Dragon Age: Inquisition PC, PS3, PS4, Recensione, Xbox 360, Xbox One

Dragon Age Inquisition – Recensione


Bioware

Sviluppatore

Electronic Arts

Publisher

Gioco di Ruolo

Genere

La saga di Dragon Age cominciò nel 2009 e riscosse subito un gran successo, sia perché la Bioware non era certo l’ultima arrivata, sia perché il prodotto era indubbiamente valido. Il secondo capitolo risale a poco più di tre anni fa e questa volta le opinioni furono altalenanti. Dragon Age Inquisition è il terzo episodio della serie, ma tutto questo lo sapevate già, quindi è inutile fare un’introduzione alla recensione, che già di per sé sarà lunga e articolata.

DRAGON AGE™

Dragon Age è un marchio. Dragon Age Inquisition Screenshot (12)Uno di quei giochi che si ritagliano una fetta di mercato e se la riservano per sé. Questo comporta sicuramente vantaggi in termini di fanboyismo, ma anche responsabilità. Dragon Age è cambiato nel corso degli anni, sin dall’osannato e difficile Dragon Age uno, fino allo snobbato (a mio avviso superficialmente) e più semplice Dragon Age 2. Ma allora come si fa a determinare le responsabilità di un titolo che cambia nel corso del tempo? Lungi da me inneggiare al puritanesimo in pubblica piazza innalzando roghi e impiccagioni… anche se sempre di inquisizione stiamo parlando… quindi un modo valido di procedere è capire cosa sia cambiato nel corso degli anni. La risposta è unica, secca: le meccaniche di gioco (combattimento, crafting, evoluzione dei personaggi, ecc..). Dragon Age Inquisition si mantiene innovativa, ma il passo avanti termina in un capitombolo come leggerete tra poco.
Cosa non è cambiato è una buona narrazione, madre di personaggi efficaci e carismatici, inserita in un lore (vale a dire l’ideazione del mondo e di tutte le sue sfaccettature) vasto e ben dettagliato. In questo caso Dragon Age Inquisition rimane sicuramente fedele alla tradizione, ma non è esente da critiche. Appurato quindi che cos’è Dragon Age e come si può valutare, piantiamola con i pacchi mentali e passiamo al sodo.

TRA BUG E CASUAL GAMING

Dragon Age Inquisition Screenshot (18)

Le quest di Varric si riconoscono sin dal nome

Rinnovare le meccaniche di gioco non è mai un male. Questo è il punto di partenza di una qualsiasi analisi. Il problema è un altro, ossia che i presunti “miglioramenti” sono spesso accompagnati da una povera progettazione e da un’innegabile occhio al mercato che va a tutto discapito divertimento. E’ sempre il solito vecchio discorso che impiegherebbe pagine per essere esaurito, quindi lo salto a pié pari, giostrandomi anche in un carpiato, e torno ad atterrare sullo specifico di Dragon Age Inquisition.
Una delle prime novità a balzare all’occhio è l’introduzione di un finto open world. Il che significa l’ampliamento delle aree esplorabili e niente più percorsi obbligati. Intanto la prima stoccata: il motivo dell’aggettivo finto è che lo spostamento tra le varie aree è sempre soggetto a caricamenti. Tra l’altro questi caricamenti sono proprio sull’orlo del burrone per essere definiti lunghi. Un solo passo, millimetrico, come ad esempio possedere un pc non troppo potente, e il giudizio scivola nel baratro guadagnandosi in pieno l’etichetta.
Altro dettaglio che sembrerebbe marginale è l’introduzione del salto, ma per spiegare cosa non va in questo bisogna parlare del combattimento. Il combattimento è il figlio prediletto di Dragon Age 2,ossia il classico utilizzo delle abilità e i relativi cooldown. In Dragon Age 2 tutto si può obiettare a questo sistema tranne che l’essere funzionale. Per chi ama le sfide bastava aumentare la difficoltà e subito cose come priorità di attacco, posizionamento e tempistiche diventavano fondamentali. Il motivo per cui non funziona in Dragon Age Inquisition è proprio l’open world e il salto; a causa del terreno irregolare si vedono cose che voi extracomunitari del Dragon Age Inquisition Screenshot (21)Thedas non potete nemmeno immaginare: personaggi che rincorrono (o peggio, che corrono sul posto) il nemico senza attaccarlo perché questo si sta muovendo o è un millimetro più in alto del protagonista; abilità che vanno a vuoto perché altri membri del party vi tagliano la linea di tiro (o peggio, si buggano e vengono scaraventati in mezzo allo scontro); posizionamenti ridicoli della IA che perde metà dei tiri a distanza attaccando un’innocente e inerme collinetta d’erba (o peggio, per evitarla corre in bocca al nemico).
Ovviamente c’è un rimedio molto semplice a questo: non fare una classe melee (ma si… piccolo dettaglio, dopo tutto si tratta solo del 50% della modalità di gioco offerta); oppure rinunciare alla sfida, rinunciare alla modalità tattica e provvedere in prima persona a muovere i personaggi. In altre parole tappare con l’intelligenza naturale le voragini dell’intelligenza artificiale. Questo comporta anche riuscire a completare il gioco semplicemente mantenendo schiacciato avantiattacco, ma chissenefrega, in questo modo le vendite si alzano.
Mi si obbietterà che c’è anche qui la modalità difficile, vi sfido a utilizzarla come ho fatto io (leggasi che ho giocato in modalità difficile, non che ho provato e ho rinunciato). Ovviamente la modalità tattica è inconcepibile a meno che non vi troviate in un terreno uniforme, quindi occorre affrontare la modalità difficile in prima persona. Innanzitutto la radicale semplificazione della gestione della IA alla quale sono state tolte il 90% delle opzioni, impone che i membri del party facciano minchiate ogni tre secondi. L’alternativa è passare metà del gioco in pausa tattica e sperare che il vostro ordine non venga sovrascritto quando cambiate personaggio. Se poi avrete la follia pura di introdurre il fuoco amico, il vostro problema principale sarà evitare gli incantesimi degli alleati piuttosto che combattere i nemici. Dragon Age Inquisition Screenshot (32)Problema più che mai grave dato che le cure magiche sono state abolite e potrete portare con voi solo un determinato numero di pozioni curative.
Altro esempio che tende a evidenziare una semplificazione generale, è l’impossibilità di distribuire i punti caratteristica all’aumento di livello. A seconda della vostra classe i punti caratteristica avanzeranno autonomamente, a voi spetta solo decidere quali abilità acquisire dalle varie specializzazioni disponibili.

