dragon sinker 3DS, Recensione

Dragon Sinker – Recensione


Exe Create

Sviluppatore

Kemco

Publisher

Gioco di ruolo

Genere

Ormai lo confessiamo, è un viziaccio: abbiamo recensito un nuovo gioco di ruolo pubblicato da Kemco e sviluppato da Exe Create per 3DS, migrato dal mondo Android. E stavolta è andata pure meglio del solito – Dragon Sinker per voi!

 

L’affondatore di Draghi

Dragon Sinker ci mette negli sfarzosi quanto scomodi panni del principe Abram, eroico nobiluomo che ha intrapreso la missione – parecchio suicida – di uccidere a cazzotti in faccia il drago Wyrmvarg che da lungo tempo affligge la popolazione chiedendo tributi in carne viva per non fare stermini. Inutile a dirsi che il primo tentativo andrà clamorosamente a schifio, lasciando il nostro protagonista più che fratturato. In seguito, aiutato dal fido chierico Bernard verrà incaricato di completare una lunga quest volta proprio al frantumamento definitivo della belva di cui sopra tramite tre armi magiche perdute. Inutile a dirsi che questa missione vedrà il coinvolgimento delle altre due comunità del mondo di gioco, quella degli elfi e quella dei nani, le quali sia tra loro che con gli umani sono buoni come quelli tra i supporters di Roma e Lazio. Come di sicuro avrete capito, Dragon Sinker parte su basi molto consolidate di un fantasy classico e fiabesco, ma non per questo vuoto o tedioso: grazie ai brevi siparietti tra i protagonisti, di piacevole cretineria, ci sarà sempre da sorridere anche a fronte di eventi di varia dragon sinkerepicità.

Born to be Abramo

Tecnicamente parlando, si nota subito il ritorno di due “classici” di Exe Create, ossia uno schermo inferiore impostato per essere touch ma che non incorpora questa funzione e le mappe degli ambienti in stile Tecnocasa. Nonostante la riapparizione di queste due piccole defaillances, il gioco, nel complesso, offre un buon comparto tecnico vintage. Infatti, dopo circa 5 secondi di gioco a Dragon Sinker verremo colpiti, quasi travolti, dal suo stile ultra retrò pixelloso: sembra quasi di essere tornati all’epoca dei bit a cifra singola, con poca tecnologia e colori ma tanta buona volontà. L’effetto finale è più che piacevole: colorato quanto basta, che sa di vintage senza sapere di minestrone riscaldato – o, ancora, di cosa “creata vecchia” con tutti i difetti del passato. In poche parole, funziona! E funziona innescando un piacevole feeling nostalgico, con il fattore saudade incrementato anche da un comparto sonoro che cerca di porsi in linea con quello video, pur con un risultato meno piacevole del primo – detto in altri termini, alcune tunes sono abbastanza scassamarroni.

Vari tipi di job

Dragon Sinker offre un gameplay che gira sostanzialmente attorno a due punti focali: il triplice party a rotazione e la gestione delle “carriere” dei personaggi. Per quanto riguarda il primo punto, avremo a disposizione tre team leader (Abram, l’elfa Mia e il nano di cui abbiamo dimenticato il nome) che potranno scegliere fino a tre follower cadauno tra un gruppo che si infoltirà mano a mano durante la storia principale e il completamento di precise side quest. Ogni party può essere messo come “principale” in qualsiasi momento e cambiato una volta per turno durante i combattimenti, in modo da avere il miglior settaggio per ogni occasione – posto, ovviamente, che abbiato collocato con saggezza (o almeno non ad cazzum) i vari eroi disponibili. Questo elemento aiuta di molto i fattori tattica e varietà, riuscendo per buona parte a bilanciare la poca dragon sinkerpersonalizzazione dell’equipaggiamento – potremo modificare solo quel dei leader, disponendo di solo 4 slot (arma, armatura, item 1 e item 2).

Oltre alla canonica barra dei punti esperienza, riempibile ammazzando cose e persone, ogni personaggio avrà da pompare anche quella dell’esperienza della carriera – o job, appunto. Salire di livello nel job servirà a sbloccare nuove abilità e, una volta “masterizzata” una carriera si otterranno bonus specifici – da sommare, inoltre, ai bonus di sinergia dati dalla presenza in simultanea di vari pg con job specifici. Si potrà inoltre cambiare lavoro presso le chiese (a mo’ di ufficio di collocamento MA funzionante), in modo da avere combattenti più customizzati e capaci di reagire meglio a situazione diverse. L’elevata quantità di combinazioni di job più i “mischioni” fattibili con la formula del party multiplo sfociano in un gameplay davvero interessante, capace di mostrarsi sempre fresco e di spingere il giocatore a tentarle tutti davanti ai mostri più rompicaz.

Detto ciò, ricordiamo come le meccaniche di Dragon Sinker siano molto vicine – anzi, uguali – a quelle dei jrpg classici: si gira per città e dungeon collegate da un overworld con un bel tot di attacchi casuali (ma non tanti da andare al manicomio). Il livello di difficoltà – scalabile anche a partita iniziata – è di default interessante, e vi farà vivere l’ebbrezza di non poco farming, complice anche l’inflazione nei prezzi di armi ed equipaggiamenti. Più ci si sofferma, più si nota come il giochi “giri” come si deve, con punti a sfavore reperibili solo nella mancanza magari di quel “guizzo” particolare nella storia o nel design dei mostri.

A conti fatti, comunque, il gioco si rivela molto solido e capace di far vivere una buona esperienza ruolistica sobriamente complessa e sempre piacevole: il gameplay funzionale c’è, la longevità pure, i protagonisti dicono fesserie quanto basta, ci sono i draghi cattivi…che altro si può volere?

Valutazione

Grafica 80%
Sonoro 70%
Giocabilità 85%
Carisma 83%
Longevità 85%
Final Thoughts

"Pochi bit, ma buoni" potrebbe essere un buon modo per descrivere Dragon Sinker. Il gioco si pone come tributo ai classici riprendendone lo stile grafico e alcune meccaniche: il risultato finale è quello di un titolo manieristico ma solido che, grazie a un buon mix di gameplay e simpatia dei protagonisti, riesce a fare centro.

Overall Score 80%
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