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Gamerscritici alla GamesWeek 2013 – Seconda Parte (Oculus Rift, Indie italiani e Retrogaming)


Ultima parte del nostro reportage sulla GamesWeek, o sul GamesWeek, o facciamo GamesWeek e basta così non sbagliamo: diamo una occhiata rapida ai titoli italiani presenti nella sezione indie, alla zona retrogaming, alle prodezze di Oculus Rift… ma prima due parole ancora in generale sugli ospiti più o meno noti (e più o meno videoludici) visti tra gli stand.

Qualche momento artistico in casa EA.

Qualche momento artistico in casa EA.

Claus: L’evento in sè prevedeva code infinite ad ogni gioco in anteprima e discrete attese in tutti gli altri. Le guest star erano poche, a meno che contate Davide Garbolino e Fabri Fibra, e la più importante riguardava l’angolo retrogaming, con la visita del monumentale Nolan Bushnell (papà Atari). Ovviamente c’era di che esaltarsi con youtubers e altri “opinionisti” vari, se siete affetti da questa triste malattia. Se devo dire la mia è degno di nota anche una guardia di sicurezza, in cosplay da uomo incinta, che aveva il compito di far scansare coloro che affollavano il centro ristoro (fuori dal padiglione) quando passavano le auto. Vedere quest’uomo sfogare le sue probabili frustrazioni personali (o appagarsi della sensazione di potere) su branchi di giocatori passivi e per nulla molesti era una forma di intrattenimento antropologicamente interessante.

Oculus rift: è arrivato il futuro?

Claus mentre esperimenta su di sè l'Oculus Rift.

Claus mentre esperimenta su di sè l’Oculus Rift.

Claus: Abbiamo avuto modo di provare l’Oculus Rift, che ci ha piacevolmente sorpreso per il fantastico effetto di profondità. Il primo impatto è un po’ difficile, perché anche con alte risoluzioni si vedono distintamente i pixel e sembra di guardare tutto attraverso un alveare, ma bastano pochi secondi per abituarsi a guardare l’immagine generale e si viene piacevolmente sorpresi dalle immagini nitide e perfette. Niente sbavature o sfocature che solitamente sono dovute al 3D. A nostro parere si tratta di una periferica fantastica per i giochi tranquilli o di esplorazione, ma pericolosa in fatto di action o sparatutto adrenalinici. Giocare per più di poche ore potrebbe… come dirla in maniera scientifica… rincoglionire pesantemente.

Mattia C. : L’Oculus Rift (per chi volesse maggiori informazioni può dare un’occhiata QUI) ha suscitato un ottimo interesse anche a livello di pubblico più che altro per la curiosità che induce a livello di applicabilità di un sistema simile al mondo dei videogiochi.

Mattia esperimenta anch'egli il prode Oculus.

Mattia esperimenta anch’egli il prode Oculus.

Da quello che ho potuto constatare al momento della prova la tecnologia pare aver bisogno di qualche limatura dato che si notano ancora in modo marcato i pixel, però la sensazione di immersione nell’ambiente che l’Oculus riesce a restituire è più che buona insieme ad un’ottima percezione della profondità di campo.

Tuxx: Il sistema, seppur come già detto un po’ pixelloso, funziona parecchio in ogni caso: l’immersività è piena, e non sono rari i momenti in cui ci si sente un po’ fessi per provare sensazioni come l’andare all’indietro od in avanti quando in realtà si è comodamente seduti; ah, gli inganni del cervello! In ogni caso concordo con la truppa: fantastico per le avventure esplorative, ottimo per gli adventure game, devastante per qualsiasi altro genere videoludico. Solo una domanda mi giunge alla mente: avremo sempre bisogno di usarlo in compagnia, dato che osservare il monitor normale del PC è esperienza piuttosto fastidiosa, con un fido compare che farà partire il gioco e ci darà nelle mani il controller? Vedremo cosa si inventeranno in futuro, anche solo magari qualche agevole strategia d’uso.

