Genere, PC, Recensione

Flatout 3 – Chaos and Destruction – Recensione


Team 6 Studios

Sviluppatore

Team 6 Studios

Publisher

Guida Arcade

Genere

A volte, ed anzi molte volte con i giochi moderni, capita di trovarci tra le mani un titolo denominato “more of the same”, per intendere come sia sostanzialmente uguale al capitolo precedente, ma con qualche elemento in più tanto per giustificarne la natura di seguito: ebbene, con Flatout 3 – Chaos and Destruction si ha invece la sensazione diametralmente opposta, o per farla in breve pare che Flatout 2 sia la versione migliorata di quest’ultimo capitolo. Il cambio di casa di sviluppo si fa sentire tutto, regalandoci una esperienza che più di una volta scivola sulla baggianata senza pari partendo da idee perfino buone, ma dalla esecuzione che stupisce per quanto pecchi in scomodità.

Scomodità di gameplay

big_battle_industrialFlatout 3 riprende al copia – incolla alcune delle sfide già presenti nel secondo capitolo, lasciandosi però alle spalle tutti i giochini idioti come il poker o il bowling, già idioti ma divertenti; questo titolo pare cercare di prendersi un po’ più sul serio, fallendo però clamorosamente il colpo. Troviamo quindi le classiche gare, dove ci si menerà come fabbri in circuiti piuttosto ben modellati, ma dannatamente ripetitivi, ed al cui proposito va un plauso a chi si è fatto venire in mente il concept di piste con le curve tutte quadrate: una cacchiata di apprezzevoli dimensioni, che si ripercuoterà sulla nostra guida costringendoci ad un frena gira frena gira continuo, e sempre che ne usciremo incolumi. Già, perché durante la corsa i nostri avversari saranno davvero spregevoli, e la loro AI pari a quella di un gibbone maculato del Madagascar li porterà unicamente ad ammazzarci / ammazzarsi tra di loro, contando il cercare di raggiungere il traguardo prima degli altri un optional così, senza molta importanza; è stato allora che ho capito che questo gioco aveva problemi seri, quando io, un impedito senza pari per qualsiasi cosa che sia necessario guidare, mi sono visto vincere comodamente molte sfide grazie alla bassa furbizia degli altri, che a furia di spintonare in massa o mi uccidevano sul posto, oppure facevano rissa tra di loro, lasciandomi la strada completamente sgombra.
flatout_3_chaos_destruction_skrin2E giacché parliamo di gameplay, ma porca ceppola, possibile che tutte le cose positive del capitolo precedente siano state buttate alle ortiche come una scarpa vecchia? Ma dico io, era tanto bello e comodo piazzare una barra per il NOS ed una per la vita del mezzo…e invece no, per sapere quanti danni abbiamo preso dovremo aspettare che qualcuno ci colpisca: solo così apparirà sullo schermo la percentuale dei danni subiti. Ottimo, così nel frattempo, agevolato ancora dal fatto che si va dal pelo di vita tolto a mezzo automezzo scassato nel giro di pochissimo, mi dimentico di quanto il mio veicolo sia danneggiato e mi preparo all’ennesima espolsione. Bum. Crap. Piccola digressione poi sulla retromarcia: è normale che scatti così rapidamente, senza nemmeno sentire la macchina che perda qualche giro? No, perché ho avuto la sensazione non di guidare, ma di spostare con la mano una macchinina Bburago.
Continuando sulle modalità tradizionali, quella denominata Arena ci porterà alle antiche sfide deathmatch all’ultima distruzione, ma che paiono come ammosciate, con un radar enorme dove grazie ad una scelta monocromatica non capiremo mai al primo colpo chi è che sia rimasto e soprattutto chi siamo noi! Per rovinare poi totalmente anche questa esperienza che ancora ancora si salvava, gli sviluppatori hanno pensato bene di piazzare un tipo di sfida “Big Battle”, che altro non è che un destruction derby, ma questa volta con 24 auto tutto assieme. Figo? No, solo un gran casino, dove si arriva davvero a non capire più una fava tra chi colpire, chi sta messo peggio e come siamo noi a danni: questo è il generico problema del gioco, il suo disperderci così tanto da non farci capire più dove siamo, come siamo e forse, alla lunga, chi siamo. Gran finale con le modalità che prevedono il salto del pilota fuori dal finestrino, qui chiamate Stunt, e che consistono nel lancio del nostro omino fino ad un punto X da toccare. Tutto qui. E viva la fantasia.

