo gameplay…e la risposta è un sonoro “bah”. Tutto dà l’impressione di essere molto macchinoso, richiedendo troppe mosse per fare azioni singole, sotto l’egida di una generale incomprensibilità di quello che ci sta accadendo davanti e soprattutto dietro le spalle e le chiappe. Volendo sorvolare sulla scarsa amalgama dei vari elementi, bisgona dunque cercare di capire come funzioni ogni singolo aspetto di questo gran casino. Tenendoci brevi, possiamo dire che la fase Risiko è il classico “devo avere in mente le prossime 6mila mosse sennòpperdo”, mentre quella rts è un…semplice rts con pochi, pochi fronzoli, e la sola voglia di fare subito il drago e sbunnare tutti, onde completare con gran soddisfazione mutandale le veloci schermaglie. Ma anche lì il rapporto expectation/reality funge male, con un numeratore alquanto sballato: per farvi capire il tutto, vi basti sapere che l’attacco base del drago funge bene com il lanciarazzi di Resident Evil 3. La parte diplomatica invece non è malaccio, e sarà il vostro amore per la pianificazione a tutto spiano nelle altre fasi di gioco a bilanciare la fregatura draconica. In generale, le battaglie campali avranno spesso un sapore di sbilanciamento (verso un po’ tutti in varie occasioni), e quelle simulate leggermente di cazzeggio.
Meglio invece gli scontri skirmish in multigiocatore, con il fattore umano (con drago!) che rende i match discretamente interessanti – sempre che non sfidiate un pippero, sia chiaro.
In toto, dunque, diviene proprio difficile spiegare le sensazioni che si hanno una volta finita una sessione di Divinity: Dragon Commander: a farci andare avanti, in molti casi, sarà solo il puro piacere di parlare con i numerosi png e di seguire la trama che, tra elementi di contorno vari, si rivela sempre interessante grazie a un sapiente mix di epica, commedia e fesserie con la F maiuscola…anzi, tutto in caps lock. Ecco, forse la chiave di volta per leggere questo gioco è questa: è un grosso librogame con delle sessioni strategiche di vario genere, e un drago a reazione. Meglio comunque il jetpack che un’accelerazione tramite altri gas, come notava il nostro Tuxx.

Tecnofantasy

Divinity Dragon Commander (4)Sotto il profilo tecnico, il gioco mostra dei buoni punti di forza, con il resto della fiera tenuta a galla principalmente dall’ultima patch che riesce ad ovviare a molte tragedie in tema di pathfinding e intelligenza artificiale – che comunque non è ancora una cima.
Il comparto estetico si muove alquanto bene: pollici su per la colonna sonora, molto varia, spesso trascinante e mai inadeguata a ciò che accade. Buono anche il doppiaggio (inglese) di alcuni personaggi, in media tutto molto sopra le righe ma adatto al manicomio davanti al quale ci troviamo.
La grafica è funzionale per gli standard del genere, spesso fluida e con sequenze di intermezzo ben fatte bilanciate da unità in campo ben bruttarelle e di difficile discernimento (=non si capisce che cazzo sta combattendo contro cosa, tra dirigibili cubici e treppiedi con cannone laser): il design estetico generale lascia comunque un senso oppressivo di WTF che alla lunga diviene alquanto fastidioso. Migliore invece è quello che vediamo nelle scene di intermezzo e durante le fasi “parlate”. In ogni caso, il look tecnofantasy lascia in toto un po’ perplessi, pur riuscendo ad offrirci alcune suggestioni visive degne di nota.
In termini di ingormbro, dobbiamo dire che il gioco è clamorosamente pesante in termini di spazio sul vostro malcapitato hard disk, pur non essendo ottimizzato troppo male in termini di bisogni hardware (specie dopo la varie “pezze” messe dagli sviluppatori).
Restando in area tecnica, segnaliamo infine che il sistema di controllo si muove generalmente bene, senza eccessivi problemi o lag di sorta nei momenti più concitati.

Valutazione

Grafica 65%
Sonoro 80%
Giocabilità 60%
Carisma 60%
Longevità 80%
Final Thoughts

Divinity: Dragon Commander è, senza mezzi termini, un gran casino. E’ un insieme di tanti giochi non tanto...giocabili, sorretti da una trama ben narrata da personaggi che non dimenticheremo facilmente. Nonostante la confusione generale del tutto, può ancora essere un titolo interessante, magari con qualche patch in più e qualche euro in meno sul prezzo di listino.

Overall Score 69%
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