Indie patriottici ed angolo retrò

scintillaRugerfred: Una delle poche cose che salvo di questa GamesWeek è l’area Indie italiani. Sponsorizzati da AESVI, dieci team indipendenti hanno potuto esporre i loro titoli in fiera in uno stand dedicato. Premettendo che non sono riuscito a provarlo tutti, ecco una breve descrizione di quelli che mi han colpito di più.
In Verbis Virtus: gioco del team italiano Indomitus Games, lanciato non troppo tempo fa in una campagna Indiegogo. In questo titolo impersoneremo un mago che potrà lanciare magie semplicemente pronunciando formule. La cosa figa è che siamo noi a pronunciarle nel microfono. La demo è disponibile sul sito del gioco: provatela.
Scintilla: avventura grafica in pixel art ambientata in un universo tendenzialmente steampunk/novecentesco. La trama segue due protagonisti: un investigatore e un terrorista, fornendo diversi punti di vista sugli stessi eventi.
forma 8Avoid: endless runner molto carino dalla colonna sonora piuttosto varia e livelli creati proceduralmente. Il team ha fatto molti passi avanti dalla versione dimostrativa portata allo Svilupparty di quest’anno.
The Town of Light: si suppone sarà un survival horror con il supporto di Oculus Rift: alla Gamesweek il team ha portato più una demo visiva da usufruire con il visore, più che una demo giocabile, ma l’atmosfera rende perfettamente quello che sarà il gioco ed è sufficiente a tenerlo d’occhio.
Forma 8: probabilmente uno dei giochi che mi ha più sorpreso nello stand indie. nonostante all’apparenza possa sembrare l’ennesimo platform con grafica vettoriale/silhouettosa, in realtà questo titolo nasconde potenzialità enormi. Di fatto, è un Metroidvania dove saremo in grado di volare sin da subito. I poteri ottenibili durante il gioco serviranno comunque a progredire in un mondo non lineare pieno di boss, segreti ed enigmi ambientali. Il lavoro del team di due persone è veramente eccelso, e la demo che hanno proposto all’evento durava ben 45 minuti.

I bozzetti originali di Maniac Mansion, apperò.

I bozzetti originali di Maniac Mansion, apperò.

Tuxx: L’angolo dedicato al retrogaming ha lasciato invece quella classica sensazione di “chissà come sarebbe venuto fuori fosse stato ancora più ampio”: una davvero notevole serie di oggetti esposti tra consolle del passato prossimo e remoto e tanti, tanti titoli che hanno fatto la Storia maiuscola di tutti i generi più affermati. In più per far riscoprire tali titoli e far scendere giù i lacrimoni, sono stati attrezzati parecchi monitor per provarli in modo diretto: da Pong (gentilmente autografato dallo stesso suo autore Bushnell) ai platform per Nes dal primo Mario in avanti, sino all’arrivo dei giochi su PC ed alle glorie da cabinato come l’intramontabile Metal Slug. Momenti museali puri poi con le consolle semi dimenticate come Intellivision ed il temibile Virtual Boy, oppure con i primi giochi di carte di una giovanissima Nintendo.

Tirando le somme…

gamesweek 2013 tuxx (11)Tuxx: … le polemiche che possono uscire parlando di queste manifestazione, ma così come i commenti più diretti, sono assai simili a quelle della scorsa edizione: più che fiera del videogioco pare fiera per chi compra i videogiochi. E no, non sono la stessa cosa.

Claus: Pochissimi, praticamente nulli eventi stampa. Discutibili eventi ludici. Buone offerte di gioco. Pessima organizzazione logistica.

Mattia C. : Avrei anche voluto fare qualche commento più approfondito su una porzione della gente che la fiera l’ha visitata sentendosi su un campo di battaglia medioevale più che ad una semplice manifestazione di stampo videoludico ma vedo di astenermi dato che ci potrebbero essere dei minori in ascolto.

Tuxx: Qualche piccolo passo in avanti si è visto, dando spazio ad altre realtà come l’indie di casa nostra ed il retrogaming, ma è come se si cercasse di unire in un unico paciugo adolescenti fomentanti pronti alla lite per afferrare per primi le mutande di Arkham Origins e giocatori più navigati e forse meno presi dalla commercialata. La strategia corretta potrebbe essere quella, come già capita per altre fiere, di suddividere lo spazio in quartieri successivi, in modo che ognuno “si senta meglio dove più gli garba”. E ripensare un po’ le logiche degli spazi interni, che effettivamente come già detto lasciavano l’odore dentro il naso. Che altro aggiungere, ci vediamo il prossimo anno e vedremo cosa saranno in grado di combinare questa volta!

Un saluto dal nostro amico podcastico Sunstoppable. Ah, sì, spoiler.

Un saluto dal nostro amico podcastico Sunstoppable. Ah, sì, spoiler.


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