The Medium Recensione – A metà fra due generazioni

- The Medium Recensione – A metà fra due generazioni
Il paranormale è da sempre terreno fertile per la narrativa: individui dotati di poteri straordinari legati al mondo spirituale sono al centro di leggende e racconti fin dagli albori della civiltà. Infondo un tempo si credeva realmente all’esistenza di shamani, stregoni, indovini, tutte figure a cui venivano attribuire capacità sovrumane, molto spesso a causa della loro relazione con il divino… o il demoniaco. Fra le tante abilità che vengono attribuite a questi individui “speciali” ce n’è una in particolare che è sempre stata tenuta in grande considerazione nel corso della storia: la capacità di comunicare con gli spiriti dei morti.
Per questa loro facoltà di entrare in contatto con altri piani della realtà, questi individui, a partire dal 1800, iniziarono a venire chiamati medium. È una parola  che deriva dal latino che significa proprio “medio”, “che sta in mezzo” e che fa riferimento al come queste persone siano in grado di comunicare fra due piani della realtà trovandosi idealmente “in mezzo” fra il regno dei vivi e il regno dei morti.
Ed è proprio su questo concetto di “medianità” che Blopper Team, studio polacco che di cui abbiamo già recensito l’inquietante Observer (cliccate qui per leggervela), ha voluto basare l’intera esperienza di The Medium, la loro nuova avventura grafica horror uscita a inizio anno su PC e Xbox Series e approdata da poco su PS5.
Noi abbiamo avuto modo di testare proprio questa ultima versione e possiamo già anticiparvi che, pur zoppicando qua e là, il gioco si può considerare un buonissimo titolo.
Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio.  Siamo in Polonia. L’anno è il 1999 e tutto comincia con…

…una ragazza morta…

…e un lago. Sono le due cose che Marianne, la nostra giovane protagonista ricorda di un sogno ricorrente che la tormenta da lungo tempo. Marianne non sa quale sia il significato di quel sogno, ma se ne preoccupa fino ad un certo punto. Per lei un sogno ricorrente non è poi gran cosa, visto che fin da bambina è dotata di poteri extrasensoriali ed è in grado di vedere e toccare un’altra versione del nostro mondo. Non le capita sempre, ma solamente quando si trova nei pressi di persone morte da poco o in luoghi dove anime inquiete vagano aggrappate a qualche rimorso della loro vita terrena. Quando succede la sua percezione, o per meglio dire il suo essere, si sdoppia e lei riesce ad esistere contemporaneamente nel nostro mondo e in quello spirituale. A causa di questo suo potere, volente o nolente, Marianne ha aiutato ad “andare oltre” un sacco di anime, che grazie a lei sono riuscite a trovare la pace dai loro tormenti. La ragazza dunque non sa bene come sentirsi riguardo a questa abilità, che considera a tratti un dono a tratti una maledizione. Un giorno però, dopo un evento particolarmente tragico della sua vita, Marianne riceve una telefonata. È un uomo. Dice di conoscerla, di sapere cose riguardo al sogno che la tormenta e che se anche lei vuole scoprire il suo significato allora dovrà raggiungerlo in un posto: il Niwa, un vecchio resort dell’epoca sovietica. La ragazza decide di recarsi sul posto, ma fin da subito si rende conto che qualcosa non va. Il Niwa non è un luogo come gli altri. Qualcosa è successo in quel posto, qualcosa di terribile, il cui eco emotivo ancora riverbera nelle sue stanze e nei suoi corridoi. Marianne lo percepisce fin troppo bene, come sente fin da subito che tutta quella negatività è legata ad un oscuro segreto. Cosa è accaduto al Niwa? Come è legato a Marianne? Chi l’ha chiamata in quel luogo e cosa c’entra il suo sogno con tutto quanto?
The Medium

Il Niwa, l’ambientazione principale del gioco, ma se vogliamo anche uno dei suoi protagonisti.

