Immortality Recensione – Le cinque fasi del paziente zero

- Immortality Recensione – Le cinque fasi del paziente zero

Di Immortality immagino sappiate già tutto o quasi. Si tratta dell’ultimo prodotto di Sam Barlow, disponibile su Xbox e PC, che cerca di amalgamare videogioco e filmati, sulla falsariga dei suoi lavori precedenti. Se, invece, non ne sapete nulla, beh ancora meglio. Vi basti conoscere che nel gioco saremo chiamati a scoprire che fine ha fatto una sfortunata attrice degli anni ’60 che, dopo aver interpretato tre soli film (peraltro mai usciti nelle sale) è scomparsa nel nulla. Ora, però, abbiamo recuperato le bobine di questi lungometraggi e, forse, guardandole attentamente, potremmo scoprire qualcosa. Sono già uscite diverse recensioni del gioco e i pareri entusiastici si sprecano. Farne, però, una recensione è compito piuttosto difficile, quindi stavolta seguiremo una strada diversa. Fermiamoci qualche ora ad osservare un giocatore di Immortality alla sua prima partita. Si tratta di un soggetto interessante, con delle reazioni peculiari. Chiunque si rapporti a questo prodotto, infatti, sembra attraversare necessariamente cinque fasi psicologiche ben precise. Vediamole insieme mentre gioca.

Fase 1: la negazione

Questo non è un videogioco. Ok, iniziamo, allora cosa devo fare esattamente? Ho questa griglia di filmati da scegliere e li posso guardare nell’ordine che preferisco. Bene, poi cos’altro? Posso mandare avanti e indietro la bobina con l’analogico e fermare la proiezione quando voglio. Ah, adesso ho un cursore con cui posso selezionare un elemento della scena, vediamo che succede. Mi ha aperto un altro filmato! Allora è così che vado avanti, guardo, fermo, seleziono e continuo all’infinito. Davvero tutto qui? Non c’è altro? Devo guardarmi una serie di filmati e basta? Mi sembra di essere tornato all’epoca del Mega CD. OK non saranno sgranati come Corpse Killer o frustranti da affrontare come Night Trap, ma questo è uno stramaledettissimo gioco di FMV del 1990! Non riesco a credere che propongano oggi una formula del genere. Fatemi fare qualcosa con il pad, per carità!

Fase 2:  la rassegnazione

Vabbè guardiamoci ‘sto film. C’è voluto un po’ di tempo ma alla fine mi sono arreso. Ho capito che non starò ad usare tanto il pad stavolta e mi potrò guardare il “gioco” spaparanzato sul divano, mentre sorseggio una birra e sgranocchio qualcosa. Non c’è assolutamente nulla di male, basta prendere la cosa come se stessi guardando una serie in streaming. I filmati, poi, non sono mica fatti male. Si apprezza la voglia di proporre stili diversi a seconda del tipo di produzione che andiamo a vedere, fotografie differenti, pellicole ad hoc. Anche gli attori mi sembrano tutti validi, certe scene mi hanno anche strappato un sorriso, pare di vedere un enorme Blob di b-movies mai usciti nelle sale. Certo, si fatica un po’ a seguire la trama dovendo saltare da un film all’altro in maniera quasi random ma la storia di fondo direi che si capisce. Qualche intervista qua e là serve anche a chiarire meglio la vicenda che riguarda l’attrice, anche se per ora rimane piuttosto sullo sfondo. Vediamo come l’autore riesce ad arrivare ad una conclusione perché, per ora, è tutto un po’ slegato.

Fase 3, lo shock

Cosa ho appena visto? Allora stiamo calmi. Me lo dovevo aspettare. Non è che tutto poteva semplicemente andare avanti con una serie di spezzoni di film e dietro le quinte. Solo che… Ma adesso che faccio? Devo riguardarmi da capo alcuni pezzi perché ho paura di aver saltato quello che non dovevo. E infatti, come volevasi dimostrare, anche qui e qui…. D’accordo, ammetto che sto perdendo l’orientamento, ho bisogno di fare un minimo di mente locale. Cerchiamo di andare per ordine e chiudere almeno le sottotrame. Ma qui cosa avrà voluto dire? Va bene, a questi punti non posso staccarmi finché non capisco esattamente che fine ha fatto questo personaggio. Perché non è che puoi buttarmi lì certe informazioni e sparire nel nulla. Che ore sono? Dai un’oretta e stacco.

Fase 4: il disorientamento

Ditemi cosa devo fare, vi prego. Non so più quanti filmati ho già visto. Avanti e indietro e avanti e indietro ancora. Sono passato da uno all’altro cliccando sugli elementi dello sfondo più impensabili. Ho raccolto decine di informazioni, spesso contrastanti, ed alla fine non ci sto capendo più un tubone. Mi sento intrappolato in una sorta di loop infinito, aspetta un attimo… , noooo la tigre con la parrucca ancora noooooo! Devo procedere in maniera metodica, seguiamo una logica, cerchiamo di chiudere un film, un personaggio, qualcosa. Devo assolutamente venire a capo di questa cosa o ci perdo il sonno. Aspetta un attimo, la scena stavolta non la riconosco. OK una roba nuova sbloccata, finalmente, adesso si procederà un minimo. Già finita? Un gonfiabile in piscina? UN GONFIABILE IN PISCINA?!? Stiamo calmi. Che ore sono? Se non ne vengo a capo in 30 minuti stacco. Giuro.

Fase 5: l’elaborazione del finale

Ho bisogno di 5 minuti… Scorrono i titoli di coda. Li sto guardando con la fissità di un’aragosta che dal suo acquario da ristorante di pesce di terz’ordine sa che non è ancora giunto il suo momento. Manca sicuramente una quantità non indifferente di filmati, c’è qualcosa che ancora non mi è pienamente chiaro. Eppure sono arrivato in fondo. Gli ultimi momenti non sono stati per nulla semplici e la conclusione è giunta proprio quando meno me la aspettavo. Non credo, onestamente, di poter descrivere molto bene l’esperienza, o di poterci scrivere una recensione. Alla fine il mio playthrough potrebbe essere completamente diverso da quello di un altro giocatore. Magari in questo momento qualcuno ha finito il gioco senza vedere quello che ho visto io, o magari scoprendo più di me. Il finale mi lascia intontito, ma tutto sommato soddisfatto, consapevole che alla fine in questa storia c’è anche il mio contributo, senza il quale non sarebbe stato possibile raccontarla. C’è ancora molto da scoprire e sicuramente lo farò presto. Ma adesso forse è ora di dormire. Che ore si sono fatte?

Recensione
  • Considerazioni Finali

    Non so se Immortality sia o meno un capolavoro, se lo apprezzerete o se lo odierete a morte. Si tratta, però, certamente, di un'esperienza che vi lascerà qualcosa e che è un peccato perdersi. A metà tra una serie ed un videogioco, Barlow ha trovato una strada per un genere di narrativa molto interessante. Dove potrà portarlo ancora, in futuro, è tutto da vedere.

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