Mount & Blade 2: Bannerlord Recensione – Con sangue, oro e acciaio

- Mount & Blade 2: Bannerlord Recensione – Con sangue, oro e acciaio

Il primo Mount & Blade, uscito nell’ormai lontano 2008, è uno degli indie più amati della storia videoludica. Per rendersene conto basta guardare i numeri che ancora oggi la sua espansione standolone Mount & Blade: Warband, continua a fare su steam: piú di 4000 giocatori giornalieri. Una cosa non da poco, e che ben dimostra l’amore che ancora questo gioco riesce a suscitare nell’attivissima community che nel tempo ha prodotto più di 300 mod. E un tale amore non poteva venire ignorato e già nel 2012 venne annunciato che un seguito era in sviluppo. E dopo quasi 10 anni, intervallati dall’uscita di altri due DLC del gioco originale, eccolo qua: Mount & Blade II: Bannerlord!


Parte dei ragazzi e ragazze di Taleworlds. Gente motivata come vedete.


C’è voluto parecchio tempo sì, ma tenete conto che Taleworlds, la casa di sviluppo di Mount & Blade, originariamente aveva in forza solo due persone: Armağan Yavuz e İpek Yavuz, marito e moglie appassionati di giochi e storia medievale. Ora la casa conta più di 50 dipendenti, e d’altronde, visto il progetto ambizioso di espandere quel riuscito mix di gioco di ruolo, strategia e azione che ha caratterizzato il successo del suo predecessore non si poteva far altro che trovare nuovi vassall.. ehm, collaboratori. E di novità nel gioco ce ne sono effetivamente tante. Ordunque, andiamo! Tempriamo l’acciaio, affiliamo le spade, calziam li gambali, selliam lo destriero e partiamo allo scoperta di codesto attesissimo sequel.

Bannerlord: The Pre-Sequel

Perché the pre-sequel? Perché è sì un sequel, ma ambientato 200 anni prima del tumultuoso periodo del primo gioco. Qui non esistono ancora i vari regni che abbiamo imparato ad amare/odiare, ma ci sono delle popolazioni che potremmo definire loro “progenitrici”. In breve l’Impero di Calradia, una potente nazione palesemente ispirata all’Impero Romano, è ormai giunta al suo declino. I suoi territori sono diventati troppo grandi per proteggerli dalle incursioni di altri popoli e la corruzione ha fatto sì che una claudicante amministrazione delle città abbia portato fame e povertà fra la popolazioni, promuovendo ribellioni e malcontento. È dunque un periodo di caos e grandi cambiamenti, destinato a mietere molte vittime, ma anche in grado di offrire enormi possibilità a chi abbia la capacità e la volontà di farsi avanti e affrontare quel caos con acciaio, denaro e astuzia.

Ed è questo che il gioco da la possibilità di fare: in qualità di cercatori di ventura si ha la possibilità di lasciare un segno nella storia di Calradia, creando dapprima una banda di soldati fino a diventare dei regnanti e dei conquistatori. Questo non suonerà nuovo a chi ha già apprezzato la campagna del primo Mount & Blade e in effetti il “cuore” dell’esperienza è lo stesso, ma ci sono tante piccole aggiunte che rendono questo sequel più completo. Primo fra tutti abbiamo l’editor di creazione del personaggio che è stato ampliato e oltre a permettere una maggiore personalizzazione fisica del proprio alter ego, permette anche di sceglierne il background con maggiore accuratezza, dando la possibilità al giocatore di favorire alcune skill tramite le proprie scelte. Si può scegliere ad esempio di essere figli di un fabbro, e quindi avere maggiore abilità nel maneggio delle armi, di un mercante, aumentando così le capacità di trattare coi mercanti, oppure di dei mercenari, cosa che darà una conoscenza più profonda dei meccanismi del mondo criminale e come trarne vantaggio. Una volta decisa la propria storia si può cominciare il proprio viaggio per cambiare quella dell’intera Calradia.

