The suicide of Rachel Foster Recensione – Le colpe dei padri…

- The suicide of Rachel Foster Recensione – Le colpe dei padri…

Quando un gioco si apre con un funerale sai benissimo che non ti aspetterà un’esperienza scanzonata e allegra.
Se il titolo, poi, fa riferimento anche al suicidio di qualcuno non possono esserci altri dubbi. Insomma, se state cercando qualcosa di colorato e divertente da giocare con tutta la famiglia e siete indecisi tra questo o Mario Party, beh fossi in voi non andrei oltre a leggere la recensione. Oggi, infatti, ci troviamo di fronte ad un bel titolo narrativo di impronta mistery/horror psicologico, adatto soprattutto ad un pubblico maturo (più per le tematiche trattate che per le scene mostrate che non presenteranno chissà quali momenti shock). The suicide of Rachel Foster arriva finalmente sulle nostre Nintendo Switch dopo essere stato pubblicato su praticamente qualunque piattaforma, pronto per soddisfare l’utente in cerca di vicende adulte dalla venatura tragica. La storia ci vede impersonare Nicole, di ritorno all’albergo di famiglia, ereditato dopo la morte dei genitori. La protagonista, anni prima, ha dovuto fare i conti con un pesante fardello, suo padre Leonard, infatti, aveva intrattenuto una relazione con Rachel, una ragazza della sua età che, rimasta incinta, finisce col suicidarsi.

Nicole decide, così, di recarsi presso l’albergo di famiglia e venderlo, per poter chiudere una pagina dolorosa della sua vita e risarcire in qualche modo i familiari di Rachel. Giunta sul posto, però, verrà bloccata da una tempesta di neve che le impedirà di lasciare l’albergo per diversi giorni. Sola nell’enorme edificio, ormai abbandonato da anni, cosa deciderà di fare la nostra protagonista? Rilassarsi nella struttura alberghiera leggendo qualche libro? Ma ovviamente no! Molto meglio indagare sul passato della propria famiglia, che discorsi. Nelle sue investigazioni Nicole sarà aiutata da Irving, agente della FEMA, che, pur non presente nell’albergo, comunicherà con lei attraverso uno dei primi telefoni radio, guidandola e sostenendola durante tutta la storia. Le premesse narrative, che vengono spiegate nei primissimi minuti di gioco, risultano sicuramente interessanti e sufficientemente originali da spingerci a iniziare la nostra avventura con buone sensazioni. Come proseguirà però la storia? Saprà tenere incollato il giocatore fino alle battute finali?
Vediamolo insieme.

Gioco narrativo in prima persona n. 36892

Le meccaniche di gioco sono assolutamente semplici ed immediate e chiunque abbia provato Gone Home o What remains of Edith Finch non avrà grandi problemi a prendere le misure col titolo.
Fondamentalmente, siamo di fronte ad un’avventura in prima persona dove saremo chiamati ad esplorare l’enorme albergo di famiglia, raccogliere oggetti (in verità pochi) e risolvere qualche enigma ambientale per procedere lungo i binari (molto rigidi) della trama. Diversamente da altri titoli del genere, non avremo moltissimi elementi con i quali interagire e gli oggetti che porteremo con noi saranno sempre limitati per scelte narrative. Fondamentalmente, potremo tenere un singolo oggetto chiave per volta (che servirà per la risoluzione dell’enigma di turno) e qualche strumento fisso che ci aiuterà nell’esplorazione. Hai appena trovato una chiave? Bene, non ci saranno altri oggetti da raccogliere finché non l’avrai usata. Con un inventario così limitato non sarà di fatto possibile rimanere bloccati senza sapere cosa fare e i puzzle che ci saranno proposti risulteranno sempre molto guidati nella loro soluzione. Se proprio non dovessimo sapere cosa fare, basterà vedere i nostri appunti nell’apposito menù che ci diranno ESATTAMENTE come procedere. Le maggiori difficoltà le incontreremo, così, nell’orientarci all’interno dell’enorme mappa di gioco e nel trovare l’oggetto chiave nello scenario. Capiterà spesso di vagare a vuoto senza sepere esattamente dove andare, complice anche una mappa (volutamente?) poco utile e scarsamente leggibile. La progressione della storia seguirà, per queste ragioni, un andamento particolarmente lento e compassato, accelerando giusto nelle fasi finali.

The Suicide of Rachel Foster

Occorre, poi, dire che gli sviluppatori, per far procedere la trama, hanno fatto ricorso ad una scelta solo parzialmente azzeccata. In pratica, la vicenda avanzerà soprattutto quando scambieremo quattro chiacchiere telefoniche con Irving, indipendentemente da dove andremo. Mi è così capitato di entrare in una stanza dove non ho potuto interagire con nulla semplicemente perché prima non avevo telefonato al mio aiutante, parlandogli di un oggetto rinvenuto in un altro ambiente. La progressione seguirà così lo schema: entra nella stanza – interagisci con l’oggetto facendo partire la telefonata con Irving – procedi verso l’ambiente successivo. Si tratta di un difetto solo parziale, visto che la storia ci guiderà per mano per larghi tratti, ma che a mio avviso rende il gameplay più pesante del dovuto, rendendo la narrazione un filo meno fluida. Allo stesso modo, gli strumenti che ci aiuteranno lungo la storia non risultano sempre riusciti nella loro realizzazione e appaiono più uno stratagemma per allungare il gioco piuttosto che qualcosa di realmente necessario o anche solo divertente. Se dal lato puramente ludico, quindi, ci troviamo di fronte a un titolo classico con qualche difetto nella fluidità dell’esperienza, da un punto di vista narrativo le cose vanno sicuramente molto meglio.