Sono tutte domande alle quali il giocatore dovrà trovare risposta accompagnando Marianne nel suo viaggio all’interno del Niwa. Dalle righe sopra potete intuire che la trama di The Medium trae ispirazione dai più classici racconti a tema paranormale. C’è la persona con poteri, c’è il luogo infestato avvolto nel mistero e c’è la realtà parallela distorta piena di roba angosciante nata da pensieri ed emozioni negative.  Nulla di nuovo sotto il sole: sono cose che ci accompagnano dai tempi di Silent Hill (da cui il gioco trae palese ispirazione) e che bene o male sono entrate nell’immaginario collettivo. Questo vuol dire che The Medium ha una trama banale? La risposta è: sì, ma non importa. Se è vero che i temi e le situazioni che propone sono già triti e ritriti, ad essere interessante è il come li propone. La narrazione infatti, affidata in parte a delle buone cinematic realizzate col motore di gioco e in parte a documenti sparsi qua e là, dosa in maniera eccellente momenti in cui vengono fatte delle rivelazioni importanti ad altri in cui vengono poste nuove domande. Il giocatore quindi è sempre stimolato a proseguire lungo tutta la durata della storia dall’alternarsi della soddisfazione di aver compreso qualcosa e dal bisogno di capire il quadro complessivo degli eventi. È un equilibrio non facile da creare, e che per essere mantenuto richiede un’ottima gestione di dialoghi e parti scritte, che devono sempre essere sospese tra il dire e il non dire. C’è poi il mondo in viene trattato l’horror: The Medium non fa mai affidamento sul gore o la violenza, ma più che altro sull’onirico, il ripugnante, e il simbolico, proponendo sessioni di gioco sempre inquietanti più che propriamente spaventose. Anche nelle parti più concitate c’è sempre un sottinteso psicologico che va compreso e a questo proposito vi avverto: essendo fortemente incentrato sulla narrazione è necessario fare sempre molta attenzione a quello che accade per riuscire a capire appieno la storia nella sua interezza. E quando dico sempre intendo proprio sempre. Durante le cutscene,  quando si leggono i documenti o… quando si ascoltano gli oggetti.

Oltre il velo

Vi state chiedendo cosa vuol dire che “si ascoltano gli oggetti”? Tra un po’ lo saprete perché ora parliamo del gameplay. La struttura di The Medium è quella di un’avventura grafica in terza persona di stampo classico, con telecamera fissa o semifissa dove bisogna spostarsi di scenario in scenario e raccogliere documenti e oggetti, molto spesso utili a risolvere enigmi di varia natura.
La particolarità del titolo però è quella di sfruttare i poteri della protagonista per proporre degli enigmi legati al suo esistere contemporaneamente nel mondo reale e spirituale. Pubblicizzato ampliamente in campagna pubblicitaria, questo elemento, oltre a costituire un punto importante della trama, è anche al centro della maggior parte del giocato. La cosa funziona cosí: in determinate sessioni l’inquadratura si divide in 2, stile split screen, facendo vedere contemporaneamente il piano reale e quello spirituale. Quando il giocatore sposta Marianne, lei si muove in entrambi i mondi, e può interagire con oggetti e superfici da entrambe le parti. Dato che i due mondi sono intrinsecamente collegati tra loro, modificare qualcosa da una parte ha conseguenze pure sull’altro lato. Per fare un esempio pratico:  spostare un soprammobile nel mondo reale potrebbe influenzare l’energia di un luogo,  permettendo a Marianne di assorbirla e usarla nel mondo spirituale per compiere un’altra azione.
The Medium

In The Medium non ci sono combattimenti. L’unico utilizzo che si può fare dei poteri di Marianne è puramente difensivo.

Detta così sembra  promettente no? E in effetti l’idea che sta dietro a questo influenzarsi a vicenda dei mondi è decisamente valida, ma purtroppo, pur funzionando bene sul piano narrativo e concettuale, a livello pratico  la cosa non risulta poi cosí esaltante come possa sembrare. Le azioni da compiere nel mondo spirituale infatti sono quasi sempre le stesse e non hanno mai un vero e proprio guizzo di originalità legato ai poteri di Marianne. Qualcosa per carità c’è, ma non è mai nulla di esaltante e si limita quasi sempre al spostare un oggetto, attivare un interruttore o cose simili. Non aiuta inoltre che gli enigmi siano molto elementari, quasi banali e che quindi spingano poco a ragionare. L’esperienza risulta insomma molto guidata, quasi troppo, al limite di un Telltale. L’idea del mondo alternativo però, come detto, funziona ottimamente a livello narrativo e fornisce lo spunto per alcune interazioni ambientali più che riuscite. Mi riferisco al discorso di “ascoltare” gli oggetti a cui ho accennato prima. Ci sono vari oggetti sparsi per il Niwa dotati di un “eco”, ovvero una specie di traccia emotiva rimasta incastrata al loro interno e che si manifesta in genere con degli scampoli di frase pronunciate da qualcuno nel momento in cui l’oggetto veniva maneggiato. A volte la traccia è così forte che Marianne può addirittura “vedere” la posizione delle persone presenti nel momento in cui l’eco si è creata, ricreando vere e proprie scene del passato. Anche qui comunque si tratta di cose decisamente poco esaltanti a livello di gameplay (richiedono a malapena la pressione di un tanto) ma perfette per creare una buona atmosfera da horror paranormale. E a proposito di atmosfera sentite questa chicca della versione PS5: l’audio degli “eco” esce esclusivamente dal microfono del DualSense ed ad un volume piuttosto basso, così che per sentire bene è necessario avvicinare il controller all’orecchio, proprio come si se stesse ascoltando direttamente l’oggetto. Una trovata molto carina per aumentare il senso di immersione del giocatore.