VAGABONDI NEL THEDAS

Zorro è un dilettante

Zorro è un dilettante

L’open-world-fac-simile comporta anche altre variazioni, come ad esempio la trasformazione delle sotto-quest. Fatta eccezione per le missioni della trama principale e quelle relative ai vostri compagni, quasi tutte le altre quest si sono trasformate in semplice vagabondaggio. Ciò significa da 10 a 30 righe di motivazione per giustificare spostamenti infiniti in cerca del luogo dove si nasconde il baule o dove piazzare la bandierina. La cosa fastidiosa di questo EVIDENTE stratagemma dei programmatori onde aggiungere vagonate di ore di gioco con il minimo sforzo, è il fatto di aver reso quest’infinita maratona indispensabile. Le sotto-quest servono per aumentare il potere dell’inquisizione, in assenza del quale non è possibile avviare i vari capitoli della campagna principale o scoprire nuove aree da esplorare. La parte drammatica è l’inizio, dove sarete costretti a passare dieci ore a camminare solo per dare il via alla trama. Più avanti la raccolta del potere sarà più veloce e vi peserà di meno, anche perché vi accorgerete che solo una minima parte dell’enorme quantità disponibile serve davvero ai fini della trama.
Intendiamoci, la critica non è sull’esplorazione in sé, che se ben gestita è un aspetto che arricchisce l’esperienza di gioco; la critica è relativa all’abuso di questa meccanica e forse anche la malizia con cui è stata introdotta per nascondere altro.

SUFFICIENZA NELLA GIOCABILITA’

Dragon Age Inquisition Screenshot (22)Il motivo del sesanta nella giocabilità, e non un insufficienza, è presto detto nell’incredibile quantità di attività che il gioco offre. Appurato che passeremo gran parte del tempo a vagabondare, il resto del gioco prevede creazione di oggetti e potenziamenti, gestione delle missioni e delle relative tempistiche, uno sproposito di dialoghi con i vari personaggi, la possibilità di personalizzare la vostra roccaforte in base ai vostri gusti e alle vostre esigenze e così via…
Tutte queste cose sono divertenti e funzionano, consentono di spezzare la monotonia. D’altra parte anche i combattimenti potrebbero diventare divertenti se solo funzionassero. Il sessanta è quindi un modo per riconoscere che il gioco diverte, pur ammettendo scelte opinabili in fase di progettazione e l’aver trascurato troppi dettagli tecnici perché tanto il consumatore medio non se ne accorge. Anche qualche bug qui e là non aumenta certo la valutazione, ma questi possono correggersi con le future patch. Sessanta quindi, ma non un punto di più.


 

Continua a pagina 2…

Valutazione

Grafica 90%
Sonoro 95%
Giocabilità 60%
Carisma 79%
Longevità 85%
Final Thoughts

Dragon Age Inquisition è l'ennesimo titolo in cui si è badato più alle apparenze che alla sostanza. La trama è esageratamente corta e lineare rispetto all'immenso lavoro di penna che c'è dietro. I personaggi si salvano, ma solo se avrete la pazienza di andarvi a cercare le discussioni, perché il gioco non si preoccupa di integrarli nella storia. Eccezion fatta per i tre consiglieri. La longevità è alta perché ci sono molte cose da fare, ma poche di queste hanno una vera utilità e nessuna genererà conseguenze (riservate unicamente alle scelte nei dialoghi). Dragon Age Inquisition ha più senso ad essere rigiocato provando le varie combinazioni, piuttosto che approfondito. Fortunatamente grafica e sonoro sono eccellenti, altrimenti il voto sarebbe stato decisamente più basso.

Overall Score 81%
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