Scomodità di nuove idee

flatout 3 graficaGià piuttosto deluso, ho provato però a dare a Flatout 3 ancora una possibilità, quella di stupirmi con le nuove sfide, e qui purtroppo il gioco si è perso nelle nebbie dell’ingiocabile, se non del troppo giocabile: mi riferisco per quest’ultima opzione alle gare Speed, dove alla guida di auto da corsa gareggeremo su autodromi abbandonati, modo fantastico per esprimere il “non volevamo farci un pubblico attorno”, dove ad ogni checkpoint guadagneremo un po’ di NOS per asfaltare in velocità i nostri avversari, e con una variante spettacolare (in negativo): le auto sono costruite da Mucciaccia con carta igienica e colla vinilica, dato che basterà sfiorare un avversario od un qualsiasi elemento della pista per distruggerci in mille pezzi. Perché ? Il divertimento del gioco stava proprio in quello… mah. Anche qui l’AI non esiste del tutto: per raccontarvi la mia esperienza personale, alla seconda curva tutte le auto si sono menate tra loro, lasciandomi, di nuovo, la pista tutta vuota solo per me, senza alcun senso possibile, questi errori in un gioco di guida sono IMPERDONABILI.
FlatOut3 speedMi tappo il naso e continuo con Wow, i monstertruck! Mentre domiamo questi bestioni a quattro ruote dovremo risolvere una serie di missioni, come distruggi tot gente o tot cose, banale. Per quanto semplice come concetto però sarà incasinato riuscirci grazie ad un sistema come quello descritto fino ad ora dove nulla pare aiutarci, dove tutti ti vogliono pestare a sangue fottendosene delle proprie missioni, neanche ci fossero come piloti avversari gli infetti Ganados di Resident Evil 4; missioni che poi è bene tenere a mente, perché iniziata la gara nulla ce le ricorderà (anche una troll face scritta ce lo ricorda ad inizio gara, “ricordatevi bene la missione che dovete risolvere”).
Abbiamo poi la modalità Offroad, dove nelle stesse piste di prima, ma fuori dalla strada, dobbiamo compiere salti, drift ed acrobazie varie per fare punti, andando ogni tanto a prendere dei checkpoint segnalati da fumogeni rossi sulla pista (e quante volte mi è venuta strizza che mi colpissero la vettura con una Tagliamargherite); in realtà basta girare a casaccio, come ho fatto io, per raggiungere comodamente le prime posizioni, zero sforzi. Anche qui una menzione d’onore, in questo caso ad un simpatico cespuglio finto in cemento armato, che preso ai 160 all’ora mi ha fatto volare in aria tipo pedana per molti metri.
flatout 3 monstertrucksGuardando ormai mesto verso il basso, finisco l’excursus con l’ultima delle modalità (in realtà ve ne è ancora una, ma si tratta di gare e prove a caso miste tanto per far del riciclo un’arte), ovvero la Nightshift, che fin dal titolo presenta un errore: una effe di troppo.
Si tratta infatti di una serie di gare, SEMPRE SUGLI STESSI DANNATI CIRCUITI, dove dovremo toccare vari checkpoint (lo so l’ho scritto spesso, ma per i reclami rivolgetevi ai Team 6) sotto ad una pioggia torrenziale e nella penombra delle nove di sera, in modo tale da non vedere ad un palmo dal nostro naso, e costringendoci a guardare la mappa ogni 3 secondi: divertente? Ma dove? L’unica cosa buona di tale modalità sta nel riuscire ora a farmi collegare come argomentazione al prossimo punto, ovvero le escrementale del comparto grafico.