Il prezzo del potere

Lo scopo ultimo di Bannerlord è quello di arrivare a dominare i vari territori della grande mappa di gioco, unificando così i vari regni presenti, sotto la propria egemonia. Per raggiungere questo scopo bisogna accumulare ricchezza e potere, ed il modo migliore per farlo è spostarsi da una città all’altra alla ricerca di opportunità per far conoscere al mondo il proprio nome. Ci sono vari modi per farlo che si presentano sotto forma di quest: procurare merci ad un villaggio o ad un mercante, risolvere dispute fra famiglie, dare la caccia a dei briganti e così via. Non tutte le attività sono ugualmente remunerative in termini di denaro, ma magari possono offrire altri tipi di vantaggi. Una tipologia di quest ad esempio offre l’opportunità di aiutare un lord ad individuare una spia nella sua città e sebbene la ricompensa pecuniaria per questo tipo di incarico sia più modesta di quelle di altre attività, si tratta di un ottimo modo per migliorare la propria relazione con quel nobile. Ed entrare nelle grazie di un nobile può essere un ottimo modo per acquisire la fama necessaria a scalare i ranghi sociali e divenire nobili a propria volta. Ma se avete deciso di non voler fare da lacchè dei nobili, potete comunque accrescere la vostra reputazione diventando dei briganti e lavorando come mercenario per chi vi pare più conveniente. È un modo come un altro per sopravvivere in un periodo di tumulti, ma non bisogna poi aspettarsi di esser amato dal popolo.


Mount & Blade 2: Bannerlord

Come nel più classico degli RPG al momento della creazione del personaggio dovremmo determinarne le origini e ciò influirà sulle sue skill.


Al giocatore viene offerta la possibilità di scegliere l’approccio che più preferisce per giungere al potere, ma ogni azione ha delle conseguenze e bisogna un attimo riflettere prima di andare in giro a saccheggiare, tradire e giustiziare chiunque: potreste farvi dei nemici potenti senza essere in grado di affrontarli. Tutta questa libertà non si applica però al modo in cui potrete fondare il vostro regno, opzione che è legata al completamento di una serie di quest che fungono da “campagna” del gioco. Ciò significa che potrete scegliere il modo in cui diventare degni (o indegni) di una corona, ma non quale il metodo finale per ottenerla. È una cosa questa che stride un po’ con il concetto principale di Mount & Blade di “scrivere” la propria storia in un’ambientazione medievale, ma è probabile che sia stato fatto per rendere più accessibile a chiunque questa opzione, che nel capitolo precedente richiedeva dei passaggi abbastanza macchinosi. Anche la gestione del regno è stata approfondita e migliorata con l’introduzione di un’apposita tab che permette una migliore visione delle condizioni economiche delle città, dello status della popolazione e dei rapporti con i vari vassalli e le loro famiglie. E proprio il concetto di famiglia o clan, come viene chiamata in game, ha subito un pesante ritocco che la rendono un elemento vitale del gameplay. Se nel capitolo precedente era solo possibile contrarre matrimonio, in Bannerlord bisogna amministrare la propria famiglia per intero, gestendo i rapporti dei vostri parenti più stretti, compresi i vostri figli. Questi ricoprono un ruolo particolarmente importante in un momento preciso del gioco, e cioè quando la morte giungerà a reclamare l’anima del nostro pg. Eh già, in Bannerlord tutti muoiono, compreso il personaggio del giocatore e se al momento della morte non si ha nessun erede si arriva ad un vero e proprio game over.


Mount & Blade 2: Bannerlord

Intrattenere rapporti con un nobile è un ottimo modo di far “carriera”. Ma fin dove sarete disposti a spingervi per ingraziarvelo?


Di buono c’è che il nostro alter ego può spirare solo di malattia o vecchiaia, cosa che dovrebbe garantire tutto il tempo per generare della prole e poter continuare la partita. Tutti gli altri personaggi però, compresi i nostri companion possono morire in modi ben più cruenti. L’ho scritto qualche riga fa no? “Tradire e giustiziare chiunque”, ed è proprio quello che intendevo. Ora i nobili catturati possono essere imprigionati, rilasciati o giustiziati, e questo è valido sia per quelli che catturate voi che per i vostri alleati che vengono catturati dal nemico. In Bannerlord quindi perdere una battaglia potrebbe voler dire perdere non solo i vostri soldati, ma pure preziosi alleati. Una meccanica sicuramente “crudele”, tanto che è disattivabile dalle opzioni, ma che di sicuro rende le partite molto più interessanti e realistiche.