Doppio volto

Sempre in tema di atmosfera è impossibile non lodare il lavoro svolto con le ambientazioni. Il Niwa e la sua controparte spirituale sono inquietanti entrambi a loro modo. Uno perchè propone una versione quasi post-apocalittica di un edificio realizzato secondo l’asettica ma allo stesso tempo pomposa architettura dell’era socialista, l’altro perché concretizza visioni da incubo dove roccia, ossa e materiale organico si fondono in maniera orripilante creando uno scenario di morte dove però sembra sempre ci sia qualcosa in agguato pronto a ghermirti.
The Medium

Alcuni scenari hanno la bellezza di dei quadri.

L’ambientazione è anche l’aspetto più curato dell’intero comparto grafico: Blopper ha sfruttato in maniera saggia la telecamera fissa con delle suggestive scelte di regia che mettono in risalto la cura per il dettaglio profusa in ogni singolo scenario, che si tratti di esterni o di interni, del mondo reale o spirituale. Quest’ultimo è ispirato in gran parte alle opere del pittore Zdzisław Beksiński e  al suo surrealismo distopico, di cui The Medium riesce a catturare perfettamente il suo disturbante incrocio tra realtà e visioni da incubo. Molto evocativo anche l’uso della luce che il team polacco sa bene come utilizzare; ce ne aveva già dato prova con Observer.
Anche sotto l’aspetto tecnico però The Medium non riesce a convincere del tutto, per colpa di animazioni legnose e model dei personaggi datati e che quindi non sono nemmeno lontanamente allo stesso livello del lavoro svolto con le ambientazioni. Anche le animazioni facciali purtroppo non sono un gran che, anche se a sopperire viene in aiuto un ottimo doppiaggio, che vede fra gli altri Troy Baker in un ruolo alquanto inusuale, ma decisamente riuscito. D’eccezione anche la colonna sonora che vede musiche composte da Akira Yamaoka, il compositore dietro le musiche della saga di Silent Hill. Fra le varie traccie la più bella è sicuramente Voices, che merita di sicuro un secondo ascolto.
Recensione
  • Valutazione finale
    78Voto

    The Medium, come il mondo di gioco che ci propone di esplorare, è un titolo diviso a metà. È divisa la sua storia: tra dei temi poco originali, ed una narrazione avvincente. È divisio il suo gameplay: tra un'idea promettente e delle meccaniche poco d'impatto (salvo un buon uso dell'hardware PS5). Lo è il suo comparto tecnico: tra una ambientazione carica di fascino e delle animazioni e dei model dei personaggi poco più che mediocri. Nonostante quest'anima divisa però non posso negare sia un gioco capace di intrattenere, a patto però di concentrarsi sulla narrazione e di farsi catturare dalla sua atmosfera, chiudendo un occhio sui suoi difetti. Con questo gioco Blopper Team ci ha confermato di sapere come si narra una storia e sento che purtroppo questa di The Medium è in parte un'occasione sprecata, visto che sarebbe bastato davvero poco per renderlo un titolo memorabile. Così com'è lo consiglio soprattutto agli amanti delle avventure grafiche e vuole godersi una storia a tema paranormale carica di pathos.

    • Grafica
      80
    • Sonoro
      85
    • Giocabilità
      65
    • Carisma
      80
    • Longevità
      80
- Copertina
Copertina
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