La vendetta è un piatto che va mangiato ghiacciato

La storia che seguiremo, come detto, parte da premesse interessanti e adulte e segue, lungo tutto il suo sviluppo, un tono adeguato alla vicenda, a volte anche comico, ma mai sopra le righe.
Il pregio principale sta nell’aver creato un prodotto che mischia vari generi senza per questo banalizzare la trama e tenendoci spesso sul filo della tensione senza far ricorso ad alcun jump scare.
Le fasi investigative si alterneranno ad altre maggiormente thriller, lasciandoci costantemente la sensazione che possa accadere qualunque cosa da un momento all’altro.
In ogni caso, il gioco rinuncia completamente a scene forti, jump scare o immagini violente, il tipo di tensione che intende instillare è soprattutto psicologica con qualche momento che rimarrà impresso nella vostra memoria anche dopo il completamento. La vicenda viene raccontata, come già detto, attraverso una attenta osservazione dei luoghi e soprattutto grazie ai dialoghi tra Nicole e Irving, che spesso aggiungono aneddoti sul passato della protagonista e che piano piano aiutano a sciogliere la matassa del mistero che andremo ad affrontare.

The Suicide of Rachel Foster

C’è da dire che, una volta giunti ai titoli di coda, avremo ben chiaro ogni elemento della storia, grazie, soprattutto, ad un paio di “momenti spiegone” che faranno capolino nelle fasi finali del gioco.
Non ci troviamo di fronte, quindi, a uno di quei titoli dal finale criptico o che richieda chissà quale ricostruzione da parte nostra, tutto viene sufficientemente approfondito e con un minimo di attenzione ogni particolare della trama sarà chiaro. Se la storia nel suo complesso può così considerarsi riuscita, qualche appunto deve, invece, muoversi al ritmo della narrazione che soprattutto nella prima parte si prende forse troppo tempo per ingranare. Ripercorrendo a mente fredda la vicenda, resta la sensazione che alcune fasi siano messe lì più per fare volume e che qualche momento di backtracking potesse esserci evitato. Il gioco può essere completato in 3/4 ore e, purtroppo, non offre particolari spunti per una seconda run, salvo la ricerca di qualche dialogo opzionale saltato in precedenza. Chiudo con un cenno al finale.
Nel 2022 spero di non vedere più titoli che mi mettano di fronte a una singola scelta un minuto prima della fine per darmi l’idea di un bivio o di più finali.
Molto meglio una progressione lineare, grazie.

Albergo 3 stelle e mezzo

Graficamente, il gioco restituisce un discreto colpo d’occhio, presentando ambienti discretamente dettagliati e un buon uso dell’illuminazione. Purtroppo, le immagini tendono a risultare un filo troppo slavate e poco definite qualora si utilizzi la funzione di zoom o ci si avvicini eccessivamente ad un oggetto. Per il resto il gioco appare di buona fattura e la conversione su Switch tutto sommato riuscita (salvo forse una eccessiva lentezza nei movimenti) Ho provato il titolo prevalentemente in portabilità e non ho riscontrato bug o problematiche di sorta.
I caricamenti tra una giornata e l’altra risultano forse un filo troppo lunghi ma sono fortunatamente sporadici. Plauso totale con tanto di standing ovation, invece, per quanto riguarda il comparto sonoro sul quale non mi sento di poter fare alcun appunto.

The Suicide of Rachel Foster

La recitazione (in lingua inglese) è assolutamente di ottimo livello, certamente superiore allo standard di una produzione indipendente.
Buono anche l’accompagnamento musicale, con temi inquietanti e sinistri che ci aiuteranno a non stare mai troppo tranquilli. Gli effetti sonori di alto livello, infine, completano un pacchetto sul quale si sono evidentemente investiti grandi sforzi. In un paio di momenti particolarmente riusciti saremo anche chiamati a ricorrere al nostro udito per orientarci, sfruttando uno degli strumenti a nostra disposizione (forse il più riuscito). Tutti i testi sono tradotti in italiano, rendendo la comprensione della storia alla portata di chiunque. Vista la mole non irrisoria di dialoghi è sicuramente un bel vantaggio anche se la dimensione minuscola dei caratteri mi ha spesso costretto ad avvicinare gli occhi allo schermo della Switch, neppure fossi Hans Uomotalpa intento a leggere il giornale. giornale.

Requisiti di Sistema
Requisiti minimi:
  • Sistema operativo:

    Windows 8.1 64bit o Windows 10 64bit

  • Processore:

    Intel Core i5-2500 / AMD Ryzen 3 2200G

  • Scheda video:

    GeForce GTX 660 / AMD Radeon RX 540

  • RAM:

    8 GB

  • Spazio su disco:

    10 GB

Recensione
  • Valutazione
    76Voto

    The suicide of Rachel Foster è un'avventura narrativa che raggiunge in pieno lo scopo che si è prefissata: raccontare una storia che non venga dimenticata tanto presto. Dal punto di vista ludico si è sicuramente visto e giocato di meglio nel genere, complice una interattività limitata degli scenari e un ricorso eccessivo al backtracking e all'esplorazione degli stessi ambienti. Chi cerca una storia matura e interessante, senza il tedio di fasi action o enigmi complessi, ha appena trovato il titolo giusto su cui investire qualche ora. Per gli altri un gioco consigliato solo a patto di passare sopra a qualche lentezza e rigidità eccessiva.

    • Grafica
      78
    • Sonoro
      85
    • Giocabilità
      70
    • Carisma
      80
    • Longevità
      67
- Scheda
- Copertina
Copertina
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