Di spada e lancia

Finora abbiamo parlato quasi esclusivamente del lato gestionale/di ruolo, ma ora è arrivato il momento di parlare di uno degli aspetti più amati di Mount & Blade: le “botte”. Sotto questo aspetto Bannerlord mantiene le aspettative proponendo battaglie campali ancora più spettacolari, con centinaia di unità su schermo che fanno di questo gioco una delle più fedeli trasposizioni videoludiche di ciò che era un campo di battaglia ai tempi di fanti, arcieri e cavalleria. Anche qui il giocatore gode di assoluta libertà. Si possono usare svariati tipi di armi e armature? Dalle bardiche, ai giavellotti, dalle cotte di maglia, alle armature in piastre, ognuna con le sue caratteristiche come danni, gittata e peso. Ci si può armare di lancia e scudo e lanciarsi al galoppo alla testa di un reparto di cavalleria, restare nelle retrovie assieme agli arcieri per tempestare di frecce i nemici, o impugnare una mazza a due mani e andare a fracassare le teste dei fanti in prima linea. Esiste inoltre la possibilità di comandare le proprio truppe da distante, tenendosi lontani dalla mischia per avere una migliore visione del campo di battaglia. Questa opzione è maggiormente valorizzata grazie al nuovo sistema di ordini che permette di far adottare alle truppe diversi tipi di formazione e di regole di ingaggio.


Mount & Blade 2: Bannerlord

Dare la caccia a bande di briganti disorganizzate è una delle attività che svolgerete di più all’inizio, se avrete scelto la via dell’acciaio.


Ma diciamocelo: che gusto c’è a non lanciarsi nella battaglia, urlando poi gli ordini da in mezzo al massacro? Non farlo significa perdersi gran parte del divertimento senza contare che raggiunto il giusto livello di abilità è possibile sconfiggere personalmente decine di nemici, andando a contribuire conseguimento di una vittoria in modo determinante. Per farlo però dovrete prima imparare a gestire il sistema di combattimento basato sulla direzione dei colpi che è facile da imparare, ma richiede una buona dose di pratica per essere compreso appieno. E anche se è vero che virtualmente è possibile giocare senza affrontare personalmente nemmeno uno scontro, il consiglio è quello di farlo: combattere fianco a fianco dei propri uomini è l’unico modo per apprezzare a pieno le nuove animazioni che, sebbene siano decisamente legnosette per gli standard moderni, non falliscono nel trasmettere la dinamicità e la potenza dei colpi di spada, mazza, ecc.


Oltre all’equipaggiamento da battaglia ora il vostro personaggio avrà anche un look da civile, che adotterà in automatico aggirandosi per i vari insediamenti della mappa.


Il sistema di danni delle armi è stato rivisto e oltre al bonus di velocità ora conta anche il peso e il bilanciamento dell’arma che può essere modificato tramite un neo-introdotto sistema di crafting delle armi, che, se vorrete dargli una chance, vi permetterà di personalizzare in maniera accurata il vostro strumento d’offesa preferito. Un netto miglioramento c’è stato anche nella gestione degli assedi dove ora scale, arieti, torri d’assedio e vari tipi macchine da guerra, possono essere usati contemporaneamente per conquistare una roccaforte nemica. Oltre a donare più varietà all’azione, l’utilizzo di più strumenti d’assedio può essere utile per riuscire a dividere le forze del nemico e assicurarsi un vantaggio non indifferente. Ma come in tutto, quando si tratta di Bannerlord, bisogna sempre ben valutare il da farsi: l’I.A. dei nemici non è ingenua come in passato, e dà decisamente più filo da torcere quando si tratta di conquistare città e castelli.

Battaglie infinite

So che alcuni di voi aspettavano solo questo paragrafo ed eccoci allora: il versante multiplayer il gioco propone la stessa formula fatta di scontri a 120 giocatori, dove cimentarsi in deathmatch a squadre, assedi e caotici tutti contro tutti. E se già le modalità normali garantiscono una gran dose di divertimento grazie all’inossidabile sistema di combattimento, la rigiocabilità è garantita da un già nutritissimo numero di mod, capace di trasformare il gioco in maniera drastica. Vi basterà dare un’occhiata al workshop di steam per vedere le migliori creazioni dell’accanita comunità di modder che ha subito affondato i denti in questa nuova iterazione del loro gioco preferito.