Scomodità di grafica

Zario er meccanicoLa costruzione dei modelli delle auto è mediamente ben eseguita, anche se non pecca di fantasia; unico punto positivo la presenza di molti piloti, quasi tutti delle prese in giro di personaggi realmente esistenti, dalla Aniston a Vincenzo Gasolio, fino a un tipo piantato in giacca e cravatta che pare tanto il regista Uwe Ball (ps: già il gioco fa schifo, e farci su un bel film, come sai fare tu?); ovviamente non manca l’italiano, dalle fattezze di Super Mario -___- , e scusatemi l’emoticon, ma sto perdendo l’uso delle parole.
Ma parliamo strettamente di grafica, dove effetti particellari a manetta ci porteranno in uno stato di confusione fastidiosissimo: acqua, polvere alzata dal terreno e pioggia, sapientemente miscelata con effetti di blur da capogiro, vi faranno venire voglia di correre nel vostro prestigioso bagno, prendere dello shampoo, e buttarvelo sulle cornee per dare loro un po’ di sollievo; ma porco il maiale, è possibile che nessuno si sia accorto che un conto è il realismo e un altro quello di far capire al giocatore dove stia andando e chi ci sia attorno a lui ? Poi, non so se sia una questione legata unicamente al mio hardware, ma è fatto che tutte le volte che ho tentato di ridurre ad icona il gioco per farci delle foto per questa recensione, mi sono crashati i driver video. Capita anche a voi?
Gran finale con l’idea più idiota di tutto il gioco: ricordo, ormai con rimpianto, la gestione dei danni in Flatout 2, dove potevamo osservare il nostro veicolo smontarsi pezzo a pezzo ed arrancare senza più magari delle ruote, o con il bagagliaio aperto, fino ad avere il motore in bella vista, dando luogo a scene caciarone davvero umoristiche; qui è molto più difficile un discorso del genere, dato che le auto si distruggono, ma in modo composto: esatto, tutti i pezzi che si staccheranno come portiere o parafanghi rimarranno attaccati alla scocca fino alla fine della gara! Senza alcun senso! Un po’ come quando… no, ok, troppo volgare, meglio passare al comparto uditivo.

Scomodità di sound

flatout 3Io devo imparare di più a fidarmi del mio istinto, dato che non appena ho avviato il gioco ho capito che c’era qualcosa che non andava, che non si trattava del mio vecchio amico, ma di un non troppo riuscito doppleganger: si trattava di una sensazione sonora. Infatti mi ero abituato alla spettacolare colonna sonora del capitolo precedente, che qui è stata sostituita da pezzi metal industrial strumentali in un loop noioso come non mai: quantunque è prevista la possibilità di prendere pezzi randomici dalla propria cartella Musica. Già. Peccato solo che in primis la scelta casuale spesso non va molto a cozzare con la gara (benché credo di avere riso parecchio quando mi sono trovato a sentire “La cinica lotteria dei rigori” degli Elii nel corso di un derby esplosivo), ed in secondi chiunque, voi compresi amici lettori, penserebbero che finita una traccia ne parta un’altra, e invece no. Il giuoco sceglie un file musicale dalla vostra cartella e lo suona in loop fino al traguardo / morte. Direi di chiudere qua.

Valutazione

Grafica 35%
Sonoro 30%
Giocabilità 30%
Carisma 45%
Longevità 60%
Final Thoughts

Per tutti coloro che sono nuovi alla serie, questo può sembrare un gioco confusionario, incomprensibile non come meccaniche ma come fruizione, ricco di distruzione caotica, troppo caotica, e privo di senso nello gestire gare dove o vi asfaltano nei primi 3 minuti, oppure avete la strada tutta per voi per correre alla vittoria, passando da difficile a banalmente semplice nel tempo di dire “Ma ghe ohh”. Per chi invece ha amato ed apprezzato il capitolo secondo come il sottoscritto, statene alla larga e toccatelo solo da lontano con un lungo bastone, perché rischiereste di vederne una versione raffazzonata e contorta, che diverte a malapena e vi fa sentire scomodi come se dovreste fare i 100 metri con i tacchi a spillo. Il voto finale sarebbe 4 e mezzo, per quel poco che ancora funziona, ma grazie allo scherzone delle musiche, alla grafica ben riuscita ma male usata ed alla delusione nostalgica, scivoliamo sulla cifra di cui sopra, che non può se non regalarci una buona dose di tristezza.

Overall Score 40%
Readers Rating
0 votes
0