Nier: Replicant Recensione: Local Man Ruins Everything

- Nier: Replicant Recensione: Local Man Ruins Everything

Su, siate seri: pensavate ci potessimo perdere l’occasione di recensire il remake/remaster/sticazzer di Nier:Replicant, per giunta con un titolo degno di “Una pallottola spuntata 33 e 1/3”? Eravate seri? Siete delle pippe.

La miglior versione di te?

Nier: Replicant (evitiamo di ripetere il numero per pigrizia e rigetto) riprende in una nuova veste estetica gli eventi del gioco originalmente uscito nel 20XX: a differenza però di quanto visto all’epoca dai noi giocatori occidentali, il remake ci porta appunto la versione Replicant, con protagonista il “giovane Nier” – a differenza di quella Gestalt, con protagonista il Nier padre, nonché buzzurro epic level palestrato e in infradito.

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La nuova versione del gioco integra inoltre il finale E, disponibile precedentemente solo come “prosa” nei materiali aggiuntivi pubblicati per il gioco, e una nuova questa dai discreti livelli di infamia per contenuti. La storia rimane la medesima: dopo un inizio in medias res, che ci presenta il protagonista e sua sorella alle prese con i mostri chiamati “ombre” in una Tokyo devastata da un’apocalisse di cui ci viene scientemente spiegato pochissimo, l’avventura vera e propria prende forma in un mediamente bucolico villaggio fantasy. Il giovine Nier viene incaricato dalle sagge (sia senza che con la I) Devola e Popola di ritrovare i “versi sigillati” in grado di liberare il pieno potere del libro magico parlante Grimoire Weiss e poter vincere finalmente la lotta con le Ombre, mostri a metà tra la pubblicità del Carosello anni ’60 con la linea e un incubo post binge watching di Evangelion dopo 6 casse di birra giapponese all’uva.

Da qui inizia un’avventura che unisce note di follia (assolutamente non lucida), humor basato sull’insulto libero, e momenti di traGGGedia fino a 5G (con buona pace dei grillini). Ma andiamo per ordine.

Duelli e buzzurrate

Nier: Replicant è alle radici un action rpg o giù di lì: i combattimenti sono in tempo reale, con ritmi veloci e movimenti acrobatici che faranno sicuramente la gioia di chi ha apprezzato Automata e non ha apprezzato l’originale uscita di Nier. Restano le divertenti sessioni in stile “bullet hell”, rese molto più piacevoli dal sistema di controllo aggiornato, più reattivo e funzionale.

Le botte da orbi sono intervallate e accompagnate da un corposo numero di side quest, alle volte un pelo ripetitive – cosa ironicamente fatta notare a più riprese dagli stessi protagonisti. Più ci si pensa, più ci si rende conto che concentrarsi a snocciolare nel dettaglio come si svolga il gameplay di Nier Replicant sarebbe un mero ripetere cose già viste a più riprese, visto anche che molta dell’azione a schermo, per quanto molto più fluida e spettacolare rispetto all’incarnazione precedente del gioco, tende leggermente all’allungamento di brodo.

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Infatti più che l’azione in sé, il vero motore dello charme del gioco sta tutto nelle interazioni tra i personaggi e le loro reazioni davanti al trenino di conga di traumi che va a svolgersi davanti ai loro occhi. I party con i pg che si insultano hanno sempre un notevole charme, e in Nier: Replicant questo viene portato up to eleven grazie a una forte caratterizzazione dei co-protagonisti (Kainé e Weiss su tutti), che non perdono occasione per sottolineare il delirio che li circonda e, soprattutto, per prendersi a pesci in faccia reciprocamente. L’humor più o meno spinto bilancia in maniera sapiente (e necessaria, visti i temi affrontati) una trama di fondo cupa che si snoda in un mondo a dir poco condannato, in un climax che sarebbe molto più efficace se non fossimo davanti a un remake di un titolo che all’epoca fu giocato da pochi, ma di cui tutti hanno letto ogni singolo c***o su varie Wiki – spesso scritte con i piedi.

La lunga strada verso una conclusione

Nier: Replicant mantiene la struttura a “finali” concentrici della versione originale, nonché di Automata. Come per quest’ultimo, si riflette profondamente sul fatto che sia un’idea, ahem, diversamente buona: il senso di pesantezza del dover rigiocare sezioni con relativamente poche novità tende a farsi sentire, specie per chi non sia del tutto a digiuno del contesto. Di contro, la novità del finale E (prima esistente solo in formato “cartaceo”) è un motivo valido per sorbirsi tutto quello che viene dopo le prime due conclusioni.

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Ed è proprio l’esperienza dell’ultimo ending che porta a fare un ricco bilancio di tutto ciò che è stato visto – e rivisto – durante le molteplici run del gioco. L’esperienza di Nier: Replicant, vista nella sua interezza, si può interpretare come un trip attraverso non solo un insieme di storie dal forte impatto emotivo, ma proprio attraverso il modo di raccontare un certo tipo di epica, che tra elementi decostruttivi e ricostruttivi ci porta alla fine di un’avventura che ci ha fatto tanto riflettere, quanto ridere e piangere.

Concludendo come al solito…

Sotto il profilo tecnico, Nier: Replicant si conferma più che soddisfacente. La parte estetica vede un comparto luci completamente rinnovato, con i personaggi caratterizzati da un pallore a mo’ di lampadina sottocutanea che vi farà rivedere il concetto di luminoso. Si nota anche qualche piccolo intervento al naso, specie sui personaggi femminili.

Gli ambienti confermano la buona fattura, con qualche picco su specifici panorami.

Il doppiaggio è, o meglio rimane, tra i punti di forza: riproponendo l’intero cast dell’originale, il comparto voci si rivela superbo nel veicolare nel modo migliore l’altalena di riflessioni profonde e insulti beceri che rendono il trip del gioco un’esperienza da fare a prescindere. Il sistema di controllo si conferma anch’esso migliorato rispetto al passato, molto più efficace ed efficiente in tutte le occasioni.

La colonna sonora si conferma di fortissimo impatto, con tracce a dir poco memorabili di un’epicità lirica che difficilmente smetterà di accompagnarvi una volta completato il gioco.

 

Requisiti di Sistema
Minimi:
  • Sistema Operativo:

    Windows® 10 64-bit

  • Processore:

    AMD Ryzen™ 3 1300X; Intel® Core™ i5-6400

  • RAM:

    8 GB

  • Scheda Grafica:

    AMD Radeon™ R9 270X; NVIDIA® GeForce® GTX 960

  • Spazio su disco:

    26 GB

Requisiti Consigliati:
  • Sistema Operativo:

    Windows® 10 64-bit

  • Processore:

    AMD Ryzen™ 3 1300X; Intel® Core™ i5-6400

  • RAM:

    16 GB

  • Scheda Video:

    AMD Radeon™ RX Vega 56; NVIDIA® GeForce® GTX 1660

  • Spazio su disco:

    26 GB

Recensione
  • Valutazione Finale
    90Voto

    Replicant sfrutta il mezzo del gioco di ruolo d'azione per offrire un'esperienza narrativa "di feeling" che demolisce e ricostruisce i tipici elementi cardine della narrativa avventurosa jappa, per un risultato finale che - fatta esclusione per qualche lungaggine - centra in pieno l'obiettivo di emozionare a tutto tondo.

    • Grafica
      86
    • Sonoro
      95
    • Giocabilità
      87
    • Carisma
      100
    • Longevità
      82
- Copertina
Copertina
Comments
  1. Kappaedo

    Dopo Automata non vedo l’ora di giocarlo… e rigiocarlo!
    Grazie per la recensione

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