Secoli bui

Se siete fan di vecchia data di Warband o siete il tipo di giocatore adatto, allora quanto avete letto fino a questo momento vi avrà fatto sicuramente piacere, ma ora è arrivato il momento di parlare di quello che non và in Bannerlord. Personalmente non ritengo sia abbastanza per scoraggiarne l’acquisto, ma un recensore deve dire ciò che deve dire e quindi sotto con le note dolenti. Il gioco è sicuramente ben realizzato e si vede lo sforzo fatto da Taleworlds per rendere ancora più vivo e variegato il mondo di gioco, ma da un certo punto in poi, bisogna farmare e nemmeno poco. Era forse il difetto piú grande di Warband ed è presente anche qui. Se all’inizio si viene trascinati dalla grandezza dell’ambientazione e dalle varie possibilità che essa ci offre, quando si arriva al momento della conquista il gioco si trasforma in un susseguirsi di battaglie che lasciano spazio a poco altro… e la cosa può risultare stancante.


Nel gioco è stata inserita anche una Modalità Foto che permette di aggirarsi liberamente sui campi di battaglia e “catturarne” i momenti più epici o cruenti. Qui, uno scatto da una delle arene cittadine.


Purtroppo c’è poco da fare, è una tara insita nel meccanismo stesso del gioco, dove dover logorare pian piano il potere di un regno si riduce inevitabilmente ad un loop fatto di scontro-reperimento di nuove truppe-addestramento delle suddette truppe-scontro ripetere.

L’aspetto tecnico, per quanto sia un grosso passo avanti rispetto a Warband (e ci mancherebbe dopo 14 anni), è comunque abbastanza grezzo se comparato alle produzioni odierne e ci sono ancora dei bug e delle meccaniche di gioco non ancora implementate benissimo. Alcuni bonus ad esempio sembrano sortire pochissimo effetto, tanto che viene da chiedersi se siano effettivamente attivi oppure no. È giustificabile questo dopo un lavoro di 10 anni da parte di uno studio indie? In parte sì, in parte no.

Apro ora una parentesi relativa alla versione del gioco che ho testato e cioè quella PS5: il controller. Non va bene. Ho dovuto usare un mouse e una tastiera perchè un’azione che richiede meno di un secondo con queste periferiche, col pad richiede un’arzigogolato lavoro di tasti che alla lunga mi stava logorando i nervi. Si può giocare volendo eh, ma è come tentare di nuotare con dei pesi attaccati alle caviglie: faticoso e inutilmente doloroso.

Mutatio

Tutti i difetti di cui vi ho parlato nel paragrafo sopra, controller a parte, su PC possono essere facilmente “corretti” tramite mod.

Recensione
  • Valutazione Finale
    80Voto

    Tagliamo subito la testa al re... ehm, al toro. Mount & Blade 2: Bannerlord, non è un gioco perfetto, ma è sicuramente il miglior simulatore medievale attualmente in circolazione. È esattamente quello che volevamo: una versione più grande ed estesa dei suoi predecessori, con una libertà maggiore, migliori meccaniche di gestione del regno e un combattimento è di nuovo un perfetto mix fra realismo e spettacolarità. Certo non è esente da difetti: tecnicamente ha molti limiti, le fasi avanzate della partita sono ancora la sagra del farm e certe scelte di game design finiscono ad un certo punto per "strozzare" proprio quella libertà che all'inizio ti irretisce come poche cose e lascia addirittura spaesati nelle prime ore. Sono dei difetti che forse sarebbe stato bello non trovare dopo 10 anni di sviluppo, ma che nel complesso non riescono a oscurare il fascino di questo gioco, che rappresenta una manna per noi che guardiamo al medioevo con gli occhi dell'avventura. Detto questo, a malincuore devo avvertire chiunque voglia giocarlo su console di armarsi di mouse e tastiera, con il controller il gioco è quasi una tortura da giocare. Siete avvisati.

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