PC, Recensione

Finding Paradise – Recensione, la costruzione della Felicità


Kan Gao

Sviluppatore

Freebird Games

Publisher

Narrativo, Puzzle

Genere

Niente da fare, ogni tre anni Kan Gao torna con la sua penna videoludica e scrive qualcosa di toccante e profondo con l’alfabeto dell’RPG Maker: con questo Finding Paradise anzi, arriva a comporre una storia, prima di un gioco, molto più complessa, sia dal punto di vista della trama che delle sensazioni umane che la accompagneranno.

Cosa cambiare perchè nulla cambi

Quando ho sentito Mr. Gao per il codice recensorio, da buon tsundere della redazione mi sono premunito di chiedergli se dovessi preparare un pacchetto di fazzolettini di carta per asciugare i lacrimoni: avevo ancora l’abbraccione al cuore del precedente To The Moon ben stampigliato in testa, seppur si stesse parlando del 2015. Eppure in breve mi disse che tale titolo non era tanto basato sul commuovere il giocatore/spettatore, bensì sul costruire problemi etici e psicologici sullo sfondo già creato con il precedente, che forse dovrei chiamare episodio, data la presenza di una sottotrama che collega tutti i giochi (compresi quello/i futuro/i) in modo anche piuttosto misterioso.
Ma concentriamoci e vediamo la trama: i nostri due mitici dottori Eva e Neil fanno il loro ritorno sul campo, con un nuovo caso da affrontare per la singolare e fantascientifica ditta per la quale lavorano: entrare nella mente di pazienti (paganti) in punto di morte, viaggiare nei loro ricordi e cambiarli poco per volta perchè possano morire serenamente e senza rimpianti. Questa volta però sembrano davvero avere poche basi a disposizione, dato che il soggetto ovvero il pilota di aerei in pensione Colin (in realtà bambino protagonista del capitolo intermedio A Bird Story, già visto su queste pagine e che diventa così non solo un prequel di Finding Paradise, ma della stessa vita del paziente) sembra davvero avere ben pochi rimpianti. Egli vuole semplicemente morire conscio di avere vissuto una vita piena, sentendosi felice come tutti gli altri.
Banale, forse anche troppo, con i nostri eroi costretti così a scandagliare la sua intera vita non tanto per modificarla quanto per capire cosa diavolo riuscire a farci. E già qui qualcosa non torna: invece di viaggiare dal Colin bambino a quello di oggi, si troveranno inspiegabilmente a fare continui balzi avanti ed indietro, avvicinandosi sempre più ad un punto chiave dove starà il nocciolo della vicenda.
Però qualcosa di molto più strano e minaccioso sembra seguire le loro mosse…
Non dirò più molto altro perchè qua il rischio di spoiler si fa elevato, ma davvero si tratta di un passo in avanti sul piano sia del racconto, che del carisma del titolo: in quattro ore Gao ci lancia tra musica e amicizia, amore e piccoli rimpianti della vita, ma soprattutto ci interroga sul concetto della felicità e sul come ognuno possa avere un suo diverso paradiso personale da raggiungere. Ciò quindi metterà in dubbio l’attività stessa dei protagonisti la cui alchimia continua a funzionare a dovere, lasciando intravedere sempre più qualcosa di serio e drammatico dietro alcune loro scelte e comportamenti.
O per meglio dire, fa trasparire la loro umanità, anche da meticolosi scienziati tutti d’un pezzo (tralasciando le classiche vaccate del buon Neil). Momenti umoristici, momenti thriller, riflessioni sulle scelte e sulle scelte delle persone intorno a noi, commozione (che comunque c’è, maledetto), deduzioni, scienza, cuore e mente questa volta non divise ma in un unico scorrere di momenti, che vi trascinerà come il più impetuoso dei fiumi verso un nuovamente impattante finale.

Emmanonèungioco

… ok, lo abbiamo capito amici detrattori, che poi magari sono i primi ad esaltarsi per walking simulator da filosofi radical chic (ohh l’ho detto dè). Questo come il precedente è da intendersi come un uso del videogioco per entrare meglio dentro la storia che racconta, che proprio a tale ragione è solida ed intrigante, scegliendo la strada impervia, e più saggia, di evitare un copia incolla di già visto ed utilizzare basi passate per raccontare qualcosa di nuovo (pensavo all’esempio analogo della saga Blackwell dei Wadjet Eye per intenderci). Dato ciò, le parti più materialmente ludiche saranno la ricerca degli oggetti chiave, o dei frammenti di ricordo in grado di farci viaggiare tra la spirale mentale del povero Colin, alternati a puzzle game per sbloccare le “porte” di accesso, questa volta non solo a riempitivo ma anche più articolati e complessi di quelli di To The Moon.
Il gioco stesso poi, perdonatemi il gioco di parole, gioca molto su questa dicitura di gioco (che frase meravigliosa), infilando in modo quasi parodico un momento picchiaduro, uno shootemup e persino un RPG, anche un po’ in onore del motore grafico che tanto ha già dato a loro.
Quindi ovvio che valutato come tale risulti semplice e senza troppi spunti, ma forse si cerca veramente di andare da qualche altra parte, omaggiando il videogioco (come medium intendo, e scusate per la deriva universitaria), più che farne direttamente parte.

Visuali mentali

RPG Maker? Veramente?
Questo ciò che spesso passa alla mente vedendo alcune delle ambientazioni proposte: suggestive, colme di dettagli (pixellosi ovviamente), ma soprattutto si rimane un momento attoniti per una questione.
Questo gioco ha montaggio. Ha regia. Il motore di creazione di giochilli di ruolo viene strizzato e seviziato a dovere per far apparire animazioni, luci, comparse e sparizioni nei punti e nei momenti giusti, spesso persino in accordo alla musica di sottofondo. Il tutto come ovvio contribuisce al tipo di atmosfera da ricreare, da divertente a inquietante, a semplicemente interrogativa (Come, e spoilero pochissimo, i “buchi mentali” del povero Colin).
Come poi nei precedenti lavori del team la musica è da loro scritta e suonata, e segue con ugual bellezza tutti gli stati d’animo precedentemente descritti: un accompagnamento, magari con tracce meno memorabili ma bene incastrato nel fluire degli eventi.

Valutazione

Grafica 86%
Sonoro 99%
Giocabilità 61%
Carisma 100%
Longevità 86%
Final Thoughts

Finding Paradise riesce a fare il passo in avanti nella, ora confermata serie, grazie ad una scrittura solida e profonda come pochi altri esempi. Una nuova dimostrazione di come raccontare una storia sfruttando la base del videogioco, ed evitando pause, dispersioni, od eccessive lungaggini. Intrattiene, vi colpisce questa volta più alla mente che al cuore, ma entrambi ne usciranno soddisfatti dopo quella che è una esperienza, più che una semplice giocata.

Overall Score 86%
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